martedì 31 marzo 2009

La zona grigia

Zanzara anomala, quella di ieri, con un solo ospite (il filosofo Gianni Vattimo, una volta acerrimo nemico di Cruciani, ma ultimamente trattato con inconsueta cordialità), e con una ritritatura degli argomenti della settimana precedente senza che venisse aggiunto nulla di sostanziale.

Non avendo nulla da commentare sull'ultima trasmissione, desidero tornare un'ulteriore volta sul tema del testamento biologico, facendo riferimento all'intervento del senatore Marcello Pera alla Zanzara di venerdì scorso (ma si veda anche l'interessante intervista rilasciata da Pera all'Unità).

Pera, come Cruciani, pensa che non serva nessuna legge in quantonella stragrande maggioranza delle situazioni i casi possono essere fatti rientrare in due soli scenari, sui quali ci sarebbe nel paese e nel parlamento grande convergenza di vedute.

I due scenari che pur essendo molto diversi tra loro, sono distanziati tra loro solo da una ridottissima terra di nessuno, sono i seguenti:

1) L'eutanasia nei confronti di persone magari molto malate ma vive e coscienti. Non deve essere consentita mai (io avrei da ridire qualcosa, ma non voglio ora aprire un dibattito sull'eutanasia).

2) L'accanimento terapeutico nei confronti di persone cerebralmente morte. Non deve avere luogo mai.

Per questi due scenari, dice Pera, non serve una nuova legge. Essi trovano già applicazione nelle leggi vigenti. O al limite l'ipotetica nuova legge dovrebbe limitarsi a formalizzare il doppio divieto: all'eutanasia e all'accanimento terapeutico.

Ci sono però rari casi, come quelli di Eluana Englaro, che si vanno ad innestare proprio nella terra di nessuno, quella zona grigia che si pone tra l'eutanasia e l'accanimento terapeutico, nella quale vengono a trovarsi persone in stato vegetativo permanente, non coscienti ma con qualche segno vitale, magari spontaneo. Questo casi, dice sempre Pera, con il plauso di Cruciani, vanno gestiti in forma privata dalla comunità di persone che ruota intorno al paziente: i famigliari, gli amici, i medici, al limite anche il sacerdote.


Twiligh Zone


Questo discorso filerebbe liscio se ci fosse l'assoluta certezza che qualunque decisione venisse presa dalla suddetta comunità non comporti in nessun caso delle conseguenze, dei conflitti, delle denunce, dei processi. E' questo il punto. Mi è incomprensibile la sicurezza con cui Cruciani si dice convinto che, senza alcuna modifica legislativa, già oggi, ma anche in futuro, chi prende un certo tipo di decisione non passerà dei guai.

E' per questo motivo che a mio avviso una legge servirebbe eccome (non certo l'obbrobrio approvato in Senato). Come sostiene il giurista Stefano Rodotà (colui a cui Francesco Cossiga ha augurato di fare la fine di Eluana Englaro) in una bella intervista all'Espresso del 6 marzo, «in assenza di una legge, il rischio concreto che si continuino a manifestare conflitti è del tutto evidente. Quindi, per avere garantita la zona di libertà che indica la Costituzione, serve una legge che dice: "Quella è una zona di libertà"»

Lo riscrivo perché sono belle parole: serve una legge che dica “quella è una zona di libertà”. Qualunque cosa succeda nella zona grigia, lo Stato non interferirà. Né prima, né durante, né dopo.

lunedì 30 marzo 2009

Venga il tuo regno

E fu così che Silvio divenne imperatore. Silvio Cesare. Per unanime acclamazione, senza percepibili manifestazioni di dissenso tra le migliaia di delegati accoliti presenti al congresso fondativo del PDL. Un'autentica apoteosi, il trionfo assoluto di un uomo che non è più un uomo, ma un semidio, o, per citare Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi, un messia postmoderno.


VEnga il tuo regno


Dopo quindici anni la sinistra lo ha capito il fenomeno Berlusconi o è ancora in ritardo?”, chiedeva Giuseppe Cruciani al suo ospite Fabrizio Rondolino durante la Zanzara di venerdì 27 marzo.

