martedì 9 febbraio 2010

Il bue che dà del cornuto all'asino

Dopo una mattinata passata nel letto in uno stato di veglia precaria (ora va un po' meglio grazie a qualche pasticca miracolosa, ma non quelle di Morgan, eh!) devo dire che mi sono proprio goduto, per lo meno negli sporadici frammenti di lucidità, sia la trasmissione di Alessandro Milan che quella di Oscar Giannino.

E grazie a tali programmi, su quel che è successo al congresso dell'IdV ci ho capito infinitamente di più che non dall'ascolto della Zanzara “ridanciana” di ieri sera. Sì, per carità, grazie a Cruciani mi sono pure fatto due risate con l'audio dell'impazzimento di Francesco Barbato che sul palco urlava “io amo la libertaaaaaà”, ma, per il resto, la sensazione di vuoto assoluto è quella che più mi era rimasta addosso alla fine della trasmissione. Come detto, ho rimediato stamattina. Quasi quasi mi ammalo pure domani. Authan

+++++++++++++++++

[Il post di oggi è del solito mitico Paolo]

Buongiorno.

La puntata è stata così insulsa da far ammalare persino Authan. Auguri, "tenutario"!

Non riesco proprio a credere che sostituire progressivamente ospiti più intelligenti, acuti e meno folkloristici con Buzzanca, Califano, Sgarbi, Brass ed ora il mago Otelma possa avere giovato all'audience. Comincio a sembrare uno di quegli anziani che rimpiangono i bei tempi andati.

Ricordate quando intervenivano Caldarola, Polito, Loquenzi, eccetera? Di quel gruppo di ospiti è sopravvissuto solo Telese. Cruciani non pensa che se ieri sera invece del mago Otelma avesse ospitato Pietro Ichino a fronte della sua interessante lettera pubblicata dal Corriere, segnalata ieri anche dalla nostra Francesca, la trasmissione sarebbe stata più interessante ed anche più partecipata dagli ascoltatori? (A margine, cosa ancora più seria, i radicali non avevano proprio nessuna proposta migliore per la Liguria del mago televisivo?)

Vabbè. L'unica cosa degna di nota mi sembra sia stata la sarcastica analisi fatta sul convegno dell'IDV. Doppiopesismi a parte, mi vedo costretto a dar ragione a Cruciani su gran parte delle sue osservazioni, a partire da quella sulla incoerenza sul caso De Luca, incoerenza rilevata ieri sera in trasmissione anche da Sonia Alfano e oggi sul Fatto Quotidiano.

Di Pietro, dopo aver per anni insistito sulla necessità di una totale illibatezza dei candidati, oggi appoggia il candidato del PD alla Regione Campania, De Luca, che è indagato per corruzione, condizione che ha sempre dichiarato essere moralmente inaccettabile per i suoi avversari.

Se la cosa non nascesse dall'oggi al domani con un ribaltone a 180° sotto elezioni saluterei questo fatto come una maturazione dell'IDV su posizioni più mediate e meno oltranziste (secondo me, e con buona pace di Cruciani, si dovrebbe essere candidabili sino alla eventuale condanna in primo grado), così ho invece l'impressione che si sia giunti a definire una linea politica "ad personam" per De Luca, invece di candidare De Luca dopo aver rivisto gli indirizzi politici. E questo, per me, non è un bene.

Non mi ha meravigliato sentir dare molto spazio a Genchi, Barbato, ed in generale alle posizioni più oltranziste e visceralmente antiberlusconiane dell'IDV, spazio che personalmente non credo meritassero, ma che ci poteva stare, specialmente se si vuole ironizzare sulla svolta moderata dell'IDV e sulla sua alleanza con il PD. Certo che se a rimproverare Genchi di complottismo era il conduttore della trasmissione "Complotti" e ad esecrare i toni di Barbato era l'amico di Salvini e Prosperini, di che stiamo parlando? Mi pare il bue che dà del cornuto all'asino.

Saluti

Paolo, grande mago!

----------

(Sempre Paolo) Parlando di maghi televisivi il contributo multimediale perfetto è questo:




More difficult!


