mercoledì 22 aprile 2009

Colpirne cento per educarne uno

Negli ultimi giorni è tornata di moda la parola "razzismo", soprattutto per via dei cori indecorosi che i tifosi juventini hanno indirizzato al giovane attaccante interista Mario Balotelli durante Juventus-Inter di sabato scorso, e mi è venuta voglia di dire due parole proprio su tale vicenda, che se da qualcuno è stata presa troppo sul serio, da altri è stata invece commentata con eccessiva sufficienza.

Come ho già avuto modo di dire in precedenti post, secondo me l'Italia non è un paese razzista. Ciò non toglie che nicchie di intolleranza esistano eccome, e che vadano non solo severamente combattute, ma neppure indirettamente incoraggiate. Non mi piace chi urla al razzismo a destra e a manca, ma neppure mi piace chi nega l'esistenza di un problema di nicchia, piccoli focolai di un virus che oggi non pervade il paese ma che domani chissà. Meglio sradicare il virus, quindi.

Ma torniamo a Balotelli. Domanda: secondo voi, se Balotelli fosse uno svedese con i capelli biondi e gli occhi azzurri, i tifosi juventini gli avrebbero urlato "biondo di merda"? Sicuramente no. Gli insultatori, probabilmente, si sarebbe piuttosto concentrati sul lavoro e sull'onorabilità della madre del giovane attaccante nerazzurro, e nessuno avrebbe parlato di razzismo.

Quel che voglio dire è che secondo me gli spettatori bianconeri che durante l'incontro hanno berciato allegramente i loro "negro di merda" non erano realmente animati da uno spirito razzista giacente più o meno segretamente nel loro essere. Che senso avrebbe? Nella Juventus hanno militato un sacco di calciatori di colore: Thuram, Vieira, ecc. Non è di razzismo che si deve parlare, in questo caso, ma di maleducazione e di inciviltà.

Ecco, questo è il punto in cui deve partire un bel "tuttavia".

Tuttavia, l'insulto che fa riferimento al colore della pelle o all'etnia non ha la stessa valenza di uno "generico" (per capirsi, "stronzo", "bastardo", "figlio di puttana", ecc.) o di uno che fa riferimento ad altre caratteristiche fisiche (calvizie, bassa statura, peso elevato, ecc). Per quanto possa sembrare ridicolo, esiste una scala di gravità nello stravagante mondo degli epiteti. Così come "figlio di puttana" è peggio di "sciocchino", "negro di merda" è ben più pesante di "fdp", indipendentemente dalle ragioni, odio razziale o semplice incazzatura del momento, per cui l'epiteto viene pronunciato.

In altre parole, il rapporto che c'è tra "negro di merda" e "fdp" è lo stesso che c'è tra la bestemmia e la semplice imprecazione volgare. Così come non bisogna bestemmiare (atei o credenti, non importa), non bisogna neppure rivolgere mai l'espressione “negro di merda” a chicchessia. Mai vuol dire mai. Mai, mai, mai, mai, mai, mai, mai.

Mai. Neanche per scherzo, neanche per sfogare la frustrazione di un momento, neanche se l'intento è solo quello di innervosire il centravanti avversario. L'insulto razziale legato al colore della pelle è intollerabile anche quando non cela una reale forma di razzismo. E' intollerabile per tutta la storia di persecuzioni e schiavismo che le popolazioni di colore hanno dovuto subire nella loro storia.

Pertanto non condivido il commento che ha dato ieri Cruciani sul caso Balotelli. Secondo Cruciani “non bisogna punire una squadra per certe dinamiche che avvengono in tribuna”, perché, a suo dire, “andare a verificare istante per istante qual è stato l'atteggiamento del pubblico (i cori sono stati prolungati? Hanno suscitato la reazione indignata del resto dello stadio?) è assurdo”.

Non sono d'accordo, ripeto, e un po' stupisco delle parole di Cruciani se penso che egli è la stessa persona che vorrebbe (secondo me giustamente) vietare tout court le trasferte.

Ormai è chiaro che la violenza fisica e verbale nel mondo del calcio e del tifo può essere risolta solo con la repressione, e me ne frego se vi appaio molto di destra nel sostenere questa tesi. Sui cori razziali (non "razzisti") non si può soprassedere, cavandosela con la solita formula dei "quattro imbecilli" che non rappresenterebbero niente e nessuno. Durante Juventus-Inter, la mancanza di reazione del resto degli altri settori dello stadio, i cui occupanti, anzi, si sono in parte uniti ai cori partiti dalla curva, non è un dato marginale, come Cruciani ha dato a intendere. Al contrario, questo è forse l'aspetto più inquietante, che più dei cori stessi urla vendetta.

