giovedì 29 aprile 2010

Danzando sul ciglio del burrone

Oggi due articoli. Qui sotto un super post di Paolo, a parte Authan.

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Buongiorno,
secondo me ieri Giuseppe ruciani ha perso l'occasione di fare una trasmissione di vero interesse sulla crisi finanziaria europea, magari partendo dalla domanda semplicistica “Secondo voi la Germania fa bene a negare gli aiuti necessari ad evitare il default della Grecia? Se voi foste cittadini tedesci, cosa preferireste?” (èvero che per i temi economici c'è la trasmissione di Sebastiano Barisoni, ma questa non prevede il microfono aperto con gli ascoltatori).

Perché in questo momento ritirare fuori in trasmissione Alfredo Milioni e gli sgarbi tra Fini e Berlusconi è come guardarsi l'ombelico mentre si danza (sirtaki, fado, giga, flamenco, valzer e taranta) sul ciglio di un burrone, invece di guardare dove si mettono i piedi.

Tanti nodi stanno venendo al pettine tutti insieme, ma sembra che i politici europei non vogliano rendersi conto della gravità della situazione ed assumersi le proprie responsabilità rimuovendo le cause del disastro che si sta profilando.

L'errore storico più grosso sinora compiuto è di non aver voluto sviluppare l'Europa anche come reale unità politica, sacrificando ad interessi locali di breve termine quelli generali di lungo periodo.

Ed è, per certi aspetti, l'errore che sta facendo la Merkel, che sinora sembra aver guardato unicamente agli esiti delle imminenti elezioni regionali per il proprio partito, invece che al futuro del continente, ed è l'errore che continuano a fare tutti gli stati nazionali europei rifiutandosi di sottoporre i propri conti ad un serio controllo (ad esempio tutti gli stati stanno “occultando” una parte del proprio debito pubblico nelle S.p.a. statali. Quanto? Non è dato sapere, e questa opacità diventa uno strumento di semplice utilizzo per alterare i conti).

E così l'Europa è diventata il paradiso di finanzieri che possono spostare capitali senza problemi né costi da un punto all'altro del continente e delle imprese che possono vendere ovunque i loro prodotti ed attingere a basi sempre più ampie di lavoratori a basso costo e delocalizzare dove le condizioni socioeconomiche siano più convenienti.

Ma la politica ha rinunciato a tutelare gli abitanti del continente, cosa per la quale sarebbe stato necessario sviluppare reali politiche comuni e sistemi fiscali e di welfare compatibili se non sovranazionali.

E questa cosa non sembra essere cosa compresa dai nostri politici, se fino all'altroieri (metaforico) si è cercato di cooptare in Europa la Turchia e se ieri (si, proprio ieri) Frattini cercava di avvicinarvi anche Serbia e Kosovo.

Vi pare che una realtà in cui convivono stati tra loro apertamente ostili, anche militarmente, come Grecia e Tuchia, Serbia e Kosovo o totalmente aliene come Germani e Romania possa sviluppare una politica comune e tutelare i propri abitanti? E sulla base di quali interessi comuni?

Un secondo errore, più recente, è stato quello compiuto salvando un anno fa il sistema finanziario com'era, senza imporre serie regolamentazioni, limiti, paletti e pene. E così gli speculatori adesso stanno ringraziando del salvataggio accordandosi benefit e programmando di spolparsi un po' di stati uno alla volta, a partire dai più deboli e ben sapendo che ogni volta che hanno successo, invece di placare la loro voracità bulimica, diventano di volta in volta più forti ed efficaci per l'assalto successivo. E' inutile girarci intorno: in una realtà dove è facile spostare capitali enormi senza controllo, la speculazione è il male assoluto, e come tale va trattato. L'Europa farà bene a prenderne atto velocemente.

