Qualche appunto sparso sulla puntata di ieri, non proprio epocale, della Zanzara.
Parlando dell’ipotesi di reintrodurre l’immunità parlamentare, Giuseppe Cruciani ci ha fatto rivivere uno dei più gloriosi (sono ironico) momenti del parlamento italiano. Era il 16 marzo 1993, in piena era Tangentopoli, e il leghista Luca Leoni Orsenigo pensò bene di agitare un cappio nell’aula di Montecitorio. Meno di un anno dopo, nel 1994, Silvio Berlusconi entrava in politica e vinceva le elezioni politiche alleandosi proprio con la Lega.
Non so voi, ma io quando sento una parte della maggioranza tacciare una parte dell’opposizione di giustizialismo, sorrido allegramente sotto i baffi (che, per la cronaca, non ho) scuotendo la testa. Non ci sono limiti all’ipocrisia.
Si è poi parlato del ministro Renato Brunetta, che, a mio avviso, con la sua azione volta a migliorare l’efficienza della funzione pubblica, rimane la componente migliore di questo governo.
E’ vero, come in molti hanno osservato, che il recente dichiarato intento da dar luogo a sistematiche visite fiscali su tutte le assenze per malattia (anche quelle di un solo giorno!) è di fatto inattuabile, ma tale intento va osservato attraverso la giusta lente. Brunetta ha metaforicamente impugnato un nuovo bastone, o forse sarebbe meglio dire uno spadone enorme, stile Conan il barbaro, e lo sta facendo roteare sopra la propria testa con sguardo truce. Spesso, la semplice minaccia ha effetti maggiori rispetto all’azione vera e propria, e non a caso i tassi di assenteismo tra gli impiegati statali sembrano essere già in diminuzione.
Molti dipendenti pubblici si sono un po' risentiti per le iniziative di Brunetta e ieri hanno telefonato in massa per criticarlo. Cruciani, però, lo ha sempre difeso, e a mio avviso ha fatto benissimo.
Chiudo con Filippo Facci, che intervenendo ieri in trasmissione per dire che il processo Mills è “ridicolo” e per anticipare la sentenza di assoluzione per Berlusconi, non ha resistito alla tentazione di ironizzare su Marco Travaglio, tirandolo in ballo in modo del tutto gratuito, senza alcun motivo.
Qualcuno, secondo me, dovrebbe spiegare a Facci che farebbe meglio a liberarsi di questa sua tragica ossessione verso Travaglio. Se così non fosse, questa sua fisima, questo disagio alienante paragonabile all’infantile invidia del pene, prima o poi, psicologicamente, lo distruggerà.
venerdì 18 luglio 2008
Conan il barbaro
giovedì 17 luglio 2008
Il Duce ha sempre ragione
Non poteva certamente passare inosservato lo show di Francesco Cossiga su Radio 24 ieri mattina, intervistato da Alessandro Milan durante la trasmissione Viva Voce (ascolta con Real Player).
E infatti le dichiarazioni del presidente emerito sono in larga parte state ritrasmesse durante la Zanzara di ieri, con sommo gaudio di un Giuseppe Cruciani ridacchiante che le ha trovate “uno spettacolo assoluto”.
Ecco un breve sunto delle fini dissertazioni politiche di Cossiga (tra parentesi alcune mie brevi note):
- Sarebbe bbello che Del Turco si suiciddasse, perché darrebbe un’accelleratta alla rifforma della giustizia. (Ovviamente è solo una provocazione, ma a me dà ugualmente la nausea.)
- L’arrestto Del Turco è un avvertimmentto al PD. (Il solito complotto. Qui dovete fischiettare la sigla di X-Files.)
- Il magistratto Trifuoggi che seggue il casso Del Turco è solo in cerca di notoriettà, avendo finorra inseguitto solo laddri di polli dopo unna laurea ottenutta a faticca con tutti 18. Quest’estatte lo fotograferanno su Chi e su Vanitty Fair col membro al ventto. (Quest’uomo è stato il nostro presidente della repubblica, ancora non me ne capacito.)
- Veltronni capisce solo di cinemma e di Africca, inutille sperarre di più da uno che vivve benissimmo perché è per il freddo e per il caldo. (Offesa a parte, almeno questa fa ridere, la mandiamo a Crozza.)