Pertanto, a mio modo di vedere, in questi casi è giusto punire la tifoseria nel suo complesso, chiudendo le porte dello stadio per uno o più turni, a secondo del tasso di recidività. Ci sono scenari in cui il celebre motto di Mao va ribaltato: per educare qualcuno, bisogna colpire tutti.

(PS: probabilmente sapete che la Juventus non è esattamente la mia squadra del cuore, ma vi prego di credermi se vi dico che ciò è irrilevante nell'economia dell'opinione che ho testé espresso.)

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Ancora una cosetta. Sono andato a leggermi un articolo, apparso su Libero di ieri, di Gianluigi Paragone, dall'ironico titolo "Siamo razzisti", definito “intelligente” da Cruciani. In pratica Paragone ironizza su coloro che urlano al razzismo in ogni circostanza. In effetti il pezzo è godibile per il taglio sarcastico e provocatorio, ma al contempo l'ho trovato troppo sbilanciato in una direzione autoassolutoria. La morale era: noi siamo italiani-brava-gente, di cosa mai dovremmo preoccuparci... No, mi spiace, troppo consolatorio per miei gusti.

Ribadisco la mia teoria: l'Italia non è pervasa dal razzismo e questa parola sarebbe meglio centellinarla, ma nicchie di intolleranza esistono eccome e non è col semi-negazionismo di Paragone che sarà possibile estirparle prima che possano diventare seriamente contagiose.

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Antipatia

martedì 21 aprile 2009

Più realista del re

[ATTENZIONE: oggi il blog ospita non uno ma addirittura due guest post, a firma di Tommaso e di Paolo.]

Buongiorno a tutti

Scrivo ciò che penso su quello che è successo a Domenica In con il pericoloso bolscevico Silvan (video).

I fatti: durante un gioco di prestigio, il mago Silvan nomina Berlusconi, la conduttrice sbianca, con un'espressione da vero malessere fisico. Non appena lo stregone ha fatto sparire quello che deve sparire, si premura di dissociarsi dalla battuta (quale?). La definisce una posizione personale di Silvan e tesse, con il solito tono urlante da televisione, le lodi delle istituzioni per come si stanno comportando in Abruzzo.

Cosa dice Cruciani? E' il clima che si respira in RAI... sarebbe successo con qualsiasi governo... privatizziamo la RAI... di certo Berlusconi non avrebbe telefonato per condannare la cosa, magari l'avrebbe fatto qualcun'altro "più realista del re".

Sono d'accordo su tutto. Tuttavia non ricordo che con il governo dell'odiato Prodi ci fosse una RAI cassa di risonanza delle azioni del governo. Colpa di Prodi, colpa dei giornalisti, merito di Berlusconi, non lo so, ma a me TG1, 2 e 5 sembrano identici da anni.

In ogni caso al nostro minimizzatore Cruciani si potrebbe rispondere che "il punto non è quello". Il punto, a mio parere, è questo: la TV pubblica è popolata da personaggi che non hanno neanche bisogno di essere censurati o diretti, ma lo fanno da soli. E tutto a favore non solo di un governo di questo o quel colore (cosa sempre avvenuta e già di per sé grave), ma anche a favore dell'uomo che controlla il resto del panorama televisivo.

In altre parole, all'autocensura, alla leccata di piedi fatta al potente politico di turno, si aggiunge quella a un potenziale nuovo Superiore in ambito lavorativo. In pratica, per una persona che lavora in televisione il tornaconto per la piaggeria viene raddoppiato.

Naturalmente per Cruciani questo problema non esiste e lo sappiamo.

Saluti,
Tommaso


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Buongiorno,

provo ad aiutare l'indaffarato Authan, anche se ho seguito molto male la trasmissione, che non mi pare abbia presentato toni elevati.

Nella trasmissione di ieri sono passate con discreto risalto le battute del Capo del Governo sui PM malvagi: non solo sui media le intemperanze in materia di Berlusconi non sembrano fare più né scandalo né notizia (non mi pare di averne trovato traccia significativa nei quotidiani né ieri né oggi), ma non ottengono apparentemente nemmeno reazioni: il CSM tace, La Russa che l'altro giorno invitava a tenere alta la guardia sull'affaire Battisti sarà contento di veder screditare l’operato della giustizia italiana, … tutti assuefatti.

Probabilmente è ormai quasi acquisito il risultato di poter operare delle (necessarie) riforme nel campo della giustizia senza che si sollevi il consueto muro di resistenti. Spiace che le premesse dell'eventuale riforma non siano delle migliori e che comunque siano tardive (le carceri sono strapiene, non è più aria di indulti, ma vi sono seri timori di ordine sanitario per l’imminente stagione estiva).

