martedì 26 ottobre 2010

Domande non poste

Oggi tre-dico-tre post. Qui sotto Paolo, e poi a parte Authan e la new entry Michele P.

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[Testo di Paolo]

Buongiorno,

l'argomento della puntata di ieri non poteva che essere l'affermazione di Marchionne che Fiat non riceverebbe un solo euro di utili dalla propria componente aziendale italiana. L'argomento è ovviamente utile all'AD di Fiat per continuare a sostenere le sue pretese di condizioni contrattuali più favorevoli all'azienda in un momento in cui comincia ad essere evidente a chiunque voglia vederlo quale sia la sua politica sindacale: ottenere in un singolo stabilimento (poco importa che sia Tichy, Pomigliano, Melfi o altro) delle situazioni particolarmente vantaggiose (straordinari, pause, rinunce al diritto di sciopero) da poter estendere poi a tutto il gruppo. Un divide et impera a danno di dipendenti e sindacati.

Quasi certamente se Marchionne potesse utilizzare una contrattazione individuale cercherebbe di sfruttare appieno la disparità di forza nella contrattazione, con sommo gaudio del suo fan numero 1 Giuseppe Cruciani, che vedrebbe così realizzato il suo personale ideale di libero mercato del lavoro, la cui ingessatura Crux lamenta come un disco rotto.

Le reazioni all'uscita di Marchionne sono state abbastanza scontate: da una parte, come fa Cruciani, si plaude alla presunta modernità della posizione (per inciso, Cruciani, verifichi la validità della sua argomentazione “Marchionne parla dell'oggi e non del passato” chiedendo alla sua banca di non pagare oggi il mutuo che ha acceso nel passato: vedrà che risate e che bel pignoramento!), dall'altra si ricordano i tanti aiuti ricevuti sino a poco fa da Fiat (e, Marchionne, i dati di vendita di Fiat confermano che gli incentivi statali alla rottamazione erano aiuti a Fiat, più che ai consumatori e più che alla concorrenza, che infatti ha perso quote di mercato).

Poiché le S.p.A. non sono delle onlus e devono fare utili, mi pare che entrambe le posizioni manchino clamorosamente il punto. Ci sono infatti delle domande che in questa situazione non ho sentito fare, e che invece sarebbe stato importante fossero state poste prima di qualsiasi manifestazione di tifo, perché avrebbero chiarito molto della veridicità ed attendibilità dell'uscita di Marchionne.

"Caro Marchionne, in cosa si differenzia Fiat dalla maggioranza delle aziende italiane che dichiarano falsamente di non avere utili da un decennio?"

"Caro Marchionne, il costo del suo stipendio, quello dell'alto management Fiat, quello di ciò che rimane del centro ricerca, quello del marketing, etc. etc. gravano alla stessa maniera su tutti i paesi del gruppo oppure come normalmente avviene nelle multinazionali sono scaricati a fini fiscali sul paese dove la tassazione è più gravosa (nel nostro caso l'Italia)?"

E, se proprio uno avesse voluto essere curioso avrebbe persino potuto chiedere "Caro Marchionne, gli utili che si ottengono dai vari stabilimenti sono indipendenti dalle scelte aziendali delle quantità e dei modelli ivi prodotti e dell'ammodernamento delle linee produttive?"

E, infine "Caro Marchionne, Fiat ha già adottato il sistema produttivo più efficiente d'Italia per poter addebitare a fattori esterni tutti i suoi problemi di inefficienza e scarsa produttività?"

In tutti i casi credo che una risposta onesta avrebbe svelato molto della strumentalità dell'uscita dell'AD di Fiat: l'utile prodotto in uno stato dipende da cosa, quanto e come vi si produce, da dove sono scaricati determinati costi generali di struttura,… che sono in larghissima parte scelte aziendali. Estremizzando, se ti faccio produrre pochi pezzi di modelli che non vendono su linee vecchie e ti faccio pagare i costi di tutto il gruppo sarà dura che tu possa fare utile.

