venerdì 21 agosto 2009

Lavorare stanca

Voto 4 alla Zanzara di ieri, e non certo per il purtroppo poco apprezzato intervento del nostro prode Paolo, il quale, sul tema della difficoltà di fare incontrare domanda e offerta di lavoro, ha ribadito ieri in diretta i concetti espressi nel suo bel commento al post precedente.

Il fatto è che Luca Telese, il "Ronaldinho de noantri", stavolta non era in giornata di grazia, e oltre a dare del “cornuto” (ma ovviamente scherzava, lo so, lo so...) al sottoscritto, dopo che Paolo gentilmente aveva lanciato un minispot per il blog, si è limitato a gigioneggiare vanamente intorno ad argomenti di secondo piano, quali le divise per i tassisti e i nasi distrutti e rifatti, a spese dei contribuenti, dei cocainomani.

L'unico frammento di trasmissione che è valso la spesa per le pile della radio è stata l'intervista iniziale a Sergio Rizzo, giornalista del Corriere, autore di un articolo sul tema delle migliaia di posti di lavoro (da falegname, meccanico, ecc) che secondo un rapporto di Confartigianato sono disponibili ma che rischiano di rimanere vacanti per mancanza di pretendenti.

L'articolo di Rizzo è molto interessante. Però, a dirla tutta, l'ho trovato un po' troppo sdraiato acriticamente sulla linea di Confartigianato, che viene presa per buona senza ipotizzare qualche spiegazione supplementare a quella in base alla quale certi lavori gli italiani semplicemente non li vogliono più fare, perché troppo "di basso livello", o faticosi, o perché magari in molti casi non sono posti a tempo indeterminato.

Intendiamoci, c'è sicuramente del vero nelle conclusioni tratte da Rizzo nel suo pezzo. Esiste ed è intramontabile il mito del posto fisso, meglio se nella pubblica amministrazione, e il lavoro manuale (non solo da operaio ma anche da artigiano) viene vieppiù percepito come rozzo, non qualificante, non premiante in rapporto agli studi compiuti. Ma da qui a dire che in Italia sta venendo meno la “cultura del lavoro” come sostenuto da Rizzo mi sembra francamente esagerato.

E infatti lo stesso Rizzo ha in parte corretto il tiro ieri colloquiando con Telese, dando atto delle molte mail ricevute in cui si faceva presente come in molti casi siano le aziende a rigettare i potenziali candidati (che quindi esistono) in quanto troppo in là con gli anni o perché non sufficientemente "skillati", come si dice in gergo, mettendo il luce le gravi carenze che l'Italia ha nella formazione professionale, le cui responsabilità di certo non si possono ascrivere ai giovani e ai disoccupati.

D'altro canto, poi, c'è il punto argutamente messo il luce dall'intervento di Paolo. Qual è esattamente il valore dell'offerta in termini di condizioni economiche e di lavoro da parte delle aziende artigiane che cercano addetti? Non è che le aziende, piangendo miseria da un lato e lamentando carenza di manodopera dall'altro, nel tentativo di abbassare sempre più i costi stiano in realtà giocando al ribasso, offrendo salari da fame e condizione di lavoro quasi schiavistiche, sperando di far leva sulla voglia di emergere, accettando qualsiasi cosa, da parte di chi vive ai margini (leggi extracomunitari) o nella disperazione (disoccupati cronici)?

Il tema è molto complesso ed è difficile tanto sintetizzarlo quanto analizzarlo per trovare delle soluzioni. Quel che volevo osservare, per quel che mi riguarda, era solo che partire dal rapporto di Confartigianato per concludere che, in sostanza, gli italiani si stanno pian piano trasformando in un popolo di fancazzisti e che, nel solco del più vecchio di tutti i luoghi comuni, i giovani d'oggi non hanno voglia di impegnarsi, mi pare un po' superficiale, per non dire azzardato.

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Simpatica, però, l'espressione ironica adoperata da Telese nel commentare il possibile terrificante remake (i due si erano già affrontati nel lontano 1993) della sfida elettorale per la poltrona di sindaco di Napoli, tra Antonio Bassolino e Alessandra Mussolini. Un “ritorno al futuro”, ha detto il conduttore supplente, citando la celebre trilogia di Robert Zemeckis, e facendomi venir voglia di rivedere la mitica scena del primo film in cui Michael J. Fox, trent'anni indietro nel tempo, suona in modo indemoniato "Johnny B. Goode" quando il suo vero autore, Chuck Berry, non aveva ancora scritto la canzone.