Quello che in realtà mi ha colpito è stato sentire Cruciani, che, pur scegliendo di essere uno tra i pochi a proporre il tema, si prodigava contraddittoriamente in un continuo sminuire la cosa, con accenni francamente grotteschi (forse non è testuale ma il mantra recitava: “Le battute sono assolutamente istituzionalmente inopportune e scorrette, ma trattandosi di Silvio Berlusconi non possiamo adoperare questo metro! Sappiamo tutti che è fatto così” ).

Insomma se per te l'argomento non è interessante, perché sei l’unico a proporlo?

Visto che Cruciani riserva ben altra (in)tolleranza ad altri politici, che pur non rivestono istituzionalmente ruoli altrettanto importanti, non ho mai avvertito un Cruciani più servile. Nemmeno quando ha stoppato l’ascoltatore prima del giornale radio: “Ah, lei è uno di quelli che…

Ad accrescere la sensazione di ridicolo in trasmissione si è parlato anche del caso Silvan – Bianchetti (si veda l'articolo di Massimo Gramellini sulla Stampa del 18 aprile), che ha permesso a Cruciani da un lato di stigmatizzare il comportamento dell'apparato RAI che nel caso specifico si sarebbe dimostrato più realista del re, dall'altro di affermare che certe cose avvengono solo in Rai perché è una azienda la cui dirigenza è di nomina politica.

Ora, va ben tutto, ma Cruciani –non me ne voglia!– mi sembrava avere ancora la lingua metaforicamente sporca per le linguate precedenti mentre ironizzava sul servilismo della Bianchetti, e si dimenticava invece che la radio che lo ospita (privatissima ed apolitica per definizione) ha una discreta consuetudine di "epurazioni" dovute al mancato rispetto del pezzo grosso di turno (mi piace ricordare sia il caso di Cugia che due volte quello di Santalmassi –ridatecelo!–).

Forse avrebbe potuto accorgersene anche lui, visto che avveniva sotto i suoi occhi. Oppure siam tutti finocchi col culo degli altri?

Saluti
Paolo il supplente

lunedì 20 aprile 2009

Datemi un martello

...che cosa ne vuoi fare, lo voglio dare in testa, a chi non mi va!

Sta circolando negli ultimi giorni una singolare teoria in base alla quale l'atteggiamento del centrosinistra nei confronti del referendum elettorale sarebbe autolesionista. Pur di polemizzare con Berlusconi, cioè, le opposizioni, ma soprattutto il PD, invocando l'election day che favorirebbe il raggiungimento del quorum e la vittoria del sì, si starebbero dando delle sonore martellate sugli zebedei.

Ecco dove entra in scena il martello.


Thor


I destinatari delle mie (metaforiche) martellate, però, non sono i miei gioielli di famiglia, ma bensì i portatori della suddetta teoria tra cui si annoverano, curiosamente, due pseudo-militanti del PD: il giovane Francesco Cundari (si veda il suo articolo sul Foglio del 14 aprile) e il vecchio Antonio Polito (editoriale sul Riformista del 17 aprile).

Ma cosa esattamente viene ipotizzato? Senza girarci intorno, la teoria dice che un eventuale successo del referendum (che, ricordo, modificherebbe la legge elettorale verso una concezione bipartitica, dato che il premio di maggioranza verrebbe assegnato non alla coalizione ma alla singola lista maggiormente votata) gioverebbe solo e unicamente al PDL del grande nemico Berlusconi, il quale, in questo momento storico, detiene la maggioranza relativa del consenso elettorale.

Pertanto il centro-sinistra farebbe bene a prendere le distanze da questa consultazione referendaria che “partorirebbe il tanto paventato regime berlusconiano” (Cundari). Addirittura, la Lega “andrebbe ringraziata” dal PD per “aver infranto il sogno segreto di Berlusconi” (Polito).

Polito, in altro passo del suo pezzo, usa pure lui il termine "regime": “Resta per me un mistero perché il Pd sia così attratto da un sistema che lo emargina a vita, è meno democratico, e sancirebbe la nascita di un vero e proprio regime berlusconiano”.

Anche Giuseppe Cruciani, nella sua trasmissione di venerdì scorso ha sostenuto in pratica la stessa tesi: “E' bizzarro: la nuova legge elettorale che risulterebbe dopo il referendum consegnerebbe il parlamento al PDL. Al di là della polemiche sui mancati risparmi elettorali, molte persone all'interno del Partito Democratico, senza dirlo apertamente, sotto sotto vorrebbero che questo referendum non esistesse”. Insomma, "senza dirlo apertamente", Cruciani ha fatto intendere che il PD è popolato in parte da idioti e in parte da ipocriti.