Malato

Sono indisposto. Niente post salvo contributi. Authan

Posted via email from L'Anti-Zanzara posterous

lunedì 8 febbraio 2010

Fix It Again Tony

Sulla persona di Luca Di Montezemolo e sulla sua fraseDa quando ci sono io la Fiat non ha mai preso un euro dallo Stato” si sono sviluppate molte polemiche che hanno avuto una qualche eco anche alla Zanzara di venerdì 5 febbraio. Molti hanno obiettato ricordando gli incentivi per la rottamazione, ma giustamente Giuseppe Cruciani, e prima di lui anche il suo collega Sebastiano Barisoni durante Focus Economia, ha fatto presente che gli incentivi, essendo rivolti ai consumatori senza alcun legame con un particolare produttore, non sono assimilabili ad elargizioni statali per la fabbrica torinese.

Questa querelle è sorta a margine della vertenza di Termini Imerese. Come noto, i vertici della Fiat intendono chiudere lo stabilimento sicilano, in quanto giudicato improduttivo e antieconomico. Gli operai sono comprensibilmente in stato agitazione e temono per il proprio lavoro e il governo è venuto a trovarsi in una imbarazzante posizione a metà tra l'incudine e il martello. Da un lato c'è la consapevolezza di non poter interferire con le scelte di un'impresa privata, dall'altro lato, con il rischio di perdere consenso, non si vuole ignorare il dramma sociale.

Io ho un'idea abbastanza precisa sulla questione Termini, un'idea che coincide con certezza con quella di Barisoni (dico "con certezza" perché "The Voice" Barisoni l'ha enunciata a Focus Economia) e, immagino, pure quella di Cruciani (dico "immagino" perché come al solito sul tema il Crux non ha argomentato), e cioè: è impensabile ipotizzare che il governo possa imporre a Fiat "con la forza" (tra virgolette) di tenere aperta Termini in nome della salvaguardia sociale.

Sia chiaro, io ho a cuore il destino degli operai di Termini, e se lo fossi anch'io probabilmente ragionerei come loro. Ma avendo invece la fortuna di poter ragionare a mente fredda e senza coinvolgimento emotivo, mi rendo conto che un'intromissione dello Stato sarebbe inopportuna. Salvare una fabbrica improduttiva, magari sostenendola con soldi pubblici, significherebbe mettere in piedi una gigantesca finzione che è la stessa che porta ad avere 21000 dipendenti a libro paga della regione Sicilia (in Lombardia sono 3500).

Tutto ciò significa che Termini Imerese va abbandonata a se stessa, e chi s'è visto s'è visto? No. Molto si può fare a livello di pubblica amministrazione per favorire una riconversione dell'area di industriale e per incoraggiare l'arrivo di nuovi insediamenti di diversa natura. Ed è proprio su questo che il governo dovrebbe concentrare gli sforzi, più che sull'imbastire un braccio di ferro con la Fiat.

Come "compito a casa", per chi ne avesse tempo e voglia, lascio la lettura di un articolo molto interessante dell'economista Francesco Forte apparso sul Giornale del 5 febbraio, e che io trovo assolutamente condivisibile. (Ebbene sì, occasionalmente mi può capitare di apprezzare qualcosina pure sul quotidiano di Feltri...)

Attendo commenti. Tra un "servo dei padroni" qua e un "la radio di Confindustria ti ha bruciato il cervello" là, conto di leggere anche qualche bella analisi, meglio se di corrente opposta alla mia, o magari una semplice integrazione alle mie osservazioni, se condivise.

E tutto. Anzi, no, dimenticavo... Il significato del titolo è stato colto? "Fix It Again Tony" ("riparala ancora, Tony") è il modo scherzoso con cui gli americani fanno riferimento all'acronimo FIAT.

Passo e chiudo. Alla prossima.

------------------------------------------

The Cars, "Drive" (1984)




You can't go on
Thinking nothing's wrong...



domenica 7 febbraio 2010

Linee guida per i commenti ai post

In questo blog i commenti ai post sono incoraggiati, apprezzati e benvenuti. Non c'è moderazione, nel senso che ciò che scrivete e inviate appare immediatamente in calce al post. Ogni contributo viene letto e tenuto in debita considerazione.

Eppur tuttavia, c'è commento e commento, e il tenutario, qui, non nega di gradirne alcuni più di altri, com'è umano che accada. Questo articolo ha la presunzione di rendere manifesta una specie di "scala di gradimento" per i contributi dei lettori, al fine di incoraggiare un (ho accennato alla presunzione, e presunzione sia) "livellamento verso l'alto" della qualità dei commenti in rapporto al numero degli stessi.