- Di Piettro è un cretinno e cretinni sonno tutti quelli che lo hanno votatto. (Serve davvero commentare? Faccio solo presente che Cruciani, sollecitato in merito da un ascoltatore, ha detto di avere trovato “pesante” la seconda parte di questa dichiarazione, perdendosi poi, però, in un discorso incomprensibile sulla differenza tra il "cretino" detto da Cossiga e il "cretino" detto da una persona qualunque. Per me "cretino" non potrà mai essere un "giudizio politico", ma solo un insulto, nient'altro che un insulto. Controllare sul dizionario.)
- I telefonni dei magistratti dell'ANM andrebbero controllatti per associazionne eversivva. (Altra provocazione molto discutibile, peraltro non ritrasmessa da Cruciani, immagino per mancanza di tempo.)
Che dire… Io in realtà non mi stupisco di quello che dice Cossiga. Lo conosciamo, lui e le sue picconate. Non sono certo una novità. Per me l’ex presidente può dire quel che vuole, dove e quando vuole, e non sono certo arrabbiato con Radio 24 per avergli dato spazio.
Quello che mi fa trasecolare, invece, è la claque scodinzolante pronta ad applaudire e ad acclamare Cossiga qualunque cosa dica, e sottolineo, qualunque cosa dica, senza un "ma", senza un "beh, però...", con un approccio che, se fossimo nel ventennio, si potrebbe riassumere nello slogan "Il Duce ha sempre ragione".
Tuttavia, al posto del Prozac, per trovare consolazione mi basta pensare che, se fossi vissuto nel ventennio, io sarei probabilmente stato uno di quei monelli che in piena notte, armati di vernice e pennello, cercavano un bel muro libero dove scrivere, a grandi caratteri, "Si dà sempre ragione solo ai pazzi".
mercoledì 16 luglio 2008
Arbitro in terra del bene e del male
Un Giuseppe Cruciani molto lucido ed equilibrato ha iniziato la Zanzara di ieri controcommentando le dichiarazioni dei vari magistrati, politici e opinionisti che si sono espressi a proposito della vicenda Del Turco, sulla quale le parole in libertà (cito Sgarbi, ma per me è come sparare sulla croce rossa) si sono sprecate.
In sostanza, questo il Cruciani-pensiero:
- I giudici non devono convocare conferenze stampa, ma lavorare più sottotraccia.
- I politici e gli opinionisti non devono dare per scontata la colpevolezza (Di Pietro) o l’innocenza (Berlusconi e Sgarbi tra gli altri) di Del Turco.
- Le misure restrittive per Del Turco, che prevedono l’isolamento in carcere in attesa dell’interrogatorio, forse sono eccessive, ed è giusto porsi la questione. Tuttavia è esagerato parlare di trattamento da boss mafioso (Capezzone), induzione al suicidio (Pannella), e cose del genere.
Ho condiviso tutto e non ho nulla da aggiungere o da ridire.
Nel prosieguo della trasmissione, poi, si è manifestato il probabile tormento interiore che Cruciani sta avvertendo nei confronti della vicenda di Eluana Englaro.
Dopo varie puntate in cui, dando maggiore spazio alle voci della fazione pro-life (chiamiamola così, per semplificare), sembrava propendere per tale fazione, ieri Cruciani ha dato un'impressione diversa uscendosene con un ragionamento più pragmatico, più freddo (che non vuol dire cinico, attenzione), del quale forse non è neppure del tutto convinto, ma che a mio avviso inquadra benissimo la questione.
In pratica, sintetizzando, almeno per come l’ho capita io (correggetemi se sbaglio), Cruciani ha detto: casi come quelli di Eluana sono rarissimi, e su tali casi, che oltre ad essere rari sono anche l’uno diverso dall’altro, è impensabile ipotizzare una regolamentazione legislativa. Ciò premesso, se, ad un certo punto, in assenza di leggi che non esistono e non possono esistere, si arriva ad una decisione stabilita da una sentenza, tale sentenza, discutibile quanto si vuole, va rispettata.
Magnifica analisi, distaccata e ragionata, come tutte le analisi dovrebbero essere.
A tutti quelli che inorridiscono all'idea che la sorte di Eluana sia decisa da un tribunale, io rispondo: se, ad un certo punto, una decisione su una persona che vegeta da 16 anni va presa, non ci si può che affidare ad un giudice, esattamente come accade - che so - per l’affidamento di un bimbo i cui genitori si sono separati o sono scomparsi.
