mercoledì 27 ottobre 2010

Peggio di così si muore

Oggi due post. Qui sotto Paolo, a parte Authan.

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[Questo post è di Paolo]

Buongiorno,
ieri la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia si è espressa contro le elezioni anticipate. Sino a qualche tempo fa ero della stessa opinione, cioè convinto che fossero troppo forti i rischi di restare senza un governo nel bel mezzo della crisi, per di più senza una prospettiva chiara di una evoluzione verso un governo più stabile e capace.

Col passare del tempo mi sono però reso conto che in questo momento l'Italia è sostanzialmente senza guida: si va da un parlamento inattivo ad un governo tenuto a briglia stretta da un Presidente del Consiglio quanto meno confuso, specie sul tema che più gli sta a cuore, quello dello scudo giudiziario sul quale rilascia dichiarazioni contraddittorie (link1 , link2, link3; un paziente simile potrebbe far impazzire il più navigato degli psicanalisti) ed avulso dalla realtà (vorrei sentire due parole sull'economia, invece che frasi sconnesse sul famigerato Lodo Alfano) e da un ministro delle finanze che, per ammissione della stessa Marcegaglia, ha tagliato la spesa senza gestirla, limitando i danni nell'immediato e gonfiandoli nel tempo.

In questa situazione devo ammettere di essermi sbagliato: contrariamente a quanto afferma la presidente di Confindustria credo sia opportuno un cambio, che sia un governo tecnico o elezioni anticipate poco importa. Sostanzialmente sono arrivato a pensare che difficilmente possa andare peggio di così, e che quindi qualsiasi alternativa, anche la più inverosimile, sia probabilmente meglio di quanto stiamo oggi sperimentando.

Ciao

Paolo


Peggio di così


21 commenti:

Authan ha detto...

Ottimo post, Paolo

Giusto per togliere lo zero in casella :-)))

PaoloVE ha detto...

...son sempre tutto orgoglione quando mi fanno i complimenti! :-)

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

caro PaoloVE,

e tre...
non te ne avere, ho letto letto e apprezzato il tuo post, ma per chi qui spesso dibatte e che conosce le tue posizioni, il tema lo avevi gia esposto in un commento qualche settimana fa. A parte questo, concordo con te anche per altri motivi.

francesco.caroselli ha detto...

Paolo per me sei il Guru (e non paraguru) dell'economia...

E infatti sono sempre fra i commentatori dei tuoi post,questo è un pochino insipido.
Cmq è assolutamente condivisibile anche se io ho un po di inquietudine per le prossime elezioni... mi aspetto che vada sempre peggio!

michele penzani ha detto...

@Paolo: il bel mezzo della crisi, in eurozona è data da 1) la posizione di dominanza assoluta che detiene la Germania ed in parte la Francia, cioè vendere ed esportare come quando ed ai prezzi che impongono ai Paesi comunitari (poi per forza che tutti plaudono al rigore tedesco ed ai salari che possono permettersi), nonché al mercato truccato dei CTS (Grecia) per cui i loro istituti si espongono ed incassano, facendo pagare a tutti i partner il "default"...E 2) dalla possibilità degli esecutivi di spartirsi la provvidenziale raccolta della spesa pubblica, che in regime parlamentare italiano, significa corporativismo partitico...
...Ragion per cui, cambiasse o meno il governo, la sostanza non cambia.

PaoloVE ha detto...

@ michele penzani:

sono d'accordo solo in parte: avendo aderito al WTO i prezzi di vendita ed aquisto non li decidiamo in Europa, ma li asciamo decidere al mercato,o meglio, li decidiamo solo quando siamo i produttori esclusivi di un certo tipo di beni (tipicamente ad alto contenuto tecnologico: una t shirt la producono identica anche in Cina, con buona pace del made in Italy, una RM no). La scelta ormai decennale della Germania è di spronare le proprie aziende ad operare in tale contesto. Quella italiana è invece di puntare sulle piccole e media imprese...

In gran parte corretto quello che dici sulla Grecia, invece.

Quanto alle spartizioni non è detto che necessariamente influiscano sulle politiche economiche: Bersani chiedeva di portare a termine i cantieri aperti, SB ha scelto di mettere i soldi in nuove grandi opere a lungo termine...

Ciao

Paolo

michele penzani ha detto...

