mercoledì 1 dicembre 2010

La voce del padrone

Qui sotto un post di Paolo. Oggi ce n'è anche uno di Alessandro (a.k.a. winston)

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[Paolo]

Buongiorno,

ieri sera ho provato ad ascoltare con un po' di attenzione la Zanzara, nella convinzione che la trasmissione, che insieme a quella di Giannino costituisce l'approfondimento politico della Radio di Confindustria, esprima un orientamento politico rispetto a delle elezioni che secondo me arriveranno a breve. Confindustria ha infatti già evidenziato di non farsi scrupoli nell'imporre abbastanza strettamente la propria linea editoriale alla radio (come testimoniano le disavventure di Cugia, Santalmassi e più recentemente Telese), per cui credo che se Cruciani non fosse in linea con il dettato dell'editore, adesso ci sarebbe una conduzione diversa.

Cosa ne ho concluso? Sia la scimmia urlatrice che penso abbia condotto anche ieri la prima mezz'ora di trasmissione, sia il conduttore della seconda parte sono stati sgangheratamente proni sulle posizioni berlusconiane. Si è andati dagli attacchi a tutto campo ai manifestanti contro la riforma dell'università, ripartiti da considerazioni profonde quali “Questi che occupano i monumenti sono quelli che ieri attaccavano Bondi per i crolli di Pompei!” (non è necessariamente vero, sarebbe anzi tutto da provare, ma anche se fosse? Le occupazioni non mi risulta abbiano danneggiato alcun monumento, mentre a Pompei, di cui Bondi è responsabile, siamo al terzo crollo in poco più di due mesi, avvenuto mentre Bondi apparentemente si interessava di comparire in TV e garantire privilegi e prebende a parenti, amici ed attricette), all'esternazione del fastidio contro chi evoca il clima di tensione che avrebbe contribuito agli scontri di Roma, cosa che può fare chiunque, tranne Cruciani, visto che l'anno scorso il suo cavallo di battaglia era evocare continuamente il presunto clima di odio antiberlusconiano (ammetterete che, prescindendo dall'oggetto, stiamo parlando della stessa cosa, o vogliamo cavillare sui termini?). E non mi si dica che sarebbe legittimo per Cruciani aver cambiato idea, visto che la Zanzara si apre attaccando Fini per la sua incoerenza rispetto ad un discorso del 1999 in cui definiva Bossi un traditore: se Fini in dieci anni non può cambiare idea, men che meno può farlo Cruciani in un anno solo. O sbaglio?

E la trasmissione prosegue su questa linea, di incoerenza in incoerenza, con anche alcune perle (“Questa è la mia posizione! Il ragionamento che ci sta dietro è che … cioè, ehm, ecco, …” ci mancava solo un "praticamente no" ed era la caricatura del fricchettone sballato anni settanta fatta da Verdone, oppure “le cose stanno così” e, a distanza di meno di 15 secondi “non ho detto che le cose stanno così!”. Ambulanza? Litio?) ed i soliti trucchi dialettici meschini, come etichettare i manifestanti come fancazzisti tout-court a prescindere o cercare di mettere in bocca agli ascoltatori dissenzienti concetti e parole non loro.

Per non parlare dell'uso di doppiopesismi. Sempre nei confronti della riforma dell'università Cruciani nei giorni scorsi era stato tranchant: il suo pensiero era “Le riforme vanno imposte dal governo senza dar retta a nessuno, altrimenti non si combina un cazzo”. Ode alla politica muscolare del governo ed al mancato ascolto della controparte. E adesso si lamenta che la controparte risponda muscolarmente in piazza? Ma non diceva di essere stato uno studente che si applicava con impegno a scienze politiche, sino a non aver tempo per partecipare ad una manifestazione? Non posso credere che in Italia esista una facoltà di scienze politiche talmente scalcinata da non insegnare che se una parte sceglie di alzare il livello dello scontro, la controparte si adeguerà. Cosa ovviamente successa e che dovrebbe essere apprezzata dal Crux, per coerenza.
Ma l'unica coerenza che trovo è nell'attaccare ossessivamente gli avversari di Berlusconi, chiunque essi siano.

