lunedì 16 marzo 2009

Incredibile, ma vero (2)

Non mi capita spesso in questo blog di citare gli interventi dei radioascoltatori perché di rado ne trovo di particolarmente notevoli. Guarda caso, però, alla Zanzara di venerdì scorso, sono rimasto favorevolmente colpito dalle parole di Gaetano dalla provincia di Frosinone, entrato in diretta alle 20:10.

Gaetano ha puntato il dito sull'evasione fiscale, osservando che per reprimere questo gigantesco cancro non solo non si fa abbastanza, ma addirittura l'attuale governo sembra aver abbassato la guardia, in nome di una concezione aziendale delle regole in base alle quali lo stato non deve "dare fastidio" alle imprese e agli imprenditori. Molti provvedimenti, presi negli ultimi mesi per snellire il carico di lavoro amministrativo delle aziende e dei professionisti, a lungo andare si traducono in un incremento dell'evasione fiscale.

Nel rispondere a Gaetano, Giuseppe Cruciani, forse perché ancora infervorato dalla sua strenua difesa, pronunciata pochi minuti prima in trasmissione, del provvedimento governativo che raddoppia l'indennità una tantum ai collaboratori a progetto a cui non viene rinnovato il contratto, ha rigettato quasi con sdegno l'ipotesi di un abbassamento della guardia sul fronte della lotta all'evasione, dando per scontato che una scelta del genere, siccome inconcepibile, non può essere vera.

Invece, secondo illustri osservatori, le cose stanno proprio così. A Cruciani non farebbe male visitare più spesso il sito di informazione economica LaVoce.info, a cui fa riferimento un nutrito team di economisti coordinati dal prof. Tito Boeri. Il 25 febbraio 2009 è apparso un articolo a firma di due docenti universitari, Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra (non proprio due passanti qualsiasi), dove senza alcuna concessione all'ideologia e alla demagogia, si dettagliano i motivi per cui l'attuale strategia di lotta all'evasione appare inadeguata.

Lo stesso Boeri (che questa settimana conduce la rassegna stampa "Prima pagina" su Radio Tre. Da non perdere!), poi, intervenuto il 10 marzo scorso a Ballarò, ha osservato che da parte del governo sembra esserci addirittura una strategia mirata a tollerare il lavoro sommerso, percepito, in un ottica anti-crisi, come una forma di ammortizzatore sociale. Un approccio folle, sciagurato, che sposta tutto il peso fiscale sulle aziende sane e che per giunta rischia di avere cattive ripercussioni in termini di sicurezza nel lavoro.

Morale: ci sono ottime ragioni per ritenere che la lotta all'evasione fiscale sia volutamente un obiettivo a bassissima priorità per questo governo. E anche se semba inaudito, caro Cruciani, non per questo non può essere vero.

5 commenti:

francesca ha detto...

Cruciani non legge nemmeno l'ESPRESSO, altrimenti già a gennaio di quest'anno avrebbe appreso come stanno le cose al riguardo e che Maria Cecilia Guerra è docente di Scienza delle Finanze all'Università di Modena e Reggio Emilia, a suo tempo chiamata dal governo Prodi all'Agenzia delle Entrate.

"Tutti quei miliardi che mancano all'appello"
di Luca Piana
Gli acconti delle aziende per il 2009 sono crollati. Perché i manager hanno capito che aria tira. Parla una esperta di tributi. Colloquio con Maria Cecilia Guerra.
Finanzieri in azione.
Lo smantellamento delle misure anti-evasione ha già sottratto al Fisco "alcuni miliardi di euro" e l'effetto è destinato ad aumentare nel corso dell'anno. Lo sostiene Maria Cecilia Guerra, docente di Scienza delle Finanze all'Università di Modena e Reggio Emilia, a suo tempo chiamata dal governo Prodi all'Agenzia delle Entrate. Il punto di partenza di Guerra è il fabbisogno dello Stato, che nel 2008 è balzato a 52,9 miliardi, contro i 26,5 del 2007 e i 45,2 previsti dal ministero dell'Economia a settembre.

