mercoledì 22 aprile 2009

Colpirne cento per educarne uno

Negli ultimi giorni è tornata di moda la parola "razzismo", soprattutto per via dei cori indecorosi che i tifosi juventini hanno indirizzato al giovane attaccante interista Mario Balotelli durante Juventus-Inter di sabato scorso, e mi è venuta voglia di dire due parole proprio su tale vicenda, che se da qualcuno è stata presa troppo sul serio, da altri è stata invece commentata con eccessiva sufficienza.

Come ho già avuto modo di dire in precedenti post, secondo me l'Italia non è un paese razzista. Ciò non toglie che nicchie di intolleranza esistano eccome, e che vadano non solo severamente combattute, ma neppure indirettamente incoraggiate. Non mi piace chi urla al razzismo a destra e a manca, ma neppure mi piace chi nega l'esistenza di un problema di nicchia, piccoli focolai di un virus che oggi non pervade il paese ma che domani chissà. Meglio sradicare il virus, quindi.

Ma torniamo a Balotelli. Domanda: secondo voi, se Balotelli fosse uno svedese con i capelli biondi e gli occhi azzurri, i tifosi juventini gli avrebbero urlato "biondo di merda"? Sicuramente no. Gli insultatori, probabilmente, si sarebbe piuttosto concentrati sul lavoro e sull'onorabilità della madre del giovane attaccante nerazzurro, e nessuno avrebbe parlato di razzismo.

Quel che voglio dire è che secondo me gli spettatori bianconeri che durante l'incontro hanno berciato allegramente i loro "negro di merda" non erano realmente animati da uno spirito razzista giacente più o meno segretamente nel loro essere. Che senso avrebbe? Nella Juventus hanno militato un sacco di calciatori di colore: Thuram, Vieira, ecc. Non è di razzismo che si deve parlare, in questo caso, ma di maleducazione e di inciviltà.

Ecco, questo è il punto in cui deve partire un bel "tuttavia".

Tuttavia, l'insulto che fa riferimento al colore della pelle o all'etnia non ha la stessa valenza di uno "generico" (per capirsi, "stronzo", "bastardo", "figlio di puttana", ecc.) o di uno che fa riferimento ad altre caratteristiche fisiche (calvizie, bassa statura, peso elevato, ecc). Per quanto possa sembrare ridicolo, esiste una scala di gravità nello stravagante mondo degli epiteti. Così come "figlio di puttana" è peggio di "sciocchino", "negro di merda" è ben più pesante di "fdp", indipendentemente dalle ragioni, odio razziale o semplice incazzatura del momento, per cui l'epiteto viene pronunciato.

In altre parole, il rapporto che c'è tra "negro di merda" e "fdp" è lo stesso che c'è tra la bestemmia e la semplice imprecazione volgare. Così come non bisogna bestemmiare (atei o credenti, non importa), non bisogna neppure rivolgere mai l'espressione “negro di merda” a chicchessia. Mai vuol dire mai. Mai, mai, mai, mai, mai, mai, mai.

Mai. Neanche per scherzo, neanche per sfogare la frustrazione di un momento, neanche se l'intento è solo quello di innervosire il centravanti avversario. L'insulto razziale legato al colore della pelle è intollerabile anche quando non cela una reale forma di razzismo. E' intollerabile per tutta la storia di persecuzioni e schiavismo che le popolazioni di colore hanno dovuto subire nella loro storia.

Pertanto non condivido il commento che ha dato ieri Cruciani sul caso Balotelli. Secondo Cruciani “non bisogna punire una squadra per certe dinamiche che avvengono in tribuna”, perché, a suo dire, “andare a verificare istante per istante qual è stato l'atteggiamento del pubblico (i cori sono stati prolungati? Hanno suscitato la reazione indignata del resto dello stadio?) è assurdo”.

Non sono d'accordo, ripeto, e un po' stupisco delle parole di Cruciani se penso che egli è la stessa persona che vorrebbe (secondo me giustamente) vietare tout court le trasferte.

Ormai è chiaro che la violenza fisica e verbale nel mondo del calcio e del tifo può essere risolta solo con la repressione, e me ne frego se vi appaio molto di destra nel sostenere questa tesi. Sui cori razziali (non "razzisti") non si può soprassedere, cavandosela con la solita formula dei "quattro imbecilli" che non rappresenterebbero niente e nessuno. Durante Juventus-Inter, la mancanza di reazione del resto degli altri settori dello stadio, i cui occupanti, anzi, si sono in parte uniti ai cori partiti dalla curva, non è un dato marginale, come Cruciani ha dato a intendere. Al contrario, questo è forse l'aspetto più inquietante, che più dei cori stessi urla vendetta.