"I guess you guys aren't ready for that, yet.
But your kids are gonna love it.
"


12 commenti:

authan ha detto...

Forse farà contento solo me, visto che tutti qui lo odiano, ma dal suo pezzo di oggi si evince che anche Filippo Facci lascia quel fogliaccio del Giornale, buono spesso solo ad incartare il pesce. Per andare dove? Al Fatto non credo proprio :-)

Ciao,
authan

Anonimo ha detto...

Scusate, ma il giornalista del Corriere non si chiama mica Sergio Rizzo?
Mentre, mi pare, che Marco Rizzo sia un politico che milita nel PDCI di Diliberto.

Scriva

authan ha detto...

Hai assolutamente ragione, il classico lapsus freudiano. Ora ho corretto.

(Avevo scritto Marco Rizzo invece di Sergio Rizzo nel terzo paragrafo).

Grazie,
authan

Laura ha detto...

bene.A conti fatti, paragonate le conduzioni, non c'è paragone.Cruciani è un onesto traver dell'antipatia, niente di più.E non ha quel minimo di slancio che il pur insopportabile Facci .Telese ha dimostrato ch ela classe è altra cosa.

Marco ha detto...

Authan, Facci va a Libero con Belpietro: col nuovo direttore del Giornale, ossia Feltri, non c'è più buon sangue da anni, da quando Facci attaccò Farina-Betulla e Feltri dette una dura risposta.
Relativamente ad un altro che ha lasciato quel "fogliaccio buono solo per incartare il pesce" e "house organ berlusconiano", ossia Telese, nel post del 18 agosto hai dimostrato di essere afflitto da quel viziaccio stigmatizzato da Travaglio, vale a dire dal modificare i fatti per confortare le proprie opinioni: Telese non ha rinnegato i dieci anni a il Giornale, nè si è come liberato da chissà quali ceppi oppressivi, al contrario di come si evince dal tuo pittoresco scritto. Basta infatti andare a leggere ciò che Telese stesso ha scritto in merito: non si è tolto alcun sassolino dalla scarpa, non ha lamentato censure, ha disegnato un bel ritratto di Belpietro e, quando l'anno scorso avrebbe avuto col passaggio a L'Unità di Soru uno scatto di carriera fino alla vicedirezione, egli ha rifutato, finendo per lasciare Il Giornale dei Berlusconi solo per un soggetto completamente nuovo, senza editori, e meno stabile eonomicamente, dove non avrà scatti di carriera, almeno non subito: questo dovrebbe suggerire qualcosa, anche perchè il suo nuovo direttore ha fatto volare gli stracci quando è stato estromesso da L'Unità. Il fatto è che Telese non rinnega: questo significa o che ci troviamo davanti ad un autentico paraculo (una sorta di infiltrato-sabotatore, si dice da qualche parte) oppure che ci troviamo davanti a un profesionista allevato in una testata che forse vale un pelino di più di quanto tu abbia stabilito, bontà tua.
Ma ora ti saluto, e ti rammento che il pesce puzza dalla testa.

Anonimo ha detto...

Concordo in pieno sul giudizio complessivo della puntata... io spesso l'ascolto registrata ed e' stata una delle oche (di telese soprattutto) che ho interrotto...

lextracommunitario ha detto...

luca telese è molto ma molto piu equilibrato di Cruciani.

Anonimo ha detto...

buonasera,

ho ascoltato poco la zanzara e ho trovato un Telese un po' troppo sopra le righe, rispetto ad altre sue "supplenze". Tuttavia l'atteggiamento nei confronti degli ospiti mi pare molto meno schierato rispetto a Crux.

Saluti

Tommaso

authan ha detto...

x Marco (4 commenti sopra).

Mettiamo qualche puntino sulle i.

In numerose occasioni, e anche nel post del suo blog dove spiega il suo abbandono al giornale, Luca Telese ha spiegato come lui non è mai stato censurato perché lui stesso, di sua spontanea iniziativa, per rispetto della linea editoriale e di chi lo aveva assunto, evitava di scrivere di certi argomenti (berlusconi, immigrazione, ecc) a proposito di quali le sue idee cozzavano frontamente con la linea editoriale generale.