Infine un terzo errore è quello di cullare l'illusione di salvarsi da soli, perché il problema riguarda gli altri. Perché qui non si parla “solo” del possibile default dei PIGS, né dei PIIGS, né dei PIIGS + Austria, ma dell'abbandono e del crollo dell'Europa. Ogni stato che cade peggiora le condizioni finanziarie degli altri stati e rafforza quelle degli speculatori. Ogni volta che nel branco viene sbranato il più debole la tigre si rinforza, il branco si indebolisce e il posto del più debole viene preso da qualcun altro. E' ora di adottare la logica del too strong to be afforded: bisogna diventare più grossi, coesi e cattivi degli speculatori. Magari rinunciando a determinati aspetti delle nostre sovranità nazionali per delegarli in Europa. Magari tornando agli ideali primigenei di Europa da intendersi come Stato e non solo come mercato che si sono nel tempo abbandonati, con tutte le conseguenze del caso.

Saluti

Paolo

PS. Contributo multimediale: qualche sirtaki dal film "Zorba il greco".

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(Authan) Eccoti accontentato :-)



22 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Post interessante e di ordini di grandezza superiore al livello de la Zanzara.

Inutile dire che, per quel poco che posso saperne, concordo con Paolo.

Tommaso

Michele Reccanello ha detto...

sono d'accordo con Tommaso. Guardate qui il governo che non mette le mani in tasca agli italiani.

Francesca ha detto...

Complimentoni a PaoloVE per il dotto post, preparato con dovizia e con la premura di renderlo ben comprensibile.
Lo stampo e lo tengo qui sulla scrivania da meditare pensando a come prepararmi a fronteggiare gli eventi!

l'argomento CRISI, è il piu' classico degli off topic per come intende Cruciani la sua trasmissione. Uno spazio di non-approfondimento.
Figuriamoci se parla della Grecia che è dal culo (come dicono i torinesi) o del sempre meno improbabile effetto domino che si scatenerà travolgendo anche il nostro Paese.
Per tali argomenti ci sono altri spazi a Radio24 e francamente....

Viola ha detto...

Caro Paolo VE

grazie per la lettura interessante.
Il nostro giornalista preferito dice di non fare un programma di approfondimento, quindi non parla della Grecia nè di altri argomenti interessanti quanto quelli che hai proposto.

Vebbè, per qualche giorno parlerà di Fini, Bocchino, Feltri. E' come Beautiful: puoi guardare una puntata ogni tanto e scoprire che non ti sei persa niente (quoto mia madre ;-) )

PaoloVE ha detto...

@ Francesca:

grazie dei complimenti. Sono tutto orgoglione!

Credo e spero che si sia ancora in tempo per evitare il disastro, ma bisogna che ci si muova, perchè ogni incertezza alza il prezzo e rende tutto più difficile.

E bisogna che, una volta per tutte, i problemi vengano il più possibile prevenuti e non solo tamponati.

Creare l'UE e l'Euro a partire agli stati nazionali è stato come truccare pesantemente il motore di una macchina, senza adeguare i freni. Si corre molto più veloci, ma prima o poi ci si schianta.

Lasciare che Soros e i suoi amici gestiscano qualcosa più di un bancomat è come mollare un maniaco sessuale in collegio femminile. Permettere un uso "allo scoperto" di vendite di titoli, futures e cds è come consegnargli le chiavi delle camere.

Non rendere minimamente omogenei sistemi fiscali e di welfare è come smantellare alla base l'idea di comunità (per anni la crescita della tigre celtica irlandese si è basata su una fiscalità di estremo favore per le aziende straniere che vi aprivano. E che chiudevano nel resto dell'UE. L'Irlanda ci ha guadagnato, ma complessivamente l'Europa ci ha perso e ci perde. E'il paradosso dello scroccone: mi conviene esserlo solo se lo faccio solo io, perchè se lo fanno tutti il sistema non sta in piedi.)

In sintesi è ora che si smetta di pensare che la politica europea è una politica meno importante di quella nazionale, e che i politici europei indulgano un po' meno in comportamenti demagogici e pensino un po' più alle conseguenze dei loro atti, sul lungo periodo e su un piano generale.

Saluti

Paolo

Francesca ha detto...

Della politica UE al nostro conduttore preferito interessa unicamente per fare un po' di cabaret parlando di come gli europarlamentari raggiungono le sedi del Parlamento Europeo!!