E’ possibile che venga presa una decisione sbagliata, certo, ma finché non impareremo a comunicare con Dio, sempre ammesso che esista, la migliore opzione che abbiamo, in casi come questi, è quella di confidare nella saggezza di un giudice, “arbitro in terra del bene e del male” (Fabrizio De Andrè).
martedì 15 luglio 2008
La maestrina dalla penna rossa
A volte sono veramente infantile. Ho ridacchiato per ore ripensando alla battutona sul Riformista che ho partorito nel finale del precedente post, e quando ieri sera, alla Zanzara, Giuseppe Cruciani, per commentare l’arresto del presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, ha annunciato il collegamento telefonico con Antonio Polito, che del Riformista è direttore, ho allargato le braccia mormorando “e chi se non lui?”.
Attenzione, non fraintendete. Non voglio parlar male di Polito, che, anzi, considero un bravo e preparato giornalista, molto moderato (a volte anche troppo), sulla cui onestà intellettuale non si può minimamente dubitare. Personalmente non sempre sono d’accordo con lui, ma, nel caso specifico del suo intervento di ieri, non ho nulla da ridire…
…tranne per un piccolo, piccolissimo, minuscolo dettaglio, che mi accingo a spiegare.
Ad un certo punto, Cruciani ha citato la seguente dichiarazione di Walter Veltroni, segretario del PD: “Auspichiamo che Del Turco sappia dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati”.
Cruciani, nell’apertura della Zanzara, aveva già commentato tale dichiarazione, definendola “sconcertante”, ma ha voluto rigirare il coltello nella piaga, chiedendo pleonasticamente il parere di Polito. Quest'ultimo ha ricordato che non è Del Turco a dover dimostare alcunché, in quanto l’onere della prova, come noto, sta all’accusa. “Tutto ciò”, ha pomposamente aggiunto il direttore del Riformista, “è contrario ad ogni corretta concezione del diritto”.
Ora, siamo seri. Anche un bambino avrebbe intuito che il verbo dimostrare è stato usato da Veltroni in modo improprio, e che il suo reale auspicio era solo quello che Del Turco potesse rapidamente chiarire la propria posizione. Davvero qualcuno pensa che, tra tutte le norme del diritto penale, Veltroni non conosca quella più elementare?
A volte, cari Cruciani e Polito, bisogna avere l’elasticità mentale di cogliere che non sempre le frasi vanno prese alla lettera. Veltroni ha sbagliato, certo, ma è colpevole solo di un’infelice scelta di parole. Bastava dire questo e finirla lì, senza rivolgere al leader PD la stucchevole reprimenda stile maestrina dalla penna rossa.
lunedì 14 luglio 2008
Cinque regole per sopravvivere
L’unico momento della Zanzara di venerdì 11 luglio che mi è rimasto impresso è stato quando Giuseppe Cruciani, rispondendo a chi lo invitava ad essere più moderato e meno aspro e denigrante nei suoi commenti, ha detto che la sua trasmissione va intesa come un confronto molto duro di idee, in quanto “non è un pranzo di gala”.
Tutto bene, nessun problema. Solo, di fronte ad una citazione di Lenin (!!!) da parte di Cruciani, permettetemi di aggrottare un sopracciglio. Se riuscite a figurarvi l’immagine del signor Spock, quello di Star Trek, dopo che ha ascoltato qualcosa che non rientrava nella ferrea logica vulcaniana, beh, quella è la faccia che ho fatto.
Cosa fare allora di questo post? Sulla falsariga della sarcastica cura per guarire dal berlusconismo che Cruciani sta proponendo in questi giorni, io desidero proseguire (vedi anche i post del 10 e dell’11 luglio), e magari portare a termine, la mia terapia parallela finalizzata ad estirpare l’odio viscerale per il presidente del consiglio, odio che accomuna tutti gli anti-berlusconiani più virulenti.
Quelle che vi propongo oggi sono cinque regole per sopravvivere. Cinque dogmi, cinque assiomi che dovete imparare a memoria, facendoli vostri e modellando su di essi tutte le vostre opinioni politiche. Solo in questo modo potrete avere qualche speranza di essere presi sul serio quando esporrete una qualsiasi critica verso Berlusconi, senza venire subito tacciati di anti-berlusconismo trasudante odio.
