sabato 31 maggio 2008

Eskimo

Nelle scorse giornate, il preside della facoltà di lettere dell’Università La Sapienza di Roma, Guido Pescosolido, reo di aver inizialmente autorizzato un convegno di Forza Nuova sulle foibe, è stato preso di mira da numerosi studenti facenti parte dei collettivi "di sinistra" (diciamo così) che lo hanno contestato con insulti, slogan, e botte alla porta dell’ufficio dentro al quale egli si era barricato.

Dov’è la vera intolleranza, dov’è la vera violenza?”, si è retoricamente chiesto Giuseppe Cruciani durante la Zanzara di venerdì 30 maggio, facendo impliciti riferimenti ai vari episodi (Verona, Ponticelli, Pigneto…) che recentemente hanno fatto paventare a qualcuno lo svilupparsi di un clima di intolleranza alimentato dalla parte destra dello spettro politico.

Lo voglio dire subito a scanso equivoci. Al preside Pescosolido va tutta la mia solidarietà. Il trattamento (non è eccessivo definirlo aggressione) che ha ricevuto è indegno e ingiustificabile. Ciò premesso, credo che questi studenti possano venire meglio giudicati solo dopo averli inquadrati nel loro contesto, nella loro realtà. 

Se volessi metterla sul ridere potrei citare la Hunziker quando dice “sono ragaaaaaazzi”. Ma non sarebbe divertente, lo so. Il punto che voglio fare, però, è quello: questi ragazzi, così giovani, sono esposti a correnti ideologiche alle quali non sanno opporsi. Ritenendo di aver già capito tutto della vita, si lasciano trasportare verso le posizioni più estreme, quelle per cui ogni compromesso equivale ad una sconfitta.

Insomma, politicamente parlando, siamo di fronte a dei bambini. Bambini che devono percorrere ancora un bel po’ di strada prima di capire davvero come si sta al mondo. Per questo motivo, più che di intolleranza e di violenza (che non nego ci siano state) io preferirei parlare di immaturità. Profonda, abissale immaturità.

A vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età”, recita un verso della canzone Eskimo, di Francesco Guccini. L’importante è non rimanerlo, stupidi, anche dopo i trenta.

2 commenti:

Attila ha detto...

Ma scusami, fammi capire, allora a 20 anni puoi fare quel cavolo che ti pare... puoi impedire a qualcuno di parlare/insegnare/vivere solo perchè sei politicamente immaturo?
Se io ammazzo qualcuno per motivi politici sotto i 25 anni sono da assolvere ina quanto politicamente immaturo, se lo faccio dopo i 30 sono un delinquente?

Non so... ma c'è qualcosa che nn mi torna...

authan ha detto...

Attila,
non mi capacito di come tu possa aver interpretato il mio post in modo così profondamente diverso da quelli che erano i miei intenti. Forse, per amor di brevità, non mi sono spiegato bene. Cercherò di rimediare ora.

Lo scopo del post non era quello di stabilire se gli studenti della Sapienza siano da assolvere o da condannare, perché è chiaro che sono da condannare (moralmente, e, se gli inquirenti lo riterranno, anche penalmente).

Io facevo solo una riflessione, volta a stabilire un grado di severità da associare alla condanna, su cosa ci poteva essere dietro un atteggiamento così duro.

Ebbene, secondo me dietro non c’è un animo criminale e neppure eversivo, ma solo una abissale immaturità. Sono convinto che il 99% di questi ragazzi diventerà poi brava gente, che tra qualche anno si guarderà indietro dicendo “ma ero davvero cosi stupido a vent’anni?”

Spero che ora il mio pensiero sia chiaro.

Ciao,
authan (autore del blog)

PS: Ah, per la cronaca… Caro Attila, se ammazzi qualcuno volontariamente, per motivi politici o non, e indipentemente dalla tua età, spero che tu prenda l’ergastolo.