giovedì 9 settembre 2010

Conseguenze innaturali

Secondo post del giorno, qui sotto, di Authan. Il primo era di Paolo.

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Cruciani si è infervorato parecchio ieri quando un ascoltatore ha aggiunto un "però" dopo aver deplorato il gesto del fumogeno tirato addosso al leader della CISL Raffaele Bonanni quando questi stava per intervenire alla festa torinese del PD. E fa bene, il Crux ad infervorarsi. Non c'è però, non c'è ma, non c'è se, non c'è tuttavia che tengano.

Quello che è successo è inaccettabile, senza distinguo. E neppure le recenti vertenze contrattuali molto accese tra industriali e parti sociali (e lo stesso vale per le diatribe politiche tra maggioranza, semi-maggioranza, e opposizione) sono sufficienti a ritenere che in Italia sia venuto a crearsi un clima foriero di disordini sociali. Edulcorare la pillola dicendo "no alla violenza, ma di che stupirsi se gli industriali stringono sui diritti" non va bene. E' un alibi. Ci si deve stupire. Non perché fatti del genere non siano in qualche modo da mettere in conto (sono sempre successi e sempre succederanno), ma perché non è vero che è venuto a crearsi uno scenario che porta fisiologicamente a fatti come quelli di Torino. Tali fatti non sono una naturale conseguenza di qualcos'altro. E' lo stesso ragionamento che porta giustamente a dire che gesti inconsulti quali suicidi e stragi di ex colleghi da parte di chi perde il posto di lavoro non si possono mettere in relazione (c'è chi lo fa) alle politiche sul lavoro flessibile.

I fatti di Torino vanno considerati a se stanti. Sono azioni sciagurate ed irresponsabili messe in atto di loro sponte da piccoli gruppi di giovani immaturi e scervellati, ragazzi con la testa zeppa di balle e incapaci di mettere in discussione le loro granitiche certezze.

Detto questo, ieri in trasmissione è stato fatto un passo in più che non condivido. Cruciani ha ricordato che quello stesso Enrico Letta che sul palco di Torino, prendendo le difese di Bonanni, ha inveito contro i contestatori è lo stesso che pochi giorni prima si era augurato di poter raccontare un giorno ai propri figli di aver contributo a liberare il paese da Berlusconi, frase che per Cruciani contribuisce ad alimentare tensione e ostilità. Sulla parola "liberare", in particolare, il conduttore ha costruto un castello interpretativo tutto suo, francamente ridicolo, con una lettura in chiave rivoluzionaria: "liberare" il paese dal tiranno sanguinario che lo opprime. Stronzate. E di tutta evidenza che Letta intendeva il termine "liberare" nel senso di "mandarlo a caso dopo averlo sconfitto politicamente".

Bisogna finirla con l'ipotizzare tutte le volte un rapporto causa-effetto, diretto o indiretto, tra certe dichiarazioni (comprese quelle dipietriste più impetuose) e azioni violenze, per lo stesso motivo per cui non si può imputare alle scelte dei gruppi industriali la radice delle violenze medesime. Le violenze non sono, ripeto, una naturale conseguenza di un clima creatosi, ma sono frutto delle scelte individuali di chi le compie. La logica dei cattivi maestri va spezzata, perché sennò essa si trasforma in una spirale perversa. Avallando la teoria del nesso causa-effetto, dovremmo per coerenza imputare alla Lega tutte le violenze sugli immigrati, e al vaticano tutte quelle sugli omosessuali. Cosa che un Cruciani qualsiasi, indovina un po', si guarda bene dal fare.

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Dedicato alla ragazza che ha tirato il fumogeno contro Bonanni.

Garbage, "Stupid Girl" (1995)




Don't believe in fear
Don't believe in faith
Don't believe in anything
That you can't break...

22 commenti:

Francesca ha detto...

Personalmente avverto in questi ultimi tempi la tentazione di unirmi al coro dei contestatori, ogni qualvolta si possa dimostrare che non è giusto lasciar passare qualsiasi cosa con rassegnazione, come se si dovesse accettare tutto quello che viene deciso sopra le nostre teste e ben confezionato dai media per convincerci che si tratta della migliore realtà possibile. Piu' o meno come diceva PaoloVE (semper laudatum)

Naturalmente contestare significa certo non porre in atto gesta violente a rischio dell'incolumità altrui, si intende. E anche non far prevalere
l´idea che è giusto zittire chi non la pensa come noi, che sia meglio il silenzio della dialettica, come scrive anche il sindaco di Torino oggi commentando l'incidente.