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/04/18/de-magistris-sonia-alfano-e-i-voli-de-luxe/

Francesca ha detto...

Lo sa caro Cruciani che la minaccia di contagio dalla Grecia allarma anche Mr. Jean Claude Trichet?
Egli pero' si è detto fiducioso sull'esito dei colloqui tra Ue, Bce, Fmi e il Paese affacciato sul Mediterraneo, di modo che il patto di stabilità della zona euro vada ad essere rafforzato ampliando la sorveglianza tra i paesi e di come ci sia bisogno di un senso di direzione che guidi nelle gestione di questi eventi turbolenti.

Nella sua nutrita rubrica telefonica, il numero di Trichet non ce l'ha Cruciani?

:-D

francesco.caroselli ha detto...

se posso aggiungere una cosa.
L'Europa prenderà qualche decisione (lo speriamo tutti) il 10 maggio. Esattamente il giorno dopo le elezioni in Germania.
E' gravissimo perchè fino ad allora gli speculatori sanno che potranno fare quel che vofliono senza praticamente rischi.
Dopo l'abbassamento del ranking di gracia (calssificata junk=spazzatura) è toccato al portogallo.
Da poco è toccato anche la Spagna!

Vi ricordo che Hitler è figlio del collasso dell'economia (anche se allora i motivi non era la speculazione)


Non sono invece d'accordo con lo Stato Europeo che mi pare di capire Paolo auspichi.
Secondo bisognerebbe soltanto mettere in moto il parlamento europeo che dovrebbe poter emanare leggi che siano "superiori" a quelle nazionali.
Secondo basterebbe soltanto un po di controllo nei bilanci. La crisi greca è figlia del taroccamento dei conti.


L'intervista di De Magistris è stato l'estrema masturbazione mentale di Cruciani. Ha chiamato De Magistris non per chiedergli dell'inchiesta che lo coinvolge (come vittima), e che proprio il giorno prima aveva avuto grosse novità, ma del volo se costava 500 in piu o in meno.
E' stato buttare in faccia "si va bene sono un cazzaro, e con ciò?"

Francesca ha detto...

Allarme beni demaniali che sono a garanzia del debito pubblico.
L'opposizione contro il federalismo all'amatriciana di B&B che ci porterà diritto nel precipizio

L’Unità, 28 aprile 2010

Il decreto in discussione sul federalismo demaniale dovrebbe essere il più «leggero» dei tre previsti per attuare il federalismo fiscale. Ma rischia di finire in secca o di venire approvato chiudendo gli occhi sul baratro. Esso trasferisce, in modo «non oneroso», agli Enti locali spiagge, rade, lagune, laghi, foci di fiumi, aeroporti regionali, miniere, terreni agricoli inutilizzati, caserme, edifici che non siano «di valore culturale» (concetto già ambiguo, chi stabilisce quel valore?), ecc. Secondo stime attendibili, lo stock immobiliare pubblico è pari a 1 miliardo di mq, circa il 20 % del totale nazionale. Tempo massimo per il varo del decreto: il 21 maggio. I lavori della Bicamerale tuttavia sono appena cominciati, fra non pochi ostacoli. Ma la Lega preme, senza posa.
Le prime osservazioni inquietanti provengono dal Servizio bilancio della Camera: il gigantesco trasferimento demaniale può «far affievolire gli strumenti di garanzia dello Stato» impedendo anche di destinare i proventi delle dismissioni alla riduzione del debito pubblico. Gli enti locali infatti, a differenza dello Stato, non sono obbligati a ripianare con essi il debito.Potrebbe così peggiorare il «saldo di bilancio strutturale della Pubblica Amministrazione». Ci manca solo questo. Ma il ministro Calderoli semplifica: niente paura, avanti verso il federalismo. Lui e Bossi hanno fretta.
Il fine di questo colossale trasferimento di demanio? La sua «valorizzazione». Termine dei più ambigui. «Finora, valorizzare ha voluto dire dismettere», dichiara al Sole 24Ore il presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP, Franco Karrer. I Comuni, del resto, indebitati dalla demagogica soppressione dell’Ici sulla prima casa, saranno portati a vendere il prima possibile. Purtroppo il mai abbastanza deprecato Titolo V della Costituzione ha separato tutela e valorizzazione, anche se poi si è cercato di ricucire i due termini. Proprio il Codice dovrebbe essere una garanzia contro svendite e speculazioni irresponsabili nei Comuni con l’acqua alla gola. Ma dove sono i piani da esso previsti? La suprema Corte ha ribadito, in gennaio, che non si possono variare a piacimento i piani urbanistici né derogare da essi per alienare beni demaniali (lo permetteva un Dl Berlusconi del 2008). Per ora, tuttavia, vanno avanti soltanto i Piani Casa imposti da Roma. In Sardegna quello del centrodestra, detto Piano Cemento, punta a far saltare i validi piani paesaggistici della giunta Soru. Insomma, dove non ci sono, i Piani non si fanno, e dove c’erano, si fanno saltare.

