giovedì 5 novembre 2009

Il gioco non vale la candela

Ogni volta che un qualche organismo giuridico nazionale o internazionale si esprime sulla presenza dei crocifissi nelle scuole (due giorni fa è stato il turno delle Corte Europea dei diritti dell'uomo, che ne ha sancito l'inopportunità), la polemica monta subito all'istante tra i "superlaici" e i "crociati" (uso per comodità questa semplificazione), con argomentazioni, spesso, di stampo puramente ideologico.

Avevo già trattato l'argomento tempo fa, ma ci torno su volentieri, giusto per uscire una volta dai temi della politica, nella consapevolezza che si tratta di un chiacchiericcio abbastanza sterile che a breve, come sosteneva giustamente Giuseppe Cruciani ieri in trasmissione, scemerà nel nulla.

Il tema va affrontato su due piani diversi. Quello del principio, e quello del buonsenso, e a seconda del piano su cui si gioco, le conclusioni a cui si arriva, almeno nella mia percezione, sono profondamente diverse.

Partiamo dal piano del principio. Secondo me, su tale piano, le ragioni dei superlaici prevalgono a mani basse su quelle dei crociati, cosa che rende formalmente sacrosanta la sentenza della Corte Europea. Esistono mille ragioni di principio per cui la presenza di un simbolo religioso nei luoghi pubblici di proprietà dello stato o di enti locali sia da giudicare del tutto inopportuna: la laicità dello stato, la formale discriminazione nei confronti degli atei e degli appartenenti a diverse, l'assenza di alcuna legge o norma costituzionale che esiga l'esposizione del crocifisso (come ben spiegato da Michele Ainis, ospite ieri alla Zanzara, che ha ribadito quanto espresso in un suo articolo apparso sulla Stampa di ieri).

Dall'altra parte della barricata, sul piano del principio ci si limita a sostenere che il crocifisso è un simbolo che ha una valenza culturale extra-religiosa, e che rientra nel solco della storia e della tradizione della nostra terra da duemila anni. Un'argomentazione, secondo me, abbastanza debole, perché non si coglie quale sia il nesso con la necessità di dover esporre il crocifisso nelle scuole.

A Cruciani, che argomenta contro la sentenza del corte europea dicendo che, nel concreto, al di là delle ragioni di principio, il crocifisso non può seriamente dare alcun reale fastidio, che non può traviare alcuna mente debole, e non c'è motivo per cui gli atei e gli appartenenti a diverse confessioni debbano sentirsi discriminati nel profondo, io rispondo che ciò tutto sommato è vero. Ma proviamo a ribaltare ancora una volta il cannocchiale, a partire dal punto di vista opposto. Se per ipotesi il crocifisso nelle scuole non ci fosse, se non ci fosse mai stato, si sentirebbe forse oggi un'intensa ed irrefrenabile esigenza ad introdurlo? Senza il crocifisso, gli studenti crescerebbero forse senza valori, diventerebbero tutti dei delinquenti disadattati? Ovviamente no.

Insomma, non appena usciamo dal piano del principio, ci accorgiamo che non esistono motivazioni concrete (cioè non riconducibili a considerazioni ideologiche o concettuali) che suffraghino né la tesi in base alla quale il crocifisso nelle scuole non ci debba assolutamente essere, né quella che, al contrario, ci debba necessariamente essere.

Stante questa situazione, una volta liberatici dalle briglie delle ragioni di principio, non possiamo che metterci a ragionare sul piano del buonsenso. Qual è la situazione oggi? E, pur di cambiare le cose, val la pena portare la questione su livelli giuridici o legislativi?

La situazione, oggi, è che nel 99,9% delle scuole in cui il crocifisso è presente nessuno si lamenta, e che nel 99,9% delle scuole in cui il crocifisso non è presente nessuno pure si lamenta. Il problema, quindi, non appena si esce dal piano ideologico, semplicemente non esiste. Qual è il senso di dar vita ad una battaglia giudiziaria su questo tema che non può che degenerare, in entrambe le fazioni, in un'aberrante deriva ideologica? A che pro? Si rischia solo di radicalizzare ancor di più lo scontro tra cattolici e laici, tanto che per contrastare coloro che vorrebbero togliere tutti i crocifissi con la forza (di una sentenza), c'è gente che ora vorrebbe rendere obbligatoria con la forza (di una legge) l'esposizione dei crocifissi in tutti i luoghi pubblici. Non arriviamo a questo punto. Per favore.