@Paolo: appunto...Non si capisce liberisticamente perché, un Paese iper-esportatore come l'Italia, debba sottostare a normative che usano due pesi e due misure per due tipi di prodotti. Ma questo succede proprio perché il denaro circolante è dato dalle banche centrali (nel nostro caso la BCE), che sono di proprietà di istituti di credito privati che contano tanto più sono proprietarie, ovviamente di quote...Ma fin qui tutto fila, ma il trucco comincia nel momento stesso in cui si favorisce la Germania -mi ripeto- nel dettare prezzi, non avere limiti di presenza sul mercato, ed addirittura di imporre i propri prodotti a scapito di quelli di altri (Italia). Lo stesso vale anche per i soldi: i CTS (il cui volume è di 1/30° rispetto ai titoli che dovrebbero apparentemente "assicurare"...Il che è eufemisticamente sospetto) sui titoli greci sono andati alle stelle, ma come è vero che le banche più esposte erano tedesche e francesi, è altresì vero che, agli altri, sono state offerte quote in un numero più che esiguo, ma i debiti sui titoli scoperti sono stati spalmati per tutti i Paesi comunitari...Insomma, alla Germania piace vincere facile...E chi non vede la puzza di bruciato che sta in questa vergognosa entrata in euro, plaude i tedeschi come modello da imitare...Ma inimitabile perché "bari" del mercato.

PaoloVE ha detto...

@ michele penzani:

sbagli nel dire che ci sono due pesi e due misure per Italia e Germania: le regole sono uniche per tutto il mercato, ma la Germania è per ora capace di giocare meglio degli altri. E' stata una scelta poltica italiana "rottamare" interi settori industriali dove avevamo più di qualcosa da dire (tutta la chimica e farmaceutica, gran parte dell'elettronica di consumo e dell'HW informatico, gruppi come ansaldo, nuovo pignone, ...) per focalizzarci su "Made in italy" e piccola impresa. La Germania ha scelto di continuare ad investire in innovazione e ricerca, dove la competizione è tra tre - quattro attori (in economia parleremmo di un remunerativo oligopolio naturale), noi abbiamo rinunciato per scelta a questo scenario per competere sui mercati in cui la concorrenza è ampia e portata da paesi a costo del lavoro inferiore (mercati che garantiscono margini ridotti e decrescenti). Il mercato grasso ci sarebbe anche per noi, ma non riusciamo a (nè facciamo granchè per) agganciarlo.

Sulla parte finanziaria sono invece più d'accordo con te, anche se è vero che i debiti sono stati splmati su più Paesi, ma in proporzioni diverse legate alle possibilità di sobbarcarseli, dell'esposizione diretta e del rischio di essere coinvolti in un effetto domino, il che significa che la ripartizione è probabilmente stata più vicina agli interessi dei vari paesi di quanto fai intendere...

E' fuor di discussione che la Germania faccia i propri interessi e che, avendo un peso economico e politico superiore al nostro, riesca ad imporrre le proprie condizioni meglio di noi. Visto che siamo, come la Germania, un paese ancora prevalentemente manifatturiero, perchè non avvantaggiarci dei comuni interessi e fornire una sponda?

Ciao

Paolo

PaoloVE ha detto...

Giusto perchè non si creda che io faccia Von Richtofen di cognome: anche la Germania ha fatto grossi errori sia in politica economica (esposizione delle proprie banche in economie a rischio) sia industriale (si stanno mangindo le mani per le troppe joint ventures che hanno esportato know how in Cina, allargando l'oligopolio).

In aspetti simili sarebbe effettivamente bambinesco seguirli, ma è sciocco non supportarli nel tentativo di spuntare le armi della speculazione o non imitarli nello starsene fuori da una competizione al ribasso del valore aggiunto, ad esempio.

Ciao

Paolo

michele penzani ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
michele penzani ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
michele penzani ha detto...