Ogni sera, prima di andare a letto, dopo aver recitato il mantra, studiate i sacri dogmi, ripeteteli ad alta voce. Il mattino dopo vi sentirete molto meglio e sprizzerete democrazia da ogni poro.
Ecco i dogmi:
1) Berlusconi è del tutto legittimato a governare, avendo avuto il consenso dell’elettorato. In nessun articolo della Costituzione, né in alcuna legge dello Stato, si dice qualcosa di diverso.
2) Gli elettori che, in maggioranza, hanno votato per Berlusconi non sono né stupidi, ne ignoranti, né sono moralmente inferiori. Se hanno ritenuto che Berlusconi può governare, nonostante il conflitto d’interessi e le beghe giudiziarie, così sia.
3) I magistrati non sono robot imparziali, né sono angeli vendicatori ispirati da Dio. Sono uomini che possono sbagliare o agire secondo condizionamenti consci o inconsci. Anche ipotizzando che Berlusconi abbia davvero violato la legge e meriti di essere processato, rimane il fatto il sistema giustizia in Italia fa acqua da tutte le parti e va profondamente riformato.
4) Il conflitto di interessi esiste, è innegabile, ma in una società di mercato e liberale esso è solo un elemento laterale che non pregiudica realmente l’esercizio della democrazia. Il fatto che Berlusconi possieda tre dei sette grandi network televisivi nazionali, e che di altri tre, da capo del governo, possa avere potenzialmente il controllo, non implica un monopolio assoluto dell’informazione. Esistono anche i giornali cartacei, internet, La7, Sky, Radio 24, ecc.
5) La Verità con la V maiuscola è una chimera, un mito irraggiungibile che non esiste. E se anche esistesse, la Verità non andrebbe cercata sulle pagine dei libri di Travaglio o su quelle della Repubblica, o dell’Unità o dell’Espresso. Semmai sul Riformista.
venerdì 11 luglio 2008
Odiatori anonimi
Oltre a commentare la Zanzara di Giuseppe Cruciani, questo blog è, e sarà, per qualche giorno, sede ufficiale del gruppo degli odiatori anonimi (spiegazioni nel post di ieri). Per prima cosa, recitiamo il mantra:
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E ora ripetete con me:
Io voglio estirpare il mio odio. Voglio che fuoriesca da me. Lascerò che l’odio mi calpesti e che mi attraversi. E quando se ne sarà andato, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là, dove andrà l’odio, non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.
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Bene. Ora due parole sulla Zanzara di ieri che, anche se con toni meno concitati, ha in sostanza ricalcato quella del giorno prima. Si è parlato di Berlusconi, Piazza Navona, Berlusconi, la Guzzanti, Berlusconi, la giustizia, Berlusconi, il Lodo Alfano, Berlusconi. Ah, dimenticavo. Si è parlato anche di Berlusconi.
Detto che condivido la posizione stigmatizzante di Cruciani sul comportamento dell’onorevole dell'IdV Franco Barbato (che, nell’aula di Montecitorio, ha accusato Mario Landolfi del PDL di essere stato eletto coi voti della camorra, citando dichiarazioni di pentiti lette in un articolo di giornale... Perché Di Pietro si circonda di simili inetti?), vorrei per una volta uscire dai temi politici e fare qualche osservazione sulla vicenda di Eluana Englaro, la ragazza che dal 1992 si trova in coma vegetativo, e per la quale il padre, da anni, si batte per essere autorizzato ad interrompere l’alimentazione forzata. L'autorizzazione, da parte della Corte d'appello civile di Milano, è ora arrivata.
Come era naturale, si sono formate due fazioni: chi approva la sentenza in quanto favorevole a lasciare libera la ragazza, e chi invece pensa che anche il coma è vita, e la vita va sempre salvaguardata. Cruciani sul tema non si è voluto esprimere esplicitamente, ma leggendo tre le righe, non credo di sbagliare se ipotizzo un suo parteggiare per la seconda fazione.
Naturalmente ogni valutazione su temi etici così profondi spetta solo alla coscienza di ciascuno, e non ha senso parlare di posizioni giuste o sbagliate. Massimo rispetto, quindi, per la posizione di Cruciani. Io, però, sto dall’altra parte.