Mi lancio in una similitudine ardita per farmi capire. Supponiamo che io agogni intensamente l'idea che l'Istria torni ad essere territorio italiano (in realtà non me ne frega niente, ma fate finta). Supponiamo che io mi rivolga all'Onu e che un supertribunale mondiale mi dia ragione. Cosa dovrebbe succedere a quel punto? Bisognerebbe armare un esercito al fine di invadere il territorio croato e sloveno, anche a costo di provocare morti e feriti? Sarebbe una follia.

E' un paragone un po' avventato, lo ammetto, ma spero renda l'idea. A volte, anche se si ha la convinzione di avere totale ragione, in linea di principio, su un certo tema, non vale la pena passare ai fatti, perché gli effetti collaterali sarebbero disastrosi. Il gioco non vale la candela. Anche se si vincesse, sarebbe una vittoria di Pirro, con morti, feriti e macerie lasciate sul campo.

In molte scuole i crocifissi ci sono semplicemente perché ci sono sempre stati. Amen. Pazienza. Facciamocene una ragione, e lasciamo le cose come stanno. Non togliamo crocifissi dove ci sono, non mettiamoli dove non ci sono, e torniamo, per favore, a concentrarci su cose più importanti.

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Tori Amos, "Crucify" (1992)



Why do we crucify ourselves
Every day
I crucify myself


23 commenti:

Paolo il messaggero ha detto...

Buongiorno

Sull'argomento ricevo e, perplesso, vi inoltro questo:

Nella prima parte dela mia vita sono stato chiamato Mario Rossi.
Sono nato da una famiglia italiana da sempre a san Giuanin Scazzuolatore de Hura, alte valli bergamasche.
Da bambino sono stato chierichetto della parrocchia del mio paese, ragazzino ho iniziato a lavorare come semplice muratore, appena uomo ho messo su la mia piccola impresa edile e sono diventato attivista del partito che adora le scritte verdi (quale ironia e profezia!).
Il lavoro mi ha portato ad edificare ogni tipo di costruzioni a Dubai, Amman, Tripoli, Herat e in giro per l’Arabia Saudita.
Lì, sotto il sole, tra la sabbia e nel silenzio del deserto, ho scoperto la vera fede: quella in Allah il Grande e Misericordioso.
Lì ho visto uomini rendere gloria all’Immenso sette volte al giorno, il rispetto del creato, allontanare il peccato eliminando la promiscuità e la peccaminosa visione dei corpi.
Ed ho capito quale fosse il disegno divino riservato a me, suo umile e debole servo.
Mi sono convertito e sono tornato a casa mia, in Italia, ho preso il nome di Mohamed al Rossih e sono il Mullah della moschea di Berghem de Hura, dove, stufo di vedere corpi corrotti dall’alcool, dalle droghe e dalla carne di porco, donne seminude in ogni dove, locali dove uomini e donne vengono pubblicamente in contatto, opero per convertire alla vera fede i miei concittadini italiani e conforto e rinsaldo nella fede i miei amici arabi.
L’ Immenso nella sua infinita saggezza mi aiuta dandomi forza e soprattutto facendo cadere in errore e confondendo le menti dei miei avversari.
Ad esempio ieri il mio paese ha annunciato ricorso contro l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici.
Ed io domani, avendo da italiano gli stessi diritti di tutti gli italiani, chiederò che in tutti i luoghi pubblici siano esposti anche i simboli della mia fede (suggerirò una targa con scritto “Questa è la direzione della Mecca, casa del Profeta di Allah il grande e Misericordioso”).
Poi chiederò che sia permesso utilizzare il burqa ( alle suore è permesso di andare in giro velate).
Poi chiederò una minima frazione dei soldi che lo stato sta destinando alle chiese dell’Aquila per realizzare una piccola Moschea.
Poi pretenderò di pregare in arabo (non è forse permesso celebrare messa in latino?)
Poi pretenderò di rivolgermi alle folle con il salmodiare del muezzin (è sicuramente meno rumoroso delle campane).

E quando (non ho scritto se, ho scritto proprio quando) tutto ciò mi sarà negato avrò le prove che lo stato italiano discrimina i propri cittadini per la loro religione.
E finalmente avrò solidi motivi per aizzare i seguaci della Vera Fede alla Jihad.