Attenzione, intendiamoci. Non è di regole che si sta parlando, ma di linee guida, di tracciati, di orientamenti. Non di regole, ripeto, perché un piccolo blog non è uno stato dove servono leggi e norme formali, ma solo una minuscola comunità nella quale i più elementari principi di buon senso possono e devono bastare. Solo che a volte anche i principi di buon senso vanno spiegati e messi nero su bianco, e questo è uno di quei casi.

Okay, bando alle ciance e partiamo.


LINEE GUIDA SUI CONTENUTI DEI COMMENTI

Il concetto è semplice: un commento è tanto più apprezzato quanto più è in-topic. Un commento ad un post è in-topic quando almeno una delle seguenti condizioni è verificata:

- è inerente ai contenuti del post;

- è inerente ai temi trattati nell'ultima puntata della Zanzara o in quelle immediatamente precedenti, anche se tali temi non sono stati oggetto di analisi nel post;

- è inerente alla trasmissione La Zanzara in generale, o al suo conduttore, o a Radio 24 nel suo complesso.

Tutti gli altri commenti, anche se legati a temi importantissimi e serissimi, sono da considerarsi off-topic, cioè fuori tema, fuori contesto, fuori posto.

Ora, chiariamo, perché non vorrei dare un'immagine sbagliata. Non c'è nulla di tragico nell'immettere un occasionale commento fuori contesto. Se avete una battuta divertente in canna, sparatela. Se avete letto un articolo interessantissimo, segnalatelo pure anche se dovesse essere fuori tema (meglio se specificandone il link, anziché facendo copia&incolla di testi chilometrici). Anche occasionali thread off-topic possono essere funzionali ad un arricchimento del blog, nel caso contribuiscano a "cementare" la nostra piccola community.

L'importante è che l'off topic rimanga sempre più vicino all'eccezione che non alla regola. Questo è il punto. Qui è dove deve entrare in gioco il più elementare buon senso. Perché l'off-topic, nel momento in cui diventa preponderante, finisce con l'essere fastidioso, molesto, con l'effetto di allontanare dal blog quei lettori a cui giustamente preme solo e unicamente di leggere e di discutere di Cruciani, di Zanzara, e dei temi del giorno trattati in trasmissione.


LINEE GUIDA SULLA FORMA DEI COMMENTI

L'invito che qui s'intende rivolgere è ad uno sforzo di trovare il miglior compromesso possibile tra chiarezza e concisione. Allenate la vostra capacità di sintesi. Sappiate che in base ad principio universale assoluto, più lungo è il vostro commento meno persone lo leggeranno e meno ancora saranno invogliate a rispondere. Ma al contempo, se i vostri commenti, pur brevi, sono incomprensibili, di nuovo verranno ignorati. Chiarezza e concisione, concisione e chiarezza. Cercare l'intersezione ottimale è sempre una bella sfida.

Importante: sempre armati di chiarezza e concisione, non tralasciate mai di argomentare le vostre dichiarazioni. Questo è un blog, non un cartellone pubblicitario.

E infine, tenete presente che gli insulti (chiunque ne sia il destinatario), le pesanti provocazioni, e il turpiloquio insistito non sono apprezzati. Anzi, di più, non sono tollerati.

E' tutto. Grazie per l'attenzione e grazie ancor di più se vorrete tenere presenti le linee guida testé indicate. Ciao.

venerdì 5 febbraio 2010

Il cavallo vincente

C'era una volta il Giuseppe Cruciani teorico fondamentalista del garantismo assoluto, senza se e senza ma. Avete presente? Il Cruciani del "dimissioni mai", quello dell'imputato innocente fino a condanna definitiva passata in giudicato, quello per cui le pendenze con la giustizia, nel curriculum di un politico, contano meno di zero. Tale e quale Vittorio Sgarbi, per capirsi.

Beh, quel Cruciani non ha cambiato pelle, e abita sempre allo stesso indirizzo. Solo che, a giudicare da quel che si è sentito ieri alla Zanzara, a margine della discussione sull'opportunità della canditatura, per il PD, di Vincenzo De Luca alla presidenza della ragione Campania, messa in discussione da Di Pietro che non ci dorme la notte per via del fatto che l'attuale sindaco di Salerno ha due rinvii a giudizio, la posizione del conduttore si è giusto un po' sfumata.