Pertanto, a mio modo di vedere, in questi casi è giusto punire la tifoseria nel suo complesso, chiudendo le porte dello stadio per uno o più turni, a secondo del tasso di recidività. Ci sono scenari in cui il celebre motto di Mao va ribaltato: per educare qualcuno, bisogna colpire tutti.

(PS: probabilmente sapete che la Juventus non è esattamente la mia squadra del cuore, ma vi prego di credermi se vi dico che ciò è irrilevante nell'economia dell'opinione che ho testé espresso.)

***

Ancora una cosetta. Sono andato a leggermi un articolo, apparso su Libero di ieri, di Gianluigi Paragone, dall'ironico titolo "Siamo razzisti", definito “intelligente” da Cruciani. In pratica Paragone ironizza su coloro che urlano al razzismo in ogni circostanza. In effetti il pezzo è godibile per il taglio sarcastico e provocatorio, ma al contempo l'ho trovato troppo sbilanciato in una direzione autoassolutoria. La morale era: noi siamo italiani-brava-gente, di cosa mai dovremmo preoccuparci... No, mi spiace, troppo consolatorio per miei gusti.

Ribadisco la mia teoria: l'Italia non è pervasa dal razzismo e questa parola sarebbe meglio centellinarla, ma nicchie di intolleranza esistono eccome e non è col semi-negazionismo di Paragone che sarà possibile estirparle prima che possano diventare seriamente contagiose.

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Antipatia

12 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buongiorno,

concordo al 100% con Authan, eccetto per il PS, dal momento che io sono Juventino.

I cori razzisti sono da punire. Senza discutere se sono razzisti sul serio o meno.

La tolleranza che si ha per la feccia che si raccoglie nelle curve è inaccettabile.

Non approvo che si blocchino i binari o simili in nessuna occasione.

Tuttavia in Italia se blocco una strada xché mi han tolto il lavoro o per qualche idea politica rischio di prendere le legnate. Se blocco lo stretto di messina, perché la mia squadra è stata punita in qualche modo, il campionato passa da 18 a 20 squadre per suggerimento del Presidente del Consiglio.

Per non parlare di treni distrutti o dirottati con buona pace di chi aveva comprato il biglietto.

Saluti

Tommaso

Anonimo ha detto...

Ehi Authan,
ti è sfuggito che a Balotelli, oltre che "negro di merda", han gridato pure "NON ESISTONO NEGRI ITALIANI"????????
questo come ti sembra??
Dico che se Abba, quello dei biscotti, italiano lui pure, non fosse stato "abbronzato", il barista manesco e il degno figlio avrebbero solo lanciato una scarpa ad altezza d'uomo, mentre il "negro di merda" l'han rincorso e finito a bastonate.

F®Ømß°£ ha detto...

Aggiungo: parlare di razzismo diffuso sarà esagerato, ma anche parlare di nicchie mi pare un po' troppo leggero.

I pestaggi dei poliziotti a Parma, il ladro di biscotti legnato a sangue, e l'ordinanza contro i kebab a Milano... sono un po' tante come nicchie, o no?

Ma di cosa stiamo parlando? Il razzismo non esiste!

Tommaso

Paolo l'abbronzato ha detto...

Buongiorno,

@ Authan:

Dici che "sapete che la Juventus non è esattamente la mia squadra del cuore, ma vi prego di credermi se vi dico che ciò è irrilevante nell'economia dell'opinione che ho testé espresso": sei falso, bugiardo, ingannatore e torinista, ecco! :-)

Al di là degli scherzi e fermo restando che credo che quei cori fossero più feroce stupidità che di razzismo, da juventino e da persona qualunque, mi vergogno dell'accaduto, del fatto che i giocatori non siano intervenuti e che la società abbia fatto ricorso. E trovo lo spirito del titolo quello giusto: durante il servizio militare era prassi molto efficace applicare il "Potete ringraziare il vostro amico qui presente del fatto che siano stati revocati a tutti permessi / licenze": lo spirito di corpo usciva rafforzato e la truppa imparava ad autogestirsi :-)(no, non era vietato in quanto non si trattava di una punizione collettiva, bensì di reclutare adeguate risorse per impreviste esigenze che il riprovevole comportamento del singolo soldato aveva fatto emergere...).