Salam Aleikum ed Allah Akbar.

Mohamed Rossih, mullah di Berghem de Hura

Credo si debba ben guardare un po' in là e considerare per bene le conseguenze delle nostre scelte, anche su qualcosa che a noi adesso non sembra importante, e disarmare chi desidera la guerra.

Saluti

Paolo il messaggero

Anonimo ha detto...

Ciao Authan,

Magari si parlasse della svendita dell'H2O pubblica, con la legge passata al senato che privatizza la gestione della rete idrica nazionale allo sfascio?

Oppure del sondaggio di Bankitalia che gela l'entusiasmo (eccessivo?) sui "segnali di ripresa" dalla crisi, e che ci consegna un finale di 2009 con tre aziende su 10 che chiuderanno in perdita e taglieranno molte migliaia di posti di lavoro?

E perchè non ancora dell'inquietante piano di SB per attuare le riforme istituzionali, con naturalmente il premier dei miracoli eletto direttamente dal popolo, magari con lo stesso meccanismo delle nominations vigenti nella casa del GF per scaricare pezzi di maggioranza ostile???

Sul crocifisso come "necessario arredo simbolico religioso" di luoghi pubblici gli studenti e i docenti credenti e praticanti che hanno una fede autenticamente vissuta credo non ne abbiano bisogno.
Ma toglierlo ora significherebbe lasciarne il contorno scuro sul muro bianco, calpestando un diritto che i cattolici (italiani) ritengono preminente su atei e appartenenti ad altre confessioni in quanto la loro religione è religione di Stato.
Pero' lo Stato è di tutti.....credenti (in Dio o ...) e non.

ciao
Francesca

Nicola ha detto...

Premetto, per correttezza, che non sono credente. Faccio parte di quella minoranza di atei e agnostici presenti in Italia.Penso che l'argomento sia delicato e richieda toni pacati e moderazione ma un paio di considerazioni voglio farle.
Il crocifisso è un simbolo religioso cattolico introdotto negli edifici pubblici nel 1929 dopo il concordato tra regime fascista e chiesa cattolica. Il motivo per cui clero e i cattolici fondamentalisti non vogliono sentir parlare della sua rimozione è proprio il fatto che si tratta di un simbolo religioso, se fosse, e non lo è, una tradizione (costume, cultura,ecc.) a loro non importerebbe nulla di esporlo ovunque. Da quando il cattolicesimo non è più religione di stato, il crocifisso rimane dov'è perché ricorda l'egemonia politica e culturale dei cattolici in Italia.Spero di non offendere nessuno usando come metafora il cane che piscia sui marciapiedi per segnare il territorio.
Aggiungo che non lo ritengo un simbolo totalmente inoffensivo, infatti, oltre al fatto che può essere non gradito ad alcuni non credenti e a fedeli di altre religioni, trovarsi di fronte il crocifisso in ogni luogo pubblico dalla nascita contribuisce a plagiare le persone e ne limita la libertà di scelta.
Concludo il commento con l'amara constatazione che la mia posizione, favorevole alla rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici, che penso sia minoritaria nel paese, ma fortemente presente nella società civile, non trova rappresentanza nel parlamento italiano.

Cordiali Saluti

Nicola Bertolino

Anonimo ha detto...

Due momenti fantastici nella trasmissione di ieri sera:
Cruciani che comunica al mondo degli ascoltatori che c'è un tizio che lo tempesta ogni era di SMS (ma quanto gli costa? Chettefrega??!?!?)per dargli del SERVO!

Cruciani che si chiede a piu' riprese come mai il ministro della guerra non abbia altro e di piu' necessario da fare che andare il pomeriggio in TV a sclerare!

Anonimo ha detto...

Le parole di Ainis mi paiono ineccepibili, ma, nel complesso sono d'accordo anche con la tua argomentazione pragmatica.

Tuttavia, a partire dalle tue considerazioni, ritengo sia opportuno riflettere su questa questione: chi ha la responsabilità di aver sollevato il problema del crocifisso?


Dal punto di vista pragmatico - come tu affermi - "Il problema [...] semplicemente non esiste" in quanto si può concordare sul fatto che "La situazione, oggi, [sia] che nel 99,9% delle scuole in cui il crocifisso è presente nessuno si lamenta, e che nel 99,9% delle scuole in cui il crocifisso non è presente nessuno pure si lamenta".