Detto senza tanti giri di parole, penso che vegetare non sia vivere. E penso inoltre che qualunque cosa ci sia dopo la morte, incluso eventualmente il nulla assoluto, sia meglio che vegetare. Se l’avere quest’idea, agli occhi di qualcuno (penso a un Giuliano Ferrara qualsiasi), mi rende un mostro, vorrà dire che sono un mostro. Me ne farò una ragione. Magari quando terminerò la terapia nel gruppo degli odiatori anonimi, cambierò idea pure su questo, chissà…
Ci tengo però a dire che trovo oltremodo consolatorio l’osservare che la "mia" fazione includa, anche se forse con accenti lievemente diversi dai miei, l’oncologo Umberto Veronesi, un luminare che ammiro profondamente. A questo proposito, confesso di essere rimasto un po' dispiaciuto per il fatto che, di tale illustre opinione, non si sia sentito il bisogno di fare cenno durante la Zanzara, quando invece tutti i giornali l'hanno menzionata. Evidentemente, Veronesi alla Zanzara torna comodo solo quando parla di inceneritori.
E’ tutto per oggi. Mi raccomando il mantra.
giovedì 10 luglio 2008
La catarsi
Oltre ogni possibile previsione, quella di ieri è stata una puntata della Zanzara a dir poco catartica.
C’è stata, cioè, nel commentare i fatti di Piazza Navona, una sorta di liberazione purificatoria delle passioni, con ascoltatori che, con modi in alcuni casi bislacchi e sconclusionati, davano addosso a Giuseppe Cruciani, e con quest’ultimo che, incapace di trattenersi, abbandonava ogni fair play e rispondeva con toni irridenti, arrivando al punto di canzonare pesantamente l’ascoltatore di turno.
Una frase detta da Lucio da Verona, “Questo signore non può governare, è incompatibile!” (Berlusconi, e chi sennò?) è stata addirittura campionata da Cruciani per poi essere ritrasmessa a ciclo continuo ogni tot minuti, come un mantra finalizzato a far uscire il conduttore della Zanzara e gli italiani tutti dal presunto stato ipnotico in cui si troverebbero. Sarà il tormentone per i prossimi dieci giorni, o forse più. Cruciani si diverte così, bisogna avere pazienza.
A riportare un po’ di pace nell’universo ci ha pensato, in extremis, la signora Anna, da Roma, la quale, finalmente con toni non esagitati, ha raccontato di una Piazza Navona (era presente) non così eversiva come la si è dipinta, a dispetto del cattivo gusto, del torpiloquio e delle inqualificabili offese di alcuni oratori.
Quando Cruciani ha obiettato che “di fondo, è l’odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone” (si riferiva agli organizzatori della manifestazione e agli oratori ma, per estensione, il concetto si applicava a tutti coloro che erano presenti in piazza), Anna ha risposto che lei non odia ma contesta. Al che Cruciani ha detto: “la contestazione è una cosa, l’odio è un'altra cosa”.
Interessante. Al punto che ora viene da chiedermi: esattamente, in grande dettaglio, dove finisce la contestazione e dove inizia l’odio? Qual è il confine? Io non lo so, non riesco a capirlo.
Ad esempio, io odio o contesto? Personalmente sono convinto di non odiare, ma forse nell'inconscio, lo faccio. Sono confuso. Ho deciso pertanto di fare un esperimento.
Siccome desidero anch’io purificarmi e giungere alla catarsi finale, per tutti i giorni in cui Cruciani manderà in onda il suo mantra (“questo signore non può governare, è incompatibile”) al fine di uscire dallo stato ipnotico, io ripeterò il mio, di mantra, per tentare di autoconvincermi che tutti i miei pensieri, le mie opinioni, le mie osservazioni non sono realmente frutto dell’attività dei miei poveri neuroni. E’ invece l’odio a guidarmi, a darmi forza. Il cieco, feroce, spietato odio.
Il trattamento comincia oggi. Se vi va, seguitelo anche voi. Alla fine del trattamento, saprete se siete o no persone civili, democratiche, e rispettose delle idee altrui.
Coraggio, iniziamo.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
E' l'odio verso Berlusconi che accomuna tutte queste persone.
