martedì 12 maggio 2009

Delirium Tremens

Sull'intervento in diretta, ieri, di un Francesco Cossiga probabilmente sotto l'effetto di Delirium Tremens, preferisco stendere un velo pietoso. Dico solo che l'ascoltatore che, verso la fine della trasmissione, ha invitato il conduttore della Zanzara e tutti i giornalisti in genere a non intervistare più il presidente emerito non aveva tutti i torti, secondo me. Non perché Cossiga non debba avere diritto alla parola, ma per il semplice motivo che fare l'esegesi delle sue parole è ormai un'impresa improba. E' cioè impossibile distinguere il Cossiga serio da quello guascone e da quello arteriosclerotico, posto che una tale differenziazione sia realmente mai stata fattibile.

Cossiga a parte, in primo piano alla Zanzara di ieri c'è stato ancora il tema dei respingimenti, con molte telefonate particolarmente infervorate da parte degli ascoltatori sia a favore che contro la nuova strategia governativa volta a limitare l'approdo sulle coste italiane dei famigerati barconi.

Cruciani ha avuto vita abbastanza facile nel replicare a chi si opponeva ai respingimenti: “Quale alternativa proponete che non sia quella di consentire lo sbarco indiscriminato di tutti i clandestini sul suolo italiano?” Nessuno ha saputo dare una risposta concreta a questa domanda, per il semplice motivo che una risposta concreta non esiste.

Da alcuni giorni mi interrogo su cosa sia giusto e cosa sia etico. Ci sono persone che soffrono, in fuga dalla miseria e colpevoli soltanto di essere nati del paese sbagliato. Però questa è un'emergenza umanitaria della quale non può farsi carico l'Italia da sola. In quest'ottica, la politica dei respingimenti, interpretata non come una mera azione di polizia ma come un deterrente volto a scoraggiare ulteriori partenze, così da porre fine al vergognoso traffico di esseri umani praticato da criminali senza scrupoli, appare appropriata.

E' doloroso, certo, ma provocare del dolore oggi è il prezzo da pagare per impedire che un dolore più grande venga provocato domani. Dopo alcuni giorni di riflessione, mi sono convinto che qualunque discussione sul tema dei respingimenti deve partire dal presupposto che tale strategia è quanto di meno peggio si possa oggi attuare. Come scrive Luca Ricolfi sulla Stampa di oggi, “l'unico modo di scoraggiare l'immigrazione irregolare è di convincere chi desidera entrare in Italia che può farlo solo attraverso le vie legali”.

Spulciando in rassegna stampa, ho poi trovato condivisibile l'articolo di Sergio Romano sul Corriere. Ecco il passaggio più significativo: “Il Partito democratico non può limitarsi a criticare. Se vuole essere credibile deve accettare l'ipotesi dei respingimenti, magari con maggiori controlli italiani e internazionali sui campi dei rifugiati in territorio libico, o chiedendo, nello spirito delle dichiarazioni di Fini, che le domande d'asilo vengano raccolte e verificate in Libia. Gli sarà più facile, in tal modo, cercare di correggere quelle parti della legge sulla sicurezza che puzzano di xenofobia e rispondono alle idiosincrasie della Lega piuttosto che alle reali esigenze del Paese.”

Romano centra il punto: l'accettazione della politica dei respingimenti è la base da cui il PD può partire per rivolgere al governo puntuali rilievi su come viene affrontato il tema dell'integrazione degli immigrati. D'altronde, c'è solo l'imbarazzo della scelta: medici spia, presidi spia, classi scolastiche differenziate, difficoltà nel rinnovo dei permessi di soggiorno, diffusione di un clima di paura e diffidenza, etc.

Vi lascio con un quiz. Quale esponente politico, per nulla sinistroide, ex ministro dei governi Berlusconi nella legislatura 2001-2006, facendo riferimento alla campagna elettorale tutta incentrata sul tema dell'immigrazione, ha rilasciato questa testuale dichiarazione? Hey, non vale cercare con Google, eh!

«C'è il rischio di dare consistenza crescente a sentimenti di razzismo e xenofobia. E anche di eccitare la violenza fisica contro gli immigrati. È un pericolo enorme. Anche perché così si alimentano possibili reazioni da parte degli immigrati regolari. Non dimentichiamoci gli assalti di camorra ai nigeriani nel casertano o la contestazione dei cinesi a Milano o la protesta delle preghiere islamiche collettive a Piazza Duomo e al Colosseo. Nel mezzo della recessione, e in una fase di tensioni sociali crescenti, il rancore verso gli immigrati può scatenare conflitti devastanti.»

SOLUZIONE: Beppe Pisanu, in un'intervista al Sole 24 Ore del 12 maggio 2009.

