venerdì 8 ottobre 2010

Stavamo a scherzà!

Oggi doppio post. Qui sotto Paolo, a parte Authan.

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[Post di Paolo]

Tra i temi del giorno, trovo che il più interessante sia il caso Giornale-Marcegaglia, perché presenta diversi spunti di riflessione. I contorni di quello che la redazione del Giornale descrive come uno scherzo sono ben raccontati in un articolo della Stampa disponibile a questo link.

Ecco alcune osservazioni che mi vengono spontanee:

1) la vittima dello scherzo, Emma Marcegaglia, non ha gradito né capito che si trattasse di uno scherzo, ed anzi lei ed il suo capo ufficio stampa hanno avuto la netta impressione di essere stati minacciati;

2) gli articoli del Giornale rispondono ad una vera e propria catena di comando che a quanto pare passa per Fedele Confalonieri: sarà difficile sostenere ancora che il Giornale non sia il braccio armato di Berlusconi nella carta stampata;

3) le intercettazioni di cui si lamentava Alessandro Sallusti nei giorni scorsi (sarebbe bello spiegasse come faceva ad esserne al corrente: è strano che l'intercettato sappia di esserlo) avevano un motivo un po' più fondato della lamentata pesca a strascico;

4) il sostegno da parte del Giornale alla legge sulle intercettazioni che pretendeva che le stesse non fossero pubblicate ma solo commentate era strumentale: adesso Porro, per discolparsi, sta chiedendo che siano fatte pubblicamente ascoltare per apprezzarne le sfumature;

5) Confindustria, dopo le critiche dell'ultimo period,o si allontana di un altro passo da Berlusconi.

In sintesi, se quello del Giornale è uno scherzo, lo è altrettanto l'indagine di H.J. Woodcock, e anche in questo caso sembra che stampa e politica non stiano perdendo l'occasione di dare un brutto spettacolo di sé.

Saluti

Paolo, il brontolone

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Come contributo multimediale Paolo ha proposto una zingarata da "Amici Miei". Accolta :-)




Noi siamo fratelli nel dolore, Paolo...

15 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

bella puntualizzazione.

La Marcegaglia può "averci rotto i c..." parlando un giorno sì e uno no come dice il buon Feltri, con il suo consueto stile.

Ma allora Feltri, Sallusti e il loro Giornale che è tale solo di nome, hanno fatto di peggio. La stanchezza e l'irritazione per la quantità di frottole che dalle loro pagine vengono propagandate sono tendenti a infinito.

Dopo l'amante di Veronica, il documento falso su Boffo, le fregnacce sulla casa di Montecarlo, cosa ci vuole perché si smetta di parlare di giornalismo per questa banda?

Quella dello "stavamo a scherzà" è la tipica scusa dei bulletti delle scuole medie quando la vittima del caso va a piangere dalla maestra.

Se i bulletti non vengono puniti, continuano.

Saluti

Tommaso

Francesca ha detto...

Contrordine per Gian Marco Chiocci, il capo-branco dei segugi.
Ha ricevuto il seguente sms dalla redazione: SIAMO STATI SCOPERTI - DIROTTAMENTO SU MANTOVA RIMANDATO - RIMANERE A MONTECARLO E CONTINUARE A SBIRCIARE SUI CITOFONI.
firmato
AL

PaoloVE ha detto...

@ Tommaso:

proprio così: quando il bullo incontra uno più grosso di lui si scopre sempre che "stava a scherzà".
Ed è una scusa che non ha mai fermato nessuno: la risposta tipica è "Anch'io!".
Vediamo se al Giornale si inventano di meglio: in redazione hanno dimostrato che la fantasia nell'inventare notizie non manca.

Ciao

Paolo

francesco.caroselli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
francesco.caroselli ha detto...
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francesco.caroselli ha detto...

questa vicenda dimostra anche altro:

-in primis che qualcuno ha avvertito gli intercettati di essere spiati
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Precedenti:
d'alema che chiama a Consorte per avvertire che ha il tel sotto controllo

Aiello (contribuente numero uno in Sicilia e cittadino modello ma anche prestanome di Riina) che viene a sapere di essere sotto indagine.
La storia è lunga ma tramite Cuffaro e poi Miceli la Fonte pare sia proprio B...peccato abbiano distrutto le intercettazioni
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-che B USA i suoi mezzi per intimdire avversari politici e semplici "contestatori" (come la Marcegaglia)

-la democrazia è tale quando chi decide può giudicare. Ma per giudicare bisogna essere informati.
E' qui il vero VULNUS (di minzoliniana memoria) della democrazia

e infine la riflessione di Alessandro Giglioli:

Quello che non è riuscito a Grillo in dieci anni è riuscito a Porro e Arpisella in tre minuti.
Ne usciamo da schifo, come giornalisti, e hai voglia adesso a dire che non è tutto così, che nei giornali si può ancora fare informazione vera, pulita, onesta. Chi ci crede? L’immagine della categoria esce da questa vicenda azzerata, con la reputazione sotto le scarpe.

Michele Reccanello ha detto...
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francesco.caroselli ha detto...

Dalle intercettazioni fra Porro e Arpisella si iintuisce un immenso gioco di potere.
ho capito anche che Porro non è un giornalista come lo intendo io, no, è piu un soldatino in mano ad una corparation.

E poi secondo voi chi c'era dietro la D'Addario e ora dietro Fini?
Arpisella pare saperlo (ultimissimi secondi dell'ultimo video - link precedente)

francesco.caroselli ha detto...

solitamente non linko gli articoli travaglini perchè penso che su questo blog dove leggete una montagna di articoli quello di MT non lo tralasciate, cmq per sicurezza lè qui

stavolta condivido ogni singola parola.