Clem ha detto...

Paolo, ma per capirne così tanto di economia e altre menate, che ti sei letto? Come ti sei preparato per il post? So che lavoriamo in campi simili e quindi mi dico, se sono libri che ti sono piaciuti, magari funzionano pure per me, tipo stessa forma mentis :)
La mia ragazza sta applyando per un lavoro nell'UE e sono molto invidioso del fatto che lei mastichi economia europea come noccioline e io in genere la guardo mentre mi spiega le cose con aria ebete e bocca semiaperta.

Francesca ha detto...

Uno dei Paesi compresi nella sigla PIIGS è la Spagna, ove le ultimissime news sul fronte economico parlano di un declassamento di rating da parte proprio di S&P e di un tasso di disoccupazione ormai oltre il 20%.

Anche nel Paese iberico il premier ha sempre ribadito che la crisi fosse in fase finale e che di certo nel 2010 la situazione sarebbe migliorata.
I dati lo smentiscono e gli economisti prevedono che tali livelli resteranno invariati addirittura anche per tutto il prossimo anno.

La responsabilità sarebbe riconducibile a due ordini di fattori: la struttura produttiva del Paese, incentrata su settori tradizionali e a basso contenuto di know-how ed innovazione, e il mercato del lavoro, molto volatile e spaccato in due; da una parte una folta scheira di di lavoratori consolidati e ben protetti e dall'altra centinania di migliaia di persone, per lo piu' giovani, assunte con contratti a termine e senza le protezioni del tempo indeterminato.
Contratti a termine che hanno avuto picchi del 30% dell'occupazione spagnola, posti di lavoro che hanno aiutato il boom economico degli scorsi anni, ma, se creatisi facilmente e velocemente, altrettanto rapidamente si sono persi non appena i settori economici di impiego (quello delle costruzioni che ne ha fatto largo uso) sono andati in crisi.
Su questi lavoratori non protetti, entrati nel mercato del lavoro negli anni piu' recenti, si sono cosi scaricati tutti gli effetti negativi del rallentamento.
economico.

Ora cari amici del Blog, anche chi non è esperto di tali tematiche puo' ben cogliere tutte le analogie con la situazione del nostro Paese.

Qual è la differenza?

Che in Spagna l'emergenza occupazione e la riforma del mercato del lavoro sono ovunque oggetto di quotidiani dibattiti pubblici: governo, giornali, università, società civile.
E un gruppo di oltre 100 economisti spagnoli ha avanzato delle proposte per ristrutturare il mercato del lavoro senza ingessarlo, cioè da una parte aumentando le protezioni per le fasce scoperte, pur mantenendo la flessibilità nelle contrattazioni collettive ed anche rendendo le condizioni di licenziamento meno proibitive.Questa proposta vede addiruttura l'appoggio del FMI e della Banca di Spagna.

Un sorta di "Contratto Unico" come quello proposto in Italia dai prof. Boeri e Garibaldi.

Ora, per il fatto che nel nostro Paese il tasso di disoccupazione sia ancora molto piu' bassso non è che una magra consolazione.