@Paolo: nel momento in cui ci sono prodotti contingentati nella loro diffusione ed altri no, le regole le considero diverse; scegliere, poi, di puntare sulle PMI, il ragionamento si fa molto complesso, ma in generale, proprio perché realtà immerse in un contesto di forte competitività, sono le uniche che, non essendo influenzate negativamente come le nostre grandi aziende "socialmente protette" (l'esempio FIAT che, nonostante abbia acquisito marchi come Alfa-Lancia, non sia competitiva nel settore delle "medie", ove gli utili sonno dell'ordine di 15,000 euro, anziché le 500-800 euro del settore delle utilitarie, con le agevolazioni avute da parte dello Stato è emblematico), possono meglio "confondersi" nel mercato globale...Vorrei ricordare che 9 prodotti su 10, venduti nel mondo come "made in Italy", sono in realtà contraffatti (basterebbe una tutela un po' più seria per farci balzare al 4° posto come potenza economica).
Per quanto concerne le altre grandi realtà produttive è vero quello che scrivi, ma 1) nei settori dipendenti dalle materie prime, proprio l'oligopolio cui fai cenno, ha pressoché escluso i pochissimi competitor privi delle stesse (il Giappone è un caso a parte perchè ha investito nel DP USA -che significa tutto- e lo Stato non ha aiutato "a fondo perduto"); 2) le farmaceutiche sono state messe in ginocchio dalle clientele del nostro mercato truccato del SSN e -di conseguenza- non abbastanza forti per contrastare i blindatissimi mercati esteri.
Hai perfettamente ragione in merito all'elettronica di consumo e dell'HW informatico...Certo che se si cominciassero a fare esempi imprenditoriali stile Debenedetti, è chiaro che non bisogna, poi, stupirsi se Berlusconi vince le elezioni...
La scelta, quindi, della Germania, è perfettamente strumentale in funzione di ciò che ha sul territorio, aiutata dal fatto che le regole -ripeto- le fa lei, commercialmente, in eurozona.
Risposta alla tua domanda: sono molto fiducioso perché la produzione e l'export italiano è molto articolato ed il fatto che la Cina punti, nei prossimi anni, ad incentivare il consumo interno aprendo sempre più ai prodotti esteri, ci dà teoricamente la possibilità di assorbire totalmente la nostra offerta...E non possiamo farla con la grande industria, fatta salva quella automobilistica...Vedremo cosa farà Marchionne...
Ciao PaoloVe: è un piacere discutere con te.

PaoloVE ha detto...

@ MP:

"Vorrei ricordare che 9 prodotti su 10, venduti nel mondo come "made in Italy", sono in realtà contraffatti (basterebbe una tutela un po' più seria per farci balzare al 4° posto come potenza economica)"

Sono arciconvinto di no: se è così facile contraffare, è perchè non hanno un contenuto sostanziale che li distingua dagli altri: non c'è tutela che tenga, sarà sempre facile trovare qualcosa di equivalente a prezzo inferiore, è un settore a margini in via di riduzione... puoi trovare chi campa sulle nicchie dei prodotti di lusso, ma non ci fai prosperare una intera nazione di decine di milioni di abitanti.

Quanto ai contingentamenti, mi pare siano gran pochi, e spesso in settori come l'agricoltura, dove senza sovvenzioni non camperebbe nessuno in Europa...

Ciao

Paolo

michele penzani ha detto...

@Paolo: scusa la banalità, ma utilizzare marchi plagiati, con etichette che richiamano una fabbricazione fasulla, è illegale, poiché sfruttano indebitamente un acclarato strumento di vendita, rispetto ad altri prodotti, altrimenti i fabbricanti utilizzerebbero altri packaging e per essere venduti punterebbero su altre variabili. Inoltre, tra i prodotti maggiormente contraffatti, troviamo la pasta ed i pomodori in scatola che, in un mercato mondiale, solo l'ovvia ignoranza nel conoscere davvero la qualità della cucina nostrana del consumatore medio internazionale, lo porta a scegliere il prodotto contraffatto perché, comunque, riconosce l'appeal del "made in Italy"...Ecco spiegato quel giro d'affari: un consumatore medio di Mumbai conoscerà la differenza in un bazar che vende la "pasta Troviello" dalla "Voiello" in un supermercato, considerato poi come la cucina? E questa gente, in giro per il mondo, rappresentano volumi d'affari di centinaia di milioni di consumatori al giorno!

Infine: solo per il mercato del luxury cinese, l'offerta è di gran lunga inferiore alla domanda e i ceti medio alti-alti, in continua ascesa, hanno cifre paragonabili agli abitanti della nostra isola...Ecco perché, ripeto, dovrebbe essere una "manna dal cielo" l'apertura del mercato cinese ai prodotti esteri...Del resto, aumentando il benessere, anche i gusti della popolazione dei Paesi che stanno trainando l'economia, diventano mutano e diventano sempre più esigenti, e le scelte al consumo di differenziano ed articolano sempre di più.

Hai ragione sui beni contingentati: ma considerando i nostri volumi, in proporzione alla CE, anche se esigui, contribuiscono comunque a creare disparità tra Paesi comunitari (quindi parità non c'è) e posizioni di mercato non libere e dannose per alcuni.

michele penzani ha detto...

Scusate eventuali errori di scrittura, ma -ripeto- leggo e scrivo velocemente. Ciao

Francesca ha detto...