In sintesi, mi pare che la trasmissione si tornata ai livelli di inascoltabilità di qualche tempo fa ed alle stesse preconcette posizioni filoberlusconiane oltre ogni limite di sostenibilità. E, poiché mi pare che Giannino non abbia posizioni molto diverse, credo di poter concludere che Confindustria abbia fatto la propria scelta di campo: malgrado qualche timido richiamo e nonostante la scena politica sia cambiata, è secondo me ancora tutta a favore del cavaliere. E a lui presterà il proprio importante appoggio.

Ciao

Paolo

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(Authan) "La voce del padrone" è il titolo di un mitico album di Franco Battiato, datato 1981, dal quale ho scelto la splendida "Sentimiento nuevo".




Ed è bellissimo perdersi in quest'incantesimo...

27 commenti:

Authan ha detto...

Mah, Paolo, non credo ci sia necessariamente un guinzaglio di Confindustria in questo caso.

Le posizioni di Giannino e Cruciani sull'Università sono note da tempo e prescindono da orientamenti politici di Confindustria pro o contro Berlusconi. Per Giannino (su basi ideologiche) e Cruciani (su basi di assoluta superficialità di pensiero, come suo solito) l'Università ideale viene immaginata e preferita in una direzione privata ed elitaria, all'americana, piuttosto che pubblica e "di massa", come se i due approcci non potessero convivere, ed essere complementari l'un l'altro.

Ciao.

Fabio Giampaoli ha detto...

@ Authan

Sono d'accordo con te sul fatto che le ultime sguaiate di Cruciani, non è detto che corrispondano a una scelta di voto del Cav. alle prossime elezioni da parte di Confindustria.

Però beh... non è detto che uno sia a favore di un'università elitaria per motivi puramente ideologici.

Partendo dal presupposto che al giorno d'oggi buona parte dei lavori, diciamo di concetto, possono essere svolti con un buon diploma delle scuole superiori e con 2 o 3 anni di apprendistato.

Per non parlare dell'artigianato che non si fila più nessuno dal momento che fino ad oggi ha prevalso il mito del figlio laureato che farà sicuramente una bella carriera oltre che la gioia del genitore che è andato a lavorare a 18 anni (ma che ora però si gode tranquillo tranquillo la sua pensioncina, mentre il figlio laureato chissà...).

L'università di massa ha creato e continua a creare una massa di persone che magari sa cosa è la semiologia del cinema oppure ha studiato con grande fatica l'architettura di un micro processore.

Poi però al giorno d'oggi trovare lavoro come semiologo del cinema è un pò difficile e le aziende italiane al massimo cercano bravi e semplici programmatori e non progettisti di microprocessori, oppure bravi ma pur semplici ragionieri e non esperti di teoria dei giochi (mettiamo poi che le aziende italiane, per assurdo, si diano tutte all'innovazione, un impiego pari alle competenze teoriche di un laureato toccherebbe solo a qualche centinaia di persone in più).

Alla fine l'università elitaria (pubblica o privata secondo me poco importa) ai giovani italiani credo che farebbe solo bene portando molti al contatto con la realtà molto prima di quanto accade oggi.

Se poi uno ha voglia di aprire i propri orizzonti o darsi una forma mentis più elastica, va in libreria e per esempio si può comprare la Repubblica di Platone o il Tractatus Logico-Philosophicus di Wittgenstein a 10-11 euri senza troppi problemi.

Francesca ha detto...

Se la Confindustria sia tornata su posizioni filo-governative non saprei, forse si, ma direi "di attendismo", dopo gli annunci del Piano per il Sud con 100 miliardi (tra fondi FAS e fondi strutturali europei) sbucati magicamente dal cilindro di Tremonti per il potenziamento della rete delle infrastrutture e dei trasporti, per l'edilizia scolastica e misure per la costituzione della Banca del Sud per agevolare il credito agli imprenditori, mica solo nel Meridione credo e di qui la golosa prospettiva di una ripresa quanto mai necessaria.

Per quanto riguarda GC qualche settimana fa ci siamo evidentemente illusi, e se rivotassimo il sondaggio avremmo delle belle sorprese!

Francesca ha detto...

