giovedì 26 agosto 2010

Il lusso degli incidenti

Il blog riapre con un pezzo di Paolo. A parte un minipost mio. Ciao, Authan

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[Il post è di Paolo]

Buongiorno,

stamattina, tra le notizie del giorno, ho sentito (anche se piuttosto in sordina) l'uscita del ministro Tremonti (quello che la Lega vorrebbe come successore di SB al comando anche formale del paese) che sostiene che la legge 626 sulla sicurezza sul lavoro sarebbe “un lusso che non ci possiamo permettere”.

Questa dichiarazione, che trovo agghiacciante, mi sembra sia l'ennesima conferma dell'inadeguatezza del ministro, della sua distanza dal mondo reale e del fatto che il governo stia cercando di riavvicinare le posizioni più retrive degli imprenditori italiani alle proprie posizioni.

Sarebbe facile chiedere al ministro se cercare di prevenire gli incidenti sul lavoro come quello avvenuto giusto ieri in Puglia e che per puro caso non ha avuto conseguenze ben peggiori, sia per lui un lusso che non ci possiamo permettere. Ma soprattutto sarebbe bello chiederlo ai tanti che fanno lavori (ad es. in edilizia, in agricoltura, in vaste parti dell’industria, nel settore cantieristico e marittimo, etc.) in settori dove spesso il concetto di rischio sottintende la possibilità di morire o di restare gravemente menomati per il resto della vita.

Al di là di una risposta emozionale e sulle qualità umane del ministro, al di là dell’impressione che solo chi pensi che il massimo rischio sul lavoro sia spezzarsi un'unghia possa seriamente affermare qualcosa di simile, vi sono alcuni dati di fatto che testimoniano quanto il ministro sia lontano dalla realtà che dovrebbe governare.

Come politico Tremonti ha detto una bestialità, poiché il D. lgs 626 / 94 è stato abrogato dal D. lgs. 81/2008, il "Testo unico sulla sicurezza sul lavoro": il ministro sta quindi citando qualcosa di inesistente. Questo è forse solo un problema formale: l’attacco è evidentemente alla legislazione sulla sicurezza dei lavoratori, qualcuno potrà dire che si tratta solo di una imprecisione, ma quanto scriverò d’ora in poi è invece estremamente concreto.

Come amministratore delle pubbliche finanze Tremonti ha detto una bestialità, poiché l'INAIL ha ripetutamente confermato come l'applicazione di norme a tutela della sicurezza dei lavoratori ha contenuto negli ultimi anni gli incidenti e conseguentemente gli indennizzi e le pensioni derivanti dagli infortuni stessi, facendo risparmiare lo Stato (in controtendenza ad aumentare invece tali spese ha contribuito invece il ricorso a lavoratori precari e temporanei, per inciso).

Come amico degli imprenditori Tremonti ha detto una bestialità, poiché l’applicazione di norme a tutela della sicurezza dei lavoratori comporta dei benefici diretti ed immediati per le aziende.

Come statista e quindi persona che utilizza gli strumenti a sua disposizione per indirizzare i futuri percorsi del paese, Tremonti ha detto una bestialità perché l’analisi dei processi lavorativi che l’applicazione di norme a tutela della sicurezza dei lavoratori preliminarmente comporta è di stimolo per la razionalizzazione e la modernizzazione dei processi stessi, cose che ad un sistema industriale tecnologicamente arretrato e poco dinamico come quello italiano mancano moltissimo.

In sintesi, dal mio punto di vista , il cavallo su cui punta la Lega per il dopo Silvio, mi sembra confermi quanto già evidenziato ripetutamente (da ultimo con una finanziaria fatta di tagli indistinti), e cioè l’ incapacità di analisi dei fenomeni economici e sociali anche solo mediamente complessi. Spero di poter votare un candidato migliore, anche se le recenti posizioni di Marchionne, Marcegaglia, Oscar Giannino e altri mi pare spingano fortemente in quella direzione.

Ciao

Paolo

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Sulla legge 626 ho trovato un divertente sketch di Camera Café.



10 commenti:

Gabriele, Monza ha detto...

Per quanto mi riguarda, quando vedo Tremonti penso sempre alla caricatura che ne fa Corrado Guzzanti

Per me quello di Guzzanti é il vero Tremonti, l'altro é la caricatura.

L'economia italiana e forse un futuro governo sono in mano ad una caricatura. Questa é l'amara realtà.

