L'editoriale di Augusto Minzolini, andato in onda la sera di lunedì 9 ottobre, con cui il direttore del TG1 deprecava alcune dichiarazioni del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia per poi invocare, con un legame logico che un giorno spero qualcuno possa decifrarmi, il ritorno ad una piena immunità giuridica per i parlamentari, ha lasciato molti strascichi che hanno avuto riflessi anche durante la Zanzara di ieri. E a mio avviso, in questa circostanza, così come in innumerevoli altre, il commento di Giuseppe Cruciani non è stato equilibrato. Ecco perché.
Partiamo dal modo con cui il conduttore della Zanzara ha commentato l'intervento di Ingroia ad un recentissimo convegno sulla questione morale nelle istituzioni organizzato dall'europarlamentare dell'IdV Luigi de Magistris. Per Cruciani le parole di Ingroia, sebbene non vi siano riferimenti diretti e inequivocabili, configurano implicitamente un chiaro attacco politico al governo, inopportuno nel momento in cui viene da un magistrato e ancor più inopportuno se si tiene conto che Ingroia è impegnato in inchieste che potrebbero coinvolgere esponenti del governo medesimo e della maggioranza, incluso l'attuale premier. Pertanto, sempre secondo Cruciani, il discorso di Ingroia non può che essere interpretabile in chiave di militanza antiberlusconiana, e il magistrato, per coerenza, dovrebbe smettere la toga e darsi alla politica.
Non gli sfiora neppure l'anticamera del cervello, a Cruciani, l'idea che Ingroia possa semplicemente aver voluto esternare il suo parere di esperto su un tema che conosce benissimo, quello della lotta alla criminalità, giudicando negativamente, anche con forti espressioni scuoti-coscienza (“emergenza democratica”, “soluzione finale”, “demolizione dello stato”) non il governo in toto, non la persona di Berlusconi, ma alcuni particolari provvedimenti legislativi emanati o in via di emanazione, primo fra tutti quello sulle intercettazioni, che riguardano l'efficacia dell'azione investigativa e giudiziaria, e la libera informazione.
Passiamo a Minzolini. Per Cruciani, passi che il TG1 sia (ma lo è sempre stato) filo-governativo, ma ipotizzare una presunta militanza di Minzolini nel fan club di Berlusconi è sbagliatissimo. Minzolini non è un'emanazione mediatica del cavaliere. E' una persona con le sue idee, le sue opinioni, e con la sua libertà di esprimerle. Non si può dire che è "schierato".

Ricapitoliamo: Ingroia dovrebbe limitare i suoi interventi pubblici, ponderare le parole, eccetera, ma comunque, ormai, è talmente schierato che farebbe bene a darsi alla politica. Minzolini, invece, che dalle frequenze della principale rete pubblica dirige il TG più "istituzionale" che ci sia, visto da 7 milioni di persone, è libero di dire qualunque cosa (anche stigmatizzare in diretta nazionale un magistrato antimafia), senza bisogno di ponderare un bel niente, e comunque qualsiasi cosa dica non può essere usata contro di lui al fine di incasellarlo.
Ditemi voi: sono pazzo se ci vedo una contraddizione, o no? Se Minzolini è libero di parlare senza freni, perché non deve esserlo Ingroia? Se Ingroia deve moderarsi, in quanto magistrato, perché non dovrebbe moderarsi pure Minzolini, in quanto titolare di una bocca di fuoco mediatica dalla potenza inaudita? Se si può dire che Ingroia è schierato, perché non si può dirlo di Minzolini? Se Minzolini è solo uno che esprime le sue opinioni, senza che ciò influenzi la qualità e l'indipendenza del suo lavoro, perché invece Ingroia deve "darsi alla politica"?
Tutto questo, semplicemente, non ha senso. Essere magistrato non implica necessariamente una consegna al mutismo. Essere direttore del TG1 non implica necessariamente un obbligo alla predicazione filo-governativa.
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Magari ho capito male, ma non credo. Anzi, giurerei in tribunale con la mano destra alzata e la sinistra adagiata sulla Bibbia che ieri Cruciani ha detto che gli esponenti del PDL farebbero bene a non farsi coinvolgere dalla smania del test antidroga se non altro per il fatto che tra i favorevoli a questa iniziativa c'è Antonio Di Pietro.
Non so se avete capito… Se Di Pietro dice che una cosa è giusta, automaticamente quella cosa diventa sbagliata. A prescindere. Giudicate voi.

