mercoledì 23 giugno 2010

Un prato verde per ricominciare

Oggi due post. Qui sotto Francesca, a parte Authan.

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[Il testo che segue è di Francesca]

I numeri del referendum a Pomigliano d'Arco: 4881 aventi titolo per votare, 4642 schede scrutinate.

Un'affluenza, pertanto, del 95%, che con il 63,4% di voti favorevoli accoglie l'intesa siglata tra due dei tre principali sindacati con l'azienda il 15 giugno.Il plebiscito auspicato in misura almeno dell'80% da Marchionne non c'è stato e la realtà dice che un lavoratore su tre è contrario (solo tra i "deportati" allo stabilimento di Nola, 273 operai, i contrari sono stati la maggioranza, 192).

Ma i patti sono patti e dunque la FIAT ora che la maggioranza degli operai di Pomigliano dichiara di essere disposta a farlo "alle sue condizioni" non deve far altro che mantenere la promessa di realizzare l'investimento per riprotare in Italia la produzione della nuova Panda e porre fine allo stillicidio della CIG in vigore da 2 anni per i quasi 5000 di Pomigliano e riavviare l'indotto.

Il ministro del Lavoro Sacconi dichiara che con questo voto storico, paragonabile al referendum sulla scala mobile, siamo diventati un paese ancor piu' moderno.

Io dico di no!

Per citare Adriano Sofri ieri su Repubblica: I 10 minuti in meno di pausa – su 40 – la mezz'ora di mensa spostata a fine turno, e sopprimibile, lo straordinario triplicato – da 40 a 120 ore – e una turnazione che impedisce di programmare la vita, sono già un costo carissimo. Aggiungervi le limitazioni allo sciopero e il ricatto sui primi tre giorni di malattia è una provocazione o un errore, per chi vuole usare Polonia e Cina per insediare un dispotismo asiatico in fabbrica qui, quando la speranza è che l'anelito alla dignità e alla libertà in fabbrica faccia saltare il dispotismo in Cina.

Per tornare invece a Marchionne, anche se i numeri del referendum lo avessero deluso sarebbe incomprensibile che, avendo vinto sull'accordo, si comportasse come se avesse perso, non potendo ricondurre nell'alveo del consenso la FIOM-CGIL che permane contraria e che comunque non firmerà.

Certo, gli operai hanno dato dimostrazione di grande buona volontà, contro la loro nomea di assenteisti e fannulloni assistiti del Sud. Ma qui non è in gioco solo questo stabilimento. Si tratta di realizzare un progetto che prevede una cesura col passato nel mondo delle relazioni industriali e sindacali, come dice l'articolo di Roberto Mania su Repubblica:

Chiudere Pomigliano per rifondare Pomigliano. Perché c'è un “piano C” che sta prendendo corpo nel quartier generale della Fiat. È un'opzione che supererebbe tutte le sacche di resistenza della Fiom e dei Cobas destinate a riapparire comunque, sotto forma di una persistente microconflittualità, al di là delle dimensioni del sì al referendum. Sarebbe lo strappo definitivo di Sergio Marchionne con l'attuale sistema di relazioni industriali.

Nelle sue linee generali il progetto è già stato buttato giù dai tecnici del Lingotto ed è molto semplice: costituire una nuova società, una newco, sempre controllata da Torino, alla quale sarà la Fiat a conferire le attività produttive di Pomigliano, cioè la fabbricazione della Panda. La Nuova Pomigliano, a quel punto, riassumerebbe, uno per uno, gli oltre cinquemila lavoratori con un nuovo contratto, quello scritto con l'ultimo accordo separato, con i turni di notte, di sabato e domenica; con meno pause, più straordinari e assenteismo ricondotto a livelli fisiologici. Ritmi da ciclo continuo. Ma soprattutto la certezza del rispetto delle nuove regole aziendali. Niente più contratto nazionale, niente più iscrizione della Nuova Pomigliano alla Confindustria. Niente più sindacato, forse. Il prato verde per ricominciare. È lo schema già adottato, per altre ragioni, con l'Alitalia: la bad company e la good company. Una cesura con il passato


Allora l'unica speranza è sempre rivolta agli operai: combattere gli abusi per preservare i diritti.