Ma il vero fenomeno che va capito, secondo me, non è tanto Berlusconi in sé, ma quello dei 14 milioni di persone che lo venerano. Una massa che non penso si possa giustificare solo con il suo potere mediatico. Su questo io do ragione ad Enrico Mentana, secondo il quale, stando ad una sua intervista alla Stampa, pluricitata da un gongolante Cruciani, “si è dimostrata sbagliatissima l'immagine per cui in questi 15 anni in Italia c'è stato un Grande Fratello tv che ha condizionato le coscienze.”

Intendiamoci, a me personalmente le televisioni di Berlusconi fanno schifo. Mi fanno schifo perché rispondono a logiche commerciali e di intrattenimento che non collimano coi miei gusti e con la mia sensibilità. E mi fanno schifo perché considero la qualità dell'informazione fornita dalle reti Mediaset scadente quando tratta temi di cronaca e faziosa quando tratta temi di politica.

Tuttavia, se ipotizzare qualche migliaio di soggetti lobotomizzati dalla "TV deficiente" può aver senso, così non può essere per 14 milioni di persone. Ci deve essere dell'altro. E io penso di averlo individuato nel recondito bisogno di moltissimi cittadini di credere in qualcosa, di mettersi nelle mani di un essere onniscente e onnipotente che sembra sempre certo di quel che dice e sicuro in quel che fa, e che sembra avere sempre a portata di mano la medicina giusta per ogni male.

Non è ipnosi, ma feeling. E' la capacità, che solo il cavaliere oggi possiede, di entrare in sintonia con i desideri della gente, di interpretarli, di impacchettarli, e di dare l'impressione di saperli esaudire. Gli italiani gli credono perché vogliono crederci. Gli credono perché egli dice loro quel che loro vogliono sentirsi dire.

Ebbene questa è la politica che oggi funziona meglio. Slogan, annunci, sorrisi, promesse, ottimismo profuso a piene mani. Tante illusioni, pochi fatti ma presentati col piglio giusto, come per sottolineare che tutto è sotto controllo e che nulla sfuggirà al passaggio dell'esercito del Bene.

Non sto dicendo che sia la politica giusta, sia chiaro. Sto dicendo che oggi è quella che funziona.

Ma così come accadde nella legislatura 2001-2006, arriverà il momento della resa dei conti. Quando molti dei desideri saranno rimasti inesauditi, il germe del dubbio tornerà ad insinuarsi nel tessuto di questo paese, e il trono dell'imperatore Silvio Cesare comincerà a vacillare. Ogni semidio ha il suo punto debole. L'omerico Achille aveva il tallone, Superman la kryptonite. Berlusconi ha il tempo. Che anche stavolta, vedrete, sarà galantuomo.

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R.E.M., "Superman" (1986)




I am, I am, I am Superman
and I know what's happening
I am, I am, I am Superman
and I can do anything


venerdì 27 marzo 2009

Corpi inanimi

Più che una legge per il testamento biologico, quella approvata ieri in Senato (deve ancora avere luogo il passaggio alla Camera), sembra una legge contro il testamento biologico. E' un pensiero che già da ieri mi era balenato nella mente, anche prima che sopraggiungesse la novità dell'emendamento che rende la volontà del paziente non sempre vincolante, e che oggi ho visto riflesso nella splendida intervista di Umberto Veronesi su Repubblica. Eccone un passaggio significativo:

Non ho voluto assistere impotente alla celebrazione di una legge che è antidemocratica, perché limita la libertà dei cittadini, antistorica, perché tutto il resto del mondo civile va in direzione opposta, infine incostituzionale, perché calpesta il diritto di decidere della propria vita. Hanno approvato una legge contro il testamento biologico.”

Giuseppe Cruciani, alla Zanzara di ieri, senza in apparenza né rallegrarsene, né dolersene, ha preso atto di un'evidenza: “La maggioranza del parlamento pensa che ci sono alcune cose che non sono disponibili attraverso la propria volontà”. Però a questo mi viene da chiedermi: amici liberali e libertari che parteggiate per il centro-destra, dove sono andate a finire le belle parole che rivendicavano il primato dell'individuo sullo stato? Se siete in ascolto rispondetemi.

Ma l'articolo più bello che ho letto oggi è un altro. Indovinate l'autore.

Per temi riguardanti le scelte personali, un Parlamento ha il dovere di sondare l'autentica volontà popolare e di legiferare nel senso più democratico e referendario possibile. Ebbene: col decreto antistupri, e col testamento biologico, le parti sono state invertite.