Qui, cari amici, c'è da mettere qualche puntino sulle i. Quando qualcuno accusa qualcun altro di essere fissato con Berlusconi, e di rapportare ogni evento politico più alle ipotetiche convenienze o sconvenienze per il cavaliere che non al bene del paese, farebbe meglio a guardarsi allo specchio.

Ma per quale cavolo di motivo bisogna necessariamente legare a filo doppio l'esito del referendum alla figura di Berlusconi, come se al mondo non esistesse nient'altro? Guardate che il cavaliere, a dispetto di quel che dice il suo taumaturgo personale, non è mica eterno, eh!?

Questo referendum dà ai cittadini l'occasione di dire: il sistema politico più moderno e efficiente è quello basato sul bipartitismo. In un sistema bipartitico, infatti ogni governo non potrebbe più incolpare l'alleato birichino o recalcitante per i propri fallimenti, per il semplice motivo che non esisterebbero più "alleati". Nascondere le responsabilità diventerebbe quasi impossibile.

Se questo messaggio, sostenuto e approvato dalla maggioranza dei cittadini passasse, gli effetti si farebbero sentire non per i prossimi anni, ma per i prossimi decenni. E' questa la sostanza, è questo il nocciolo della questione, di fronte alla quale la stessa esistenza di Berlusconi è un dettaglio marginale.

Antonio Polito, nel suo articolo già citato sopra, scrive ancora: “Anche se introdotto con la forza del referendum, il bipartitismo in Italia equivarrebbe al blocco dell'alternanza. E infatti impossibile immaginare, almeno per il futuro prevedibile, un partitone di sinistra in grado di prendere il 51 % dei voti, mentre è facile ipotizzare che questo possa accadere a un partitone di destra. […] Ne verrebbe fuori un monopartitismo di fatto, altro che bipartitismo”.

Ma chi l'ha detto, ma quando mai! Non dico che lo scenario ipotizzato da Polito sia fuori dal mondo, ma che la luna di miele di Berlusconi sia destinata a perdurare vita natural durante non sta mica scritto nelle tavole di Mosé!

In politica tutto può succedere. Alla fine della legislatura 2001-2006, il consenso per Berlusconi era crollato. Poi una campagna elettorale indovinata, accompagnata da quella scadente dell'Unione, gli fece recuperare voti. Negli USA, per citare un altro esempio, il partito repubblicano tra il 2004 e il 2008 ha perso 17 milioni di voti.

Ripeto: tutto può succedere. Magari il PD troverà un giorno il suo Obama che catalizzerà l'attenzione del paese mettendo in luce le contraddizioni del PDL e proponendo una valida alternativa. Difficile? Certo. Impossibile? Giammai. Tutto può succedere (e tre). Il consenso è una barca senza remi in un mare agitato.

Se oggi c'è un occasione per modernizzare la politica, deve essere colta. Il referendum va in questa direzione e il Partito Democratico, se lo sosterrà, farà la miglior cosa. Non per se stesso, non per l'immediato, non per le prossime elezioni, ma per il futuro di questo dannatissimo paese.

venerdì 17 aprile 2009

Niente e così sia

Il tema maggiormente dibattuto, alla Zanzara di ieri, è stato quello relativo all'ipotesi, circolata negli ultimi giorni in ambienti governativi, di introdurre una "tassa di solidarietà", una tantum, sui redditi alti per finanziare le opere di ricostruzione post terremoto in Abruzzo.

In realtà la discussione ha ricalcato quella di un mesetto fa, quando il leader del PD, Franceschini, avanzò in sostanza la medesima proposta in un'ottica anti crisi economica. Io, in quella circostanza, espressi il mio parere negativo che confermo anche oggi. Non mi interessa da chi provenga la proposta e non mi interessano le finalità per le quali si ipotizza un prelievo fiscale aggiuntivo per i pochissimi super-ricchi formalmente riconosciuti come tali dell'erario. In un paese dove l'evasione la fa da padrone, e dove molta ricchezza è fiscalmente sommersa, l'approccio alla Robin Hood non è applicabile, perché paradossalmente punisce gli onesti e premia i disonesti.

Cruciani, nei suoi commenti, ha spinto molto sul principio in base al quale la solidarietà è un sentimento che deve sorgere spontaneamente negli individui, e non può essere imposta, neanche come una tantum, visto che in Italia tutto ciò che nasce temporaneo spesso diventa poi definitivo.