E tuttavia, nei pochissimi casi (0,1% delle scuole) in cui c'è qualcuno che si lamenta (come nel caso in questione a partire dal quale è stato richiesto l'intervento della Corte di Strasburgo), la soluzione, se si vuole rimanere sul piano pragmatico (che deve coincidere in questo caso al piano strettamente formale), è una sola: rimuovere il crocifisso.


Dunque, mi pare che la responsabilità di aver messo la questione sul "piano ideologico" sia da attribuire al preside che non ha voluto rimuovere il crocifisso e che ha sollevato un problema altrimenti inesistente. A quel punto e data la perseveranza dei ricorrenti, la sentenza della Corte di Strasburgo è scontata.


MC

authan ha detto...

MC,
credo che tu abbia centrato il punto, anche se, nel caso specifico, io assegnerei una corresponsablita' al 50% tra il preside e la famosa signora finlandese.
Nei rari casi in cui la presenza (o l'assenza!) del crocifisso dovesse generare discussione, in una singola scuola, si deve trovare una mediazione, una soluzione, una conciliazione tra il preside e i genitori coinvolti senza ricorrere alle vie legali. Dov'e' finito il buon senso? Sono sicuro che in casi come questi un compromesso accettabile lo si possa sempre tranquillamente trovare (ad esempio, nelle scuole dove il crocifisso e' usato si puo' lasciare una singola aula senza, e viceversa). Non c'e' bisogno di farne un caso di stato.

Ciao,
authan

Anonimo ha detto...

x Francesca

Con l’Accordo con la Chiesa cattolica siglato nell’84 la religione cattolica smette di essere religione di Stato (ma non cessano le discriminazioni per le minoranze e i non credenti).

Finisce l’assurdo obbligo dell’ora di religione che ha bollato con epiteti infami molti studenti costretti a produrre certificati per l’esonero....


Resistenza Laica.it

Nicola ha detto...

Scusa authan,

anch'io concordo pienamente con l'intervento di MC, ma la tua risposta mi lascia perplesso.
Sorvolo sul suddividere la responsabilità al 50 %, ma l'aula senza crocifisso come l'aula non fumatori? è una battuta?

NB

authan ha detto...

Nicola,
mica sto dicendo che "l'aula senza crocifisso" debba essere istituzionalizzata ovunque. Sto dicendo che puo' diventare una soluzione di compromesso, adottata spontanemente, e non per ottemperare una qualsivoglia legge, nelle rare circostanze in cui sul crocifisso c'e' davvero una seria diatriba tra il preside e un genitore. E comunque era solo un esempio di possibile compromesso, magari ce ne sono altri, dipende caso per caso.

Spero di essere stato piu' chiaro, ora. Ciao,
authan

F®Ømß°£ ha detto...

Buongiorno,

non ho molto tempo, anche se vorrei scatenarmi in un altro post fiume.

Concordo con authan in linea di massima.

Vorrei far notare alcuni dettagli.

1) Appena si tocca questa questione i toni dei difensori di un "simbolo di pace" si alzano e in breve li si sente urlare con le vene del collo che pulsano. Mi pare che la questione sia un nervo scoperto, dal momento che la religione è di fatto in crisi.

2) Non sopporto chi porta avanti argomentazioni non logiche: togliere un simbolo religioso da una scuola è diverso da togliere la bandiera o la foto del Presidente, che sono simboli dello Stato.
E uscirsene con palmari idiozie del tipo "Beh, di questo passo vorranno abbattere le chiese o impedire di portare il crocefisso al collo alle persone" significa saltar di palo in frasca.

3) Il problema principale di La Russa non è certo quello di essere alla trasmissione televisiva, il problema sono la sua mancanza di rispetto e la sua violenza verbale che sono del tutto inappropriate per il ruolo che ricopre. Si parlava dei controlli antidroga. Cosa devo pensare di uno che perde il controllo così?

Smetto perché la miseria di questa polemica è troppa.

Saluti

Tommaso iconoclasta

Anonimo ha detto...

