mercoledì 16 giugno 2010

Col coltello alla gola

Ennesimo doppio post di questo piccolo blog. Ringraziate (san) Paolo che mi manda un sacco di ottimi pezzi tra cui quello qui sotto (a parte invece il mio articolo).

A proposito, approfitto di questa premessa per invitare ancora una volta tutti quanti a proporsi come articolisti (tenendo conto che questo non è un blog di satira; bisogna presentare un argomento, elaborare un'analisi, ed arrivare ad una conclusione). Coraggio, scegliere un tema e scrivere.

La parola a Paolo. Buona lettura.

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[Il testo da qui in giù è di Paolo]

Buongiorno,
questo non vuole essere un post, ma un post-it, una nota sulla situazione che si è creata attorno allo stabilimento Fiat di Pomigliano e sui tanti dubbi che mi solleva.

Fiat, dopo aver confermato l'intenzione di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese, sembra aver aperto alla possibilità di riportare in Italia, a Pomigliano, alcune produzioni precedentemente effettuate nello stabilimento polacco di Tichy, investendovi anche grosse cifre nell'ammodernamento degli impianti.

Il tutto viene subordinato dalla ditta all'accettazione da parte dei sindacati di alcune condizioni di garanzia, alcune delle quali particolarmente pesanti, al punto di apparire illegittime. Non sembrano esservi problemi nel riconoscere la necessità di una molto ampia flessibilità nell'orario, ma i problemi emergono in alcune norme / clausole che limiterebbero la possibilità di scioperare o ammalarsi (queste ultime in uso presso la PA).

E la proposta è del tipo prendere o lasciare, o così o la fabbrica torna in Polonia e Pomigliano chiuderà come Termini Imprese.

Ho purtroppo trovato scontato il replicarsi della spaccatura tra CGIL da un lato e CISL e UIL dall'altro, con le ultime due che, pensando alla possibilità di potenziare gli stabilimenti, sottoscrivono l'accordo.

E trovo altrettanto scontate le posizioni di Schifani e della Marcegaglia, che vedono nella CGIL l'unico responsabile del potenziale fallimento della trattativa. Ma, nella mia perplessità sulla situazione, mi rimangono alcune domande nella testa.

Ha senso (beninteso per entrambe le parti) trattare in questo modo, con il coltello alla gola? Ha senso anche solo parlare di trattativa in queste condizioni?

E dove sono finiti gli economisti che (quando l'economia andava sufficientemente bene) tuonavano contro la cogestione delle aziende da parte di imprenditori e sindacati? Contro la concertazione?

Caro Oscar Giannino (che invoco in qualità di recente quasi co-conduttore della Zanzara), non eri tu che sostenevi che gli imprenditori devono fare gli imprenditori e gli operai devono fare gli operai? Sostenendo che, contro l'evidenza di molti modelli tedeschi, la cogestione aziendale è un modello sbagliato? Perché adesso scrivi che Pomigliano sarebbe una svolta storica positiva, perché “oggi anche i sindacati – tranne, finora, la Cgil – condividono con l'azienda la sfida, e accettano di definire insieme nuove regole per innalzare la produttività”?

Mi sono forse perso, Giannino, l'ammissione che quanto pomposamente sostenevi era un enorme mucchio di cazzate? O è un enorme cazzata quanto altrettanto pomposamente sostieni adesso? Cos'è cambiato tra le due posizioni? Il fatto che prima si volevano condividere anche i profitti ed adesso solo le perdite? Oppure la cogestione che piace è solo quella che si pratica con il coltello alla gola della controparte?

Saluti

Paolo

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(Paolo) Paolo Conte, "La Topolino amaranto" (1975)




Se le lascio sciolta un po' la briglia
Mi sembra un'Aprilia
E rivali non ha...

23 commenti:

Clem ha detto...

Sono l'unico che non capisce il perché dell'accanimento su questa 'notizia'?
Perché l'industria dell'auto italiana è un simbolo? Se è questo il motivo chiedo scusa e torno a lavorare sul mio fido Olivetti. :D

Francesca ha detto...

Molti complimenti per il post.

Il problema, caro Paolo, è che l’azienda che deve decidere dove investire considerevolmente per la produzione, sa di avere potere contrattuale solo PRIMA di compiere la scelta, e quindi, solo in questa fase, di poter dettare le proprie condizioni poiché, una volta realizzato l’investimento, si tratterà di una scelta IRREVERSIBILE e sarà quindi la controparte a poter dettare a sua volta le proprie condizioni.

