martedì 26 agosto 2008

Italia sì, Italia no, Italia gnamme

Il secondo interregno di Luca Telese alla Zanzara è cominciato come era finito il primo, e cioè con un approccio alla conduzione profondamente diverso rispetto a quello di Giuseppe Cruciani. Mentre il conduttore titolare è solito mettere sul tavolo un nugolo di temi lasciando che siano gli ascoltatori, spontaneamente, a privilegiarne alcuni rispetto agli altri, Telese invece stabilisce a priori un argomento di discussione e lo impone.

L’argomento di ieri, stimolato dalle recenti azzardate dichiarazioni (poi in parte corrette) del ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini sui professori del sud che dovrebbero fare corsi di recupero, era "Le due Italie".

La Zanzara che ne è venuta fuori è stata piuttosto vivace, anche se a tratti la trasmissione è sfociata in una degradante contrapposizione Nord/Sud, farcita di stereotipi e luoghi comuni. I nordisti sfegatati non hanno perso l’occasione di manifestare il loro scarso apprezzamento per qualunque cosa non sia padana. I sudisti sfegatati, dal canto loro, hanno alzato le barricate come se fossero sotto assedio, rilanciando una sorta di orgoglio meridionalista.

Tutto questo ai miei occhi è semplicemente stucchevole.

Che ci siano vistose differenze nelle dimensioni della produzione di ricchezza tra le due parti del paese è un dato reso evidente da tutte le statistiche, ma tutto ciò è dovuto a questioni di natura sociale, economica e politica, che non hanno nulla a che fare con la scuola.

L’idea che in Italia ci sia un problema derivato dall’origine geografica della maggioranza dei professori è semplicemente ridicola, e se sarebbe stato del tutto sensato invitare un unico ospite per smontare questa tesi così peregrina, imbastire un dibattito che ha percorso l’intero arco della trasmissone mi è sembrato eccessivo. In certi momenti, ieri, mi sono sentito trasportato vent’anni indietro nel tempo, nel bel mezzo di una puntata di Aboccaperta, con Gianfranco Funari.

Contributo multimediale del giorno: il video della la storica esibizione di Elio e Le Storie Tese, con "La terra dei cachi", a Sanremo 1996.




Italia sì, Italia no, Italia gnamme
Se famo du spaghi
Italia sob Italia prot
La terra dei cachi

3 commenti:

Jgor ha detto...

Trovo sterile il dibattito nord/sud.
A parte la giusta osservazione "telesiana": se il 70% degl'insegnanti del sud si trovano al nord, come ma i leghisti dicono che la scuola del nord va meglio del sud?

Bastava rispondere a questa domanda e la questione era bella e chiusa.
Comunque mettere la questione sui parametri nord/sud è sempre inutile... un milanese è sempre un "terrone" rispetto ad uno svizzero ...

Cyanto ha detto...

Trovo anche io che il dibattito sia sterile. Mi fa solo rabbia vedere che molte persone ci tengono ad erigere steccati e suddivisioni che sono cosa ben diversa dalla valorizzazione delle differenze di identità.

Sono un meridionale che partecipa alla creazione di ricchezza del nord. Sicuramente i miei figli non si sentiranno meridionali perchè nati al nord e parleranno un dialetto del nord... ci hanno mai riflettuto su alcune di queste situazioni i signori che si ostinano a spaccare gli italiani in due fazioni contrapposte??

Saluti

rodosfera@libero.it ha detto...

In parte avete ragione, il dibattito sud-nord è ampiamente superato ma rispondere alle provocazioni della Gelmini con una barricata meridionalista tende secondo me ad allinearsi alle volgarità leghiste.
Sarebbe invece meglio rispondere, è vero. Ma per togliere di mezzo una sorta di ammortizzatore sociale quale la "facilità" ad essere assunti dalla P.A. da parte delle popolazioni del mezzogiorno (che ha fatto cadere nella tentazione fannullesca in tanti, ma sarebbe successo anche al nord) servono organizzazione e valide alternative.
PS: sono di Brescia come la Gelmini e oppostitore fermo della lega ma capisco che negare l'esigenza porta acqua al mulino del carroccio.