***

POST SCRIPTUM: E' ora di finirla con questa storia (citata anche ieri alla Zanzara) che la Spagna di Zapatero sia solita sparare allegramente ai barconi di clandestini. Non è così. Si fa confusione con alcuni disordini avvenuti nell'ottobre 2005 nell'enclave spagnola di Ceuta, in territorio marocchino, in cui effettivamente alcune persone persero la vita. Ma da qui a dire che l'uso delle armi da fuoco sia la prassi, come spesso si lascia intendere, ce ne corre.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Margherita Boniver???
..... Gianni De Michelis????

piccolo appunto:

ma quale verbo hai utilizzato?

CENTRARE (come ho centrato l'obiettivo, il punto etc.)
O
ENTRARCI (come questa cosa non c'entra con il ragionamento etc...)

Io credo che Sergio Romano abbia centrato il punto!

Ahahahhaah!!!
Cossiga farebbe entrare tutti, sbarcare sulle isole e li rimanere, invece gli abitanti isolani trasferiti in Continente!
Che magnifica caxxata!!

Comunque perchè le istanze italiane, il paese europeo piu' esposto in quanto disteso nel Mediterraneo, non vengono ad esempio portate avanti da quella massa di europarlamentari fannulloni che non possono manco prendere l'aereo per Brux perchè soffrono di labirintite??????

Matteo da Pescara ha detto...

E' stato Fini...

authan ha detto...

Nella fretta (oggi ho faticato a trovare dieci minuti di tempo) avevo scritto "Romano c'entra il punto". Ovviamente intendevo "centra" senza apostrofo.

Comunque ne' la Boniver ne' De Michelis hanno detto le frasi che ho citato nel post. Acqua, acqua...

E neanche Fini.

Authan

Anonimo ha detto...

Pisanu

authan ha detto...

That's right :-)
Pisanu!
Authan

mauriziomorabito ha detto...

Ha ragione Romano, la politica del respingimento cosi' com'e' e' monca, bisogna avere il coraggio di permettere a chi ne ha diritto di chiedere asilo in Italia dalla Libia.

Comunque venerdi' Cruciani diceva che gli ingressi via mare sono pochi rispetto a quelli via terra. Spaventare un po' di potenziali rifugiati in Libia (i quali, non avendo altra speranza che arrivare in Italia, se ne impipperanno dello spavento) non portera' quindi a granche' dal punto di vista della regolamentazione dell'immigrazione

authan ha detto...

Lo vedremo, maurizio. I respingimenti hanno un senso se i barconi a breve smetteranno di muoversi verso l'Italia (mica li possono intercettare tutti. Non devono proprio partire piu').

Che poi l'ingresso clandestino in Italia avvenga anche e soprattuto via terra, e' chiaro a tutti, penso (anche se non lo si ripete mai abbastanza. Fa piu' figo intercettare i barconi).

Ciao,
authan

Paolo Al Gheddafi ha detto...

Buonasera,
intanto ammetto che per il quiz avrei votato Fini, l'ultimo politico di sinistra rimasto in Italia ;-)

Quanto ai respingimenti apprezzo molto l'atteggiamento di chi pone il problema in termini equilibrati: l'alternativa non è necessariamente tra respingere tutti in maniera indiscriminata (e far morire di fame o persecuzioni quelli di loro che fuggono da emergenze umanitarie) ed accettare tutti in maniera altrettanto indiscriminata (e lasciar colonizzare l'Italia e l'Europa da tutti i criminali in libertà che lo desiderino). E tra le alternative non c'è nemmeno il dichiarare d'ufficio a priori che tra i profughi non vi è nessun avente diritto d'asilo per non affrontare il problema.

Mi rendo conto che, poichè il problema è estremamente complesso, pretendere che qualcuno trovi soluzioni alternative in cinque (magari con al telefono Cruciani che lo interrompe) può non essere facile, ma credo debba essere tentato, valutando bene tutti i pro e tutti i contro per il loro peso.

Credo però che restituire alla Libia (!), da cui sono partiti con la connivenza interessata delle autorità, i profughi che volevano approdare sulle nostre coste non sia però rispettoso dei loro diritti umani e li condanni a nuove sofferenze, nuova miseria e nuove umiliazioni. Se non alla morte: in fondo quale sia il rispetto dei diritti umani in Libia è cosa nota ed i profughi sono un peso probabilmente maggiore per la Libia che per noi, in proporzione.