@ MP

questa poi!


E' "vera pelle italiana" anche se made in China!

http://www3.lastampa.it/i-tuoi-diritti/sezioni/consumatore/news/articolo/lstp/372867/

ciao

Francesca ha detto...

Il gruppo Fiat, inteso come Fiat, Alfa e Lancia, segnerà ad ottobre un calo delle vendite del 39,5%, ben oltre il -29% dell'intero mercato dell'auto. Lo prevede Federauto, l'associazione che raggruppa i concessionari di tutti i brand commercializzati in Italia, fornendo dati più dettagliati rispetto alle previsioni diffuse già ieri.


«Il dato totale (-29%) non rende giustizia rispetto alla reale situazione. Il nostro centro studi prevede in ottobre un calo del gruppo Fiat, inteso come Fiat, Alfa e Lancia, del -39,5% circa, mentre i marchi esteri, tutti insieme, contengono le perdite a un -22,9% circa», ha detto il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi. (fonte: Ansa)"

Come mai per l'ennesimo mese le vendite di auto Fiat tracollano, ben più del mercato, senza freni?
Qui l'Italia patria ingrata non c'entra. L'assenteismo dei suoi operai - che pure puo'essere un problema dove c'è - non influisce neppure per un po'.
La Fiat non vende e quindi perde soldi perché non sa progettare e vendere. Punto. Le questioni sindacali sono un problema del tutto diverso e forse minore, con il quale si vuole coprire una disfatta del management.

(Bankomat per Dagospia)

PaoloVE ha detto...

@ michele penzani:

è ovvio che contraffare marchi altrui è un abuso, ma sai che c'è? c'è chi è stato furbo ed ha scelto di investire per produrre beni per il quali contraffare il marchio non serve perchè sono beni ad alto contenuto tecnologico e di Know how non replicabili (prova a contraffare una centrale nucleare, se ci riesci...) e chi invece ha disinvestito per produrre beni per i quali un marchio rappresenta pressochè tutto (quante T - shirt di D&G vuoi? te le devo marchiare anche bio? oppure no child labour? Ti pare difficile?).
Aggiungo che, per intercettare i gusti del nascente mercato del lusso cinese, è prevedibile che in breve tempo si rivelino più adeguati i cinesi stessi, immersi nella loro cultura, che degli occidentali che delle culture cinesi poco capiscono...

In sintesi, la politica dei marchi a tutela è l'equivalente del tentativo di tenere su una diga in rovina sorreggendola con la mano: è troppo facile e redditizio aggirare i vincoli perchè la cosa possa essere efficiente.

Ciao

Paolo

michele penzani ha detto...

@PaoloVE, proviamo a fare ordine insieme: tanto per cominciare se esistono delle regole, esse devono essere rispettate...E non che "siccome c'è una Cina di turno" che detta le regole di produzione, le si chiudono gli occhi se tali regole non le rispetta. Anche perché la nostra italietta, se produce 4 bistecche e 2 litri di latte in più, le multe le paga.
In merito ai beni di alta tecnologia che non possono essere contraffatti ti sbagli, perché tutto dipende dal tempo di coordinazione-produzione di un bene, in funzione dell'ipotetico stato del mercato nel momento in cui è prevista l'immissione sul mercato, tanto è vero che -anche solo per la progettazione di un auto-veicolo- non hai idea degli accordi commerciali di compra-vendita di know-how tecnologico tra le Case stesse per poter abbattere i costi ed anticipare il più possibile l'uscita di un prodotto...Figurati per una centrale nucleare: il fabbisogno di energia richiesta con quel tipo di tecnologia rimane basso, e solo per i parametri di domanda-offerta di energia ottenibile con le risorse tradizionali (altrimenti petrolio e carbone costerebbe come l'oro e non esisterebbero società, come l'ENI, che sono pagate per studiare nuovi giacimenti)...Ed infatti, per la loro ricerca, non si è motivati per mettere abbastanza soldi per accelerare la loro realizzazione.
In conclusione: lì contraffazione non c'è perchè ci si fa "passare" superpagandoli, staff e centri di studio, infatti lo spionaggio industriale ha superato, in volumi d'affari, quello dell'intelligence tra gli Stati.
Infine, ricapitolando, e conoscendo, quanti e quali sono i prodotti contraffatti col marchio "made in Italy", ci si rende subito conto che il consumo di prodotti dipende da tanti e tali fattori, soprattutto interclassisti, che prescinde dalla razionalità di scelta...Infatti se così fosse avresti ragione tu quando scrivi "Aggiungo che, per intercettare i gusti del nascente mercato del lusso cinese, è prevedibile che in breve tempo si rivelino più adeguati i cinesi stessi"...Invece, i cinesi, preferiscono vedere l'Aida nella scomoda Arena di Verona, indossare Veri e scomodi abiti firmati in cotone egiziano doppio ritorto (altrimenti avrebbe avuto ragione Mao a dare a tutti lo stesso abito che serve per coprirsi e la ciotola di riso per mangiare), ma soprattutto di pagare quasi 3 volte di più una Ferrari, piuttosto che usare una sola automobile media per trasportarlo.
Prevedere è impossibile, il "mutatis mutandis", soprattutto in economia e nel commercio, rende pressoché impossibile l'imposizione della razionalità. Cerchiamo, quindi, di non perdere almeno di vista il presente che ci può rendere subito.