Il fatto è che "noi di sinistra" abbiamo l’abitudine di discutere e confrontarci anche con chi è molto distante dai nostri punti di vista.
E allora dalle nostre feste nazionali, per tradizione, passano da anni esponenti politici di alto livello degli schieramenti opposti.
Perchè siamo democratici.
Ma in casa d’altri non è cosi, prendiamo ad esempio le feste della Lega: non invitano MAI esponenti del centrosinistra. Questo accade perché le loro feste non sono concepite come un´occasione di confronto ma come un momento di autocelebrazione, di acclamazione del capo. Sono partiti, e vale anche per il Pdl, che non sono abituati al confronto interno, come si vede in queste settimane. Vivono con la logica amico-nemico.
Da quanti anni il Pdl non tiene un congresso?


Vi invito alla lettura del bel pezzo di Michele Serra odierno su Repubblica che prende netta posizione di condanna.

PaoloVE ha detto...

Buongiorno,

sono d'accordo solo in parte con quello che scrivi.

Per me è vero che la responsabilità di determinati atti scellerati rimane individuale e inescusabile, ma è altrettanto vero che questi atti non possono essere considerati al di fuori di un contesto che li rende assolutamente prevedibili: le tensioni sociali comportano fisiologiamente un aumento della violenza, anche se questo non serve e non deve servire a minimizzare o cercar di dirottare le responsabilità: semmai le moltiplica.

Ciao

Paolo

Neon+Atlas ha detto...

Non so.

Il rischio del tuo ragionamento è che si finisca col non considerare mai le "cause" che possono quantomeno aiutare a capire certi gesti. E che si finisca in quella melassa tipicamente crucianiana dove nulla stupisce, nulla scandalizza.. nulla appunto. Poi però lui prende la pilla da Panorama e Mediaset e sulla rivista si scandalizza eccome (da una parte sola), ma è un'altra storia...

Angela Napoli parla di possibile prostituzione attorno alle carriere politiche. Tutti a gridare allo scandalo.
Ma Berlusconi non ha detto neanche troppo tempo fa che quando ha capito che si parlava del cognome del finiano Italo e non di altro si è dispiaciuto?
Ecco, causa ed effetto.

Il fatto che frange estreme di g-g-g-iovani vadano a fare casino è sì sbagliato e controproducente.

Ma siamo in presenza di uno Schifani seconda carica dello stato con, qualcuno ipotizza, possibili legami di un certo tipo.
Il parlamento non è nominato dai cittadini. Ecc..ecc.. insomma la situazione è "estrema" in partenza. Causa-effetto.

Francesca ha detto...

Bisogna finirla con l'ipotizzare tutte le volte un rapporto causa-effetto

bisogna gridarlo nelle orecchie a Cruciani che, ad esempio, ai tempi del duomo in faccia disse:

"Lo sto dicendo da mesi che a furia di gridare al regime......."

Pinguino Volante ha detto...

C’è un terribile malinteso, che nasce dal non rendersi conto che vi sono più tipi di violenza: quella fisica, palese e comprensibile anche ad un bambino, e quella non-fisica, che può aver effetti più devastanti.

Non potresti accusarmi di violenza se nottetempo, in tua assenza, senza lasciare niente in disordine vengo a sottrarti oggetti di scarso valore commerciale, ma cui sei grandemente affezionato per ragioni sentimentali. Non produrrò ecchimosi od ematomi al tuo bambino, mostrandogli il mio pene eretto; nè avvicinandomi garbatamente a tua moglie, sussurrandogli che se non acconsentirà ad alcune ragionevoli richieste potrebbe non più rivedere sua sorella.

La violenza del potere e di certe istituzioni incancrenite dall’abuso, è di questo secondo più rarefatto tipo. Vi fa parte la superficialtà, l’irrisione o peggio l’indifferenza, e la tracotanza discreta, nei confronti delle categorie sociali più esposte - che assistono nella disperazione al disgregarsi del proprio futuro dinanzi all’opulenza di chi le espropria dei propri diritti, della vita stessa.

Accodarsi alla lunga teoria di pseudo-intellettuali che sacramentano sui poveri Schifani e Dell’Utri cui viene tolto il diritto di parlare - questi stessi che possiedono spazi giganteschi di espressione, e spropositate tribune per replicare, è meschino, irreale… Motivato perlopiù dalla necessità psicologica di esorcizzare le vere questioni: le responsabilità gravissime di una classe politica della bassissima qualità della vita quotidiana di milioni di cittadini - che non si vuol riconoscere, e che sopportano in silenzio da anni; non per masochismo, ma perché gli è negato il diritto di esprimersi.

Una rabbia compressa lungamente dà esiti che non ha purtroppo senso condannare, sarebbe come prendersela per essersi storpiati dopo aver attraversato un binario ferroviario a occhi chiusi.

Ecco, parecchi di noi oggi chiudono gli occhi, seguendo le disposizioni che il potere mediatico ci impartisce, e assecondandolo perché anche per noi è più comodo. Ma c’è nell’aria un odore di sangue, che non si capisce di primo acchito se sia originato dai nostri desideri, o davvero rappresenti il puzzo del temporale che si avvicina.