Se i profughi non hanno altra colpa che l'essere nati nel posto sbagliato, noi, dopo quanto appena fatto, cosa possiamo dire?
Forse che era preferibile rivedere la gestione dei CPT in modo da renderla più efficiente, che era più opportuno operare per ottenere una ristrutturazione di ONU ed organismi internazionali in modo da permettere loro di intervenire in termini rapidi ed efficaci quando fosse necessario prevenire o contrastare un'emergenza umanitaria, che era necessario richiedere un maggior coinvolgimento della UE nella gestione di chi era già arrivato, che era necessario avere il coraggio di interrompere per tempo determinate pratiche di sfruttamento economico e utilizzare diversamente le capacità diplomatiche dei singoli stati nelle rispettive sfere di influenza nel continente africano e nel medio oriente.
Anche perchè se elimino i sintomi (gli sbarchi di questi gorni) ma non le cause della malattia (fame, sfruttamento, dittatura) non ottengo che di posticipare ed ingigantire i problemi (quando la Libia avrà i propri campi pieni pieni al punto di poter far arrivare sulle nostre coste migliaia di profughi al giorno cosa la tratterrà dal ricattarci? e le sarà più conveniente farlo o gestire i proprio confini?)

Mi piace pensare che in questo anche Sergio Romano mi darebbe ragione.

Ma per fare questo dovremmo avere una politica seria, efficace e lungimirante, invece, come sempre, preferiamo nascondere il problema pur di non vederlo, anche a costo di ingigantirlo, nella speranza che se lo debba smazzare qualcun altro.

Mi continua a ballare nella testa la frase "Chi salva una vita salva un mondo intero" e non mi pare sia quello che si sta facendo.

Saluti

Paolo Al Gheddafi

Arturo La Pietra ha detto...

1) Vi ha nauseato di più l'affermazione sulla non-multietnicità? O il seguente distinguo: l'Italia è già multirazziale, ma non vogliamo sia multietnica?
Queste truffe linguistiche a scopi elettorali mi stanno devastando e mi do del coglione ogni volta che ci perdo tempo e buonumore.

2) Il bell'articolo di Ricolfi che Authan cita è stato ripreso da Crux in serata. So di creare un cortocircuito e se ne potrebbe parlare domani, ma quello che ho sentito era interessante.
Ricolfi scrive bene di un certo tipo di solidarismo di sinistra, frutto del privilegio. Cercavo di dire cose simili, con parole più rozze, in un vecchio commento qui, (ironicamente: "oggi per non essere razzisti bisogna essere davvero raffinati", 23 aprile).
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i più idealisti.
In termini leggermente diversi se ne parla anche su un altro blog, che pubblica un articolo di Cristiano de Majo uscito sul mensile Diario (per chi volesse, lo trovate qui).

Arthur ha detto...

EBBRAVO CRUCIANI!
Finalmente dopo tanto tempo, una Zanzara piacevole, stimolante ed interessante, sia per la varietà dei temi proposti e trattati che per la qualità degli ospiti e degli interventi.
Luca Ricolfi (lo conosciamo bene…sic!) ma anche Filippo Facci e il suo disarmante candore che ha fatto ammosciare per un bel po’ Cruciani. L’argomento “Mentana-Mediaset comitato elettorale” gli fa venire l’orticaria perché lo riconduce sempre a Di Pietro!!
Poi alla fine il “nostro” Ottavio da Milano!
Sulla questione dei rimpatri io avrei pero’ solo voluto che, accanto a Romano e Ricolfi, qualcuno si degnasse di accennare anche al bell’articolo del prof. Diamanti circa “la fabbrica della sicurezza” e “il mercato della paura”.

Paolo il disgustato ha detto...

Buongiorno,
in parte credo di rispondere anche stavolta ad Arturo (ciao!): stamattina alle ore 8.30 circa Milan intervistava un esperto di immigrazione, tale Dr. Bolaffi (che confesso di non aver mai sentito prima), che, favorevole ai respingimenti, affermava che:

a) gli ingressi di irregolari dai confini sono solo una parte dell'immigrazione clandestina: la maggior parte degli immigrati entra regolarmente con un permesso e non se ne va alla sua scadenza
b) gli sbarchi sono a loro volta una parte minima degli ingressi (la cifra ventilata era del 5%), ma ovviamente quella più drammaticamente visibile
c) gli sbarchi concentrano il grosso degli aventi diritto d'asilo

Dal mio punto di vista questi tre punti condensano il perchè non condivido la poltitica dei respingimenti di cui si parla in questi giorni: colpisce preferenzialmente la parte più debole degli immigrati, trascurando il grosso del problema.

Comportarsi così mi pare si possa definire "benaltrismo preventivo" se non vogliamo parlare di campagna elettorale giocata sulla pelle dei più deboli.

Confesso invece di provare supremamente schifo davanti a chi opera per confondere vittime e carnefici ("Queste persone - ha rimarcato il premier - sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all'interno di paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali").

Come se si potesse affermare che Aldo Moro o qualsiasi vittima del terrorismo in fondo era connivente con i terroristi perchè da loro scientemente eletto a bersaglio.

Saluti

Paolo il disgustato