mercoledì 5 novembre 2008

Wind of change

Oggi sono particolarmente allegro, per i motivi che potete immaginare.

Tuttavia, non voglio cedere alla tentazione della retorica, e mi accingo a scrivere un normalissimo post di commento sulla Zanzara di ieri. Zanzara che ad inizio trasmissione ha avuto come protagonista Giuseppe Cruciani non nel ruolo di conduttore, ma nel ruolo di ospite, collegato telefonicamente da New York e sottoposto ad un martellamento di domande da parte del conduttore supplente, il gigione Luca Telese.

Cruciani, la cui voce al telefono risulta meno roca e più giovanile, e che quando non ha la responsabilità della conduzione si scioglie un po' e diventa quasi simpatico, ha detto una cosa curiosa: “Il tifo dall’Italia per uno o per l’altro candidato delle elezioni americane non lo capisco, lo trovo una cosa provinciale.”

Peccato che poi un minuto dopo, pressato da Telese, Cruciani abbia ammesso (non che non si fosse intuito...) di essere più convinto dal programma e dalla persona di McCain (“Obama non si sa esattamente cosa vuole”. Ma che concetto profondo!), e quindi di preferirlo.

Ma giusto per capire, qual è la differenza tra "il fare il tifo" e "l'avere una preferenza"? Mi sembra una distinzione un po' ipocrita, se devo dirla tutta. Forse possiamo metterla così: la preferenza è supportata da precise valutazioni politiche, mentre il tifo è solo conseguenza di mera militanza "a prescindere".

Ebbene, Cruciani, se vuole possiamo metterla su questo piano. Ma in tal caso, osservando che quell'aggettivo "provinciale" era diretto in particolar modo a coloro che speravano in Barack Obama (è così, non neghiamo l'evidenza) bisogna anche accettare l'idea che per tante persone la speranza in una vittoria di Obama nasceva non da mera militanza, ma proprio da meticolose valutazioni politiche, e da precisi giudizi sull'operato dell’amministrazione Bush, che vanno molto al di là dei triviali "Bush assassino", "Bush criminale".

Personalmente, più ancora che nella politica estera (da me comunque profondamente disapprovata), ritengo che il grande fallimento di Bush risieda nella politica economica, che è stata di-sa-stro-sa. E questo è un fatto oggettivo, incontrovertibile, perché la matematica non è una materia questionabile.

Mai come oggi doveva soffiare il vento del cambiamento. L'America doveva voltare pagina, per presentarsi al mondo non più con la maschera del poliziotto o del bullo, ma con quella del maestro, della guida che dà per prima il buon esempio.

E al di là degli slogan, se c'era un uomo che impersonificava il cambiamento, questo era Barack Obama, un leader nato, con un sacco di buone idee (basta informarsi), nonché il candidato che i cittadini americani hanno eletto loro nuovo presidente con oltre sette milioni di voti di margine.

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Vi lascio con "Wind of Change" degli Scorpions, da fischiettare per il resto della giornata. E vi metto anche una bella pagina tratta da un fumetto di Capitan America, dove il supereroe della Marvel si lancia in un palazzo in fiamme per salvare non una persona, ma una bandiera a stelle e striscie, il simbolo del sogno americano.




The world is closing in, did you ever think
that we could be so close, like it brothers?
The future’s in the air, I can feel it everywhere
blowing with the wind of change




Capitan America


L'America non ti presenta le cose su un piatto d’argento. Qualche volta tutto ciò che offre è la speranza.

Eeeh sì, alla fine un pizzico di retorica ho deciso di concedermela! :-)

1 commento:

epino.derma ha detto...

e di cosa ti stupisci.. del Crucci? Lo adoro! Non mi delude mai! Come gli 'altri' di tutto lo si puo' accusare .. ma non di essere incoerENTE (come direbbe il presidente della camera)