PaoloVE ha detto...

@pinguino volante:

Sono d'accordo con quanto affermi sulla possibilità di avere diversi tipi di violenza, ma non su quanto dici riguardo a quanto successo a Schifani (considero diversamente la situazione di Dell'Utri ) e soprattutto sono completamente in disaccordo con te quando affermi che "Una rabbia compressa lungamente dà esiti che non ha purtroppo senso condannare": la responsabilità è e rimane sempre personale, l'esser umano si caratterizza per la capacità di mediare gli impulsui attraverso la ragione e come tale ha sempre senso che i suoi atti possano essere giudicati e condannati.

Ciao

Paolo

Authan ha detto...

Caro amico pinguino,
che dire... Con ragionamenti come il tuo si giustifica tutto, anche le peggior cose, perche' nulla, nella tua visione dell'universo, è peggio della "violenza non-fisica" che il sistema esercita sulle "categorie sociali più esposte".

Ma vorrei darti una notizia, pinguino. Siamo nell'anno 2010, non nell'ottocento. La lotta di classe è un concetto che appartiene al passato, fattene una ragione. Le rivoluzioni non si fanno più con i bastoni e con le armi, ma con le parole e con le idee. Se pensi che le tue siano migliori di quelle degli altri, esprimile. Ma se pensi di poterle imporre, fallirai.

Francesca ha detto...

@ Authan, PaoloVE & friends

C'è un rapporto tra questa inquietudine e gli ultimi episodi di intolleranza? Donata Canta è sindacalista dall'83. Oggi guida la Camera del lavoro: "Non mi preoccupano solo i gravi episodi di intolleranza ma quel che potrà accadere nei prossimi mesi quando in provincia di Torino migliaia di persone usciranno dalla mobilità.....

http://www.repubblica.it/politica/2010/09/10/news/i_centri_sociali_e_il_lavoro_perduto_cos_a_torino_cresce_la_violenza-6927670/

Tex ha detto...

Francesca, tu che sei un'esperta : mi levi una curiosità ? Ma il Cruciani è sposato davvero ? L'altro giorno se l'è lasciato scappare con un ascoltatore e credevo fosse una gag...

Francesca ha detto...

@ Tex

:-D

beh, non c'è da particolarmente esser ferrati in Crucianeide per saperlo.... si sa!
E non è la prima volta che accenna al suo stato civile, di coniugato e con prole.
E già che ci siamo, qui lo dico e qui lo ripeto un'unica volta... il 15 settembre ricordatevi tutti dell'Happy Birthday!

Marco ha detto...

Authan tu dici:
"Quello che è successo è inaccettabile, senza distinguo. E neppure le recenti vertenze contrattuali molto accese tra industriali e parti sociali (e lo stesso vale per le diatribe politiche tra maggioranza, semi-maggioranza, e opposizione) sono sufficienti a ritenere che in Italia sia venuto a crearsi un clima foriero di disordini sociali."

Io al contrario mi stupisco delle *poche* azioni di contestazione (violente e non) che si vedono in giro. I diritti dei lavoratori stanno retrocedendo a quelli che erano negli anni '60-'70, quando sono stati conquistati con battaglie che si svolgevano in climi decisamente molto più tesi del nostro. Noi stiamo perdendo tutte quelle conquiste praticamente senza battere ciglio. Tra il 1980 e il 2000 la ricchezza si è andata concentrando all'80% nelle mani del 10% della popolazione e la forbice sociale si è sempre più allargata... Come fai tu a stupirti del fatto che i disordini *ci siano*?

Authan ha detto...

Mi stupisco che i disordini *ci siano* perché non concepisco che nel 2010 ci sia qualcuno che pensi di risolvere problemi a suon di irruzioni e bastonate. Poi possiamo discutere tutta la vita di come su questo mondo regni l'ingiustizia, ma se non mi segui su questo non credo che si riesca a trovare un punto d'incontro tra noi. Ciao.

Pinguino Volante ha detto...

“Mi stupisco che i disordini ci siano”

Sta tutta qui la tua distanza enorme dalla realtà, che ti permette di condannare, ovvero come ammetti, di non comprendere.
Nessuno, nei commenti, mi pare che stia facendo l’apologia della violenza - nessuno sta cercando di imporre un punto di vista, semmai ti sta offrendo una fotografia dell’esistente: per farti capire un po’ di più e stupire un po’ di meno. Non saranno le condanne ai fischiatori che elimineranno le condizioni che portano alle proteste. Anzi.
Se poi leggessi più attentamente chi commenta, senza paventare un attentato di lesa maestà alla tua persona, forse riusciresti anche a rispondere in termini pertinenti.
Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e dunque termino qui.
Un bravo a Marco.