TOTO-CACIARA....a grande richiesta!
(questo qui è meglio di Nucara del Partito Repubblicano!)

"Io deputato-motivatore per i colleghi in crisi"
Nino Germanà, 34 anni, Pdl: "Sono figlio e nipote di onorevoli, ho un pacchetto di 14.000 voti"

http://www.repubblica.it/politica/2010/12/01/news/io_deputato-motivatore_per_i_colleghi_in_crisi-9708004/?ref=HRER2-1

Authan ha detto...

Fabio,
per O. Giannino qualunque euro di spesa pubblica e' un euro sprecato. Pensiero legittimo, ma io questa la chiamo ideologia.

Cio' detto, tra i motivi per cui non riesco a formarmi un'opinione netta su 'sta benedetta riforma c'e' quello per cui capita pure a me di fare nei miei colloqui con me stesso allo specchio un ragionamento come quello che hai brillantemente sviluppato tu. Un ragionamento che ha molto senso, ma che presenta diverse sfaccettature tra cui e' difficile districarsi.

Una possibile obiezione che ti voglio offrire e' quella del potenziale definitivo blocco dell'ascensore sociale che deriverebbe da un'universita' elitaria. Sotto questo punto di vista un po' di classismo, in questa riforma, c'e', ed e' inutile negarlo. Poi possiamo anche decidere che il mondo capitalista e' classista per natura, ma qui il discorso si allargherebbe troppo.
Ciao.

PaoloVE ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Pale ha detto...

@ Fabio, Authan

Non entro in merito alla riforma presentata perchè non mi piace parlare di cose che non ho letto direttamente ma solo attraverso i media. Vorrei però concentrarmi su una frase di Fabio: mettiamo poi che le aziende italiane, per assurdo, si diano tutte all'innovazione, un impiego pari alle competenze teoriche di un laureato toccherebbe solo a qualche centinaia di persone in più.

Ecco, secondo me l'Italia, non disponendo della forza lavoro degli altri grandi paesi del mondo, dovrebbe puntare molto di più sull'innovazione. Finora si è puntato solo sul brand, sul "Made in Italy", ma stiamo perdendo compatitività perchè oramai si è scoperto che il Made in Italy è una fuffa. Dovremmo invece puntare molto di più sul "Designed in Italy". L'Italia dovrebbe, con un progetto di ampio respiro, cercare di diventare una Silicon Valley europea, un posto dove in differenti campi (non solo IT, ma manufatturiero, trasporti, turismo) l'innovazione è il faro principale. Non possiamo competere con la Cina per la produzione di piastrelle. Ma possiamo restrutturarci per fare in modo da produrre piastrelle innovative. La parte di innovazione a quel punto sarà ciò che il brand Italy esporterà.
E per far ciò c'è bisogno di una Università dinamica e meritocratica che possa non solo agire come ascensore sociale, ma anche come volano per l'economia a medio-lungo termine del Paese. Inoltre abbiamo bisogno di un'industria che capisca che in un mondo globalizzato puoi competere o se sei grande abbastanza per proporre economie di scala competitive (e la maggior parte delle imprese italiane non sono grandi abbastanza), o se riesci a stare sempre un passo avanti rispetto a tutti gli altri competitors; per far ciò bisogna puntare molto di più sull'innovazione di quanto si sia mai fatto in Italia. E collaborazioni con l'università secondo me sono una delle strade da seguire, anche nel breve termine.
Una nota a margine che vorrei aggiungere è che una delle condizioni fondamentali che l'Italia deve soddisfare per tornare a crescere è la pianificazione e lo sviluppo di autostrade digitali...ma questo è tutto un altro topic!

Pale

PaoloVE ha detto...

@ FG Authan:

che l'Università italiana abbia dei grossi problemi e necessiti una riforma pesante è fuori da ogni dubbio (la laurea di Cruciani lo dimostra ampiamente :-) ).

Il fatto che il tanto citato articolo di Giavazzi sottolineasse che questa riforma "è il meglio che si poteva ottenere da questa classe politica" credo debba far correre un brivido sulla schiena, data la qualità della classe politica, ma sembra che in pochi abbiano apprezzato la nota dell'articolista.