All'appello mancano più di 7 miliardi...
"Partiamo dalle spiegazioni che ha dato il governo. Non mi convince che il peggioramento sia imputabile alle misure anticrisi, che sono tutte coperte, secondo i documenti ufficiali. Un effetto potrebbe essere legato all'acconto delle imposte sui redditi, per l'opportunità che è stata data alle imprese e ai lavoratori autonomi di rinviare ai primi mesi del 2009 il versamento del secondo acconto annuale su Ires e Irap. È un fattore che ha certamente pesato ma che non va sopravvalutato".

Perché?
"In primo luogo, il decreto è stato emanato il 29 novembre, quando molte imprese avevano già pagato in vista della scadenza del primo dicembre. È però anche probabile che diverse aziende abbiano deciso di versare meno di un anno fa, in previsione di minori imposte da pagare".

La questione si sposta a monte, allora. Perché meno imposte?
"Certamente il peggioramento del ciclo economico incide: se gli ordini negli ultimi due mesi dell'anno sono diminuiti sensibilmente, le imprese potrebbero aver già rifatto i calcoli e deciso di ridurre gli acconti. C'è inoltre la possibilità che molti contribuenti, anche piccole imprese soggette all'Irpef, abbiano scelto di ritardare i pagamenti perché le sanzioni a cui vanno incontro sono ridotte. E potrebbero rendere più conveniente chiedere i soldi in prestito al Fisco, ritardando i pagamenti, piuttosto che alle banche".


Può influire l'impressione di un governo meno feroce con chi evade?
"L'effetto si fa sentire certamente, ma non riguarda soltanto gli acconti di imposte come l'Ires e l'Irap. Già dai pochi dati disponibili al momento ci sono importanti segnali che sulle imposte indirette - e penso soprattutto al versamento dell'Iva- l'evasione sta aumentando: i contribuenti sfruttano le opportunità offerte dallo smantellamento dei provvedimenti introdotti per combattere l'evasione".

Secondo la Banca d'Italia nei primi 11 mesi del 2008 le entrate tributarie sono aumentate del 2,8 per cento rispetto a un anno prima...
"Sì, ma la dinamica delle entrate è andata sempre più rallentando e mentre la tenuta del gettito su alcune imposte può avere delle giustificazioni - ad esempio l'Irpef ha sicuramente risentito positivamente dei diversi rinnovi contrattuali per alcune categorie di lavoratori dipendenti - è l'Iva che non tiene il passo con la sua base imponibile: i consumi sono cresciuti di più del gettito. Insisto sull'Iva perché è l'imposta più sensibile all'evasione: fu la prima ad aumentare con i provvedimenti del governo precedente; è la prima a diminuire adesso".

Quali sono le cause che spingeranno i contribuenti a pagare meno tasse?
"Certamente l'aver ridotto la tracciabilità dei pagamenti effettuati ai professionisti, l'abolizione dell'obbligo per gli imprenditori e gli stessi professionisti di tenere l'elenco dei clienti e dei fornitori, la riduzione delle sanzioni per chi viene scoperto a evadere. Ma ci sono anche provvedimenti meno conosciuti, come ad esempio aver eliminato la responsabilità in solido per chi fa un appalto sul pagamento delle ritenute fiscali da parte di chi se lo aggiudica o delle imprese subappaltatrici: in questo modo viene meno il coinvolgimento di nuovi soggetti nei controlli".

È possibile stimare quanto pesa l'abbandono della lotta all'evasione sui conti pubblici?
"Calcoli più precisi saranno possibili solo tra qualche mese, con i dati definitivi del 2008. Se si considera però che il governo precedente aveva quantificato in 23 miliardi di euro il gettito aggiuntivo garantito dalle misure anti-evasione, stiamo probabilmente parlando di alcuni miliardi".
(15 gennaio 2009)


Francesca (che legge l'Espresso)

Paolo il finanziere creativo ha detto...

Buongiorno,
Credo che i fatti parlino chiaro: i finanzieri erano incentivati economicamente nel contrasto all'evasione.
L'art. 67 del dl 112/08 ridimensiona o elimina tali incentivi.

