Negli ultimi giorni è tornata di moda la parola "razzismo", soprattutto per via dei cori indecorosi che i tifosi juventini hanno indirizzato al giovane attaccante interista Mario Balotelli durante Juventus-Inter di sabato scorso, e mi è venuta voglia di dire due parole proprio su tale vicenda, che se da qualcuno è stata presa troppo sul serio, da altri è stata invece commentata con eccessiva sufficienza.
Come ho già avuto modo di dire in precedenti post, secondo me l'Italia non è un paese razzista. Ciò non toglie che nicchie di intolleranza esistano eccome, e che vadano non solo severamente combattute, ma neppure indirettamente incoraggiate. Non mi piace chi urla al razzismo a destra e a manca, ma neppure mi piace chi nega l'esistenza di un problema di nicchia, piccoli focolai di un virus che oggi non pervade il paese ma che domani chissà. Meglio sradicare il virus, quindi.
Ma torniamo a Balotelli. Domanda: secondo voi, se Balotelli fosse uno svedese con i capelli biondi e gli occhi azzurri, i tifosi juventini gli avrebbero urlato "biondo di merda"? Sicuramente no. Gli insultatori, probabilmente, si sarebbe piuttosto concentrati sul lavoro e sull'onorabilità della madre del giovane attaccante nerazzurro, e nessuno avrebbe parlato di razzismo.
Quel che voglio dire è che secondo me gli spettatori bianconeri che durante l'incontro hanno berciato allegramente i loro "negro di merda" non erano realmente animati da uno spirito razzista giacente più o meno segretamente nel loro essere. Che senso avrebbe? Nella Juventus hanno militato un sacco di calciatori di colore: Thuram, Vieira, ecc. Non è di razzismo che si deve parlare, in questo caso, ma di maleducazione e di inciviltà.
Ecco, questo è il punto in cui deve partire un bel "tuttavia".
Tuttavia, l'insulto che fa riferimento al colore della pelle o all'etnia non ha la stessa valenza di uno "generico" (per capirsi, "stronzo", "bastardo", "figlio di puttana", ecc.) o di uno che fa riferimento ad altre caratteristiche fisiche (calvizie, bassa statura, peso elevato, ecc). Per quanto possa sembrare ridicolo, esiste una scala di gravità nello stravagante mondo degli epiteti. Così come "figlio di puttana" è peggio di "sciocchino", "negro di merda" è ben più pesante di "fdp", indipendentemente dalle ragioni, odio razziale o semplice incazzatura del momento, per cui l'epiteto viene pronunciato.
In altre parole, il rapporto che c'è tra "negro di merda" e "fdp" è lo stesso che c'è tra la bestemmia e la semplice imprecazione volgare. Così come non bisogna bestemmiare (atei o credenti, non importa), non bisogna neppure rivolgere mai l'espressione “negro di merda” a chicchessia. Mai vuol dire mai. Mai, mai, mai, mai, mai, mai, mai.
Mai. Neanche per scherzo, neanche per sfogare la frustrazione di un momento, neanche se l'intento è solo quello di innervosire il centravanti avversario. L'insulto razziale legato al colore della pelle è intollerabile anche quando non cela una reale forma di razzismo. E' intollerabile per tutta la storia di persecuzioni e schiavismo che le popolazioni di colore hanno dovuto subire nella loro storia.
Pertanto non condivido il commento che ha dato ieri Cruciani sul caso Balotelli. Secondo Cruciani “non bisogna punire una squadra per certe dinamiche che avvengono in tribuna”, perché, a suo dire, “andare a verificare istante per istante qual è stato l'atteggiamento del pubblico (i cori sono stati prolungati? Hanno suscitato la reazione indignata del resto dello stadio?) è assurdo”.
Non sono d'accordo, ripeto, e un po' stupisco delle parole di Cruciani se penso che egli è la stessa persona che vorrebbe (secondo me giustamente) vietare tout court le trasferte.
Ormai è chiaro che la violenza fisica e verbale nel mondo del calcio e del tifo può essere risolta solo con la repressione, e me ne frego se vi appaio molto di destra nel sostenere questa tesi. Sui cori razziali (non "razzisti") non si può soprassedere, cavandosela con la solita formula dei "quattro imbecilli" che non rappresenterebbero niente e nessuno. Durante Juventus-Inter, la mancanza di reazione del resto degli altri settori dello stadio, i cui occupanti, anzi, si sono in parte uniti ai cori partiti dalla curva, non è un dato marginale, come Cruciani ha dato a intendere. Al contrario, questo è forse l'aspetto più inquietante, che più dei cori stessi urla vendetta.
Pertanto, a mio modo di vedere, in questi casi è giusto punire la tifoseria nel suo complesso, chiudendo le porte dello stadio per uno o più turni, a secondo del tasso di recidività. Ci sono scenari in cui il celebre motto di Mao va ribaltato: per educare qualcuno, bisogna colpire tutti.
(PS: probabilmente sapete che la Juventus non è esattamente la mia squadra del cuore, ma vi prego di credermi se vi dico che ciò è irrilevante nell'economia dell'opinione che ho testé espresso.)
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Ancora una cosetta. Sono andato a leggermi un articolo, apparso su Libero di ieri, di Gianluigi Paragone, dall'ironico titolo "Siamo razzisti", definito “intelligente” da Cruciani. In pratica Paragone ironizza su coloro che urlano al razzismo in ogni circostanza. In effetti il pezzo è godibile per il taglio sarcastico e provocatorio, ma al contempo l'ho trovato troppo sbilanciato in una direzione autoassolutoria. La morale era: noi siamo italiani-brava-gente, di cosa mai dovremmo preoccuparci... No, mi spiace, troppo consolatorio per miei gusti.
Ribadisco la mia teoria: l'Italia non è pervasa dal razzismo e questa parola sarebbe meglio centellinarla, ma nicchie di intolleranza esistono eccome e non è col semi-negazionismo di Paragone che sarà possibile estirparle prima che possano diventare seriamente contagiose.
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