Quanto a qualità e quantità dei laureati il discorso diviene complesso. L'università italiana produce in questo momento troppi laureati per le esigenze di un paese che non cresce perchè ha scelto di non investire in competenze e tecnologia. E sono troppi in ogni settore, non solo in quello umanistico: ingegneri e medici emigrano. E' questo che vogliamo essere? Competere oggi con la Turchia, domani con il Pakistan, dopodomani con il Ghana?
Mi auguro di no, e che gli indirizzi vogliano essere un po' più ambiziosi: in tal caso cambiano le prospettive di sviluppo e la qualità e quantità dei laureati necessari. In materia di sviluppo socio economico per me il riferimento rimane sempre quello tedesco: università non elitaria, tanta innovazione, tanta tecnologia e benessere diffuso. Magari meno auto di lusso e yacht intestati a società off shore, ma non mi pare un gran problema.

Quanto all'ascensore sociale la mia idea è forse un po' particolare: credo infatti che in Italia non abbia MAI funzionato. In Italia chi è riuscito a salire per meriti lo ha fatto unicamente nei momenti in cui una crescita economica forte apriva qualche spazio anche al di fuori delle elite consociative, ma mai al posto di già faceva parte dell'elite. Al limite al fianco. Ma l'ascensore sociale è la cosa che ti fa salire o scendere (non dimentichiamoci di questo secondo pezzo) per i meriti, non per l'appartanenza ad un circolo parentale o politico. E io non ho mai visto e continuo a non vedere membri dell'elite che scendono.

Ciao

Paolo

PaoloVE ha detto...

...ancora sulla riforma dell'università, ho trovato una sua schematizzazione qui:

http://tinyurl.com/sch-uni-rif

Valuto positivamente alcuni aspetti (limitazione mandato rettore, amministratori esterni nel CDA, blocco per parenti), resto perplesso (molto) davanti ad altre (eliminazione concorsi e scelta da lista abilitante unica nazionale, finanziamenti).

Ciao

Paolo

Francesca ha detto...

Da REPU messe a confronto le due posizioni, pro e contro la riforma, scegliendo cinque temi, i più discussi:

l'organicità della riforma,
la meritocrazia,
il potere dei baronati accademici, il reclutamento dei ricercatori
e la riorganizzazione degli atenei.
Un faccia a faccia virtuale per comprendere i lati oscuri del DDL Gelmini.

http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/30/news/riforma_a_confronto-9681677/?ref=HRER3-1

francesco.caroselli ha detto...

per fare un commento da grillino mi vien da dire:

e cosa ti aspettavi dalla radio di confindustria?
La Marcegaglia & friends hanno tanta carne al fuoco con il governo berlusconi...inceneritori e centrali varie.

Berlusconi per questo elezione dovrà chiamare a se qualunque aiuto possibile. Qualcosa mi dice che le linee con Dell'Utri e Cosentino saranno roventi prima delle elezioni (peccato che non si possano intercettare perchè ne seniremmo delle belle)


OT
Ma lo sapete che per comprare le lentine a contatto in America bisogna avere la ricetta medica dell'oculista? ....e ci vogliono almeno 200 dollari.
Gli americani sono proprio delle capre. Non esiste popolo più bue.

francesco.caroselli ha detto...

c'è un post su piovono rane che si intitola Protestare, studiare, leggendolo mi è sembrato che fosse rivolto proprio a Cruciani...
mah

giaco ha detto...

Molto intelligenti e largamente condivisibili gli ultimi commenti di Pale e PaoloVE.
Spero di far cosa utile segnalandovi il sito del coordinamento universitario LINK, dove si può approfondire proficuamente la campana degli studenti.

http://www.coordinamentouniversitario.it/

Se non avete la pazienza di spulciarvelo c'è una sintesi qui:

http://solleviamoci.wordpress.com/2010/09/28/scuola-riforma-gelmini-non-emendabile-ecco-la-contro-proposta-degli-studenti/

da cui per esempio si evince (oltre a una buona dose di ingenuità generose ma utopistiche sulla partecipazione dal basso) che il limite al mandato dei rettori già esiste.