Ecco spiegato perché l’azienda in questa situazione chieda, o per meglio dire, esiga puntando il coltello alla gola, delle garanzie ed assicurazioni che i patti sottoscritti prima di realizzare l’investimento verranno poi rispettati inderogabilmente.

Marchionne non vuole rischiare e quindi pretende l’accordo unanime.
Perché se anche un solo sindacato non firmasse, questo avrebbe poi mano libera nel rinegoziare un accordo che impone turni molto pesanti. E quindi la Fiat impone clausole che limitino il ricorso allo sciopero degli straordinari una volta realizzato l´investimento.

Il problema non si porrebbe se avessimo una legge sulle rappresentanze che vincola i lavoratori al rispetto degli impegni presi dai loro rappresentanti, liberamente eletti, che rispondono regolarmente del loro operato di fronte ai lavoratori. Se questi rappresentanti non riescono a trovare un accordo tra di loro, come in questo caso, sono i lavoratori a doversi esprimere con gli strumenti della democrazia diretta, mediante un referendum che vincoli poi tutti al rispetto delle volontà della maggioranza.

Dopo i due anni trascorsi di CIG, credo che il referendum del 22 farà passare l’accettazione delle condizioni ricattatorie non trattabili di FIAT. E la FIOM si uniformerà.
Ci sono in ballo troppi posti di lavoro, in un territorio pronto ad arruolare sempre nuove forze tra le organizzazioni criminali.

Sarebbe devastante.

PaoloVE ha detto...

@ Clem:

perchè la Fiat è ancora la più grande industria manifatturiera italiana. E una delle poche ad operare ancora con logiche di investimenti di lungo periodo. Il che in Italia significa moltissimo.

@ Francesca:

rileggendo il post mi sembra di leggere una posizione che in realtà non ho. Epidermicamente direi che la FIOM, nel'attuale situazione, sta sbagliando.
Ma quello che considero l'errore più grosso è proprio il metodo: il ricatto di oggi sarà la giustificazione della ritorsione di domani. Penso si possa fare di meglio da e per entrambe le parti: tirare delle gran bastonate quando si è i più forti non ci impedisce di prenderne di altrettanto forti quando si è in condizioni di debolezza. Ma non è detto che ci si debba bastonare. Mi illudevo che Marchionne fosse in grado di impostare in maniera meno muscolare questa trattativa e che il mondo sindacale sarebbe stato in grado di cogliere l'occasione per dare una dimostrazione di maturità.

Così non è stato, da cui il tono del post.

Saluti

Paolo

francesco.caroselli ha detto...

PaoloVe mi puoi spiegare le posizioni Gianino "progressista"?
Leggendo mi è parso di capire questo..
sbaglio?

Michele Reccanello ha detto...

@Clem

Il perchè potrei dirtelo io anche se non credo che la risposta ti potra soddisfare:
Le aziende che operano nel campo automobilistico tipo Fiat, Renault, Lombardini motori, VW, BMV, Piaggio (io lavoro lì)... sono aziende che impiegano molta manodopera per i montaggi e tutti i passaggi della produzione di un veicolo o parte di esso. Installare un impianto di produzione di veicoli richiede un sacco di manodopera e quindi sono un sacco di posti di lavoro.

Non conosco (me ne sono disinteressato volutamente)i dettagli dell'accordo Fiat-Sindacati, ma credo in questo caso, che la condizione posta per il rientro della produzione a Pomigliano d'Arco della Panda implica nessuna (o quasi) nuova assunzione di personale, quindi giocoforza, per sostenere una produzione maggiore chi lavora nello stabilimento avrà un carico di lavoro maggiorato. Ed è questo credo alla base del solito accordo separato in cui da una parte c'è la Fiom e dall'altra le altre sigle sindacali.

Francesca ha detto...

@ PaoloVE

la FIOM con il suo NO, vuole proprio respingere l'idea di dover cedere al ricatto, ammettendo di essere in rapporto di forza subalterno, perchè le condizioni (di bisogno) sono date.

Che altro dovrebbe fare?

Imporre disperatamente una posizione che gli operai stessi potrebbero non condividere (sentite le interviste da Pomigliano a Focus Economia ieri?).
Che si esprimano loro stessi dunque, mettendo a nudo consapevolmente tutta la loro vulnerabilità per il futuro che riproporrà di certo il dilemma in un altro momento e in un altra azienda, visto che ormai è una strada tracciata.