Per quanto riguarda invece il fatto che gli italiani siano o meno razzisti ho le idee un po' confuse: dalle mie parti ho visto nascere dal razzismo più becero e franco la Liga Veneta, "degna" madre della Lega Lombarda / Lega Nord, e vedo ora profondamente radicati in alcune isole INfelici come Verona o Oderzo(ed anche politicamente rappresentati negli organi istituzionali) movimenti neonazisti e skinhead.
Che questo sia un sentimento radicato e diffuso non lo direi, ma che si stia espandendo (troppo) ed oltre lo stretto fisiologico mi pare molto più che probabile, unitamente al fatto che purtroppo trova una resistenza molto blanda.
Checchè ne dica Cruciani, che forse ha la fortuna di non frequentare determinati ambienti di periferie marginali e quindi non vede e tocca con mano questi fenomeni.

Forse il problema è che abbiamo paura e vogliamo dimenticare che i terroni, i macaroni, i maffiosi, i "diversamente nordici", eravamo noi (anche del Nord) fino a poco tempo fa, quando emigravamo. E, visto la solidità della nostra economia, probabilmente torneremo ad esserlo.

Saluti

Paolo l'abbronzato

authan ha detto...

Tommaso, se non e' "diffuso", per me e'
"di nicchia". Ci sono altre vie di mezzo?

Alla fine, comunque, tutto dipende dal significato che ciascuno da' alla parola "razzismo". Per me ha un significato molto forte, e per questo il termine e' da centellinara e non scialacquare.

Ciao,
Authan

Paolo l'incoerente ha detto...

Buongiorno,
stanotte (!) pensavo a quanto ho scritto nell'intevento precedente e mi sono reso conto che è assolutamente in contraddizione con la mia convinzione che le responsabilità siano eminentemente personali.
Ciò richiede un chiarimento, forse innanzitutto nella mia testa, che rimando a quando avrò un attimo di tempo, se no addio coerenza e persino Cruciani potrà darmi del doppiopesista :-)

Paolo l'incoerente

authan ha detto...

Paolo,
se parliamo di reati penali, certo che la responsabilita' e' individuale.

Ma qui si faceva un discorso diverso. Non si parlava di punire penalmente chi commette reati, ma di educare alla "buona creanza" i tifosi sugli spalti degli stadi.

Come all'asilo: se i bambini fanno casino, perdono il permesso di giocare in cortile. Tutti.

Ciao,
Authan

Anonimo ha detto...

Due osservazioni prendendo spunto dai post di ieri:

La Lega (Nord) è il partito piu’ vecchio di quelli oggi presenti in Parlamento.
I padani han festeggiato a metà aprile il 25° di fondazione con comprensibile orgoglio, considerato il livello di potere raggiunto, in termini di poltrone ministeriali e di amministrazioni locali, con il loro 10%, secondo i recenti sondaggi, che tuttavia li danno in ribasso.
C’è da chiedersi quale contributo pratico in termini di modernità, di sviluppo e di crescita, in questo quarto di secolo, il movimento che piu’ di ogni altro ha sempre predicato in nome del POPOLO, abbia effettivamente fatto conseguire a questo Paese.
Il federalismo?
Mah…. Ancora tutto da dimostrare.

Oggi tutti i quotidiani riportano titoli importanti come le valutazioni del FMI su crisi e ripresa, le dichiarazioni di Napolitano alla Biennale della Democrazia o l’ennesimo suicidio del manager americano……

“La Padania” invece? Il solito tormentone sui clandestini tunisini da ricacciare a casa loro!


Sport e razzismo
Utile la lettura del bel libro “La razza in campo”, del sociologo Mauro Valeri, responsabile dell'osservatorio su Razzismo e antirazzismo nel calcio che ha anche rilasciato un interessante dichiarazione ad Avvenire a seguito dei noti fatti di Torino.

Arturo La Pietra ha detto...

A proposito di razzismo diffuso o di nicchia.

Ieri mattina, mentre ero al bar per un caffè, un signore ha attirato l'attenzione di tutti i presenti lamentando con toni razzisti - davvero volgari, offensivi e razzisti, non una "chiacchera da bar" - la vittoria al Grande Fratello del concorrente di origine rom, in quanto rom e in quanto gli italiani sono coglioni a premiare un rom.

