lunedì 8 febbraio 2010

Fix It Again Tony

Sulla persona di Luca Di Montezemolo e sulla sua fraseDa quando ci sono io la Fiat non ha mai preso un euro dallo Stato” si sono sviluppate molte polemiche che hanno avuto una qualche eco anche alla Zanzara di venerdì 5 febbraio. Molti hanno obiettato ricordando gli incentivi per la rottamazione, ma giustamente Giuseppe Cruciani, e prima di lui anche il suo collega Sebastiano Barisoni durante Focus Economia, ha fatto presente che gli incentivi, essendo rivolti ai consumatori senza alcun legame con un particolare produttore, non sono assimilabili ad elargizioni statali per la fabbrica torinese.

Questa querelle è sorta a margine della vertenza di Termini Imerese. Come noto, i vertici della Fiat intendono chiudere lo stabilimento sicilano, in quanto giudicato improduttivo e antieconomico. Gli operai sono comprensibilmente in stato agitazione e temono per il proprio lavoro e il governo è venuto a trovarsi in una imbarazzante posizione a metà tra l'incudine e il martello. Da un lato c'è la consapevolezza di non poter interferire con le scelte di un'impresa privata, dall'altro lato, con il rischio di perdere consenso, non si vuole ignorare il dramma sociale.

Io ho un'idea abbastanza precisa sulla questione Termini, un'idea che coincide con certezza con quella di Barisoni (dico "con certezza" perché "The Voice" Barisoni l'ha enunciata a Focus Economia) e, immagino, pure quella di Cruciani (dico "immagino" perché come al solito sul tema il Crux non ha argomentato), e cioè: è impensabile ipotizzare che il governo possa imporre a Fiat "con la forza" (tra virgolette) di tenere aperta Termini in nome della salvaguardia sociale.

Sia chiaro, io ho a cuore il destino degli operai di Termini, e se lo fossi anch'io probabilmente ragionerei come loro. Ma avendo invece la fortuna di poter ragionare a mente fredda e senza coinvolgimento emotivo, mi rendo conto che un'intromissione dello Stato sarebbe inopportuna. Salvare una fabbrica improduttiva, magari sostenendola con soldi pubblici, significherebbe mettere in piedi una gigantesca finzione che è la stessa che porta ad avere 21000 dipendenti a libro paga della regione Sicilia (in Lombardia sono 3500).

Tutto ciò significa che Termini Imerese va abbandonata a se stessa, e chi s'è visto s'è visto? No. Molto si può fare a livello di pubblica amministrazione per favorire una riconversione dell'area di industriale e per incoraggiare l'arrivo di nuovi insediamenti di diversa natura. Ed è proprio su questo che il governo dovrebbe concentrare gli sforzi, più che sull'imbastire un braccio di ferro con la Fiat.

Come "compito a casa", per chi ne avesse tempo e voglia, lascio la lettura di un articolo molto interessante dell'economista Francesco Forte apparso sul Giornale del 5 febbraio, e che io trovo assolutamente condivisibile. (Ebbene sì, occasionalmente mi può capitare di apprezzare qualcosina pure sul quotidiano di Feltri...)

Attendo commenti. Tra un "servo dei padroni" qua e un "la radio di Confindustria ti ha bruciato il cervello" là, conto di leggere anche qualche bella analisi, meglio se di corrente opposta alla mia, o magari una semplice integrazione alle mie osservazioni, se condivise.

E tutto. Anzi, no, dimenticavo... Il significato del titolo è stato colto? "Fix It Again Tony" ("riparala ancora, Tony") è il modo scherzoso con cui gli americani fanno riferimento all'acronimo FIAT.

Passo e chiudo. Alla prossima.

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The Cars, "Drive" (1984)




You can't go on
Thinking nothing's wrong...



25 commenti:

Francesca ha detto...

Adoro gli acronimi!

Per quanto riguarda FIAT ce n'è uno bellissimo che hanno coniato i tedeschi(spazientiti a seguito della vicenda FIAT-OPEL?).

"Fehler In Allen Teilen"

ovverossia "errori in ogni parte"!
Bello vero?

Anyway, ho vinto i timori e ho deciso di postare per prima dopo la strigliata di Authan, sulla quale concordo, facendo ammenda per tutte le volte che io stessa non ho rispettato i dettami e le regole del blog.