PaoloVE ha detto...

@ FC:

sono molto prevenuto nei confronti di Giannino: mi pare che sia sempre troppo strumentalmente schierato da una parte.

E' lecito sostenere che non debba esserci alcuna forma di eterodirezione aziendale (sarebbe bene avere degli argomenti per farlo), come faceva Giannino anni fa, quando il sindacato sembrava potesse rivendicarla. Ma se lo hai fatto non puoi adesso esaltare il momento storico in cui azienda e sindacato concordano l'attività di un nuovo impianto, senza dire perchè prima sbagliavi.

Saluti

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

Mi ha colpito questo commento sul blog di giannino:


Chissa coma se la caverebbe ,( tolto i cangianti panni firmati che indossa sempre e il bastone liberty ), con una tuta blu e messo in catena di montaggio per 18 turni fino a 70 anni??
Quando serve gli togliamo la pausa turno perchè la produttività ha precedenza , e quando deve fare il rappresentante di lista lo impediamo perche fiat non lo permette , oppure se si ammala non gli paghiamo la mutua e se magari organizza uno sciopero lo sanzioniamo , daltronde dobbia competere con la Cina!!
Tanto tutti & tutto è una “finta” la a Pomigliano.
E poi dico: cosa serve il sindacato se la pregiudiziale è “o così o si chiude e si va in Polonia”??
Se si accetta tutto perchè altrimenti si va in Polonia , il “lavoro” dei sindacati non serve a questa stregua.!Quindi non capisco perchè Giannino invochi i sindacati ! Dal suo punto di vista , io li eliminerei così accelleriamo tutto quel che serve per il Paese.

Certo , in un Paese democratico esistono leggi di “convivenza” le quali devono neccessariamente rispettare la DIGNITA’ delle persone che ne sono parte integrante , ma questo è un piccolo dettaglio da cui bisogna stare lontano.
Ho letto che nell’accordo c’è un paragrafo “RISTRUTTURAZIONE” & “CIGS” “riequilibrio di rapporti e di processi”….potrei anche sbagliarmi , ma non stiamo parlando di LICENZIAMENTI??
No perchè , se prima l’accordo si fa per salvare 5000 posti , questa cosa mi suona in un modo diverso da quello descritto!
E poi, sull’”Assenteismo Anomalo” penso: se l’azienda è così sicura dei lazzaroni che si mettono in mutua, che attui quello che il CCNL le consente: Richiedere l’ispezione a domicilio , e richiedere l’indagine sul medico che firma icertificati medici ,…si configura normale un’azione di questo genere o ai fini strumentali serve a poco??

Credo Pomigliano , come del resto Ternimi Imerese non hanno in se caratteristiche di progetto industriale che consenta un futuro tranquillo; si certo i numeri , gli investimenti l’amministratore delegato in pullover blu ,… ma se la prospettiva è che fiat “dovrebbe2 farcela senza aiuto dello Stato , mi consenta ma mica ci scommetterei 2 € !!

Bene , meno male che a parlare “forse” saranno i lavoratori , sempre se sarà consentito un Referendum aperto a TUTTI , e non ai soli iscritti delle organizzazioni firmatarie.

credo di non aver offeso nessuno e spero di non essere censurato dagli amministratori del blog.
Ho espresso delle considerazioni senza la pretesa che esse siano condivise.
grazie

Michele Reccanello ha detto...

e per completezza la replica di Giannino ad Andrea:

@Andrea: no, ci mancherebbe, non ha offeso nessuno e noi non censuriamo proprio nessuno a meno che appunto ci siano insulti, la rete serve a discutere e capisco bene che la reazione possa essere come la sua. anche perché io proprio e per primo, non posso essere sospettato di filo-fiattismo, dopo che per anni l’ho criticata con non pochi problemi nei giornali in cui scrivevo, quando ero dipendente e prima di mettermi in proprio, esattamente avendo capito che in materia di economia e finanza semplicemente in italia il girnalismo indipendente o te lo fai da solo, o non puoi pretendere di esercitarlo su giornali come i nostri!
due sole osservazioni, dunque:
-non si tratta di accettare paghe brasiliane o polacche, perché in quel caso avrebbe ragione, ma di elevare la produttività come in altri impianti anche italiani della stessa azienda;
-in Germania 6 e 5 anni fa – lì il CCNL non è totemico come da noi, i sindacato dei metalmeccanici trattano in ogni grande azienda – si pose un problema analogo, e da VW a tanti altri gruppi il sindacato accettò addirittura di lavorare dio più a paga identica, pur di difendere gli stabilimenti e innalzare la produttività e abbassare il CLUP, col risultato dell’enorme incremento di attivo commerciale manifatturiero tedesco….. perchè da noi non si può fare?
- temo che la minaccia della chiusura, per quanto ricattatoria possa sembrare e di fatto sia, dipenda anche dal fatto che altrimenti, in Italia, sempre si dice “ma tanto questi che fanno, mica fanno sul serio, dunque mettiamoci per traverso e aspettiamo”…. è vero o no, che è sempre andata così?
- proprio perché c’è il referendum, aperto a tutti i lavoratori, perché mettersi di traverso e non affidarsi a loro? l’anno scorso alla Piaggio la FIOM disse no, ma dopo il sì tra i lavoratori prese atto e si allineò. credo che potrebbe andare così anche questa volta, senza traumi. e naturalmente non mi nascondo che, sotto la minaccia di chiusura, il voto sia molto emotivamente condizionato…

Michele Reccanello ha detto...

Questo articolo cerca di far capire che cosa succederà se passerà l'accordo su Pomigliano.

PaoloVE ha detto...

@ MR:

Giannino invita a seguire l'esempio dei metalmeccanici tedeschi. Credo che per il loro stipendio, potere d'acquisto e welfare in Italia si accetterebbe di lavorare 60 ore alla settimana, altro che menate sugli straordinari. Ma Giannino non lo dice e fa finta che situazioni assolutamente non confrontabili siano le stesse. Però non invita gli imprenditori italiani ad accordare stipendi tedeschi, chissà perchè.
E fa finta che, con il coltello alla gola, il voto sia "emotivamente condizionato". Proprio come il cassiere è "emotivamente condizionato" da un rapinatore che gli spiana la pistola sotto il naso.

Probabilmente non sono io ad essere prevenuto nei confronti di Giannino, ma è lui ad essere in malafede.

Saluti

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

@PaoloVe

Per questo mi ha colpito il commento
e quando dice tolto i cangianti panni firmati che indossa sempre e il bastone liberty credo che tu abbia capito che si riferisce proprio a Giannino.

PS Ho postato un commento nel suo blog sono in attesa di vedere se lo pubblica e se c'è la replica.

Michele Reccanello ha detto...

@Paolo
Poi ora che ci penso, visto che Giannino, giustamente, ammira i tedeschi, e credo che sappia altrettanto bene che sono la massima espressione della social-democrazia. Da quel che so i sindacati tedeschi sono assai più considerati dalla politica rispetto alla nostra triade e spesso hanno voce in capitolo nella gestione aziendale, tanto che (spero di non errare) ci sono rappresentanti sindacali che siedono anche ai vertici delle aziende.
...
Proprio come succede noi! :-((

Ci sarebbe anche da argomentare sulla qualità del nostro sindacalismo, ma lasciamo stare.

Francesca ha detto...

Anche uno pratico di sindacato come Cofferati ha dichiarato che ci vuole la legge sulle rappresentanze sindacali, esattamente come ha scritto ieri Tito Boeri.

Francesca ha detto...

@ Mike

Gli operai tedeschi della WV per le paghe del neo-rinnovato CCNL UNIONMECCANICA non si alzerebbero nemmeno dal letto la mattina!

Per il V livello (il mio):

Questo mese c'è la prima tranche di aumenti per il periodo giugno 2010-maggio 2013 = 122 euri lordi in 4 erogazioni.

E poi, UNA TANTUM di ben 116 euri in due tranches, giugno e settembre 2010.

Per finire, sempre a giugno 2010 erogazione di un elemento perequativo, pari a 260
euro, per i lavoratori che abbiano percepito un trattamento retributivo composto
esclusivamente da importi retributivi fissati dal CCNL e privi di contrattazione di secondo livello con contenuti economici.

E non immaginate nemmeno quale sia la favolosa cifra della base contrattuale del V livello!

PaoloVE ha detto...

Una cosa sulla quale mi piacerebbe si ragionasse è la sproporzione tra il costo della manodopera ed il suo valore nel caso in questione.