Su questo io sono assolutamente d'accordo. Se lo stato vuole racimolare soldi dalle tasche dei cittadini li chieda pure, ma su base volontaria. La "tassa di solidarietà", come osservato anche da Piero Ostellino, ospite ieri alla Zanzara, è un controsenso.

Detto ciò, vorrei però soffermarmi su un paio di altre considerazioni formulate da Cruciani durante la trasmissione di ieri.

La prima (riassumo, non cito parole testuali): “uno stato efficiente, con un'ottica di lungo periodo, dovrebbe aver cura di accantonare, attraverso la fiscalità generale, dei fondi per le circostanze d'emergenza dovute a calamità naturali o altri disastri, così da evitare di dover sempre mettere le mani nelle tasche dei cittadini”.

Questo concetto, assolutamente sacrosanto da un punto di vista teorico, si scontra però con la realtà italiana che vede un debito pubblico mostruosamente alto. L'Italia non risparmia per le emergenze per il semplice motivo che non se lo può permettere.

Pertanto, che il super-pragmatico Cruciani si lasci cullare da sogni tanto meravigliosi quanto irrealizzabili di un Italia virtuosa un po' stupisce. Specie se si considera che quando qualche ascoltatore osa accennare all'idea di recuperare soldi con la lotta all'evasione fiscale (molto, molto difficile ma comunque meno irrealistica rispetto al teorizzare l'accantonamento di fondi per le emergenze), il conduttore della Zanzara è solito stroncare duramente sul nascere questo genere di aspettative.

Insomma, il pragmatismo estremo o lo si fa valere sempre (e allora si lasciano perdere i voli pindarici di un Italia virtuosa) o non lo si fa valere vale mai (e allora il tema dell'evasione fiscale non va sminuito, come invece spesso accade).

La seconda amara considerazione di Cruciani che vorrei commentare è questa: “è più facile mettere una nuova tassa che risparmiare soldi magari abolendo le province”.

Giustissimo. Però come nel punto precedente mi viene spontaneo evidenziare una piccola incoerenza. L'ipotetico risparmio per le casse dello stato che si verrebbe a creare con l'abolizione delle province viene negato dall'atteggiamento della Lega che su questo tema, esattamente come per l'accorpamento del referendum con le elezioni europee, si è messa di traverso.

Come può Cruciani invocare ancora l'abolizione delle province (che io bramo, sia chiaro) quando invece, sul tema referendum, egli negli ultimi giorni ha fortemente ridimensionato la sua posizione di disappunto?

Ricordo che negli ultimi tre giorni Cruciani sembra aver preso atto con un po' troppo fair play del no all'accorpamento, giudicato (secondo me sbagliando) come il comprensibile frutto di normali schermaglie tra partiti. La politica, secondo il conduttore della Zanzara, è fatta di queste cose: compromessi, trattative, mediazioni, prove di forza (però ricatti no. La parola "ricatti", chissà perché, per Cruciani non si può dire).

Eh no, Cruciani. Non esiste "la politica". Esiste l'alta politica e la bassa politica. E quella che si è vista in questi giorni, sul tema del referendum, è bassa, bassissima politica. Che meritava ben altri tipi di commento, che non il suo amen.

Morale: se amen è il commento di Cruciani sul mancato accorpamento, che amen sia anche per la mancata abolizione delle province. E buonanotte.

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Quando non era ancora rosa né dal cancro, né dall'odio, Oriana Fallaci scriveva libri bellissimi, tra cui "Niente e così sia", pubblicato nel 1969.


Niente e così sia


giovedì 16 aprile 2009

Signor Malaussène

Bisognava trovare un colpevole, e un colpevole è stato trovato.

Ovviamente sto facendo riferimento ai provvedimenti disciplinari intrapresi ieri dalla dirigenza RAI a seguito della trasmissione AnnoZero di giovedì scorso, la quale, per il taglio ipercritico sulla gestione post-terremoto e sulle carenze in termini di prevenzione, ha suscitato molto scalpore, anche se più sul terreno della politica che non su quello del paese reale.

Una qualche punizione doveva essere stabilita, dicevo. E il nuovo direttore della RAI, Mauro Masi, per placare, o forse per assecondare, la parte politica che lo ha messo su quella poltrona, ha deciso di esibire qualche bicipite. Ma occorreva trovare un capro espiatorio, un signor Malaussène a cui appioppare il marchio dell'infamia, e la scure, anziché su uno dei due pezzi grossi di AnnoZero, è calata, a dirla tutta un po' vigliaccamente, sul presunto "anello debole" (come lo ha definito l'ex consigliere RAI Carlo Rognoni nel suo intervento in qualità di ospite alla Zanzara) del team di Santoro: il corrosivo vignettista Vauro, la cui partecipazione al programma di Rai Due è stata sospesa (non si capisce se in via definitiva o temporanea).