Sul tema del post posso dire che è inutile sparare sentenze a capocchia come fa il rubicondo ex-dentista (si puo' dire "dentista"?)ministro della semplificazione.... c'è chi la materia la tratta da anni ed anni e che per farsi un'idea ragionata occorre far riferimento, ad esempio a luminari quali il prof. Giuseppe Berta, di cui vi linko:

http://www.strumentires.com/index.php?option=com_content&view=article&id=112:termini-imerese-e-la-crisi-finanziaria&catid=4:economia-siciliana&Itemid=12

e

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6762&ID_sezione=&sezione

ciao!

nessuno ha detto...

Sono perfettamente d'acordo con le tesi "mercatiste" di Authan.
Poi, poiché il "mercato" sono io ed altri milioni di acquirenti come me, decido di non acquistare mai più un prodotto FIAT, oltre a qualsiasi prodotto metta sul "mercato" il buon Luca.
Ed altrettanto mi auguro che facciano i 5 milioni di abitanti della Sicilia, che saranno un milione e mezzo o due milioni di famiglie. E così siamo pari.
Il mercato per il mercato.

Pale ha detto...

Concordo con quanto ha scritto Authan. Lo Stato, in un ,libero mercato, deve preoccuparsi di regolamentare, non di intervenire. In questo senso la pianificazione e' essenziale. E purtroppo manca moltissimo in Italia. Infatti, e' molto piu' facile (e politicamente conveniente) trovare un modo per non far perdere il lavoro, piuttosto che far si che la gente riesca ad inserirsi di nuovo nel mercato del lavoro.
Il problema, secondo me, non e' perdere il lavoro, ma trovarlo dopo che lo perdi. A questo proposito trovo i soldi della cassa-integrazione non solo un inutile pagliativo, ma un freno al mercato del lavoro. Capisco che la cassa-integrazione sia uno strumento di protezione del cittadino, ma dovrebbe essere l'eccezione. Se e' la regola (e lo e'), allora il mercato del lavoro ne risente.
Pianificazione, ripeto, pianificazione.

Pale

PaoloVE ha detto...

@ pale:

mi pare ci sia un errore nel tuo ragionamento. Se non intervieni ma unicamente regoli, la tua pianificazione serve a poco, visto che ad operare sono altri...

Secondo me Termini Imerese non è un fallimento perchè figlio di un intervento statale nel mondo dell'impresa, ma perchè è stato un intervento probabilmente mal condotto.

Si è regalato a Fiat uno stabilimento, senza che vi fossero i presupposti per farlo funzionare, nè quelli per i quali Fiat o qualcun altro potesse avere interesse a crearli. Il distretto che si crea attorno alle fabbriche dell'automotive attorno a Termini non c'era e non si è creato da solo. Si è regalata una macchina dove non c'erano le pompe di benzina nè i meccanici. E la macchina si è fermata quando ha esaurito il pieno.

Mi pare che la STM a Catania, nata anch'essa con l'intervento statale a sostegno, stia dando risultati migliori, se è vero che anche Sharp ha intenzione di investire in zona nella lavorazione del silicio...

Saluti

Paolo aziendalista

francesco.caroselli ha detto...

Mi rendo conto che la strigliata è arrivata dopo il mio ennesimo post fuori contesto.
mi atterrò alle regole

Sulla fiat sono d'accordo anch'io su quel che dice authan

ma secondo voi cosa farà il governo?

Io spero proprio che non "obblighi" in nessuna maniera la fiat a tenere aperto ter. imer.
spero che marchionne e il buon cordero non si pieghino alle pressioni governative.

Su De Luca (sono ancora in tema?)
Di Pietro ha detto espressamente che avrebbe preferito un'aktra persona.
l'appoggio a de luca è una scelta di tipo politico, ovvero deve fare un atto di buona volontà e dimostrare al pd di non essere un integralista.
Cmq l'idv non è poi cosi integralista.
De Magistris è stato candidato da indagato (poi prosciolto da ogni accusa, of course)

PS- la sapete quella legenda metropolitana che indica cordero di montezemolo sia figlio illegittimo di Agnelli?
Beh in spagnolo cordero significa "agnello"
ihihihihih

piccoli off topic
sos racket e usura di Milano chiude per troppe minacce e intimidazioni
E la politica e le istituzioni stanno a guardare.....
....e ciancimino continua adire cose che tutti (un minimo informati) gia sapevamo

Daniele ha detto...