La custodia cautelare come extrema ratio, tema delicatissimo, è stata abolita a furor di popolo in tre minuti netti, ciò in virtù di un'emergenza stupri che peraltro non c'era; e il Senato ha appena approvato, dall'altra, un finto testamento biologico che consegna il tuo corpo inanime nelle mani dello Stato e ti impone dei trattamenti sanitari obbligatori fregandosene del tuo consenso: e fregandosene, soprattutto, del particolare che la maggioranza degli italiani di destra e di sinistra (dati-alla-mano) non è d'accordo per niente.

Dettaglio: i parlamentari del Pdl che in privato si dicevano contrarissimi a questo testamento biologico, sino a ieri, si contavano a mazzi. Morale. Berlusconi aveva detto che la libertà di coscienza è intangibile, mentre ieri ha detto che molti parlamentari sono lì per fare numero. Mettiamola così: se non sanno che farsene neppure della libertà di coscienza, molti parlamentari sono lì per fare numero.

Quanto di voi hanno pensato o all'Unità, o a Repubblica? Magari Concita De Gregorio, o Michele Serra… Invece le parole che ho trascritto sopra sono di Filippo Facci, e sono apparse sulla prima pagina del Giornale, andando controcorrente rispetto alla normale linea del quotidiano.

Devo dire che un po' mi spiace che il conduttore della Zanzara, al contrario del suo amico Facci, su un tema di tale rilevanza rimanga così abbottonato e non critichi energicamente una legge che comunque (lo si percepisce) disapprova. La sua posizione non va oltre al dire che sul fine-vita lo stato non dovrebbe legiferare. Ogni singolo caso, secondo Cruciani, andrebbe "risolto" privatamente, con accordi informali intrapresi tra paziente, familiari e medici, senza alcun timbro dello stato, e tenendo conto che la magistratura, pur avendone facoltà, non ha mai realmente trascinato in giudizio presunti responsabili di forme di accompagnamento alla morte.

Io però a questo gioco delle cose fatte ma non dette non ci sto. E' una posizione ponziopilatesca che cela al suo interno una piccola-grande ipocrisia. Per non parlare della ripugnante idea della legge che in certe situazioni si volta dall'altra parte per non vedere. Un provvedimento legislativo che formalizzasse il diritto all'autodeterminazione per me era dovuto. Peccato che quello votato ieri in Senato da 150 corpi inanimi vada esattamente nella direzione opposta. E non parlatemi di "buone intenzioni", perché di buone intenzioni, come si suol dire, è lastricata la strada per l'inferno.

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AC/DC, "Highway to Hell" (1979)



giovedì 26 marzo 2009

Indietro tutta!

Viene facile associare il titolo del post di oggi alla marcia indietro del governo sul cosiddetto piano casa, che Giuseppe Cruciani ha giustamente definito ieri “sconcertante” (il piano era stato ideato in origine come un'urgente misura anti-crisi, ma questa prospettiva ormai, vada come vada, è tramontata). In realtà il dietro front di cui vorrei parlare è un'altro.

Ad inizio programma, ieri, Cruciani ha trasmesso un frammento audio in cui Massimo D'Alema, ospite a Ballarò, critica pesantemente la certa candidatura di Berlusconi alle elezioni europee, associandosi in questo al suo segretario Dario Franceschini che sabato 21 marzo aveva definito la scelta del cavaliere “un imbroglio”.

Qui di seguito, per completezza, vi propongo lo spezzone audio relativo al momento (le 18:43 di ieri) in cui Cruciani ha trattato l'argomento (non si dica mai che io "estrapolo e deconstestualizzo").



Partendo dalla premessa che è assurdo che le elezioni europee vengano interpretate come una resa dei conti (osservazione sacrosanta), il conduttore della Zanzara finisce col ricordare che D'Alema, eletto parlamentare europeo nel 2004, si dimise nel 2006 per diventare ministro del governo Prodi: “Non è anche questo un imbroglio?

(A margine: alle 19:47, mentre intervistava il direttore di Red TV, Claudio Caprara, Cruciani ha anche dichiarato di aver consolidato questa opinione dopo aver letto un articolo di Giancarlo Loquenzi su L'Occidentale, un giornale online con ilquale Cruciani collabora e che faccio presente essere iper-stra-ultra-berlusconiano.)