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(Authan) Talk Talk "New Grass" (1991)



11 commenti:

PaoloVE ha detto...

Buongiorno,
ormai non resta che stare a vedere cosa succederà, posto comunque quanto avevo già insinuato a Francesca, e cioè che io nella testa ho l'idea che si stia provando a ripristinare il tradizionale mutuo soccorso tra governo e Fiat incrinatosi ai tempi delle decisioni irrevocabili su Termini Imerese.

Il percorso che temo sarebbe questo: ratifica dell'accordo (anche se avallato dal referendum con numeri più risicati di quanto ci si attendesse), il governo che, per permettergli di stare in piedi, modifica le leggi che entrano in contrasto con l'accordo stesso (diritto di sciopero, ...) invocando la situazione di emergenza, e, a quel punto, aprendo la porta a quel tipo di contratto, anche formalmente, a tutti, cosa che questo governo auspica.

Per ripagare un assist simile non mi meraviglierei di sentir riparlare di incentivi alla rottamazione da parte dei nostri governanti...

Vero è che con la Newco si potrebbero riassumere solo i dipendenti fidati, ma è un guadagno di breve periodo, mentre SM mi pare abbia una visione un po' più lunga.


Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...


Il ministro del Lavoro Sacconi dichiara che con questo voto storico, paragonabile al referendum sulla scala mobile, siamo diventati un paese ancor piu' moderno.

Io dico di no!


Hai ragione a dire di no.
Chissà perchè Marchionne sull'accordo voleva un plebiscito che non è arrivato...

Non conosco il rapporto tra impiegati e sindacati, ma se come avviene dove lavoro il rapporto è di 3 operai per 1 impiegato Marchionne sa che il risultato che è uscito dalle urne è solo dovuto agli impiegati. Se fosse dipeso solo dagli operai, che quel accordo lo subiranno assai di più degli impiegati il risultato delle urne sarebbe stato un NO e questo Marchionne lo sa bene per questo auspicava il plebiscito perchè voleva dire un accordo condiviso o quasi. Cosi si troverà dei lavoratori in fabbrica sul piede di guerra per ogni cosa.

E questo spiega la mezza delusione dei vertici Fiat.

Il signor Sacconi invece di chiaccherare a vanvera dovrebbe sapere che è inutile demonizzare la FIOM e La CGIL. Se volesse fare qualcosa di buono per il mondo del lavoro, invece di fare la guerra alle mosche, potrebbe cercare di darsi da fare per una riforma sul costo del lavoro che aiuterebbe imprese e lavoratori.

Francesca ha detto...

E, come ha rilevato il grande Barisoni, in tutta questa vicenda spicca per il suo assoluto silenzio il Ministero delle Attività produttive e Svilippo Economico saldamente nelle mani di noi-sappiamo-chi!

Pensare che quando si parlava alla fine dello scorso anno del prossimo spin off di Termini Imerese (2012) e del suo futuro di stabilimento ricovertito industrialmente, l'ex-ministro Scajola dopo un po' di melina annunciava trionfalmente a inizio anno l'esistenza di piu' di una decina di offerte da parte di operatori interessati all'impianto!

PaoloVE ha detto...

E intanto le offerte per termini imerese si sono ridotte a quattro o cinque...

Michele Reccanello ha detto...

Dal blog di beppe grillo segnalo questo commento di un sindacalista del direttivo CISL sulla vicenda di Pomigliano.

PaoloVE ha detto...