Quanto alla presenza di amministratori esterni nel CdA dissento dalla valutazione positiva di Paolo. Mi sembra un vulnus grave all'indipendenza del mondo universitario che va letto in un pattern globale dell'azione di questo governo. L'intenzione di indebolire la self-governance di tutto ciò che sfugga alla politica e alle pressioni di Confindustria mi sembra trasparente. Magistratura asservita, Stampa imbavagliata, Università incatenata, Sovrintendenze ai Beni Culturali gestite da manager estranei al settore e - non ultimo - mondo della Ricerca sottoposto al primato dell'economia materiale invece che a quella delle idee e della libera competizione internazionale.
Credo sia istruttivo a questo proposito leggere l'appello dell'Osservatorio della Ricerca riguardo all'ennesima riforma degli EPR:

http://www.osservatorio-ricerca.it/

Il filo comune di tutto questo è evidentissimo, senza bisogno di invocare teorie cospiratorie mi pare. Sono dell'idea che bisogna sempre sollevare lo sguardo. Sul singolo comma della riforma ti fottono, se riescono a isolare il dettaglio ti ipnotizzano e mistificano (una delle strategie ricorrenti del Crux), ma se tieni presente il quadro d'insieme tutto diventa più chiaro e meno contestabile.

Neon+Atlas ha detto...

Ma dai Crux, dai del tu all'ascoltatore, esagera...!

PaoloVE ha detto...

@ giaco:

forse la mia posizione è sbagliata, ma, anche per esperienza personale, mi pare che spesso i docenti universitari vivano in un mondo un po' scollato dalla realtà, e per questo motivo ritengo che possa essere utile affiancargli persone con esperienza di amministrazione.

Ciao

Paolo

giaco ha detto...

@PaoloVE
Messa così sembra che la tua sia una saggia osservazione empirica e la mia una presa di posizione ferocemente ideologica. Me ne rendo conto e so che, conoscendo bene il mondo della ricerca (meno quello dell'Università, più quello degli EPR), la mia sensibilità su questi temi è diversa dalla vostra che vivete in un contesto evidentemente produttivo e aziendale. D'altronde è il rischio di provare a leggere il quadro d'insieme con un'ottica inevitabilmente e inerentemente parziale, ma non me la sento per questo di rinunciarvi.

Ho parlato altrove di equilibrio tra esigenze economiche e istanze culturali: questo dovrebbe essere un faro. Perciò rigetto la provocazione di Fabio Giampaoli, apparentemente sensata ma sostanzialmente distruttiva. Che ce ne facciamo di tutti questi semiologi del cinema? Che si comprino qualche libro per placare la loro sete di conoscenza. Ecco, questa è una posizione estremistica che non coglie l'importanza dell'intero contesto culturale. Un po' come quelli che vorrebbero solo ricerca applicata buttando a mare quella di base (guarda caso sono sempre i signori che ci governano), ignorando che esiste un'"ecosistema" in cui le idee nascono si sviluppano e poi si applicano. Un'ecosistema che non accetta paletti troppo rigidi (ricerca utile di qua, speculazione onanistica di là).

Tornando ai privati nel CdA mi piacerebbe che ci fosse del sano empirismo come il tuo nell'azione del Governo, ma ovunque mi volto vedo faccendieri ignoranti, o un Resca (!) alla guida dei Beni Culturali, o un nominato politico che impone i suoi interessi mettiamo caso a un Maiani (che come manager scientifico è eccezionale e non mi sembra abbia bisogno della balia aziendalista per far marciare il CNR a suon di marketing). Morale: quel che sulla carta appare cauto e sensato, magari preso isolatamente o valutando solo l'indubbia autoreferenzialità di certi universitari, diventa nell'insieme una trasparente operazione di asservimento. Uno svuotamento del ruolo dell'istituzione e un sovvertimento totale della sua "mission". Quanto di più lontano dall'equilibrio di cui sopra.
Dopodiché potremmo parlare ore dei baroni e dei danni che continuano a produrre (li ho vissuti sulla mia pelle e li strozzerei per questo a mani nude, figuriamoci se posso difenderli), ma perdendo di vista tutto il resto che non è trascurabile. Cedendo alle banalizzazioni interessate della volgare propaganda gelminiana. A volte anch'io sarei tentato di lasciarmi andare al qualunquismo e alla generalizzazione (che crolli tutto con i baroni sommersi dalle macerie), esattamente come avveniva a Francesca qualche post fa sulla questione dei veneti leghisti o meno, ma poi cerco di accendere il cervello oltre al cuore e mi rendo conto che sarebbe un suicidio per l'intero Paese, non un saggio repulisti. Il che riecheggia esattamente la tua posizione antigeneralizzazioni sugli interventi post-alluvioni.
:-)

G.