Non c'era da aspettarsi che queste domande venissero poste da Fabio Fazio che è un modesto presentatore né ovviamente da Cruciani che è infantilmente innamorato di Marchionne, c'è invece da preoccuparsi del fatto che non le abbia poste nessuno: possibile che nessuno pensi neppure di verificare quanto di vero ci sia nelle affermazioni della più interessata delle parti su una questione di rilievo nazionale?

Marchionne ha ragione a lamentare l'inefficienza italiana e a segnalare che, probabilmente, per Fiat si realizzano condizioni più convenienti altrove. Ma se la componente italiana fosse da anni inutile sarebbe già stata chiusa, perché nessuna azienda privata fa beneficenza. E i governi comincino a svegliarsi e ad inserire clausole che vincolano l'erogazione di aiuti e sussidi al fatto che il giorno dopo non vadano dispersi (come sta facendo la regione Lombardia): se vuoi trasferire l'attività restituisci quello che ti avevo dato per svilupparla qui. Se no tutte le aziende, il giorno dopo aver intascato gli aiuti "penseranno al presente" ed andranno a goderseli altrove.

Ciao

Paolo

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(Authan) Elio e le Storie Tese, "Cinquecento" (1992)




Come farò a far l'amore in Cinquecento
Con te davanti e il cambio dietro
Turbato dal presentimento
di Cinquecento casse integrazioni
Cinquecento bei milioni
Cinquecento voti alle elezioni

Cinquecento, coi tuoi problemi di avviamento...


8 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Ottimo post come sempre, Paolo.

Mi pare che alcuni di questi punti siano venuti fuori da Gad Lerner ieri sera.

T.

Daniele ha detto...

Clap clap.

francesco.caroselli ha detto...

un paio di riflessioni.

Ma quando farà uscire dei modelli nuovi la fiat/Alfa/Lancia?
L'ultimo blockbuster è stata la 500 (già in cantiere quando marchionne è arrivato).

Tu puoi tagliare e migliorare la produzione quanto vuoi ma se i tuoi prodotti non li compra nessuno utili non ne fai.
Rinverdire la linea dei modelli è una priorità.
La fiat oinvece ha scelto di apsettare la fine della crisi.
Scelta condivisibile, ma non certo l'unica.
La Volkswagen ha lanciato la Polo in piena crisi ed è stato un successo clamoroso.
La fiat dve cominciare (anzi ricominciare) a produrre modelli decenti anche al difuori dei piccoli modelli. I guadagni maggiori si fanno con le macchine che non sono la Panda...
La 159 nel 2009 ha avuto 80 immatricolazioni... direi che è un flop pauroso e non vedo cosa c'entrino gli operai con certi suicidi di programmazione/progettazione.

Vorrei porre l'accento su quello che Cruciani chiama "liberalizzazione del mercato del lavoro", ovvero affrontare i lavoratori in un face-to-face con l'azienda.
Singolarmente.
Questa non è modernizzazione. Questo è un ritorno agli inizi della rivoluzione industriale.
C'erano turni di 12-14 ore, stipendi da fame, nessuna assicurazione sanitaria (e niente SSN of course), lavoravano persino i bambini e ovviamente se ti ammalavi non c'era stipendio.
Per questo sono nati i sindacati, per cercare di compensare lo squilibrio fra datore di lavoro e dipendente, che nel caso di problemi (malattia, richieste troppo esose) poteva essere sostituito in un batter d'occhio.
Le aziende e gli imprenditori sono dei predatori è inutile girarci attorno.
Se non provano a massimizzare il profitto soccombono perchè le altre aziende lo fanno e le surclassano sul mercato.
Non lo dico con disprezzo (mio padre è imprenditore), è una semplice constatazione.

Ecco vorrei che fosse chiaro a tutti che questo "modernismo marchionnesco" fosse riconosciuto per quello che è: un tentativo di riportare gli equilibri fra datore di lavoro e dipendente di nuovo a favore del piu forte.
Ecco se chiamassero tutto ciò "restaurazione" sarebbero per lo meno onesti...beh possono sempre provare ad andare a Vienna

qualcuno ha detto...