Concordo con Authan.

Cercare di convincere un'azienda privata, per quanto incentivata per anni e anni con soldi pubblici, a mantenere uno stabilimento in perdita non puo' essere la via.

Mi viene pero' da chiedermi cosa porta quel particolare stabilimento a essere in perdita.
E' il fatto che essendo gli operai italiani vengono pagati di conseguenza, e quindi l'unico modo che ha la FIAT per non andare in perdita e' spostare gli stabilimenti dove si possono sottopagare gli operai?
O e' perche' le infrastrutture intorno non sono sufficienti e quindi aumentano le spese?
Oppure li' producono solo la Duna e la Multipla?

@Pale
"Il problema, secondo me, non e' perdere il lavoro, ma trovarlo dopo che lo perdi."
Scusa, ma questa mi sembra la scoperta dell'acqua calda ;)

A proposito di questo secondo me servirebbe un mercato del lavoro un po' piu' mobile e flessibile, anche se questo, fatto nell'Italia dei furbi, e' chiaramente rischioso, perche' il pericolo sfruttamento e' molto alto.

francesco.caroselli ha detto...

ma lo stabilimento di ter imer sbaglio o è solo un stabilimento di assemblaggio?
Secondo me il problema è quello..

Francesca ha detto...

Perchè Marchionne vuole lasciare TI?
Sappiamo da piu' fonti che produrre un'auto laggiu' costa qualcosa come mille euri in piu' che non da altre parti nel Paese.
Manca il collegato delle aziende produttrici di base (le acciaierie), mancano i fornitori della componentistica e un sistema di logistica di buon livello.

Il ministro Scajola parla di una decina di offerte già presenti e al vaglio, sulle quali si darà risposta entro un mese.

La politica e la sua pretesa di governare le imprese.....

Gli incentivi alla rottamazione in Italia (30% per acquirenti di vetture FIAT e 70% di marche estere) hanno giovato alle casse dello Stato con l'impennata delle vendite di fine anno.

Tra i tanti comparti industriali investiti dalla crisi, il governo focalizza la sua attenzione su quello automobilistico... (ma ogni giorno chiudono e licenziano tante piccole e medie imprese senza clamori), ci ripete da mesi che non c'è allarme sociale, che nessuno sarà lasciato indietro... eppero' non ci dobbiamo dimenticare che siamo ormai nel pieno della campagna elettorale.

Un ministro (e un governo) che faccia scelte industriali al posto di FIAT o altra azienda si candida a gerstirne i suoi inevitabili insuccessi per i prossimi anni, se non si rimuovono le cause effettive che rendono antieconomico l'insediamento produttivo in quell'area.
Quindi sarà determinante sapere chi prenderà TI per fare cosa!

emanuele ha detto...

TotoZanzara: le dichiarazioni di Ciancimino su B.

Pale ha detto...

@ Daniele

Infatti, e' cosi' banale la mia affermazione che non si fa niente in questa direzione. Anzi, si pensa solo a tenere lo status quo. Alle volte le cose piu' banali sono anche quelle piu' difficili da fare, e questo secondo me ne e' un caso lampante.

@PaoloVE

Io non vedo nessuna contraddizione. Io non sto dicendo che il mercato libero vada applicato ovunque. Gli interventi ai quali mi riferivo sono quelli "una tantum" che stranamente in Italia sono sempre ripetuti nel tempo. Mi riferisco a tutte quelle leggi proroga che non affronatno il problema.
Gli interventi sul sistema sono quelli che io chiamo pianificazione. Poi gli attori possono anche essere privati.
Il problema non e' che chiude Fiat, ma che i lavoratori possano trovare un lavoro che soddsfi le loro capacita' e potenzialita' in breve tempo.

Non e' un discorso banale, non in Italia.

Francesca ha detto...

http://www.youreporter.it/foto_Partito_Moderati_vota_Dell_Utri_ma_Non_sono_parente_1

scusate tutti, nn c'entra con il post (perdono Authan)
ma questo manifesto elettorale pare circoli sui muri di Torino.

Mi permetto linkarvelo, per farvi due sane risate, visto che anche il guru Gramellini lo ha mostrato in TV sabato sera.
ciao!