PaoloVE ha detto...

@ MP:

"se esistono delle regole, esse devono essere rispettate".

Sono d'accordo. Il punto è che non lo sono un miliardo e trecento milioni di cinesi, cui abbiamo dato gli strumenti per sbattersene delle nostre regole (a partire dalla capacità produttiva, per arrivare a quella finanziaria). La sproporzione di forze fa il resto. Era più intelligente (e per noi possibile) mettersi in una parte di campo in cui si aveva la forza di far rispettare le regole, ma non è stato così.

Scusa se insisto, ma chiunque scriva su questo blog domani potrebbe mettersi a produrre T shirt marcate D&G o passata di pomodoro "made in italy": sono cose talmente poco trascendentali che potrebbe farlo qualunque cinese o rumeno con la stessa facilità. E infatti questo avviene con estrema frequenza, come giustamente sottolinei. Sono questi fatti a dimostrare che il marchio è una tutela insufficiente di un sistema produttivo: contraffare un marchio non è un problema.

Nessuno riesce invece a contraffare l'ultima TAC prodotta da Toshiba, nè quelle prodotte da GE, Siemens o Philips. O l'ultimo modello dell'Airbus. Eppure contraffare i loro marchi non è più difficile che contraffare quello di D&G: questi fatti dimostrano che il know how è una migliore difesa di un sistema produttivo.

"Invece, i cinesi, preferiscono vedere l'Aida nella scomoda Arena di Verona, indossare Veri e scomodi abiti firmati in cotone egiziano doppio ritorto (altrimenti avrebbe avuto ragione Mao a dare a tutti lo stesso abito che serve per coprirsi e la ciotola di riso per mangiare), ma soprattutto di pagare quasi 3 volte di più una Ferrari, piuttosto che usare una sola automobile media per trasportarlo."
tutto giusto, scriverei però "preferiscono ANCORA". Perchè, ad esempio, cinque anni fa avresti scritto anche "indossare scarpe italiane" , o "vestire pret a porter italiano" e dieci anni fa "acquistare elettronica di consimo italiana",...tutte cose che adesso producono loro e noi comperiamo da catalogo e marchiamo Made in Italy...

"Prevedere è impossibile, il "mutatis mutandis", soprattutto in economia e nel commercio, rende pressoché impossibile l'imposizione della razionalità. Cerchiamo, quindi, di non perdere almeno di vista il presente che ci può rendere subito."
Questo è in effetti il ragionamento (che non condivido) che ha portato l'Italia, nell'ottica di risparmi/guadagni di breve periodo, a non pianificare e a non investire: con i risultati che si vedono: chi ha disinvestito cii ha guadagnato a spese del sistema.


Tedeschi e Cinesi (ma anche altri) la pensavano diversamente ed hanno dei trend di crescita migliori dei nostri...

Ciao

Paolo

michele penzani ha detto...

@PaoloVe: torno ripetere che il know how non è solo tecnologico, il pret a porter non è una T-Shirt, una BMW che viene prodotta per il 40-60% in aziende italiane del tri-veneto non è solo tecnologia tedesca, i progetti di centrali nucleari che ristagnano nel guardare le fluttuazioni delle materie prime e della scoperta di giacimenti non è progresso, l'abbandono di certa imprenditoria per settori resi blindati da chi fa le regole non sono solo incapacità...Come è vero che nessuno vende una gallina dalle uova d'oro è altrettanto vero che i tedeschi, oltre a 4 ingranaggi in un congegno meccanico, non saranno mai presenti sul mercato a controllare chi gli copia il peluche intorno al volante.