Garantista sì, sempre, che-il-cielo-mi-fulmini, ma (cito parole di Crucinai non testuali ma il senso è rigorosamente mantenuto) “in certe circostanze le dimissioni o la mancate candidature possono trovare giustificazione anche in assenza di sentenze, quando i reati ipotizzati sono di particolare gravità, o quando ci sono evidenze inoppugnabili. Ciò detto, stabilire delle regole fisse è impossibile, ogni situazione fa storia a sé, bisogna valutare caso per caso”.

Incidentalmente, questo ragionamento è del tutto analogo a quello che io ho proposto nel recente post sulla vicenda Delbono, e pertanto non posso che condividerlo. Così come condivido la difesa, che Cruciani ha avanzato, della validità della canditatura di De Luca, non sulla base di un iper-garantismo fondamentalista a cui, come accennato sopra, il conduttore sembra aver rinunciato, ma sulla base del semplice buon senso.

Non si può dire che De Luca è incandidabile perché ha due rinvii a giudizio e amen, come se tutto il contorno non contasse nulla. Il metodo dell'accetta che prescinde da tutto è privo di ragionevolezza. Ciò di cui è accusato De Luca (che per la cronaca si proclama innocente, ma questo è il meno) non è neanche lontanamente paragonabile alla vicenda Cosentino, per dirne una. Non si può far pesare ogni caso giudiziario allo stesso identico modo.

Il PD ha valutato che De Luca è il candidato con le maggiore chance per il centrosinistra in Campania, e che l'impatto sull'elettorato dei suoi due rinvii a giudizio, vista la natura delle accuse mosse al sindaco di Salerno, sia scarso. Altri nomi, magari senza pendenze giudiziarie, che garantiscano il medesimo consenso non ce ne sono. Stante questo scenario, perché mai il PD dovrebbe rinunciare al suo cavallo vincente? Non si capisce. Per una volta, quindi, do ragione a Cruciani "al 150%".

Nota finale: a scanso di equivoci, tutto quanto scritto qui sopra si applicherebbe nello stesso identico modo anche se De Luca fosse del PDL e Cosentino del PD. La stagione del tifo politico non fa più parte del mio essere ormai da un bel po'.

***

Cambio completamente argomento e vi chiedo, anzi, cari lettori, vi imploro: qualcuno mi può spiegare che male ci sarà mai nel citare parole o comportamenti di un proprio figlio a supporto di un ragionamento che si sta proponendo? A costo di fare la figura del babbeo, giuro che io non lo capisco. Davvero. Per favore, chi ha un'idea me la spieghi.

Il motivo per cui mi domando ciò è legato al fatto che ieri Cruciani ha manifestato enorme fastidio dopo aver mandato in onda un clip audio nel quale Alessandra Mussolini, esprimendo una sua opinione relativamente al caso Morgan, ha citato la propria figlia di sette anni. “Non capisco questa fissazione di tirare in ballo i figli!”, ha tuonato furibondo il conduttore.

E non è certo la prima volta. Già in passato il Crux si era inalberato in diverse occasioni per lo stesso motivo: con Concita De Gregorio, Patrizio Bertelli (il cui figlio ha ventuno anni, quindi non è neppure un problema riconducibile alla strumentalizzazione di bambini inconsapevoli), e altri.

Non sarà invece che è lui, il nostro Cruciani, ad avere una fissazione?

-----------------------------------

Cat Stevens, "Father and son" (1970)




It's not time to make a change
Just relax, take it easy
You're still young, that's your fault
There's so much you have to know...


giovedì 4 febbraio 2010

Il bohémien

Seconda Zanzara consecutiva dedicata al caso Morgan, quella di ieri, con però il merito di avere affrontato la questione in modo più organico, con ospiti validi (Roberto Cotroneo, Alessandro Cecchi Paone), e non alla rinfusa, o, come dicevano i latini, "ad fallum canis".

Ciò ha fatto sì che la trasmissione, sebbene la vicenda Morgan rimanga a mio avviso di secondo o terzo piano rispetto ai veri "fatti del giorno" (capisco che ci sia coinvolgimento nel pubblico, ma tale giustificazione non sempre è valida: l'alto interesse lo si avrebbe anche se si facesse una serie di puntate tutta incentrate sulle polemiche legate al campionato di calcio) sia stata un pochino più godibile, decisamente una spanna superiore alla precedente.