PS. Credo si sia capito che vi seguo da mesi, ahimé senza mai postare. Mi ricordo perfino l'irritantissimo "nessuno"...

PaoloVE ha detto...

@ giaco:

rileggendo mi rendo conto che il testo non esprime esattamente quello che volevo. L'intenzione non era quella di presentarmi come il vecchio gufo saggio, ma anzi confermare che del problema so poco e che quindi mi muovevo su basi empiriche e limitate, non su dati più strutturati. :-)

L'idea di inserire in un contesto che può essere estremamente avulso dall'organizzazione aziendale degli esperti in materia è stata implementata in altri contesti con buoni risultati (negli ospedali, ad esempio hanno limitato notevolmente l'incremento della spesa ed aumentato l'efficienza degli investimenti, sopperendo alle carenze in materia dei medici). Non è detto che nell'Università debba essere lo stesso, non è detto che queste figure sarebbero necessarie kin ogni contesto, ma credo potrebbero funzionare: questo voleva essere il concetto.

Da un punto di vista strettamente ideologico invece credo che l'università debba essere uno strumento che permetta allo Stato di strutturarsi nella maniera più efficiente per garantire il benessere dei cittadini. Secondo me se un determinato settore non dà in prospettiva possibilità al paese di crescere, non ha quindi senso investirci oltre certi limiti. L'università deve servire al sistema paese, garantendo professionisti adeguati alle esigenze, non ai singoli che vogliono un pezzo di carta.
Non ha senso produrre gli attuali numeri di laureati in scienze della comunicazione, o in molte facoltà umanistiche, per fare degli esempi, perchè quegli investimenti sarebbero stati più utili altrove. In questi casi l'università pubblica dovrebbe adottare un numero chiuso basato sulle prospettive che si vuole dare al settore cercando di selezionare i migliori. Se qualcuno vuole una cultura ha altre strade per formarsela, e non credo che, al di fuori di un ambito professionale, sia necessaria una attestazione di quanto appreso quale dovrebbe essere la laurea. Per portare un esempio paradossale, giungerei a dire che se l'Italia vuole continuare (secondo me sbagliando) a deindustrializzare deve limitare brutalmente il numero di iscritti ad ingegneria, perchè è stupido spendere soldi per formare chi sarà costretto a fare altro o emigrare.

E in questo credo di essere abbastanza vicino alle posizioni di FG.

Ciao

Paolo, il finto gufo saggio

god_of_love27 ha detto...

E' la prima volta che scrivo un commento in questo blog.
I 15 minuti al giorno che dedico a questa trasmissione diventano sempre più insopportabili a causa del suo conduttore che crede di essere ciò che non è, un intellettuale che fa opinione. La zanzara è un'occasione sprecata e mi auguro che prima o poi cambino il conduttore, sempre più posseduto da deliri di onnipotenza.
Ho trovato irritante la citazione dai "Vitelloni": per primo si è parlato di tutto il corollario tranne che della riforma, creando disinformazione, e inoltre Cruciani si è dimostrato un vero qualunquista dato che si ricorda dei pendolari solo quando gli fa comodo. Qualche giorno fa le prime 3 telefonate che ha ricevuto gli hanno fatto notare di essere un maleducato e credo che 3 su 3 sia un bel colpo. Come si può chiedere a radio 24 di sostituirlo? esiste una mail di riferimento per dimostrare il proprio dissenso verso questo tipo di conduzione? insomma io già mi stresso sul lavoro, devo sentire anche questo invasato che urla contro dei semplici ascoltatori che gli danno gli argomenti per parlare?

Fabio Giampaoli ha detto...