L'accostamento formulato da Cruciani è molto molto molto opinabile. In un caso normale mi limiterei a ribattere serenamente, osservando che il "livello di scorrettezza" dato dal dimettersi dopo due anni da una carica alla quale si è stati eletti senza portare a termine il mandato non è neanche lontanamente paragonabile a quello dato dal presentarsi per una carica che non si potrà poi realmente neppure iniziare ad occupare. Le candidature di bandiera (un autentico imbroglio) e il dimettersi precocemente (al più un comportamento inopportuno) sono due atteggiamenti molto diversi, non accostabili tra loro in termini di gravità. Sia Franceschini che D'Alema su questo tema hanno ragione da vendere.

Il lato divertente è che lo stesso Cruciani, due giorni prima, nella Zanzara di lunedì, sosteneva argomenti del tutto analoghi a quelli che ho appena presentato qui sopra! Non ci credete? Beccatevi gli spezzoni audio integrali.

Lunedì 23 marzo, ore 19:22. “La battaglia di Franceschini è da condividere”. (Invece ieri, mercoledì 25 marzo, Cruciani ha detto che Franceschini ha ragione solo “in parte”). Ascoltate.



Lunedì 23 marzo, ore 20:05. Cruciani cita le fughe precoci dal parlamento europeo di Lilli Gruber e Michele Santoro. Poi, comunque, aggiunge che la scelta di Franceschini, di non presentare alcun candidato incompatibile, “è interessante”. Ascoltate.



Lunedì 23 marzo, ore 20:39. L'ascoltatore Giuseppe da Milano, piuttosto innervosito per quanto detto da Cruciani alle 20:05, fa notare la totale diversità del caso Berlusconi con i casi Gruber e Santoro, i quali, dopo la loro elezione nel 2004, si sono effettivamente insediati al parlamento europeo svolgendo regolare attività. Cruciani dà pienamente ragione all'ascoltatore, affermando che, sebbene non sia stato elegante l'aver lasciato la carica in anticipo (“c'è stata scarsa considerazione del ruolo”), non era sua “intenzione fare accostamenti tra i casi Gruber e Santoro e l'eventuale candidatura di Berlusconi”. Ascoltate.



Invece ieri, mercoledì, tutto è stato rimesso nello stesso calderone sotto l'etichetta "imbroglio". E la piroetta all'indietro è servita.

Giusto per capirsi... Se solo ieri Cruciani avesse avuto la cura di riconoscere in modo esplicito che le sue argomentazioni non combaciavano con quelle di due gironi prima, e che banalmente aveva cambiato idea (può capitare, non c'è nulla di male), l'avrei presa con maggior fair-play. Invece, mancando secondo me di rispetto, ha fatto finta di niente. Non è anche questo un imbroglio?

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"Indietro tutta!" è il titolo di una celebre trasmissione di Renzo Arbore andata in onda sulla Rai tra l'87 e l'88. Eccovi la mitica sigla.




Notte italiana, c'è una luce blu,
è in ogni casa che brilla una TV
e tutti intorno seduti a guardare
davanti a questo nuovo focolare

Il padre al figlio dice: "Senti un po',
solo un consiglio è quello che ti do:
tu nella vita comandi fino a quando
hai stretto in mano il tuo telecomando".

Sì, la vita è tutta un quiz,
e noi sogniamo, fantastichiamo,
è coi quiz che risolviamo,
i problemi che c'abbiamo

Sì, la vita è tutta un quiz,
tante occasioni, tante emozioni,
perché è coi quiz che ci danno i milioni,
evviva le televisioni!


mercoledì 25 marzo 2009

La locomotiva

Meno male che Paolo c'è. Avevo avvisato "oggi niente post", e il frequent commenter Paolo mi ha proposto di trasformare la sua riflessione del giorno in un guest post. Lo accontento volentieri.
Ciao,
Authan

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[Attenzione: quello di oggi è un guest post a firma di Paolo.]

Buongiorno,
provo a soccorrere Authan il latitante sottoponendogli una mia riflessione su uno degli argomenti emersi in trasmissione ieri a valle della giornata politica.

Il Presidente del Consiglio, ieri ferroviere, come sua abitudine, si è lasciato andare ad una serie di dichiarazioni a margine del viaggio in alta velocità tra Firenze e Bologna.