Riguardo alla trasmissione di venerdì c’è stato un intervento (quale? Boh!) che mi ha fatto partire in ragionamenti avulsi e tutti miei, che sono giunti ad un punto morto, apparentemente molto bello e sui quali vorrei un vostro parere.

Le premesse sono:
a) molte aziende italiane sono in crisi di liquidità grave e gli interventi del governo sul credito non stanno migliorando di molto la situazione (ed in alcuni casi non lo potranno fare, visto che una parte consistente di queste sono dei debitori a rischio)
b) la P.A. paga i propri fornitori con ritardi consistenti (parliamo di circa 60 mld di € - http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/11/brunetta-governo-piano-anticrisi.shtml?uuid=4730f844-b962-11dd-850a-4c92bd65492a&DocRulesView=Libero – liquidati con 135 gg di ritardo rispetto ai 95 mediamente pattuiti), pagando interessi di mora cospicui (attualmente credo siano al 9,5% - http://www.avvocati.it/servizi/calcolo/interessi_mora.php -).
c) Le ultime aste per bot hanno assicurato rendimenti bassissimi (1% per i bot a 3 e 6 mesi - http://www.libero-news.it/adnkronos/view/76272 -) ed hanno lasciato a mani vuote molti investitori potenziali.

Ciò detto, mi parrebbe sensato che lo stato mettesse all’asta bot per finanziare la riduzione dei tempi di pagamento dei fornitori:

- le aziende (specialmente quelle con problemi di accesso al credito) avrebbero un po’ di respiro attingendo direttamente al contante,
- aumenterebbe il circolante favorendo una ripresa di investimenti e consumi,
- minori chiusure di aziende = minor numero di licenziamenti
- lo stato pagherebbe interessi sul debito inferiori, senza peggiorare la propria situazione debitoria, che passerebbe dai fornitori ai compratori dei bot

Se faccio i calcoli mi viene fuori un provvedimento meno elemosiniero di altri intrapresi o proposti, con cui, vista così, guadagnano tutti (cosa della quale ovviamente diffido: morirò convinto che non esistono pasti gratis).
La domanda perciò è: cosa sto sbagliando? Cosa mi sono perso? Perché Tremonti e Brunetta non percorrono questa strada? (non sono domande retoriche)

Saluti

Paolo il finanziere creativo

Arthur l'imprenditore ha detto...

Condivisibile con Boeri il rigettare l'accusa che un forte contrasto al sommerso e all’evasione rischia di creare più disoccupazione, soprattutto in un momento di gravi difficoltà economiche.
La disoccupazione viene creata scaricando il peso della tassazione sulle imprese in regola. Se il governo ritiene che la pressione fiscale sul lavoro sia insostenibile nell’attuale congiuntura, perché non ridurre la tassazione sul lavoro ed intensificare i controlli per finanziare la riduzione delle imposte?

Tuttavia si parla troppo poco dei clamorosi ritardi sui rimborsi alle Aziende da parte dello Stato.

Ridateci i ns. soldi!
Rimborsiamo i crediti IVA!
...poi parleremo di evasione fiscale, sicurezza sul lavoro, etc., sicuramente temi importantissimi, ma se le Aziende non ci saranno più, a causa dei mancati rimborsi, di quali controlli parleremo?

Anonimo ha detto...

Qualcuno mi spiegasse come fa Tremonti a raggranellare tutti i miliardi che ha promesso ai banchieri (MPS-UNICREDIT-INTESA S.PAOLO....)con i T-BOND al 7.5/8.5% (convertibili in azioni dopo Xanni in caso di mancata restituzione al Tesoro) attraverso l'emissione di BOT e BTP ????

Paolo il finanziere perplesso ha detto...

@ il primo anonimo (authan hai proprio ragione: una firma, una maledettissima firma...): mi è misterioso soprattutto il meccanismo con il quale interagiscono in maniera positiva banche e stato, visto che le banche dovrebbero indebitarsi con lo stato sottoscrivendo i tremonti bond (all'8% circa), ma sono anche i primi sottoscrittori dei Bot (con i quali ad indebitarsi è lo stato all'1%). Per le banche disinvestire i Bot dovrebbe avere lo stesso effetto, ad un costo inferiore...

Paolo il finanziere perplesso