lunedì 3 novembre 2008

La sindrome del giudice

Causa trasferta americana di Giuseppe Cruciani, per qualche giorno la conduzione della Zanzara è appannaggio del gigione Luca Telese, il quale nella puntata di venerdì 31 ottobre ha provato a partire col botto, intervistando nientemeno che il "venerabile" Licio Gelli, in seguito alla notizia che quest'ultimo sarà voce narrante di una trasmissione di Odeon TV dove si intende approfondire la storia del '900 italiano.

Peccato che quando le domande di Telese cominciavano a farsi interessanti (“I suoi antichi piani, Gelli, si stanno attuando oggi?”), la linea telefonica sia caduta lasciando gli ascoltatori con un pugno di mosche.

Dopo Gelli, è stato il turno del giornalista di Repubblica Francesco Merlo, che, rispondendo alle domande di Telese, ha riassunto un suo articolo del 28 ottobre, nel quale, in risposta all'imperante brunettismo anti-fannulloni, viene coniato il sarcastico concetto di fantuttoni. I fantuttoni sono quegli iper-attivi che a parole – e spesso solo a parole – affermano di saper fare tutto e di avere in tasca la soluzione ad ogni problema.

Per dirla alla Telese, il neologismo di Merlo “ha bucato”, cioè ha colpito il pubblico, innescando numerosi interventi dei radioascoltatori.

Personalmente, questa contrapposizione fannulloni/fantuttoni non mi ha particolarmente appassionato. Alla fine, secondo me, Merlo voleva solo prendere per i fondelli Renato Brunetta non facendo riferimento, per una volta, alla sua statura fisica, ma dandogli, in sostanza, del banfone.

Però la provocazione di Merlo mi dà lo spunto per dire due parole su Brunetta. L'idea che mi sono fatto è che questi sia, in un certo senso, vittima di se stesso e del suo protagonismo. Era partito bene, ottenendo grande popolarità (anch’io le definii "idolo") dichiarando non solo guerra all’inefficienza e alla scarsa produttività della pubblica amministrazione, ma affermando anche di voler completamente digitalizzare quest'ultima.

Addio carta, addio code, via mail si faranno pratiche, certificati, licenze”, diceva Brunetta tempo fa. Perché il ministro non si concentra maggiormente su questi aspetti del suo mandato, invece di continuare a picchiare solo sul ritrito tema dei fannulloni? La faccenda dei tornelli per i magistrati, ad esempio, è semplicemente ridicola, e se ne poteva davvero fare a meno.

Vittima di se stesso, dicevo. E ne sono sempre più convinto. E' facile immaginare che il povero Brunetta, per tutta la vita, sia stato preso per il culo a causa della sua statura, e ora che su uno degli scranni più alti sta seduto proprio lui, non riesce a tenere a freno il suo desiderio di rivalsa. Quasi quotidianamente si fa intervistare, e in ogni occasione non fa mancare qualche sparata che possa donargli attenzione e ulteriori titoli di giornale.

In riferimento alla famosa canzone di Fabrizio De Andrè, io definisco questo genere di atteggiamento "sindrome del giudice".

Beh, caro Brunetta, lasci che le dica una cosa: per citare Giorgio Faletti quand'era ancora un comico, "è ora di basta!". E' ora di tenere la bocca chiusa per un po', di mantenere un profilo più basso (no pun intended), e di far parlare solo e unicamente i fatti. Grazie.

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Non credo di essere il solo a cui la figura di Renato Brunetta ricorda terribilmente quella cantata da Fabrizio De Andrè nella sua "Un giudice". E allora approfittiamone per riascoltare questa straordinaria canzone del cantautore genovese, anche grazie ad un divertente video scovato su YouTube.





E allora la mia statura non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi mi diceva "Vostro Onore",
e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi nell'ora dell'addio
non conoscendo affatto la statura di Dio.


1 commento:

authan ha detto...

Extra-post, torno sul tema scuola e università per sagnalare ulteriori articoli di giornale che trovo interessanti/istruttivi, da parte dei seguenti opinionisti:

1) Francesco Giavazzi, che torna sul tema sul Corriere di oggi, 3 novembre.

2) Idem Luca Ricolfi sulla Stampa di oggi.

3) L'economista Alberto Bisin, professore all'Università di New York. La Stampa di venerdi 31 ottobre.

4) Il docente di Lettere e Filosofia Michele Ainis dell'Università Roma 3. La Stampa di sabato 1 novembre.

Ciao,
authan (autore del blog)