Avevo trovato informazioni che stimano nel 5,5 - 6% l'incidenza dei costi di manodopera nella realizzazione di un autoveicolo.
L'articolo che MR ha postato alle 17.51 fa vedere come i sacrifici richiesti comportino un innalzamento della produzione (e potenzialmente degli utili) di circa il 2 - 2,5%.
Entrambe i dati sarebbero da modificare, ma se fossero buoni evidenzierebbero che la manodopera, pur costando complessivamente poco nel processo produttivo è la leva principale della produzione di reddito. Trovatemi un altro fattore che incidendo così poco sul costo finale (in fondo, nella trattativa si sta parlando di rivedere i costi della manodopera per percentuali inferiori al 10% del suo costo, quindi per meno dello 0,6% del costo finale, pur considerando sacrifici molto pesanti per gli operai) incida invece così tanto sugli utili (4 volte tanto). A chi non piacerebbe un investimento con leva 4?

Saluti

Paolo

Antonio ha detto...

mi ero ripromesso di non ascoltare più la zanzara e di leggere solo il blog...non sopporto davvero più la disinformazione continua e non sopporto da sempre chi spara al pianista. io sono un sindacalista cosidetto riformista, piccolo, di provincia, e seguo il settore precario per eccellenza: l'edilizia. i lavoratori delle costruzioni sono precari, pagati relativamente il giusto, vivono condizioni lavorative di ricatto permanente e chi più ne ha ne metta. ma...c'è un ma... il sistema contrattuale garantisce tutti perchè gli enti bilaterali sono strumento di garanzia contrattuale, sono il luogo dove sindacato (lavoratori) e padroni si sporcano le mani insieme per garantire la soppravvivenza del settore e dei suoi occupati. per questo motivo e non per astratti principi si garantisce tutela salariale e normativa ai 2.500.000 muratori. si signori...la compartecipazione, attraverso il contratto, consente questo. se il sindacato cede l'unico strumento che consente ai lavoratori di avere quasi pari dignità con l'azienda si consegna agli operai un coltello ma dalla parte delle lama, questo è il problema. detto tutto ciò, mi lascia perplesso che anche epifani esorti la fiom firmare. la lenta ma inesorabile limatura ai diritti fondamentali, costituzionali, fatta in nome del lavoro, ha prodotto danni irrecuperabili...allora, da socialista riformistami chiedo: è la fiom che va contromano in autostrada o siamo noi i pazzi a cui va ritirata la patente???

PaoloVE ha detto...

@ antonio:

mi fa piacere vedere che anche nel sindacato c'è chi condivide i miei dubbi.

Al di là delle esperienze all'estero, anche in Italia il sindacato ha dmostrato di poter contribuire alla gestione aziendale in maniera più che adeguata. Senza il sindacato (che si è sostituito agli imprenditori) realtà come la Innse o la birreria Pedavena sarebbero chiuse.

Probabilmente è il caso di rifare il punto su chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo prima di riprendere la marcia...

Saluti

Paolo

Francesca ha detto...

@ PaoloVE

a proposito di vertenze e operai arrampicati....

Mi son distratta io, o non si sono avute notizie dopo l'incontro tenutosi martedi 15/06 al Ministero dello Sviluppo Economico (interim di Berlo da qualche mese) sulla vertenza VINYLS di Porto Torres?

Io ho trovato solo questo:

http://www.sassarinotizie.com/articolo-829-e_il_giorno_del_nuovo_bando_vinyls_l_incontro_a_roma_al_ministero.aspx

Forse Luca Telese-Carlomagno c'era ma non lo hanno mandato in onda!

Paolo Venexian hai notizie da Porto Marghera??

Antonio ha detto...