@ Tommaso

cosa si deve pensare di Larussa che sbotta peggio di un lefebvriano.....? ma guarda che nell'accozzaglia al governo c'è tutta gente che non sa cosa sia la misura e il parlare solo dopo averci pensato bene. da Brunetta al premier, includendo Sacconi, la Brambilla e Frattini.
Guarda un po' che ha detto Bossi ieri dopo le (giuste) prese di posizione di Maroni, che reclama 1100 milioni per le forze dell'ordine, a seguito dell'agitazione dei poliziotti per i tagli attuati da Tremonti.

Matteo da Pescara ha detto...

Segnalo lo straordinario Gian Antonio Stella nel suo articolo: "se a Barbareschi non basta lo stipendio". Oggi su corriere.it ci sono la replica dell'attore-deputato-fannullone (l'ultima l'ho aggiunta io) e la contro-replica di Stella.

Anonimo ha detto...

Salve, ascolto regolarmte la zanzara e seguo ogni giorno questo blog.Però trovo abbastanza strano
che non si affronti mai il problema della pandemia dell' influenza suina. Ogni giorno ci dobbiamo sorbire il solito teatrino della politica?

the bowel ha detto...

La Mannoia gli sta facendo un sedere come un paiolo a Cruciani!

ilguiscardo ha detto...

vero.la mannoia s'e' fatta valere con cruciani!






http://ilguiscardo2009.blogspot.com/

ilguiscardo ha detto...

Avete percaso sentito a Lettere a radio 24 di ieri cosa diceva un radioascoltatore?Diceva in pratica che cruciani e nicoletti sono i due giornalisti meno pazienti col pubblico.
Sentite sul mio blog come Nicoletti ha risposto a un radioascoltatore,stamattina.

http://ilguiscardo2009.blogspot.com/

Paolo economista ha detto...

Buongiorno, vi segnalo una intervista interessante:

http://www.corriere.it/economia/09_novembre_06/manca_360b1f7e-caa3-11de-89f9-00144f02aabc.shtml

sulla situazione economica: determinate considerazioni (spesso ovvie) in realtà non vengono quasi mai fatte sentire, e quando anche ciò sia accaduto, sono già dimenticate.

Ma è prevedibile che a breve la realtà ce le riporti sotto il naso (non voglio usare metafore oscene che sarebbero però più appropriate).

Saluti

Paolo economista

Paolo cogitabondo ha detto...

@ Authan:

ho riletto gli interventi IT e mi sono reso conto di una cosa: le soluzioni proposte sono applicabili benissimo nella maggior parte dei casi, in un contesto e tra persone ragionevoli, ma tra quelle persone ed il quel contesto non c'è la possibilità che la (mancata) ostentazione di simbolo possa essere causa di danni.
Il problema è che i danni si creano negli scontri tra gli irragionevoli (credo di non sbagliare di molto affermando che il 99% delle cause penali riguardano l'1% della popolazione), ed è a questi che credo vadano tolte le frecce all'arco perchè non facciano proseliti.

Ho fatto l'esempio del mussulmano perchè è quello più sentito (e non solo per luoghi comuni), e non ho voluto calcare la mano parlando anche degli insegnanti di religione o del finanziamento delle scuole "confessionali" o di altro ancora, ma mi rendo conto che in questo momento qualsiasi persona non cattolica è discriminata rispetto alla maggioranza (pseudo) cattolica degli italiani, e che la discriminazione è uno dei più importanti semi dell'odio.

In sintesi i rimedi proposti credo vadano bene per le persone ragionevoli, ma non per la società nel suo complesso...

Saluti

Paolo cogitabondo

Anonimo ha detto...

x paolo economist

si, si diciamolo pure.... tra poco in tanti la prenderanno nel ... beeeeep!

Ano Nimo

Anonimo ha detto...

@ Paolo

le stesse considerazioni che si possono ascoltare dal bravo Sebastiano Barisoni a Focus Economia su RADIO24.

ciao
F.

Paolo Nostradamus ha detto...

@ Francesca e Ano Nimo:

Barisoni, per quanto sto sentendo, insiste molto sul fatto che non sono cambiate le regole, nè il modo di giocare, il che, di per sè è già una promessa che quanto si è verificato possa ripetersi.