Anche se non lo ammetterà mai, Cruciani si è in parte pentito della difesa preventiva che ha fatto di Morgan nella puntata di martedì, e ieri si è dovuto un po' arrampicare sugli specchi per conciliare tale posizione con il suo dichiararsi d'accordo con gli opinionisti (ad esempio Aldo Grasso) che hanno sostenuto l'incompatibilità tra la vita (legittima e per certi versi anche affascinante) da poeta maledetto e quella del personaggio televisivo di una rete generalista, idolo di casalinghe disperate e adolescenti arrapati.

Stabilito che l'audience di Morgan di oggi è la moltitudine eterogenea dei telespettatori, e non la ristretta schiera di fan di una band underground, su che cosa si fonda l'incompatibilità di cui sopra se non sull'esempio negativo che Morgan, indirettamente, propone al suo pubblico? E' evidente, quindi, che c'è contraddizione nel momento in cui Cruciani dà ragione a Grasso quando poi dieci minuti dopo dice che il problema della cattiva influenza non esiste tout court.

Piccola chicca. Forse pochi lo ricorderanno, ma Morgan in tempi non lontani intervenne proprio alla Zanzara. Accadde il 19 agosto 2009 (audio, dal minuto 11:30 al minuto 23:10), quando l'artista venne intervistato da Luca Telese (in conduzione quel giorno) con il pretesto di fargli tracciare un ricordo dell'appena scomparsa Fernanda Pivano, della quale Morgan era diventato amico.

In realtà il dialogo Telese/Morgan in un attimo deragliò fuori dai binari finendo in un limbo tra surrealismo spinto e trash assoluto (con tanto di sottofondo di rumore di bibita aspirata con la cannuccia dal cantante). E ad un certo punto (minuto 17:45), chicca nella chicca, Morgan dice quanto segue: essere maudit non vuol dire essere tossici, vuol dire godersi la vita, vuol dire essere bohémien. Col senno di poi vien da dire "magari, caro Morgan, magari…".

***

In realtà il prezzo del biglietto valeva la pena pagarlo ieri anche solo per ascoltare l'intervista di Cruciani all'avvocato Carlo Taormina, che su Berlusconi e sulle leggi ad personam ne ha dette di cotte e di crude, ribadendo quanto già dichiarato in una intervista pubblicata sul blog di Alessandro Gilioli.

Sia chiara una cosa. Non è che Taormina, con tutta la sua storia, deve diventare oggi un idolo a 70 anni suonati, guadagnando chissà quale autorevolezza, solo perché ha iniziato a parlare contro Berlusconi. Non è proprio il caso. Però neppure si può derubricare le sue parole a veleno puro da far ricondurre ad un sentimento di rivalsa per essere stato emarginato nell'ambiente del centro-destra, come ha suggerito Cruciani.

Siccome però non ho voglia di riassumere i punti principali del Taormina pensiero, pubblico direttamente il frammento audio integrale, che faccio prima.



Lasciando da parte il riferimento alla dittatura, avanzato da Taormina, che è sempre meglio evitare, le parole dell'avvocato sono molto molto molto interessanti. Il giudizio, poi, dato alla legge sul legittimo impedimento (“una grande vergogna per l'umanità”) strappa un bel sorriso, di quelli larghi, ma larghi proprio, da orecchio a orecchio :-)

-------------------------------------------

Queen, "Bohemian Rhapsody" (1975)




Goodbye, everybody
I've got to go
Gotta leave you all behind and face the truth
Mama, oooooooh (Anyway the wind blows)
I don't want to die
Sometimes wish I'd never been born at all...


mercoledì 3 febbraio 2010

Spleen

Se guarderai a lungo nell'abisso, anche l'abisso guarderà dentro di te.
(Friedrich Nietzsche)

***

E' sicuramente un problema mio, una questione di false aspettative, ma voglio dirla tutta. Ieri potevo passare meglio due ore del mio tempo che non ad ascoltare la Zanzara, perché una trasmissione che parla quasi eclusivamente dei problemi di Morgan con la cocaina non rientra nei miei interessi. Detta brutalmente, ho altro da fare. E' un problema mio, ripeto, e sono certo che dal punto di vista degli ascolti la scelta di Cruciani è vincente.