Malgrado la presenza di persone, come gli economisti citati, che con serietà studino il fenomeno e suggeriscano soluzioni da mettere alla prova, non vi è alcun dibattito vivo e i temi sul tavolo dei politici sono dominati da tutt'altro: riedizione del Lodo Alfano, emendamento D'Addario e minaccia di nuove elezioni.

Dunque è legittimo chiedersi, con viva inquietudine, quanto potrà ancora durare la nostra "presunta" superiorità economica?

PaoloVE ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
PaoloVE ha detto...

@ clem:

capirci bene di economia è ben altro: in materia la mia preparazione va poco oltre i due corsi di fondamenti di economia e economia ed organizzazione aziendale fatti ad ingegneria, un po' di Barisoni e un po' di wolfstep (che in questi giorni sta scrivendo cose molto interessanti ed in gran parte condivisibili sul rapporto tra debito pubblico e indebitamento dei privati).

In più sono molto diffidente: quando sento affermazioni apodittiche cerco di capire quanto siano realistiche, e i risultati sono spesso sconfortanti (a partire dalla mano invisibile del libero mercato).

Il vantaggio di non essere un tecnico è che non ne usi il linguaggio spesso esoterico e quindi, per chi non lo è, diventa più facile capirti.

Lo svantaggio è che, sapendone di meno, rischi di dire più ca***te.

Saluti

Paolo

Francesca ha detto...

@ Clem & friends


Corso di Economia - Lesson number one

"Chi sono i signori del rating"

http://www.repubblica.it/economia/2010/04/30/news/signori_rating-3717987/

Michele Reccanello ha detto...

Grande Giannino.
in particolare le trasmissioni del 27 e del 28 dedicate alla crisi Grecia e del 30 dedicata ai pagamenti della pubblica amministrazione. Da sottolineare, in quest'ultima, le esternazioni del buon Giannino sulla reciprocità tra il chiedere le tasse da parte dello stato e la restituzione di quanto dovuto ai cittadini. Da ascoltare con attenzione.

Michele Reccanello ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Michele Reccanello ha detto...

Giannino nella trasmissione del 27 min: 41:40 circa in evidenza queste parole:
Grande Tobias !(uno dei giornalisti intervenuti) che ci da argomenti concreti di che cosa viva la rigità tedesca, e attenti a casa a non trascurare questi argomenti perchè non voglio sentire nessuno che mandi un messaggio che fa riferimento ai soliti tedeschi di un tempo. No!
Qui stiamo parlando della serietà di gente che ha dato un contributo essenziale a questo continente, che si è riunificato, che in venti anni per più del 70% ha diminuito il gap tra l'est e l'ovest mentre noi in 150 anni siamo fermi, non dico a 150 anni fa tra il nord e il sud, ma col cavolo che siamo riusciti a fare qualcosa di paragonabile. Cioè gente seria e che sui soldi ha una tragica lezione dal proprio passato di che cosa sia inflazione, svalutazione, mancanza di rigore e coerenza nei conti pubblici, perchè quel peso lo ha pagato e poi lo ha imposto ad un intero continente e dice mai più e per questo è nata l'europa insieme ai francesi, e ai paesi del Benelux, e anche all'Italia di cui l'euro è uno sviluppo, MA UNO SVILUPPO.

Francesca ha detto...

@ Mike

Ho ascoltato anch'io Giannino in replica la sera e subito ho pensato al mio post di qualche giorno fa, riportando i contenuti di un articolo letto sul SOLE24H, sul tema appunto dei pagamenti della PA rimandati alle calende greche che certo non aiutano le sempre citate PMI nell'interesse delle quali questo governo sostiene di muoversi.
Della mancanza di risorse mentre l'elogio va tutto al rigore (con "riforme" e "territorio" la parola piu' usata ed abusata!).

Ora, visto che alla Zanzara non si possono fare discorsi seri sul fronte economico, e men che meno di critica rispetto all'operato del miglior governo degli ultimi 150 anni, io approfitto di quest'isola felice di libertà per alcune riflessioni nuovamente sull'operato e le dichiarazioni del ministro dell'economia, secondo alcuni, dopo il suo smaccato endorsement della LN, addirittura futuro primo ministro.