Buongiorno,
volevo solo scrivere che sono disgustato dell'"informazione" che Radio 24 sta dando sull'argomento Pomigliano.
Davanti ad un risultato che non soddisfa nessuno e non chiarisce se suussistano o meno le condizioni per andare avanti, il gr24 ha espresso la sua granitica posizione: l'unico responsabile della situazione è un sindacato miope rappresentativo unicamente di 30 - 35 enni che si fanno mantenere dai genitori e non sono disponibili a pensare di rinunciare alla discoteca del sabato sera (sono sostanzialmente le parole di Maugeri di stamattina e non distanti da quanto affermato ieri da Fabi).
Nulla, ma proprio nulla da eccepire sull'atteggiamento di Fiat. Non ho sentito Barisoni nè Giannino, ma da quest'ultimo non mi aspetto una analisi molto più favorevole a chi avversa l'"offerta" di Fiat.
Che la posizione di Confindustria, editore di Radio 24, non potesse che essere a favore di Fiat era ovvio e poteve starci anche molto ampiamente, ma se da quella parte c'è questa idea dei lavoratori (oppure questa intenzione di screditarli) è ancora una volta evidente che non sono mai esistiti margini di trattativa, nemmeno minimi.

E io questo lo chiamo ricatto.

Da parter mia credo che nel 36% di no, oltre agli incoscienti bamboccioni descritti da Maugeri, vi fossero anche lavoratori corretti che non ritengono giusto pagare per colpe di assenteisti e lavativi e persone che, a conti fatti, ritengono legittimamente di non aver nulla da perdere a fronte di un contratto capestro.

E credo che nel 64% di si, oltre ai lavoratori responsabili che non vedono l'ora di aprire una nuova radiosa era nelle relazioni sindacali vi sia anche chi accetta obtorto collo un contratto capestro perchè deve mangiare (è quello che normalmente succede, nel silenzio dei sindacati, ai lavoratori precari in condizioni assimilabili a quelle proposte: la vita dei precari, come previsto, sta arrivando anche per i dipendenti TI, chissà quanto impiegheranno a capirlo) e chi, non lavorando alla catena ma in un più comodo ufficio ed essendo interessato solo marginalmente dai sacrifici, accetta perchè per lui e solo per lui non si tratta di un gran problema.

Ma aggiungere queste categorie alla ottusa analisi fatta da Radio 24 darebbe all'accordo una luce un po' meno sfavillante.

Saluti

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

A me ha fatto schifo (ma non potevo aspettarmi diversamente) il commento della marcegaglia che c'è un sindacato che non capisce.

Comunque di errori ne sono stati fatti dai sindacati negli ultimi anni ma stiamo veramente tornando ad un epoca pre-industriale in cui le persone erano solo considerate solo braccia da lavoro, e solo perchè ormai tutti i lavoratori sono ricattabili vista la scarsità di lavoro che c'è e quindi o mangiare la minestra o saltare dalla finestra.

PaoloVE ha detto...

@ MR:

ti dirò, ho trovato la Marcegaglia più equilibrata di Maugeri: è legittimo che sostenga che Fiom e CGIL abbiano torto e non capiscano, avendone motivi (e sicuramente ce ne sono, in questo caso) ed essendo di parte, ma che un organo di informazione stravolga così brutalmente la realtà...

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Michele Reccanello ha detto...

@Paolo

Vero quello che sostieni. E' anche vero che l'accordo è stato votato dai lavoratori non dalla fiom, ed è legittimo che esprima anch'essa le sue posizioni.

Non hai l'impressione che B. e Sacconi stiano facendo di tutto per isolare la CGIL e umiliarla? Io sono convinto che gli accordi anche con CGIL possono essere fatti, ma fà comodo a confindustria e governo sostenere che è che qualsiasi cosa che gli proponi è sempre NO, e cosi giustificano la loro arroganza nei confronti dei lavoratori.
Ad esempio perchè i lor signori quando ci sono casi come INNSE e altri casi eclatanti non si pronunciano mai?

Un pò comodo dare solo il randello in testa al prossimo ma mai farsi un esamino di coscienza...

Saluti

PaoloVE ha detto...

Vorrei ben vedere che SB non abbia il dente avvelenato con la CGIL: è rimasta l'unica opposizione a sinistra...

Ciao

Paolo