Tra queste: "La cosa drammatica è che i dirigenti di Impregilo dopo aver fatto questo lavoro dell'Alta velocita' che ha del miracoloso sono stati condannati a cinque anni dalla magistratura di Firenze dopo essere stati assolti da quella di Bologna. E' qualcosa di patologico, una metastasi del nostro paese contro cui dobbiamo reagire perchè c'è qualcuno che usa la legge come un Moloch che deve colpire" (tratta dal sito adnkronos).

Non mi ha sorpreso la consueta pacatezza con cui una figura istituzionale si rivolge nei confronti della magistratura (cosa drammatica, patologico, metastasi, Moloch, colpire,…), né la pretesa del Presidente del Consiglio di considerarsi un giudice migliore di quelli che hanno emesso la condanna.

Non mi ha sorpreso nemmeno che Cruciani non si sia lamentato del fatto che screditando l'operato del sistema giudiziario italiano si toglie di credibilità alle richieste di riportare in Italia a scontare la sua pena Battisti (se la giustizia italiana è un patologico Moloch che deve colpire, c'è il rischio che Battisti sia una vittima di tale malvagia divinità, e quindi meriti protezione), con buona pace della campagna ormai naufragata e fuori moda condotta da Cruciani stesso.

Mi ha sorpreso il fatto di non aver sentito da nessuna parte riepilogare i motivi e gli estremi della sentenza (per la cronaca si tratta di sentenza di primo grado per lo smaltimento illecito di rifiuti): così, per vedere se sussisteva una così manifesta illogicità della sentenza, oppure se dobbiamo intendere l'uscita del premier come un "Il fine giustifica i mezzi".

Poiché a questa lettura ci ha già abituato un altro importante e stimatissimo Ministro di questo governo (dubito che dalla descrizione aveste riconosciuto Scajola) credo che questa sia la lettura corretta.

Proposta di contributo multimediale di ambito ferroviario: "La locomotiva" di Guccini interpretata dai Modena City Ramblers.




martedì 24 marzo 2009

Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa

Il primo personaggio del giorno è… (rullo di tamburi…) Filippo Facci!

L'articolista del Giornale è stato il primo ospite alla Zanzara di ieri, e debbo dire che quando non parla/scrive di Marco Travaglio (soggetto al quale Facci dedica una “maniacale attenzione”, e sono parole di Giuseppe Cruciani, curiosamente non lontane dalle mie) trovo spesso interessanti le sue osservazioni.

Stimolato da Cruciani (“tutti noi [giornalisti] dovremmo recitare il mea culpa”), Facci si è lanciato in una critica tanto pesante quanto sacrosanta verso tutti i mezzi di informazione relativamente a come erano stati trattati i casi dei presunti stupratori della Caffarella (innocenti) e del presunto stupratore di capodanno (innocente). E lo ha fatto senza escludere il quotidiano per cui lavora, il Giornale, che è l'archetipo di un certo giornalismo monodirezionalmente giustizialista (“io stesso ho dovuto insistere molto [con il suo direttore, intendeva]”).

Ad un certo punto, poi, Facci è addirittura andato oltre Cruciani, che sosteneneva l'assenza di una regia del governo alla base dell'esasperazione mediatica dell'emergenza stupri (“solo dietrologia”). Non che Facci abbia ribattuto che la regia ci fosse, ma ha fatto presente che il governo, nell'emergenza stupri, ci ha sguazzato allegramente per incrementare le quote di consenso: “Non sono un dietrologo, ma non sono neppure cieco. Il governo ha avuto tutti gli interessi perché si parlasse dell'emergenza stupri in un certo modo”.

Insomma, ho dovuto aspettare Facci per ascoltare certe considerazioni chiare e tonde che invece avrei voluto sentir pronunciare da Cruciani già da diverso tempo. Non che Cruciani sia da incasellare tra i giustizialisti monodirezionali (cioè solo verso gli immigrati e i poveri cristi), non esageriamo. Però in passato ci sarebbero già state delle occasioni per operare delle "correzioni di rotta", occasioni che furono miseramente perse.

Porto un esempio (non è un caso di stupro ma il discorso non cambia): nel maggio 2008, una coppia rom viene arrestata con l'accusa di tentato rapimento di una bambina in un centro commerciale di Catania. In ottobre vengono prosciolti. Filippo Facci, e lui solo, ne dà notizia in un breve articolo sulla prima pagina del Giornale del 15 ottobre (due colonnine in taglio basso, un po' nascosto, ma lasciamo perdere). Il giorno stesso decido di mandare, con una mail privata, l'articolo a Cruciani esortandolo a leggerlo in diretta come atto di giustizia. Vengo ignorato. Amen.