Amareggiato e con un po' di senso di colpa per non averlo zittito ho raccontato la vicenda a un amico che mi ha detto, più o meno testualmente: guarda che oggi per non essere razzisti bisogna essere davvero raffinati (ha detto proprio raffinati, con un po' di ironia, ma intendeva colti, acculturati e forse anche, in fondo, benestanti), come puoi pensare che l'Ivan (piccolo imprenditore edile) non sia razzista con i suoi dipendenti (albanesi, rumeni, ecc.), quando fa la loro stessa vita (di merda), si alza alle quattro tutte le mattine per venire a Milano, gli dà lavoro, paga le tasse, ecc, ecc, ma poi gli stessi dipendenti gli rubano attrezzi e materiale dal cantiere?

Io non so mai replicare a queste situazioni, voi che mi sembra abbiate le idee più chiare, cosa dite?
PS: scusate gli sproloqui.

Anonimo ha detto...

Replico immediatamente io!
Nella mia azienda non ci sono lavoratori stranieri, tutti gli operai e gli impiegati sono italiani, tutti a tempo indeterminato con le tutele contrattuali.

In officina "le sparizioni" di utensili e materiali vari sono all'ordine del giorno.

In ufficio invece l'armadio cancelleria è diventato un self service anche per le necessità personali, con la complicità dell'addetto, per non parlare delle fotocopie.....in pausa pranzo!

Come vedi........ la disonestà non ha nazionalità, passami la banalità.

Paolo il raffinato ha detto...

@ Authan:

riguardo alla mia posizione incoerente: è in realtà più legata al fatto che vi sono purtroppo i gruppi Ultras (al 99% apertamente razzisti), i loro conniventi (le società calcistiche, politici - vedete ad esempio http://archiviostorico.corriere.it/2001/giugno/04/Treviso_facce_nere_diventano_caso_co_0_0106045797.shtml -
e spesso le stesse forze dell'ordine) e gli indifferenti (il pubblico che troppo spesso non sommerge i cretini almeno di fischi, i giocatori che fanno finta di non sentire).
All'interno dello stadio purtroppo mi pare si salvino veramente in pochi.

@ Arturo:
fai l'esempio dell'Ivan, piccolo imprenditore edile, che è per me perfetto.
Per restare nei paralleli, nei luoghi comuni e nelle generalizzazioni:
- guadagna sul lavoro dei suoi dipendenti (è un altro modo di scrivere che gli dà lavoro, senza però sottindendere falsamente che sia un attività filantropica),
- li espone coscientemente a rischi (mai visto come si lavora in cantiere?),
- non paga i contributi (in edilizia il nero è all'ordine del giorno,
- è ricettatore di macchinari e mezzi rubati ai colleghi (pensate davvero che ponteggi, ruspe, camion, gru, betoniere, compressori, pompe vengano rubati dal singolo muratore a proprio uso?);
- ricambia chi gli dà lavoro (il cliente) fregandolo sui materiali, sui pagamenti, sugli stati di avanzamento lavori, sulle varianti, edificando in maniera diversa dal progetto...

Per stereotipi e generalizzazioni l'Ivan non mi pare molto più bello di un rom o albanese, rumeno, negro..., ma E' DEI NOSTRI, quindi merita PER QUESTO comprensione e non verrà indicato come "imprenditore edile di M...".

Saluti

Paolo il raffinato

Arturo La Pietra ha detto...

Basso istinto

@ Anonimo: grazie per la risposta, ma vorrei centrare meglio la questione, perchè la nazionalità è l'ultimo dei miei pensieri e il tipo del bar, peraltro, era italianissimo.

@ Paolo il raffinato: se l'Ivan di cui parlo fa anche solo una delle cose che elenchi, hai ragione al 100%. Anzi, in linea di principio, hai ragione anche se non fa nessuna di quelle cose, perchè non ci sono i "nostri", come non ci sono i "loro"; in questo caso però non è lui ad arricchirsi, ma, per esempio, i produttori del cemento.

Va detto anche che il mondo dell'edilizia (che conosco) è uno dei più complessi e (in Italia) corrotti, quindi forse non è l'esempio più utile. Siam tutti preoccupati di cosa succederà in Abruzzo e io, che sono un architetto, non riesco neppure a far capire cos'è una bella architettura ai miei parenti.

Ma vediamo se mi spiego: quello che mi stupisce è l'istinto basso. L'insulto razzista che ho raccolto al bar è espressione di uno istinto tanto basso quanto ignorante, del tutto sterile e semplificatore, però diffuso.

La crisi in atto può aumentare le tensioni sociali e in parte spiegare il timore e le reazioni; ma solo in parte e non certo nel caso di Balotelli.