Bel post, veramente.

@francesco.caroselli:

Per vedere in azione ciò che tu paventi (ovvero la contrattazione generalmente non mediata dai sindacati) basta farsi un giro in Inghilterra e vedere cos'è successo con una certa signora Thatcher. Non dico di essere d'accordo con questo tipo di approccio, ma fin quando un sindacato copre scioperi più o meno selvaggi, scioperi in prossimità dei weekend o dei ponti, epidemie in occasione dei picchi di produzione sarà difficile vendere anche questo come diritti dei lavoratori.

francesco.caroselli ha detto...

vorrei dire a qualcuno allora di farsi un giro in Francia dove scioperano un giorno si e l'altro pure e difendono i loro diritti con i denti..

l'altra volta ho sentito parlare la tesoriera del movimento dei liceali francesi a proposito dell'inalzamento dell'età pensionabile...
ha fatto due riflessioni semplici semplici...sotto l'implicita domanda ma perchè dei liceali protestano per una cosa che a loro rigurada da cosi lontano?

senti che risposte
A) se si aumenta l'età di pensionamento automaticamente si rallentano nuove assunzioni. Se i "vecchi" non vanno in pensione chi ha bisogno di nuova forza lavoro?
B)considerando quello detto prima e che in generale l'età di "primo impiego" si è molto inalzata arrivando alla soglia dei 30 anni fino a che età dovremo lavorare noi giovani per avere una pensione decente.


Chissa se ci prestano questa diciassettenne come segretario pro-tempore del PD

qualcuno ha detto...

@francesco.caroselli:

il mio commento andava a precisare che una realtà in cui le organizzazioni sindacali sono state molto ridimensionate esiste già e tuttavia non mi pare che ci siano i bambini in miniera (permettimi la battuta).

Per eliminare qualsiasi dubbio ribadisco che non sono d'accordo su questa linea, mi limito a rilevare che almeno a volte alcuni sindacati difendono posizioni quantomeno dubbie.

Riguardo agli studenti francesi e le pensioni evito di rispondere, saremmo troppo in OT.

francesco.caroselli ha detto...

e la miseria qualcuno sbilnciati!
potresti andare OT ma d'altronde questo post di Paolo è proprio un post sul lavoro e sui sindacati...

PaoloVE ha detto...

@ qualcuno:

Mi pare che il tuo ragionamento abbia alcuni buchi: che i sindacati italiani abbiano esagerato e spesso perso di vista (anche in maniera autolesionista) gli interessi dei lavoratori è vero (qualche giorno fa portavo ad esempio di ciò l'abominio dell'accordo -benedetto dai sindacati- per l'assunzione dei figli dei prepensionati in Unicredit). Ma sparare sul sindacato è diventata una moda ed un luogo comune, e lo si vede anche da alcuni esempi che porti: le manifestazioni nazionali, quelle dove devi ostentare forza e partecipazione, DEVONO essere svolte in prossimità del Week end, se no perdi la possibilità di far partecipare molte persone che vengono da lontano. Me lo vedo il metalmeccanico della Danieli di Udine che, finito il turno, si fa 8 -10 ore di treno per arrivare a Roma, sfila, si fa 8 -10 ore di treno e, senza soluzione di continuità, rientra al lavoro.

Ma ormai diamo scontato che ciò avvenga per estendere il weekend,il che evidentemente non è (e lo dice uno che sull'utilità sciopero ha molti dubbi, al punto di essere convinto che, ad esempio, nel settore pubblico sia addirittura controproducente...)

Inoltre molte aberrazioni benedette dal sindacato sono condivise e compartecipate anche dalla controparte quando non fomentate (sempre esempio Unicredit: che convenienza c'è di prepensionare e sostituire se hai costantemente aggiornato il personale?).

Infine il fatto che in Inghilterra non si sia tornati a condizioni lavorative di inizi Ottocento malgrado la crisi del sindacato è sicuramente vero, come lo è il fatto che senza sindacato quelle condizioni sarebbero rimaste tali...

Ciao

Paolo