Malaussene


Intendiamoci... Io non sono contrario in linea di principio alle sospensioni. Anzi, in un vecchio post io stesso proponevo di "squalificare" per qualche settimana (un po' come avviene con i calciatori), negando ulteriore ribalta mediatica, chi si rendesse protagonista di comportamenti censurabili in TV (insulti, bestemmie, ecc.).

Il problema è che Vauro non ha fatto niente di censurabile. La sua contestata vignetta sulla cubatura dei cimiteri, riportata qui di seguito, può piacere o non piacere, ma ritenere che con essa il collaboratore del Manifesto abbia inteso speculare sui terremotati è ridicolo.


Vauro


La vignetta è amara. Trasuda mestizia e urla rabbia e indignazione, con magari anche un retrogusto politico, ma sicuramente senza voler mancare di rispetto alle vittime. Chi ci ha visto questo, lo ha fatto forzando ad-hoc un'interpretazione finalizzata all'individuazione di un piccolo monello da punire pubblicamente in modo eclatante, limitando, al contempo, le reazioni al minimo.

Anche Giuseppe Cruciani, che pure non ama per nulla Vauro (da lui considerato più un editorialista politico fissato con l'antiberlusconismo che non un mero esponente della satira), ha definito “un errore” questa decisione. Non per questioni di censura, libertà di espressione, e via discorrendo, ma più banalmente perche il proveddimento disciplinare è inutile, di facciata, inconcludente.

L'opinione del conduttore della Zanzara va incastrata in quella che è la sua posizione sulla RAI in generale. Il problema, dice Cruciani, non è Vauro, così come non lo è Santoro o Travaglio. Il problema è la mancanza di un editore, completamente slegato dalla politica, che senza dover necessariamente tenere in conto richieste e proteste di questo o di quel partito, si assuma la responsabilità di ciò che viene mandato in onda. E l'unica via per arrivare a questo scenario è privatizzare la RAI.

Ribadito che secondo me la punizione di Vauro è invece ridicola sotto ogni punto di vista, sulla necessità di privatizzare la RAI mi dichiaro d'accordo con Cruciani, anche se arrivo a tale conclusione attraverso un ragionamento più ampio che include, oltre al togliere alla politica il controllo dell'attuale TV di stato, la necessità di rompere per sempre il duopolio televisivo e di risolvere definitivamente il conflitto di interessi di voi-sapete-chi.

Fino a che voi-sapete-chi terrà nelle sue mani una metà abbondante del mercato televisivo, la privatizzazione della RAI, per quanto auspicabile possa essere, rimarrà sempre una chimera.

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La Zanzara di ieri è stata impreziosita da un lieto ritorno. Dalle 19:39 alle 19:44 è intervenuto il mio eroe personale (lo dico senza ironia, a scanso di equivoci): l'ascoltatore Ottavio di Milano.

A chi volesse sapere perché lo considero un eroe, consiglio di andarsi a leggere la pagina delle perle delle Zanzara. Il suo intervento di ieri è stato meno aulico rispetto a quello straordinario del 10 luglio 2008, e non finirà negli annali di Radio 24, ma comunque il suo stile garbato e il suo charme non hanno perso colpi. Grande, grandissimo Ottavio. Se scopri questo blog, ti imploro di battere un colpo.

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Un'ultima nota: Luca Sofri, l'autore un po' snob del comunque popolarissimo blog Wittgenstein, ha scritto oggi il suo post dell'anno. La sua analisi della telenovela referendum è perfetta, da incorniciare e da appendere in ogni salotto di casa e in tutte le stanze di produzione di Radio 24. Vorrei poter dire che Sofri mi ha rubato le parole, se mai fossi riuscito a materializzarle in modo così efficace.


mercoledì 15 aprile 2009

E' il pluralismo, bellezza

Al suo ritorno, dopo Pasqua e Pasquetta, Giuseppe Cruciani ha affrontato ieri principalmente due temi: le polemiche sull'ultima trasmissione di AnnoZero, dedicata al terremoto, e quelle sul possibile accorpamento del referendum sulla legge elettorale con le imminenti consultazioni europee e amministrative del 6-7 giugno.