@ PaoloVe

chi, come me, ha studiato gli scritti di Pastore, le analisi lucide di Lama,Carniti e Benvenuto o più semplicemente ha fatto,come me, anche l'operaio ha ben chiaro nella testa che i ruggenti anni '70-'80 sono finiti e non torneranno più. chi come me non ha dimenticato i racconti dei nonni sulla resistenza e sul dopoguerra sa che ciò che hai conquistato con lacrime e sangue non lo cedi facilmente. il vero problema del sindacato è che purtroppo è diventato lo specchio del paese. pragmaticamente rincorriamo ogni str....ta del pdc e accoliti, pragmaticamente rosicchiamo un pezzo di statuto dei lavori, pragmaticamente imbavagliamo pm e stampa, pragmaticamente e allegramente fingiamo di essere ricchi, etc etc etc. nel nome del pragmatismo e realismo politico stiamo digerendo tutto. ci deve essere un punto in cui "pragmaticamente" ci fermiamo. concordo con te...l'asticella deve essere rialzata, non può essere messo in discussione l'intero impianto sociale del paese. ci vogliono scelte coraggiose, bisogna davvero rimboccarsi tutti le maniche. ma tutti vuol dire tutti...ognuno deve mettere quello che ha o che è capace di dare. non c'è scampo e soppravvivenza nell'individualismo. solo scelte collettive salvano le nazioni e i popoli. diversamente e molto pragmaticamente non ci resta che ungere per bene il nostro sacro deretano sperando di soffrire il meno possibile.
p.s. mi scuso per la conclusione ma non mi veniva proprio un francesismo

Michele Reccanello ha detto...

@antonio

Francesismo che non ti viene a parte concordo con te in pieno.

Francesca ha detto...

I dieci passi dell’operaio Gigi
di Luca Telese
18/06/2010
E’ vero, ne abbiamo scritto anche noi, del “World class Manufacturing”, ma – lo ammettiamo – non riusciamo ad esser rapiti dall’estasi come Il Sole 24 ore riottiano, che brilla di entusiasmo, ogni volta che tratta di cottimo. E’ un peccato che i recalcitranti operai di Pomigliano non leggano il quotidiano di Confindustria, altrimenti scoprirebbero – attraverso la pedagogica penna dell’ottimo Paolo Bricco – le straordinarie potenzialità del nuovo accordo, spiegate con dovizia di dettagli, chiarezza espositiva e piglio avvincente. Prendete questo attacco folgorante: “Alla Fiat di Pomigliano, con l’applicazione congiunta del World class manufacturing e del sistema Ergo-Uas, tutte le volte che prenderà un componente per montarlo sulla nuova Panda, l’operaio Gigi non dovrà fare più di 10 passi”. Capito Gigi? “A Stoccarda -prosegue Bricco – l’applicazione di questi principi è stata così coerente con la rigidità dello spirito tedesco che, di passi, il suo collega Hans non ne fa più di 3”. Ma, avverte con simpatico paternalismo il Sole, “Hans Non è più bravo di Gigi”. No, perbacco. “Semplicemente il Word, class Manufacturing, declinazione occidentalizzata dei principi del toyotismo, si adatta in maniera plastica agli ambienti e alle fabbriche a cui viene applicato”. Che bello. Marchionne ha scelto questo sistema anche per Pomigliano “e – prosegue rapito il Sole – la riduzione degli spazi permetterà all’operaio Gigi, per alcune operazioni, di non muoversi da una parte all’altra, ma di torcere semplicemente il busto”. Praticamente un passeggiata: “il rischio di procurarsi un malanno per la ripetitività dei movimenti dovrebbe ridursi della metà”. Il bello è che, spiega ancora “il Sole”, gli operai di Pomigliano non capiscono a quale fortuna stiano andando incontro: “Gigi non lo sa ancora – spiega pazientemente Bricco – ma secondo la letteratura economica dovrebbe ridurre fino a un massimo del 57% i tempi delle sue operazioni di montaggio”. Poi “il Sole” si commuove sull’esempio tedesco: “Le strategie sono eseguite con precisione quasi religiosa dall’operaio Hans”. Chissà perché il quotidiano di Don Riotta si dimentica di dire che, con l’accordo, l’operaio Gigi perderà i cosiddetti “fattori di recupero e riposo”. Prima, cioé, doveva essere produttivo “solo” il 90% del suo tempo. Ora il 100%. Se gli cade un bullone e si china a raccoglierlo, anche se religiosamente, va fuori tempo. Fiat voluntas Dei. Amen.

Francesca ha detto...

La lettera dei lavoratori di Tychy ai colleghi di Pomigliano
La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d'Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia. (...)

(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d'Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La Fiat ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la Fiom resiste)

"La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d'Europa e non sono ammesse rimostranze all'amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)

A un certo punto verso la fine dell'anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L'anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.

Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo 'Giorno di Protesta' dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l'anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?

Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.

In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla Fiat che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.

E' chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.

Per noi non c'è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l'azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.

Lavoratori, è ora di cambiare."


Originale in inglese

in data:19/06/2010