Daniele ha detto...

@Pale

hai perfettamente ragione, si pensa solo a tenere lo status quo.
e lo so che il problema non viene affrontato.
ma quale e' il modo per affrontarlo?

secondo me regolamentare meglio il mercato del lavoro, soprattutto per i contratti a tempo determinato. dando si' la possibilita' alle aziende di non dover assumere qualcuno a tempo indeterminato "alla cieca", ma anche dando delle garanzie ai lavoratori.

PaoloVE ha detto...

Ringrazio Francesca per lo spunto: vi ricordate quando Fiat voleva comperare anche gli stabilimenti di Opel? Se la cosa fosse andata in porto credo che adesso staremmo parlando di chiudere ben altro che Termini Imerese in Italia. In fondo c'è di che essere contenti del teutonico disprezzo che gli ariani hanno dimostrato nei nostri confronti: loro devono ancora inventarsi come far stare a galla Opel, non abbiamo qualche posto di lavoro in più... in fondo va meglio a noi.

Saluti

Paolo von Wagen

nessuno ha detto...

Anch'io sono rimasto perplesso alle dichiarazioni di Scaiola che come ministro si ripromette di esaminare la decina di proposte per T. I.
Ma quello stabilimento, al catasto, risulta proprietà di chi? della Fiat o dello Stato?
Perché, se è di proprietà Fiat (anche se costruito con i soldi dello Stato, cioé degli italiani), le proposte dovrebbero pervenire alla Fiat. Cosa c'entra il ministro e per esso il governo?
Se la Fiat ha ricevuto proposte, - ferme restando la sua proprietà sullo stabilimenbto e l'ultima parola nelle eventuali trattative -, è pensabile che le abbia girate al governo per garantirsi i contributi degli italiani per il prossimo secolo.
Non bisogna dimenticare che quella fabbrica ha ricevuto i primi soldi - tolti alle tasche degli italiani - da Mussolini ai tempi della Balilla (che solo pochi han potuto acquistare) e cioé negli anni '30 del secolo scorso, continuando così per ormai quasi un secolo.
Distinguere tra "aiuti" ed "incentivi" è per me sterile esercizio dialettico. Grazie agli incentivi la Fiat ha venduto auto che altrimenti non avrebbe venduto ottenendo un plus di incassi da qualcuno calcolato in 90 mukioni di euro.
(Per inciso, io, nel 1952 ho preso la patente imparando a guidare su una Balilla 3 marce immatricolata nel 1932).

In ogni caso, chiunque sia il proprietario dello stabilimento di T. I., visto che la Fiat lo abbandona, qualunque ne sia l'acronimo, io sono perché i siciliani non acquistino prodotti riconducibili a quella società.
Se produce in Polonia, Brasile o Romania, venda in Polonia, Brasile e Romania.

Francesca ha detto...

per rispondere al precedente post. faccio che linkarvi la lunga intervista a Massimo Giannini - vicedir. di REPU e dir. dell'inserto economico Affari & Finanza -

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/2/8/FIAT-2-Giannini-Repubblica-sugli-incentivi-Berlusconi-segua-la-Francia/65851/

PaoloVE ha detto...

@ Daniele:

prima dell'avvento del più selvaggio dei mercati del lavoro gli imprenditori avevano la possibilità di assumere, con il completo benestare del sindacato, in contratto di formazione lavoro (CFL), cosa che facevano molto massicciamente: l'imprenditore assumeva il dipendente per un periodo rapportato alla mansione (dai 6 mesi ai 2 anni) e si impegnava a fornirgli formazione "on the job". Il contratto si intendeva automaticamente prolungato in Tempo Indeterminato, ma poteva essere interrotto senza dover giustificare nulla, come alla fine del periodo di prova.
Vi erano benefici contributivi per il datore di lavoro e dei limiti che impedivano di non trasformare in TI una percentuale troppo alta dei contratti, trasformando il CFL in un contratto precario.

Riassumendo: formazione professionale (il migliore degli ammortizzatori sociali) e prospettive di crescita per il dipendente, possibilità di valutare i candidati per un periodo adeguato ed agevolazioni per il datore di lavoro.

Sembrerebbe molto civile e razionale, vero?