Cito ad esempio dall'ultimo post di lucatelese.it:

[...] il "cono d'ombra", ovvero quello di cui non puoi scrivere liberamente perché al tuo editore dispiace, esiste in tutti i giornali. Prova a La Repubblica a sbeffeggiare il diessino di turno (o Rutelli), prova alla Stampa a parlare male della Fiat, prova al Giornale a farti beffe del Cavaliere, al Messaggero di irridere i palazzinari. Chi non fa il giornalista non sa che, siccome il giornale è un mestiere corale, l'eventuale obiettore di coscienza che volesse dare, sul Secolo d'Italia, del citrullo a Fini, anche volendolo, non arriva in pagina.

Possiamo chiamarla auto-censura, o spirito aziendalista, ma comunque per quel che mi riguarda si trattava di una scelta legittima e comprensibilissima, per quanto anomala, che io ho sempre rispettato. Mi faccio vanto di non aver mai posto a Telese la solita sciocca questione sulla sua presunta "incompatibilità" con il quotidiano per cui scriveva, e MAI, MAI, MAI io ho detto che Telese ha rinnegato (o debba rinnegare) i suoi anni al Giornale.

Mi sono solo semplicemente rallegrato del fatto che nella sua nuova esperienza editoriale, Telese potrà fare anche l'editorialista a 360 gradi e scrivere tutto quello che al Giornale (per sua stessa scelta, ripeto) non voleva/poteva scrivere. Non vedo il problema, non vedo cosa posso aver scritto di terribile, tanto da scatenare la tua piccata risposta.

Riguardo al giudizio negativo che do al Giornale, chiarisco che non è "assoluto", ma "relativo". Mi spiego. Una scorsa agli articoli del Giornale nelle rassegne stampa la do sempre, e in particolare i pezzi di Cervi, Facci e Brambilla per me sono un must. Ciò non toglie che alcune scelte editoriali, alcuni titolacci a nove colonne, il modo con cui certe notizie sono state trattate (specie sul tema sicurezza/immigrazione) mi hanno disgustato. Tanto che IN ALCUNI CASI, come forma di reazione, mi è venuto da pensare che il Giornale fosse "buono solo per incartare il pesce" (espressione che a volte adopero perché la trovo irriverente e al contempo spitirosa). Si tratta naturalmente di un mio pensiero, irriguardoso, certo, nonché del tutto opinabile, ma credo legittimo.

Ti saluto e spero di poterti leggere ancora da queste parti, perché comunque si percepisce che sei una testa pensante e non un inutile troll.

Ciao,
Authan

PS: Filippo Facci a Libero? Non sapevo, ipotizzavo andasse sul Riformista, ma va bene lo stesso. E, come per Telese, mi permetto di rallegrarmi in egual misura di tale "cambio squadra", per le stesse identiche ragioni spiegate qui sopra relativamente a Telese. Ancora ciao.

Anonimo ha detto...

Io del "GIORNALE" di Belpietro (non la gloriosa testata di Montanelli), se non fosse che mi fa venire l'orticaria e pertanto bado bene a toccarlo, ne farei un uso appropriato anche in bagno ....
Luca Telese è un giovane emergente del panorama giornalistico italiano. Non mi dispiace. Appare meno ipocrita e schierato per tornaconto di molti suoi colleghi compreso, ovviamente, lo schieratissimo Cruciani. Telese per ora è nel limbo. Se dovesse andare con Travaglio, per quanto mi riguarda, potrebbe finalmente fare del giornalismo d'inchiesta e liberarsi delle tossine censorie accumulate in questi anni al GIORNALE. Di pelle m'è simpatico vedremo ....
Parlando di cose più serie la storia dei profughi Eritrei rimbalzati da una motovedetta all'altra fa veramente venire la pelle d'oca. Ci stiamo proprio evolvendo in homo cinicus leghistus iposapiens. Speriamo che su Marte ci siano condizioni tali per ospitare la vita così posso emigrarci. Sempre che qualche motovedetta marziana non mi rispedisca a casa.
Pasquino

Cattivissima ha detto...

Cruciani è irritante nel ruolo di antipatico professionista ma devo ammettere che Telese è davvero imbarazzante in queste sere.

Complice la gran calura estiva, ha buttato la trasmissione in caciara, nonostante la gravità e la drammaticità di alcune notizie.

Ma Telese non era quello che aveva detto (giustamente) che "Porta a porta" e il suo pubblico sono vecchi?

Salvo poi ritrattare dopo qualche giorno (gli sarà venuta la berlusconite acuta?).

Anonimo ha detto...

Son rimasto indietro di due direttori (Giordano e Feltri bis) ma comunque de "Il GIORNALE", da Montanelli in poi, l'uso più appropriato e sempre lo stesso ....
Clandestinamente, profugamente parlando.
Pasquino