F®Ømß°£ ha detto...

Bentornato authan!

Post molto interessante di Paolo. C'è qualche articolo sui giornali di oggi che riprende questi temi? O come ormai è prassi i giornalisti italiani dormono invece di lavorare?

Tommaso

PaoloVE ha detto...

@ tommaso:

avevo sentito la notizio stamattina al gr di radio 24, poi ho trovato un trafiletto ( http://tinyurl.com/626-tremonti ) sul Corriere di cui è più bella l'insensata puntualizzazione che il contenuto.

Ciao

Paolo

mariolino ha detto...

Divertentissimo lo sketch di Camera Cafè. Alla fine del filmato compare la sedia che uso anch’io davanti al PC. Authan mi permetterà un po’ di pubblicità gratuita. Chi usa quella sedia non si suicida (come si sostiene a fine sketch) ma ringrazia. Costa molto più delle sedie ergonomiche classiche e si chiama Stokke Varier. Serve per non avere dolori di schiena e specialmente (nel mio caso) dolori ai glutei, che mi facevano soffrire ormai da anni. Scaricando il peso del corpo sulle ginocchia, il dolore mi è praticamente è passato.
Detto questo, l’uscita di Tremonti ieri al Meeting di Comunione e Liberazione sull’ex Lgs. 626 (“un lusso che non ci possiamo permettere”) è stata la classica affermazione di un supposto mago di finanza creativa che non capisce un tubo di sicurezza sul lavoro. Credete che Tremonti sia mai stato in cantiere? Per dirla alla Di Pietro: Ma quando mai!
A parte lo svarione di citare l’ex Lgs. 626 anziché il “Testo Unico”, Tremonti dimentica che “il lusso che non ci possiamo permettere” è imposto da ben precise direttive europee. Sono norme che, se fossero seguite e applicate correttamente, impedirebbero la strage annuale dei mille e passa morti sul lavoro in Italia. Già, dice Tremonti, ma queste norme dovrebbero essere osservate anche da tutti i paesi in via di sviluppo, Cina in testa. E siccome la legislazione sulla sicurezza nei paesi extra europei è molto meno rigida che da noi, dobbiamo allinearci alla Cina per essere concorrenziali.
Un lusso che non ci possiamo permettere.
Ben vengano quindi non solo 1.000, ma anche 2.000, 3.000 morti all’anno sul lavoro, chissenefrega, è il prezzo da pagare al mercato globale e alla concorrenza.
Se ho ben capito quindi, l’Italia, nella veste del nostro Superministro del piffero, si farà quanto prima portavoce in Europa per riscrivere la legislazione sulla sicurezza, nel senso di abrogarla in toto. Basta con cinture di sicurezza, parapetti, ponteggi. Facciamola finita con impianti certificati eseguiti a regola d’arte. Eliminiamo la formazione agli operai, cancelliamo tutto.
In periodo di globalizzazione ognuno deve poter fare quello che gli pare e piace, in assoluta libertà. Amen e così sia.
E i ciellini giù ad applaudire conme matti.
Destra becera!

francesco.caroselli ha detto...

Caro Paolo sono felice che economicamente sia conveniente per lo Stato e per le aziende proteggere la salute e la vita dei lavoratori, ma se anche cosi non fosse me ne sbatterebbe assai poco.
Sinceramente.
Ci sono dei valori non negoziabili e che non possono essere valutati sotto il profili economico.
Stop

Com'è che si dice?
-Con i terroristi non si tratta.-
-La democrazia non è negoziabile.-

E tanti altri slogan che giustificano addirittura guerre.




Mi rattrista sentire certe parole da un ministro dell'economia.
Anche a me Giannino l'altro giorno ha fatto fumare la testa, ripete le stesse parole della Marcegaglia. Il che non va anche bene, mi piacciono i giornalisti con le loro idee, ma gli manca la capacità di confrontarsi serenamente.

Non mi stupisce nemmeno che la Lega appoggi simili personaggi.
Per questi individui l'Italia si potrebbe anche "spaccare e lascierebbe di buon grado il sud alla Mafia, sistituzionalizzata (parole di Miglio, ideologo della Lega)

PaoloVE ha detto...

@ f.c.:

purtroppo a mio modo di vedere in politica inseguire valori irrinunciabili è assurdo.