Nella pratica agli imprenditori la cosa non andava bene: io ho iniziato a lavorare così e di formazione nell'anno e mezzo iniziale (poi me ne andai) non ne vidi nemmeno l'ombra (-Cosa ti formo a fare che puoi andartene quando vuoi?-), ma le agevolazioni contributive andarono comunque all'imprenditore. Ed era cosa molto diffusa: nelle piccole imprese non era raro che il neo assunto ne sapesse più del datore di lavoro. Quanta formazione poteva effettivamente esservi in quelle aziende? E non mi si venga a dire che 2 anni (2 ANNI!) non sono un periodo di prova adeguato per valutare chicchessia.

Per cui penso che quella di dover fare le assunzioni alla cieca era ed è una misera scusa accampata da chi voleva di più.

Nella realtà si preferì avere neo assunti ricattabili piuttosto che formarli, e malgrado gli sgravi fiscali (!).
Per cui confindustria premette per i cococo, i cocopro, e tutte le altre forme di precarietà che adesso ci deliziano.

Quando sento gli imprenditori parlare della necessità di flessibilità da parte dei lavoratori, oppure il governo lamentarsi delle colpe del sindacato (che ci sono, e sono gravissime) e dell'assenza degli ammortizzatori sociali e ripenso a quanto fossero avanzati e civili i CFL, a come siano stati gli imprenditori ed i governi di centro sx in primis a far fallire quel sistema di flessibilizzazione del mercato del lavoro, e a come siano stati gli imprenditori a sottrarsi a regole che professionalizzavano i dipendenti e rendevano meno grave l'eventuale perdita del lavoro, ancora mi prudono le mani.

Saluti

Paolo imbelvito

Francesca ha detto...

@ PaoloVE

ricambio l'assist e come non linkare questo Ichino (sentito anche domenica a RADIO24)??

http://www.corriere.it/economia/10_febbraio_08/welfare_dei_figli_a548d8dc-1480-11df-95c9-00144f02aabe.shtml

ciao
Francesca da 28 anni a tempo indeterminato!

Daniele ha detto...

@ Paolo
capisco il tuo essere imbelvito, e son completamente d'accordo sul fatto che come e' fatta in Italia la flessibilita' favorisce solo il datore di lavoro e la butta in quel posto al dipendente. E se penso che tutto questo e' iniziato col primo governo appoggiato da comunisti, mi viene da piangere.
Io mi riferisco alla flessibilita' che per esempio si trova in Inghilterra, dove c'e' (o meglio c'era fino a prima della crisi) una grande facilita' di assunzione con un contratto di 3-6 mesi per poi dientare a tempo indeterminato. Altro che 2 anni per poter valutare un lavoratore!

ps io ho un amico che aveva il contratto di apprendistato per 4(!) anni. per lavorare in un call center. utile, no?

PaoloVE ha detto...

@ francesca:

l'articolo dice / chiede cose giuste. Ma, per quanto mi riguarda, Ichino dovrebbe applicare a sè stesso la flessibilità e la meritocrazia che ha sempre invocato. E quindi chiedere scusa e lasciare il posto.

Perchè il sistema che adesso riconosce non funzionare è il risultato delle riforme da lui sostenute, e loro ovvia e prevedibile (e prevista) conseguenza.
E lui non se n'è accorto per tempo, ma solo molto dopo che si era prodotto il danno, e ha contribuito a sostenere le tesi di chi il danno lo creava materialmente.

Saluti

Paolo sempre più imbelvito

Francesca ha detto...

@ PaoloVE oggi ultraimbelvito!

nella mia prima esperienza lavorativa in Italia (poichè la prima in assoluto maturata oltreconfine) mi occupavo, tra l'altro, del Personale-Paghe&Contributi.
Si trattava di un'aziendina metalmeccanica di Varese nel settore delle macchine per le lavorazioni dell'industria conciaria: scarnatrici, rasatrici, politrici etc., con un procedimento di costruzione a disegno su commessa, specie per export nel SE asiatico e Nordafrica.
Nel mio primo anno di impiego (1987) mi occupai di redigere i progetti formativi per ben 5 ragazzi neodiplomati, assegnati alle diverse linee di fabbricazione, ovviamente in funzione delle esigenze aziendali ma tenendo conto anche delle inclinazioni espresse dai candidati.
Per dirti qual era la sensibilità di avere personale anche "contento di stare sul posto di lavoro!!
I progetti dettagliati nelle mansioni, acquisizioni progressive di conoscenze e capacità attraverso l'affiancamento a personale esperto, con l'obiettivo da raggiungere dopo i 24 mesi e (il quasi automatico) ingresso in azienda a tempo indeterminato al primo livello del CCNL, si presentarono ad una commissione dinnanzi all'API e sindacati dei lavoratori per l'approvazione.
E so che tre dei 5 ragazzi di allora ancora oggi sono operai qualificati in quella stessa azienda.
Uno invece l'ho ritrovato qui qualche anno fa e si occupa di Quality Assurance!