@ giaco e Authan

Mi verrebbe da fare come Cruciani: "contesto culturale?? ma che vuol dire!? cosa significaaaa!?"

Ad ogni modo il mio ragionamento non ha niente a che vedere con l'idea che la ricerca di base è inferiore alla ricerca applicata, poichè l'ultima serve a fare soldi. Tutt'altro!

Nonostante il fatto che siano tutte e due cose ugualmente importanti non è detto che debbano rispondere alle stesse logiche.

La ricerca di base dovrebbe essere fatta da chi ha spiccate capacità di indagine in un determinato ambito del sapere, siccome figure del genere non è che si trovano per strada tutti i giorni è inevitabile che la ricerca di base sia roba d'elite, ma un'elite intellettuale e non economico-sociale.
Insomma meglio avere pochi, pochissimi semiologi del cinema, magari ben pagati ma che stanno al top, che una massa di semiologi del cinema frustrati e disoccupati?..
mi domando poi quale "Innovazione" sia prodotta da un contesto culturale del genere.

Tali figure poi non è detto che combacino con lo studente volenteroso e sgobbone, macinatore di esami e con il libretto pieno di 30 e lode, in molti casi questi profili credo che si troverebbero molto meglio entrando prima in un contesto lavorativo.

Diverso secondo me è il discorco della "cultura" che produce innovazione, tecnologia e pure scalata sociale in base a impegno e merito, questa è inevitabilmente legata ad un più concreto discorso di esperienza sul campo invece che a bagagli di conoscenza teorica che quando va bene è sottoutilizzata.

Siamo sicuri che in questo caso una formazione secondaria adeguata (che poi ora questa ci sia è un'altro discorso), assieme ad un'investimento mirato delle aziende nella formazione dei propri collaboratori non sia sufficiente e non produca "Innovazione" ?

giaco ha detto...

@Fabio e paoloVE

Dai Fabio, non paragonarti da solo a Cruciani, non lo meriti! :-)

Il tuo discorso è articolato e mi trova perlopiù d'accordo, solo che è più utopistico e ideologico del mio ;-) Intendo dire che potrebbe valere in un mondo ideale, dove a governarci non è Berlusconi, dove l'istruzione secondaria è solida e inattaccabile, dove tutti possono diventare autodidatti come d'incanto e abbeverarsi a Deleuze e Derrida senza colpo ferire. Mi dispiace ma le cose non mi sembra proprio che stiano così. E l'unica cosa sensata che possiamo fare è guardarci intorno in Europa e nel mondo per confrontare modelli e best practices. Ebbene quel che trovi ovunque è che l'Università è un ingranaggio insostituibile nella catena della conoscenza, non mi risulta che qualcuno dei paesi occidentali l'abbia utilmente demolita o sostituita con qualcosa di meglio, ancor meno che ne abbia delegato le funzioni al mondo dell'impresa (nemmeno negli States). (segue)

giaco ha detto...

Comunque io non voglio assolutamente incarnare il talebano "via qualunque privato dall'Università", né negare che di milioni di semiologi cinematografici si farebbe volentieri a meno. Quel che noto però, è che il vostro punto di vista (includo anche Paolo quindi)rappresenta una faccia sola della medaglia. Quella per cui l'Università è una macchina per produrre benessere, lavoro, esperti, tecnologi, campioni della cultura del fare e del creare beni materiali.
E' un aspetto indubbio, e da bravi ingegneri (metaforicamente parlando) cercate di renderla efficiente, produttiva, priva di sprechi e baronaggi. Ottimo.