Authan ha detto...

Non farai l'apologia della violenza, ma la accetti come naturale conseguenza dell'attuale scenario politico-sociale. Una visione foriera, questa sì, di conseguenze drammatiche. Ma che te ne parlo a fare. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Michele Reccanello ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Michele Reccanello ha detto...
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Michele Reccanello ha detto...

@authan

Non so se hai mai letto "un uomo" di Oriana Fallaci...
Non voglio fare apologia della violenza e su quello concordo con te, e non siamo certo ai livelli della dittatura greca (visto che cito il libro della Fallaci), ma quando chi sta sopra non ascolta, fa i propri porci comodi, se la forza delle idee non contano niente e vieni magari spernacchiato come comunista se poni certe questioni, se le elezioni, che vinca il bianco, il rosso o il nero, non cambia mai niente per le persone di un paese e che si aspettano dalla propria classe dirigente una assunzione di responsabilità che mai si vede, perché questa è la situazione di casa nostra da almeno 20-25 anni: che cosa fare infine?

Il paese è soprattutto bloccato perché chi occupa i posti di comando della politica è inamovibile, e non ci possiamo aspettare - sono 18 anni che aspettiamo, dai tempi di mani pulite - che la politica si auto-riformi e con essa anche il paese.

A me sembra - la rivoluzione francese è un esempio - che quando fai bollire la pentola con il coperchio sopra per troppo tempo, alla fine quello salta.

Authan ha detto...

''Che cosa fare infine'' lo chiedo io a te. Stante la situazione pessima che hai descritto, come si procede, con strumenti democratici e non-violenti o antidemocratici e violenti? L'accostamento con la rivoluzione francese non regge, perché la francia all'epoca era una dittatura. In un sistema democratico si fanno manifestazioni, cortei, scioperi, si fa controinformazione. Ma non ci sono bastiglie da prendere.

Marco ha detto...

Mi riallaccio al discorso di Authan.
Si fa presto a dire "democrazia", cos'è una democrazia? Qual'è il confine tra democrazia e non-democrazia?

Considera uno scenario formalmente "democratico" di questo tipo:
*c'è una oligarchia che accentra il potere economico e con esso controlla i principali media e le principali forze politiche (e magari anche sindacali)
* qualsiasi cosa voti di fatto stai sempre dando il potere in mano a quella oligarchia che lo gestirà per accrescerlo
* la partecipazione al voto è conseguentemente bassa e quando c'è è dettata da una speranza destinata a rimanere perennemente disillusa
* la politica è ridotta ad una guerra fasulla tra tifoserie di fazioni che hanno sostanzialmente lo stesso programma (quello che vuole l'oligarchia)

In uno scenario del genere che cosa può fare la popolazione per liberarsi da questa soggezione? Esistono strumenti "democratici" e non violenti per farlo?

Authan ha detto...

Marco, rispondi a questo: a spanne, secondo te, che percentuale di popolazione ritiene di trovarsi nello stato di soggezione da te descritto al punto da ben giudicare l'ipotesi del ricorso a metodi antidemocratici e violenti pur di cambiare le cose? Coloro che ricorrono a tali metodi in nome di chi lo fanno? Attendo risposta, se vuoi. Grazie.

Francesca ha detto...

anche le BR non rappresentavano altri che sè stessi e i loro sbagliati disegni di rivoluzione.
Il clima di larga indignazione che c'è oggi allora non c'era e per crederlo, malgrado tutto il potere del grande illusionista, basterebbe leggere i commenti di certi blog su quotidiani non schierati come La Stampa o il CDS.
Allora, ricorderete, lo slogan di chi voleva far sentire la propria voce ma rifiutava i metodi violenti era: "Nè con lo Stato, né con le BR".

Io sostengo che esprimere un dissenso sia doveroso, ricordando che lo possiamo fare proprio grazie al sistema democratico su cui si basa la nostra società, sistema che, per quanto imperfetto, resta sempre il migliore di quelli possibili per garantire una convivenza civile.

Allora la prossima volta magari invece di tirare lacrimogeni, tiriamo le scarpe addosso a chi non ci piace, gesto che ha assunto una valenza particolare, sicuramente lontanissimo dal voler attentare alla vita di chicchessia.

Marco ha detto...

Caro Authan, non ho problemi a dire che tale percentuale è estremamente minoritaria oggi in italia ma la mia voleva essere una domanda generale, senza la pretesa di descrivere la nostra situazione di oggi.
Tra l'altro soppongo che *in ogni caso* nello scenario che descrivo non ci sia motivo di aspettarsi che una consistente parte della popolazione vede bene la deriva violenta: la guerra civile è tipicamente meno desiderabile di uno stato di sudditanza in cui si riesce comunque a "vivacchiare".