Partiamo da AnnoZero, tema sul quale Cruciani ha deciso ieri di sorprendere tutti. Infatti, pur essendo manifesta la sua totale disistima per l'ex epurato dall'editto bulgaro, in questa occasione, e contrariamente a quanto avvenuto in passate analoghe circostanze, Cruciani, anziché accodarsi ai suoi colleghi (soprattutto Vittorio Feltri, Filippo Facci, e Aldo Grasso) che negli ultimi giorni si sono esercitati nel tiro al Santoro, stavolta ci è andato coi piedi di piombo.

Senza prodigarsi in chissà quali espressioni di difesa, e cadendo anche in qualche contraddizione (ad un certo punto il pesantissimo articolo di Grasso è stato definito “centrato”), Cruciani ha comunque giudicato eccessive certe reazioni politiche (si pensi a Cicchitto, secondo il quale Santoro intende “destabilizzare il quadro politico”. Addirittura!), facendo presente che nella puntata di giovedì scorso non si sono sentite offese, e ricordando che AnnoZero, alla fine, non è niente più che un programma televisivo di due ore che va in onda una volta alla settimana, nel quale un gruppo di professionisti interpreta in un certo modo il concetto del fare informazione.

Può piacere o non piacere, lo si può approvare o disapprovare, ma non bisogna a tutti i costi vedere dietro ad AnnoZero chissà quali intenti eversivi, propagandistici, o diffamatori. Dietro a Santoro non c'è nessun complotto. Non c'è un nemico da combattere. E' una voce che chiunque, liberamente, può decidere di ascoltare o no. E' il pluralismo, bellezza.

Non so se Cruciani fosse realmente sincero in quel che diceva. Sembrava stesse un po' forzando se stesso, costringendosi ad un atteggiamento conciliante. Questo mio dubbio è legittimato dal fatto che in occasione della puntata di Anno Zero dedicata al conflitto israelo-palestinese, la natura del commenti Cruciani fu di stampo diverso. Fatto sta che ieri sono rimasto spiazzato (tutto sommato piacevolemente), e tanto basta, per ora. Come ho già avuto modo di dire, per me Santoro arricchisce il panorama televisivo italiano, e se è sbagliato celebrarlo come l'unico paladino della libertà di stampa, è anche sbagliato additarlo come un estremista che di tale libertà ne fa abuso.


Libertà


Passiamo al tema del referendum. Anche qui si è sentito un altro Cruciani rispetto a quello a cui si era abituati. Dopo aver tenuto per settimane la barra dritta sulla necessità dell'accorpamento, ieri il conduttore della Zanzara ha dato qualche segno di cedimento, giudicando non del tutto prive di senso alcune argomentazioni, in realtà molto deboli, avanzate dagli oppositori dell'accorpamento medesimo.

Ne cito in paio: “La democrazia ha un costo” diceva ieri Ritanna Armeni, così come Mario Borghezio, entrambi ospiti in trasmissione. E allora teniamoci le province, mi viene da ribattere. “In passato mai un referendum è stato agganciato ad altre consultazioni elettorali” ha detto Calderoli in un'intervista alla Stampa citata da Cruciani. Se è per questo, allora, nemmeno se n'è mai visto uno indetto la domenica successiva a quella in cui si svolgevano altre elezioni, con conseguente effetto nausea.

Un po' mi sono innervosito per i tentennamenti di Cruciani, devo dire. Se c'è un tema su cui non bisogna lasciarsi abbacinare è quello del referendum. L'accorpamento è un obbligo morale. Non per via del terremoto che non c'entra nulla, ma più semplicemente perché ogni volta in cui una spesa inutile per lo stato può essere evitata, va evitata. Chi è contrario al referendum, si rassegni a dar vita ad una seria campagna elettorale vecchio stile, senza appoggiarsi al tasso di astensionismo fisiologico che non sottintende una reale opinione politica.

Quando si dice che gli elettori non sono stupidi (e Cruciani lo dice spesso), bisogna essere coerenti con questo pensiero. Chi vorrà adoperarsi affinché il quorum non venga raggiunto potrà legittimamente decidere di non ritirare la scheda. Non c'è nulla di più facile da spiegare. E a Calderoli che ha paventato un rischio di incostituzionalità per via del fatto che il mancato ritiro della scheda farebbe venir meno la segretezza del voto ha risposto ieri benissimo Giovanni Guzzetta (uno dei promotori): “ad essere garantito è appunto il diritto alla segretezza del voto, non quello alla segretezza dell'astensione”.


venerdì 10 aprile 2009

L'avvelenata

Nel giorno dei funerali di stato per le vittime del terremoto, dove sarebbe più appropriato un rispettoso silenzio, mi sento un po' in imbarazzo nell'accingermi a disquisire di sciacalli, servi, e leccapiedi dell'informazione. Quindi cercherò (sicuramente fallendo) di non farla troppo lunga.