Ma io voglio sommessamente rappresentare l'altro aspetto, quello che sembrate trascurare. L'Università e l'istruzione, il mondo della cultura e quello della Ricerca, sono anche attori e simboli della Società della Conoscenza, sono luoghi in cui si forma una classe dirigente, si plasma la cittadinanza, in cui un Paese prende coscienza di sé al più alto livello. E questo è un discorso qualitativo fondamentale, che non si misura neanche con il peer review (peraltro in crisi di per sé) o con i numeri. Qui non è questione di "ingegneria" della macchina, siamo di fronte a temi delicati e di principio.
Quando si cercano di isolare gli aspetti giusti e quelli sbagliati della riforma si lavora sulla macchina, ma quando, con tutta evidenza, si proseguono a tagliare i fondi da decenni senza uno straccio di visione, di progettualità alternativa che non sia quello spicciola del concorso pilotato o meno, ecco, allora si sta deliberatamente scegliendo un modello di sviluppo che va in retromarcia rispetto al resto del mondo occidentale, si stanno toccando i principi e calpestando irragionevolmente l'intera istituzione. Allora non posso che dar ragione agli studenti, ai ricercatori e ai professori in corteo. Ci dicono che i finanziamenti sono un problema a parte, da tenere distinto: ma quando mai? Sono la spia più chiara del propagandismo becero di questa classe dirigente, della profonda insincerità e mediocrità con cui viene affrontato il problema.

Questa Riforma è grave non perché sia interamente sbagliata da capo a piedi, e non solo perché è insufficiente e miope. Peggio. E' una catastrofe perché pretende di darci una rappresentazione pubblica della risoluzione del problema. La pietra tombale definitiva per qualunque recupero dal buco nero in cui già si trovano la ricerca, l'istruzione e la cultura in Italia. E non dubitate: non fosse per chi protesta, talvolta in modo confuso, senza saper comunicare chiaramente purtroppo, il capitolo sarebbe chiuso per decenni, lo smantellamento omeopatico (si fa per dire) completato senza spiragli di futuro.

Dunque farne una questione di gente che studia vs fancazzisti, come sbraitano in malafede Berlusconi e con superficiale ottusità Cruciani, è profondamente offensivo, nonché cieco alla realtà e autolesionista all'estremo. A questa deriva (tacciatemi pure di buonismo o retorica se volete) vorrei opporre il messaggio odierno di una studentessa al PdC, che trovo magnifico (anche se non parla della macchina e del dettaglio degli ingranaggi di cui parlate voi):
http://videodrome-xl.blogautore.repubblica.it/2010/12/02/italia-ladra-di-sogni/?ref=HREA-1

Scusate se mi sono lasciato trasportare dall'arringa e ho deviato dal corso della semplice risposta alle vostre tesi. Il tema mi sta molto a cuore perché pur non essendo più ricercatore il mio lavoro resta al cuore della società della conoscenza. Prometto ad Authan di non intervenire più sull'argomento appesantendo ulteriormente il blog. :-)

Saluti

G.

Authan ha detto...

No problem, giaco :-)

Michele Reccanello ha detto...

Approvo l'ultimo commento di Giaco.
Sottolineo anch'io la differenza tra ricerca di base e ricerca applicata.

La ricerca applicata ha dei risvolti nella produzione e quindi l'industria ci fa i soldi.
La ricerca di base, che costa assai, non ha sempre immediate ricadute, ma spesso passano anni prima di vedere le sue applicazioni nella ricerca applicata.

Michele Reccanello ha detto...

@god_of_love

Benvenuto,

E' un pezzo che Cruciani viene criticato dagli ascoltatori di cui capitano quasi tutte le sere almeno un paio di telefonate di critica, e anche da noi, per il suo modo di condurre la trasmissione.

god_of_love27 ha detto...

Ciao Michele,
in effetti di critiche ne riceve tante. Io noto che proprio la linea editoriale della radio è diventata molto più rigida con il nuovo direttore. Peccato perchè con Santalmassi R24 è stata la migliore radio d'Italia, adesso bisogna cercare qualcosa di interessante su mamma rai

Michele Reccanello ha detto...

Nuovo CMM

http://www.youtube.com/watch?v=_yLdyYh8zj4&feature=player_embedded#!

Ciao.

Michele Reccanello ha detto...

@god_of_love27

Santalmassi, da apprezzare per la leggerezza con la quale intervista un "brutta bestia" come Marco Travaglio.

1A parte http://www.youtube.com/watch?v=vqpcoPyqHZs&feature=related

2A parte http://www.youtube.com/watch?v=fO_1mb0wsY0&feature=related

3A parte http://www.youtube.com/watch?v=M9ffBx8frBQ&feature=related

Dovrebbe essere del 2009.
Ciao