Non sta invece affrontando il problema legato alla perdita di valore delle monete conseguente alla enorme massa monetaria che sta venendo stampata dalle banche centrali (si tradurrà nel medio periodo in un crollo del potere d'acquisto che potrebbe aggravare un eventuale ripetersi della crisi), nè sulla rivoluzione geopolitica che si sta profilando in Asia (dove il Giappone sta tramontando annegato nel proprio debito pubblico), Africa e Sudamerica, tre continenti dove la presenza cinese sta crescendo velocemente, e che si stanno rendendo sempre più autonomi rispetto aa un occidente che quindi avrà sempre meno possibilità di beneficiare della loro crescita economica.

Saluti

Paolo Soros

pinaz ha detto...

@ authan & MC

Ho letto con attenzione il post sul corcefisso e stavo per esprimere la mia opinione, molto in liena con quanto riportato da MC.
Capisco anche, in parte, il discorso di Authan che preferirebbe si parlasse di temi più concreti che non del crocefisso che non crea problemi nel 99,9% dei casi.
Tralasciando quindi quanto correttamente precisato da MC, vorrei esprimere il mio dissenso parziale sul fatto che quello dei crocefissi non sia un problema concreto.
Certo nella sostanza si tratta di una questione piuttosto astratta, ma rientra a pieno titolo nella sfera di ingerenza che purtroppo vuole avere la Chiesa Cattolica nell'autonomia dello Stato Italiano.
Se uno scontro su questi temi provocherà "macerie" credo sia comunque necessario "andare alla guerra".
Perchè mai i laici e gli agnostici, seppur minoranza sostanziale, devono sempre arrendersi di fronte all'arroganza della Chiesa, specialmente quanto si tratta di mettere in pratica dei loro "diritti" come quello di non volere un simbolo religioso in un edificio pubblico?
Il fatto concreto non è quello del crocefisso, bensì quello della procreazione assistita, delle staminali, dell'aborto, della RU486.
La Chiesa è pronta a dar battaglia, a tutto campo, per far sì che la legge del nostro stato si uniformi al suo volere. E noi dovremmo porre l'altra guancia in nome del buon senso nei confronti di "lorsignori"?
Io sono disposto a usare il buon senso, se il mio interlocutore fa altrettanto. Se a mia richiesta di rimuovere un crocefisso da un'aula per ottener giustizia devo arrivare alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo è sintomo che qualcun'altro il buon senso non lo vuole usare. E allora combatterò fino allo stremo, perchè stiamo parlando di un mio diritto.
Saluti
Alessandro

P.S: mi permetto, solo in questa sede visto che l'argomento è assai pertinente, di segnalare il modesto blog tenuto da me e da un altro "indignato" sulle esternazioni di Padre Livio Fanzaga (direttore di Radio Maria). Il blog è http://fanzagate.wordpress.com
Grazie ad authan per l'ospitalità.

Ricky ha detto...

Si, è vero, il crocefisso c'è quasi ovunque, e in pochi se ne lamentano. Ma ciò non toglie che sia profondamente ingiusta la sua presenza. E per fare un favore al "buonsenso", che facciamo? Manteniamo questi privilegio, irrispettoso verso la legge e il diritto, oltre che verso la sensibilità di chi non se ne lamenta, ma lo trova comunque offensivo?
Con questa teoria alla fine i diritti non verrebbero mai effettivamente esercitati, resterebbero solo teorici.
Io, ad esempio, quando entro in municipio, quando entro in una scuola, quando vedo le aule dei tribunali, e in tutti questi luoghi noto una croce lì, in bella presenza, mi viene un groppo allo stomaco. Perchè io, che non condivido nulla del cattolicesimo, devo sorbirmi la visione di quel simbolo? La sua casa naturale non sarebbe la Chiesa? Io non ho nulla contro i cristiani o contro i credenti, ma loro non possono pretendere di ficcare i loro simboli in ogni dove. Si, in molti non se ne accorgono, e dunque tacciono. Ma in molti se ne accorgono, come me, e quando parlano scatenano furiose polemiche da parte degli integralisti religiosi, come quel sindaco che ha esposto un wanted con le facce della famiglia italo-finlandese che ha fatto ricorso contro quella schifezza che è il crocefisso.
La laicità si vede anche da queste piccole cose. Io, da italiano, mi sento offeso vedendo il crocefisso. Mi pare che sia contemporaneamente un insulto nei confronti di chi non si riconosce in esso e un privilegio nei confronti di chi vi si riconosce. Ho il diritto di sentirmi a casa mia, quando sto in Italia?