Come senz'altro sapete, sull'Unità di ieri Marco Travaglio, in una sorta di gucciniana avvelenata, se l'è presa in modo feroce, senza nominarli esplicitamente, con il collaboratore del Giornale Salvatore Tramontano, e con il conduttore della Zanzara, Giuseppe Cruciani, in quanto da essi si è sentito destinatario dell'epiteto "sciacallo", cosa che deve aver suscitato in lui un'ira tale da non riuscire a trattenere espressioni insultanti decisamente pesanti, quali “servi” e “leccapiedi”.

A beneficio di chi abbia interesse nel ricostruire l'origine della querelle, faccio presente che l'articolo di Tramontano, per gli interessati, è reperibile a questo link (Travaglio è citato nella seconda pagina), mentre per quanto riguarda Cruciani, riassumo brevemente cosa è successo durante la Zanzara di martedì.

Tra le 18:36 e le 18:41, Cruciani fa sentire alcuni frammenti audio tratti dall'ultimo Passaparola di Travaglio, ed esprime le sue perplessità e le sue critiche (come raccontato nel mio post di mercoledì scorso), specialmente su come Travaglio ha ragionato collegando il terremoto in Abruzzo con il piano casa del governo e con il futuro ritorno al nucleare. Dopodiché, nel cambiare argomento, usa la seguente testuale espressione: “c'è un altro tipo di sciacallaggio”. E poi inizia a parlare di coloro che si agganciano al terremoto per argomentare contro il ponte di Messina (tra cui ancora Travaglio, citato solo en passant).

Qual era il primo tipo di sciacallaggio a cui dare seguito facendo riferimento ad un secondo?

Per rendere completo ogni possibile quadro interpretativo, aggiungo che subito prima di iniziare a parlare di Travaglio, e circa sei minuti prima che Cruciani pronunciasse la frase incriminata, erano stati mandati in onda i titoli del TG2, nei quali si faceva cenno ai veri sciacalli, cioè i ladri che vanno a rubare nelle case lasciate incustodite dopo il sisma nella zona de L'Aquila.

Nella Zanzara di ieri, Cruciani, contro-replicando a Travaglio, ha assicurato di non avere inteso dare dello sciacallo a quest'ultimo. Ognuno è libero di credergli o no. Io ho pensato di mettere a disposizione l'audio originale relativo alla Zanzara di martedì. La frase incriminata è in fondo, al minuto 4:55 del file. Come dice spesso Cruciani, "giudicate voi".



Il mio pensiero è questo. A me personalmente non piace dare del bugiardo alla gente, e pertanto prendo atto della precisazione di Cruciani e gli do credito. Aggiungo però che se magari la prossima volta avrà cura di adottare una scelta di parole più chiara, tale da non ingenerare equivoci, male di certo non farà.

Inoltre trovo che i toni dell'articolo di Travaglio siano esagerati, anche se li si considera nell'ottica di una replica ad un attacco altrui. Nel mio modo di intendere l'informazione, la comunicazione, e il giornalismo, l'insulto non deve esistere, né in forma privata né, men che mai, in forma pubblica. Sono convinto che se Travaglio riuscisse a tenere a freno una parte della sua velenosità, sarebbe lui stesso per primo a trarne giovamento. Il suo Zorro di ieri ne è un esempio: gli insulti hanno coperto il lodevole contenuto informativo, ovvero le lacune dell'originale piano casa governativo in tema di norme antisismiche, che peraltro anche altri giornalisti un po' più mainstream, come Gian Antonio Stella, avevano a loro volta osservato (si veda la parte finale dell'articolo di Stella sul Corriere dell'8 aprile).

Detto ciò, io continuerò, come ho sempre fatto, a seguire con grandissimo interesse ogni suo intervento, scritto o in voce, riconoscendo in lui il ruolo di fondamentale spina nel fianco di un sistema, quello dell'informazione, che tende asintoticamente ad adagiarsi e a perdere spirito critico. Marco Travaglio è una voce fuori dal coro che per quel che mi riguarda vale e varrà sempre la pena ascoltare.

Appuntamento a dopo Pasqua e Pasquetta. Auguri a tutti.

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Francesco Guccini, "L'avvelenata" (1976).




Ma se io avessi previsto tutto questo,
dati causa e pretesto, forse farei lo stesso
Mi piace far canzoni e bere vino
mi piace far casino, poi sono nato fesso
E quindi tiro avanti e non mi svesto
dei panni che son solito portare
Ho tante cose ancora da raccontare
per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!