Michele Reccanello ha detto...

buongiorno,

@francesca,
Aggiungo che ultimamente riesce ad essere piu` interessante, visti i temi proposti, Giannino del buon GC che ultimamente sta conducendo una trasmissione cabaret sulle note di "meno male che Silvio c'e` " . In 5 giorni ne ha dedicati 3 a fini e bocchino. Sulla Grecia un accenno, ok che non tratta temi di economia, pero` la vicenda incide anche sulle nostre tasche. Sulla vicenda Scajola gli e` stata "estorta" qualche frase, presa in prestito da Facci - che oltretutto non le ha mandate a dire - dopo che qualche ascoltatore e` intervenuto tramite sms ed email per protestare, altrimenti il nostro avrebbe dedicato la trasmissione di venerdi alla canzone (con tutti i problemi che ci sono quella canzone ha un posto di rilievo?!!!!) sopracitata.

Michele Reccanello ha detto...

A proposito di tremorti primo ministro, un conto che la gente voti per B. perche` con il suo potere economico e mediatico tiene in pugno la maggioranza e il paese distribuendo incarichi, poltrone, e altro. Ma il ministro di queste cose non puo` godere e questo va tenuto in considerazione casomai un giorno ci saranno delle elezioni con Giulietto candidato premier.

Francesca ha detto...

La situazione del ns. Paese è ben diversa da quella greca.
Il rigorismo dei conti ci ha tenuto al riparo dalla speculazione.


Il governo ritiene di avere il compito istituzionale di rassicurare di italiani.

Ma diverso è minimizzare i rischi incombenti da parte di chi (echissennò?!?) come Tremonti si bea della similitudine tra i conti italiani e quelli tedeschi.

Lo spunto per questo scriteriato spot propagandistico è stato offerto dalla pubblicazione di due dati.

Il primo riguarda la correzione strutturale che l’FMI reputa necessaria fra il 2010 e il 2020 nei vari paesi: per l’Italia viene stimata al 4% del PIL mentre per la Germania poco al di sotto.

Il secondo dato, che è stato letto a Roma superficialmente con compiaciuta sorpresa, si riferisce alla classifica mondiale dei debiti pubblici dove l’Italia, da anni medaglia di bronzo dopo USA e Japan, è stata scavalcata a fine 2009, (udite udite), dalla Germania con 1762 miliardi contro i 1760 del Belpaese.

Esultanza!

Eppero’ proprio lo stesso Tremonti ha sempre sostenuto che il guaio dell’Italia era quello di avere il 3^ debito del mondo, senza pero’ essere la terza economia mondiale.
Dunque ecco perché il confronto con la Germania non sta letteralmente in piedi!
I 1762 miliardi del debito rappresentano il 73,2% del PIL tedesco, da noi il debito arriva al 115,8% del PIL.

Altro che due Paesi alla pari!

Se poi pensiamo al trend del 2010, già alla fine di febbraio, da 1760 il debito è schizzato a 1795, 35 miliardi in soli due mesi.

Dunque il tanto declamato rigore è un mantello pieno di strappi, e l’ennesima mascherata dello stare alla pari con la Germania serve solo ad ingannare gli italiani, altro che rassicurarli!

Francesca ha detto...

Segnalo la puntata de L'Infedele stasera a LA7 da Lerner:

"Può farcela l’Europa a non finire in mutande, cioè a salvare la sua moneta pur senza mettere in comune la sovranità sui bilanci statali? E in Italia quanto pesano la corruzione, l’affarismo della cricca (dopo le dimissioni di Scajola, emergono informazioni su consulenze ed appalti a congiunti di Bertolaso), sulle difficoltà della nostra economia reale?l’Europa è davvero in grado di respingere l’assalto della speculazione e come ne uscirà trasformata: è sempre più probabile una spaccatura in due dell’area monetaria dell’euro? Con quali conseguenze sul federalismo all’italiana? E nel frattempo Berlusconi riuscirà a difendere, oltre che se stesso, pure i vertici del suo partito coinvolti nelle indagini sulla cricca?"