Un secondo esempio potrebbe essere il modo con cui venne commentata da Cruciani, seguendo il trend di giornali e TV, la strage di Castelvolturno dello scorso settembre: “regolamento di conti, guerra tra bande per il controllo del territorio”. Non era così, ma il caso passò presto nel dimenticatoio e per gli ascoltatori della Zanzara i sei immigrati di colore uccisi a colpi di kalashnikov rimasero dei trascurabili spacciatori di droga (in realtà non lo erano affatto) di cui, tutto sommato, non sentire la mancanza. Pace all'anima loro.

***

Il secondo personaggio del giorno è Giampaolo Pansa, anch'egli ospite di Cruciani ieri.

L'intervento di Pansa, che si detto è amico ed estimatore di Maurizio Gasparri, meriterebbe di essere sviscerato in lungo e in largo. Devo però confessare di non averne tanta voglia, visto che la conversione copernicana dell'ex giornalista dell'Espresso non è notizia di oggi.

Io non ce l'ho coi suoi libri, notare. Ho letto solo "Il sangue dei vinti" e penso che sia un testo che mi abbia arricchito. Ce l'ho con il fatto che se trovo non ci sia nulla di sbalorditivo nel cambiare radicalmente idea a trenta o quarant'anni, mi sembra invece che farlo a settant'anni sia un po' bizzarro. Insomma, c'è qualcosa di anomalo nella vita di Pansa: o sono "sbagliati" (tra virgolette) gli ultimi tre anni della sua vita, o sono "sbagliati" i precedenti settanta.

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Nel 1967, la promessa del pugilato, dalla pelle nera, Rubin "Hurricane" Carter, viene condannato all'ergastolo per un triplice omicidio che ebbe luogo l'anno precedente in un bar di Paterson, nel New Jersey. Nel 1985, un giudice federale sentenzia che il processo non era stato equo in quanto l'accusa era basata su motivazioni razziali; Hurricane Carter, che si è sempre professato innocente, dopo quasi vent'anni di prigionia esce dal carcere. Nel 1988, tutte le accuse nei suoi confronti vengono definitivamente lasciate cadere.

Nel 1975, Bob Dylan, convinto dell'innocenza di Carter, scrive una canzone sul suo caso: "Hurricane". E' un brano meraviglioso, che nel 1999 entra a far parte della colonna sonora dell'omonimo splendido e commovente film sulla vita dell'ex pugile, diretto dal regista Norman Jewison e interpretato da Denzel Washington. Buon ascolto.




Here comes the story of the Hurricane
The man the authorities came to blame
For something that he never done
Put in a prison cell, but one time he could have been
The champion of the world


lunedì 23 marzo 2009

Peculato

Oggi pubblico un articolo di un autore ospite. Chiunque può proporsi per scrivere sul blog. Contattatemi via e-mail.
Ciao,
Authan

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[Attenzione: questo è un guest post a firma di Massimiliano.]

Innanzitutto premetto che per me è il primo post. Esatto, perché io non sono l'ottimo Authan. Sarei, diciamo, il Luca Telese di questo blog, se Authan fosse Cruciani. Dunque concedetemi una scrittura meno abile.

Volevo scrivere in merito agli impiegati del comune di Portici arrestati il17 marzo per assenteismo. La vicenda fu occasione di riflessione, tanto è vero che riuscii anche ad intervenire in diretta per proporre a Cruciani un paragone.

Alcuni impiegati di Portici timbravano il cartellino pure per i loro colleghi assenti e per tale motivo questi ultimi percepivano uno stipendio illegittimamente. Io facevo notare che i parlamentari hanno la facoltà di non presentarsi ad ogni singola seduta in parlamento, ma percepiscono una diaria aggiuntiva solo per ogni giorno di effettiva presenza. Gli episodi di "pianismo" falsavano questo sistema di rimborso spese.

L'arresto mi sembra francamente eccessivo, ma gli episodi citati hanno sostanzialmente lo stesso valore legale. Anzi forse "pesa" maggiormente quello dei parlamentari per l'entità del rimborso spese e per l’istituzione rappresentata.

Cruciani mi ha risposto che il paragone “non c’entra niente”. Io sono rimasto perplesso da come mi abbia liquidato senza troppe argomentazioni. Voi cosa ne pensate?