Francesca....amarcord!

Francesca ha detto...

@ PaoloVE

devo assolutamente trovarti il file audio di ICHINO a RADIO24 di domenica!
A voce dice molte piu' cose di quelle nell'articolo e fa anche riferimento alla riforma inglese del 1973 (per riprendere il post di Daniele) che ha funzionato bene!

ciao
Francesca .... fuori orario!

F®Ømß°£ ha detto...

@Paolo

standing ovation per il tuo post imbelvito.

Non intervengo più spesso, perché ascolto meno il nostro non-argomentatore preferito. Leggo comunque sempre, magari non quando si ciarla off-topic ;-)

Saluti e a presto

Tommaso

Francesca ha detto...

@ PaoloVE

Eccoti, dal programma di Riccardo Chiaberge, l'intervista a Ichino:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100207-la-finestra-sul-cortile.mp3

(dal minuto 16.25, ma la trasmissione è interessante anche nella parte precedente).

ciao

PaoloVE ha detto...

@ francesca:

mi sono chiesto perchè sull'argomento lavoro divento ultraimbelvito e mi sono reso conto che questo dipende dal fatto che vedo come l'esperienza non serva a nulla.

Tutti gli oneri delle riforme sono stati scaricati sui lavoratori, tutti i benefici sui datori di lavoro: si è realizzata precarietà senza ammortizzatori sociali (la chiamiamo con il nome di un martire in modo da sottrarla a contestazioni e rimandiamo sine die la realizzazione degli ammortizatori sociali, però intanto rendiamo i lavoratori ricattabili), per i dipendenti della PA (quelli che vengono definiti fannulloni, per intenderci) sono arrivate le penalizzazioni ma non arriveranno i premi (è ormai ufficiale: non ci saranno soldi in più).

E quindi quando adesso sento contestare la disparità tra le tutele dei padri e lo sfruttamento dei figli (quelli che vengono definiti bamboccioni, per intenderci)capisco che non si sta realmente parlando di arrivare ad un sistema più equo ed omogeneo, ma soltanto di togliere le tutele rimaste ai dipendenti TI, senza contropartita.

Il meccanismio è sempre lo stesso sempre ripetuto e sempre a danno dei lavoratori...

Saluti

Paolo trotskista

Francesca ha detto...

@ PaoloVE

Ricordo di aver letto un'intervista con Tito Boeri su L'Unità, proprio nei giorni caldi delle sparate di Brunetta sui bamboccioni da mandare fuori casa con l'obolo di 500 euri...

Il vero motivo per cui i giovani rimangono a casa a lungo è che i lavori cui hanno accesso sono pagati molto poco e sono molto instabili. La famiglia svolge la funzione di ammortizzatore sociale.
Secondo il Ministro Sacconi è addirittura giusto che sia così!
E non ci dimentichiamo che lo stesso ministro del cosiddetto Welfare de noantri ha anche ripetuto in piu' occasioni che una riforma si farà quando la crisi sarà superata!

Se si vuole permettere ai giovani che lo desiderano di uscire di casa si faccia una riforma seria degli ammortizzatori che allarghi a loro le protezioni contro la disoccupazione e si affronti davvero il problema del dualismo del mercato del lavoro.

Boeri diceva piu' o meno che se
vogliamo davvero aiutarli dobbiamo allargare gli ammortizzatori sociali anche a chi ha contratti temporanei, pagare loro gli oneri contributivi figurativi se perdono il lavoro, e cambiare il percorso d’ingresso nel mercato del lavoro, immettendoli fin da subito in contratti senza limiti di durata fissati a priori.

Chissà quando......