Ma ad ogni modo, visto che sono qui, e che ho un blog - anche se in giorni come questi vorrei quasi non averlo - e visto che ci sono dei lettori affezionati che hanno anch'essi delle aspettative, provo a spendere due-parole-due.

Innanzi tutto fatemi costruire l'impalcatura del post, a beneficio di chi non ha seguito la trasmissione. Di cosa stiamo parlando? Ebbene, dalle anticipazioni dell'intervista di imminente pubblicazione che Morgan ha rilasciato alla rivista Max è emerso che il cantante ha candidamente ammesso, salvo poi smentire ieri in serata, di far uso regolare e giornaliero di cocaina. Non per cercare lo sballo, dice lui, ma per sconfiggere la depressione. La cocaina, cioè, è per Morgan niente più di un medicinale che egli si autoprescrive per placare il suo malessesere interiore, quello spleen che ai tempi andati era proprio di un poeta maledetto come Charles Baudelaire (chiedo scusa all'anima di Baudelaire per averlo accostato a Morgan).

In un attimo, contro Morgan si è scatenato un fuoco di fila un po' da tutto il fronte politico, che ne ha fatto un'icona della decadenza e un'emblema di quanto negativo possa essere un soggetto del genere per i giovani, dal punto di vista dell'esempio. A fronte di questa massa di indici puntati, poteva la nota indole da bastian contrario di Cruciani non portarlo a posizionarsi sul fronte meno scontato? Ovviamente no. “Sappiate! Io difendo a spada tratta Morgan!”, ha subito tuonato il conduttore come incipit della trasmissione.

In realtà non c'è stata una vera difesa di Morgan, quanto invece un prendere le distanze dall'ipocrisia di chi ha voluto buttare giù dalla torre l'ex giudice di X-Factor senza alcun tipo di attenuante. Diciamo che Cruciani ha un po' strumentalizzato Morgan, elogiandone furbescamente “la sincerità”, al solo fine di trovare l'ennesima occasione per elevarsi e distaccarsi dal perbenismo che pervade la società e la politica. Il solito giochino già praticato mille altre volte. O io almeno, magari sbagliando, l'ho percepita così.

Beh, ad ogni modo, pur condividendo l'idea che il tiro al Morgan è stato eccessivo, personalmente credo che della sincerità di Morgan ci sia poco di cui compiacersi. E' giusto dire che l'artista non va criminalizzato, ma nemmeno si può soprassedere sulla vicenda con gli “embè?” e gli “allora?”, come se tutto in fondo rientrasse nella normalità, nello standard di quel che è la vita dei protagonisti del mondo dello spettacolo, che è ciò che in sostanza ha fatto il Crux.

Certo, la vita di Morgan è sua e può farne quel che vuole, ma se penso a sua figlia di nove anni (avuta, per la cronaca, con Asia Argento) mi vien da condividere le parole di chi ha suggerito a Morgan di pensare più alla sua salute che non a Sanremo, e di farsi aiutare. Di sua iniziativa, spontaneamente, prima che la sua dipendenza possa degenerare ad uno stadio non più recuperabile.

Il mio non è tanto un discorso legato all'esempio per i giovani o roba simile, ma più banalmente trattasi di mera compassione. Perché diciamo la verita, un tizio che pur avendo successo e popolarità patisce comunque così tanto il male di vivere da dover cercare sollievo nelle droghe pesanti, in fondo in fondo, fa solo pena.

UPDATE. Chiarimento: ho scritto "fa pena" nel senso che "suscita commiserazione", non nel senso che "fa schifo".

-------------------------------------

Confessione. Se ho scritto questo post, anziché scioperare, è solo perché mi dava l'occasione di mettere in linea ben due contributi multimediali uno più bello dell'altro (per non parlare della citazione di Nietzsche). Buon ascolto.

Neil Young, "The needle and the damage done" (1972)




I caught you knockin' at my cellar door
I love you baby can I have some more
Ooh, ooh, the damage done
I hit the city and I lost my band
I watched the needle take another man
Gone, gone, the damage done...




Francesco Guccini, "La canzone della bambina portoghese" (1972)



E capirai che la vera ambiguità è la vita che viviamo,
Il qualcosa che chiamiamo esser uomini
E poi, e poi, che quel vizio che ci ucciderà
Non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro,
Cioè vivere, vivere, e poi, e poi, vivere...