Possono esservi dei principi ispiratori, ma i valori irrinunciabili portano nella pratica ad inesorabili fallimenti.

Come il garantismo e la sicurezza personale sono in contraddizione tra loro quando diventano valori assoluti, così lo diventano anche la sicurezza sul lavoro ed il diritto al lavoro ed ai suoi frutti. Non esiste modo per garantire la sicurezza assoluta sul posto di lavoro, ma esiste la possibilità di spendere infinitamente per migliorare la sicurezza. Con lo spiacevole risultato di produrre un bene o servizio tropo costoso perchè qualcuno lo voglia acquistare: abbiamo ottenuto un teorico lavoro sicuro che però non esisterà mai nella pratica.

Ai politici va il compito di individuare quale sia il giusto compromesso tra i due estremi.

Cosa che Tremonti, secondo me, non è stato capace di fare, per di più scegliendo di posizionarsi su una posizione estrema particolarmente dannosa anche sotto molti altri profili.

Ciao

Paolo

Gabriele, Monza ha detto...

Se fosse vero che non possiamo permetterci una tutela della sicurezza, vorrebbe dire che siamo "con le pezze al culo" (scusate il francese).

E che non solo dovremmo sacrificare la sicurezza sull'altare della produttività, ma anche il lavoro minorile, gli orari di lavoro, il diritto di sciopero, la tutela sanitaria e chi-più-ne-ha-più-ne-metta.

Tremonti ha sbagliato secolo, doveva fare il ministro prima della rivoluzione industriale.

mariolino ha detto...

Per f.c.
Grazie per il consiglio dell’altro giorno su come fare un collegamento fra una parola e un articolo del web senza scrivere tutto l’indirizzo. La fregatura è che non ci sono ancora riuscito. Mah!

Per quanto riguarda il tuo commento al post di Paolo, non l’ho capito, forse per colpa mia.

Ancora oggi la mentalità dominante in molte realtà, specialmente meridionali, è la seguente: “quel povero deficiente è morto perchè invece che pensare al lavoro pensava ai fatti suoi; è vero che mancava il parapetto ma è precipitato perché non è stato attento”
Per l’imprenditore ignorante di norme di sicurezza (nei cantieri edili, la maggior parte dei piccoli artigiani, subappaltatori, mafiosetti vari che assumono in nero ecc.) e certamente per Tremonti (anche perché non è il suo mestiere), la sicurezza è un costo aggiuntivo. Quindi tutti costoro tendono, appena possono, a non applicare la legislazione di sicurezza “per spendere meno”.
In realtà le norme, se applicate correttamente, fanno risparmiare (almeno in teoria). L’infortunio, infatti, è una “non conformità” che fa perdere tempo e danaro (blocco del cantiere e della produzione, inchieste degli enti preposti, indagini, cause civili e penali, risarcimenti alle parti lese, ecc).
Certo, se la legislazione sulla sicurezza non esistesse, se in ultima analisi la morte di un operaio non fosse sanzionata, come forse accade in Cina, allora effettivamente l’imprenditore risparmierebbe. Morto un operaio ne assumo un altro, chissenefrega.

francesco.caroselli ha detto...

E' ovvio che gli incidenti ci saranno cmq.

La sicurezza assoluta non ci può essere.

Quello che è irrinunciabile è la volontà a tendere a minimizzzare il pericolo di infortuni e di morte.

Certi diritti non si trattano.

In Francia sciperano un giono si e l'altro pure ma nessuno si permette di mettere in dubbio il diritto allo sciopero.

Non si possono cedere dei diritti guadagnati negli anni.

PS- I servizi in Francia funzionano meglio.

Francesca ha detto...

@ Mariolino


Chi usa quella sedia .....Costa molto più delle sedie ergonomiche classiche e si chiama Stokke Varier.
Serve per non avere dolori di schiena e specialmente (nel mio caso) dolori ai glutei, che mi facevano soffrire ormai da anni. Scaricando il peso del corpo sulle ginocchia, il dolore mi è praticamente è passato.



Caspita!
Ma è il mio attuale problema per il quale, avendo consultato semplicemente il mio medico di famiglia, ne ho ricevuto come risposta e diagnosi un semplice "problemi di postura" e qualche antidolorifico generico.

Sei davvero grande, non avrei mai immaginato di poter trovare la soluzione, proprio alla ripresa del lavoro domani....sempre ammesso che il capo me la compri!

:-)
ciao Francesca