PS la puntata di oggi mi è piaciuta...da sbellicarsi dalle risate

Michele Reccanello ha detto...

Nel sentire le registrazioni, dal Fatto
Quotidiano, dei colloqui tra porro e arpisella, mi sono posto due interrogativi:
- Perché la Mercegaglia non ha chiamato
direttamente Feltri, prima di battere altre
strade?
- Come sapeva Sallusti che il telefoni erano
sotto intercettazione?
Mi auguro JHW non faccia un altro buco
nell'acqua altrimenti questo è un punto a
favore di B. nella sua guerra personale ai
giudici, e non deve accadere

Francesca ha detto...

Chissà se quel famoso conduttore radiofonico notoriamente non berlusconiano riuscirà, in una prossima puntata del programma La Zanzara, ad astenersi da uno dei suoi esercizi preferiti, il doppiopesismo, per commentare in modo aspramente critico e con giusto sarcasmo, (come già fece dopo la notizia che la famiglia Profumo avrebbe fatto beneficienza con parte della liquidazione milionaria dell'ex AD di Unicredit), il beau geste del premier barzellettiere che ha donato di tasca sua 200mila euri alla squadra di rugby de L'Aquila??

E' facile indovinare come la mossa sia schifosamente pre-elettorale e strumentalmente propagandistica, visto che per l'annuncio si sia approfittato di una conferenza stampa del governo, convocata per fare il punto sulle decisioni assunte “a testimonianza di quanto l’esecutivo sia nel cuore della ricostruzione”.

E già che ci sono vorrei anche ricordare sempre al suddetto conduttore, prima di lamentare, in vibrante polemica con taluni ascoltatori accusati di affermare sciocchezze sesquipedali, per come in questo Paese ci siano assurde classificazioni e incasellamenti di persone per il solo fatto di non pensarla diversamente dal premier, di fare un esercizio di memoria molto semplice per ricordare tutti i nomi e i volti dei numerosissimi scrittori, giornalisti, cantanti, attori non allineati al pensiero unico e quindi ANTI-BERLUSCONIANI da lui stesso individuati e condannati senz'appello a Radio Londra o bastonati su Panorama!

Francesca ha detto...

Ieri sera da Piroso .... le charmant Nicolas si è lamentato piagnucolando che nessuno dell'ODG o della FNSI gli abbia telefonato per esprimergli solidarietà....

PaoloVE ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
PaoloVE ha detto...

Buongiorno,

nei giorni scorsi il fatto quotidiano ha raccolto l'invito di Nicola Porro ed ha pubblicato le intercettazioni del caso Marcegaglia, che sono state fatte sentire anche a ndp, da Piroso.

Nelle intenzioni del giornalista indagato dalle intercettazioni si sarebbe dovuto chiaramente comprendere che si trattava di un gioco, di un cazzeggio tra lui ed Arpisella, ma, nella realtà, nè io nè (cosa ben più importante) Arpisella abbiamo percepito l'ironia nè ci siamo messi a ridere: l'ascolto delle intercettazioni non assolve Porro, anzi.

Porro infatti, probabilmernte preso in contropiede da una pubblicazione invocata, ma probabilmente non realmente desiderata, adesso spiega che quella particolare "ironia" era comprensibile ad Arpisella, perchè frutto di una lunga consuetudine.
Forse quel giorno Arpisella non era particolarmente recettivo, magari con l'età non coglie più determinate sfumature, oppure a sua volta ha voluto fare uno scherzo a Porro, non lo so, fatto sta che la situazione adesso è che ci sono degli indizi che alcuni giornalisti de il Giornale abbiano cercato di ricattare Emma Marcegaglia.

- mode ironia ON -

Per Porro uscirne in fondo è facile: gli basta smettere di piagnucolare contro il complotto demo pluto massonico dei poteri forti e PROVARE la sua innocenza. Il che è meno di quanto il suo giornale (che si autodefinisce liberale e garantista) stava chiedendo a Fini per il caso Montecarlo (in quel caso, come avevo già scritto, era impossibile).
Brutto mangiare la stessa minestra che servivi agli altri, eh?!?

Salutiamo voi e le vostre belle figlie che dalle 8 alle 4 vanno a scuola dalle canossiane con le treccine e lo zainetto trolley delle Witch (che Iddio le faccia crescere in salute)... c'intendiamo, ah???

- mode ironia OFF -

Ciao

Paolo

Francesca ha detto...

da un pezzo tratto da il Riformista di sabato

Ecco il Pdf (il Partito di Feltri)
di Alessandro De Angelis

Ogni rigo, un colpo alle colombe. Alcune lo dicono apertamente, come Fabrizio Cicchitto, teorico della politica come arte della mediazione, che più volte si è lamentato dei «guasti» di Feltri. Altri lo sussurrano. Altri fotografano con un certo disincanto la situazione: «È evidente - dice Mario Valducci - che Feltri ci sta portando dritti al voto. Avremmo dovuto governare per tutta la legislatura ma è altrettanto evidente che con Fini è impossibile l’accordo, quindi…»
Sia come sia, al momento il centro di comando pare spostato in via Negri. Talvolta il premier se ne compiace. Come quando, durante una recente visita a Bruxelles, ha chiamato Alessandro Sallusti: «Caro Sandro, sono qui con Paolino che dice che non ti dovrei chiamare ma io ti chiamo lo stesso. Avete fatto proprio un bel lavoro. Mi raccomando domani questa roba qui della separazione tenetela bassa. Gli italiani per i loro peccatucci pagano poco, io qui devo spendere 300mila euro al mese...».


http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/275208/