Dopo tanti post critici, sono lieto di poter scrivere oggi un nota di elogio per Giuseppe Cruciani. Ma andiamo con ordine.
Il tema maggiormente dibattuto, alla Zanzara di ieri, è stato quello del referendum elettorale. Il governo sembra intenzionato a tenerlo fuori dall'election day di giugno, rinunciando cosi ad un gigantesco risparmio (400 milioni di euro, a detta del sito del team di economisti guidato da Tito Boeri) per le casse dello stato, al solo fine di rendere più problematico il raggiungimento del quorum. La cosa è stata candidamente ammessa da Italo Bocchino del PDL, il quale però, curiosamente, era stato, in origine, tra i promotori del referendum stesso. Un bell'esempio di scarsa coerenza che Cruciani ha giustamente messo in risalto.
Non voglio però concentrarmi su Bocchino, perché dopo la recente scenetta con Nicola Latorre (ricordate il "pizzino"?) ai miei occhi ha perso ogni credibilità. Parlare male di lui, per quel che mi riguarda, è come sparare sulla croce rossa. Voglio invece dire due cose sullo strumento referendario in generale.
Non ci giro intorno: il quorum va abolito. Lo ha detto pure Cruciani, ieri, e di questo lo ringrazio.
Io accetto l'idea che alcune persone possano rigetterare il referendum come mezzo per decidere su un certo tema. Mi sta bene considerarla una posizione attiva, come suggerito da un ascoltatore ieri. Ma questa posizione - leggitima, lo ripeto - non può andare a sommarsi a quella di chi è dichiaratamente contrario agli obiettivi del referendum pur riconoscendone la validità come strumento di democrazia diretta, e pure a quella di chi per pigrizia, per ignoranza, per insensibilità, semplicemente si disinteressa del tutto al referendum. Non si possono sommare tre posizioni diverse dando loro un'unica valenza.
In un referendum ci possono essere:
- i "Sì"
- i "No"
- i "Fate vobis" (schede bianche o nulle)
- i "Disconosco il referendum"
- i "Me ne fotto (refeché? Se magna?)"
Sono cinque posizioni diverse e vanno contate ognuna separatamente.
Mi rendo conto che distinguere tra loro le ultime due categorie è difficile, ma è un problema risolvibile. Ad esempio, si potrebbero incasellare le persone che disconoscono il referendum contando quelle che si recano al seggio ed esplicitamente rifiutano la scheda. Chi invece non si reca al seggio va nella casella dei "me ne fotto".
Fatto sta che alla chiusura dei seggi deve essere possibile ripartire la torta degli italiani aventi diritto al voto nelle cinque posizione suddette e proclamare vincitrice la posizione avente la fetta più grande, senza tante chiacchiere.
Se lo strumento referendario venisse modificato secondo l'approccio che ho spiegato sopra, a nessuno verrebbe in mente di rinunciare ad un enorme risparmio per lo stato solo per un miserabile calcolo di convenienza politica, del quale ci si dovrebbe solo vergognare.
----------
Avviso: ho aggiornato la pagina della perle della Zanzara, aggiungendo la straordinaria telefonata di due giorni fa (mercoledì 25 febbraio) nella quale l'ascoltatore Nicola dalla provincia di Varese insisteva affinché Cruciani si dissociasse dalla "proposta" (non seria), formulata in precedenza da un altro ascoltatore, di ammazzare Berlusconi. Per me è stata la telefonata più divertente di tutti i tempi. Non ve la perdete.
----------
Contributo musicale... Chi si ricorda degli Arcadia? Nel 1985, tre membri dei Duran Duran, ovvero Simon Le Bon, Nick Rhodes and Roger Taylor, diedero vita ad un'estemporanea spin-off band, chiamata, appunto, "Arcadia", che pubblicò un unico album, da cui venne tratto un discreto singolo dal titolo... Election Day.
venerdì 27 febbraio 2009
Il quorum va abolito
giovedì 26 febbraio 2009
Forma mentis
In riferimento alla domanda che Cruciani ha posto ieri in apertura di trasmissione (“Ha senso che Di Pietro, ospitato ovunque in TV e radio, e le cui interviste compaiono su tutti i giornali, parli un giorno sì e un giorno pure di 'dittatura'?”), voglio armarmi di santa pazienza e rispondere per la centesima volta con la stesse osservazioni. Stavolta lo scriverò ben evidenziato in grassetto giallo.
Di Pietro esagera volutamente coi termini per catturare l'attenzione e ottenere riflettori puntati su di sé, così da guadagnare voti rubandoli al PD (dai sondaggi pare abbia successo). Il fatto che egli compaia spesso e volentieri sui media è l'EFFETTO di questo atteggiamento. Se Di Pietro non usasse questo sistema, in TV comparirebbe molto meno, come capita a Casini. Di Pietro non (s)parla di dittatura NONOSTANTE le sue comparsate in tv. Di Pietro (s)parla di dittatura AL FINE DI comparire in tv.
E' solo una strategia comunicativa. Discutibile, censurabile, certo (io ad esempio la disapprovo nel modo più assoluto), perché termini forti come "dittatura" andrebbero evitati. Ma sempre solo di strategia comunicativa si tratta, peraltro non dissimile da quella adottata in passato, in innumerevoli occasioni, dalla Lega (i fucili, ecc. ecc.) senza suscitare analoghe robuste reazioni da parte di Cruciani.
Più di così non so cosa fare. La prossima volta, se ci sarà, a Cruciani manderò un disegnino.
***
Cambiando argomento, ieri verso le 20:25 ho mandato a Cruciani questo SMS, che poi è stato letto in diretta:
Ci sono tanti validi argomenti per parlare a favore del nucleare. L'unico non valido è prendere per il culo i “catastrofisti”. Si concentri sui pro e sui contro.
Io non capisco perché l'arma principale per avvalorare la scelta di tornare a ricavare energia dell'atomo debba essere il prendere per i fondelli Adriano Celentano e tutti coloro che vivono con apprensione tale scelta. Ma chi se ne strafrega di cosa pensa Celentano! Non è mica un fisico nucleare! Non mi piace questo giochetto. Tra i mille motivi per cui può aver senso costruire centrali nucleari non può essere preminente quello di voler ricacciare in gola ai cosiddetti "catastrofisti" le loro paure. E' ridicolo.
Però, per Cruciani, purtoppo, questi espedienti sono un tratto tipico del suo modo di fare. E' nella sua forma mentis. Anche sul suo amato ponte di Messina egli adotta lo stesso atteggiamento. Prima ancora che un mezzo per favorire il turismo e il commercio, il ponte, per Cruciani, va costruito per sfanculare gli immobilisti, i chiacchieroni, gli ecologisti radicali, e tutti quelli del fronte del no a tutto. Ognuno può pensarla come vuole, ma a me questo tipo di impostazione nell'affrontare un tema non piace.
Per chiudere, io non credo che approfondire un po' i pro e i contro relativamente alla scelta nucleare sarebbe “noioso” per il pubblico, come sostenuto ieri da Cruciani in risposta al mio SMS. Tutt'altro. Penso invece che il pubblico abbia una grande fame di informazioni, essendo cosciente della complessità del tema, che per ovvie ragioni non è alla portata del passante qualsiasi.
Pertanto, nel dedicare 7-8 minuti al giorno, in un arco di 4-5 puntate, per sentire una manciata di esperti, credo che ci sia solo da guadagnare.
-----
A tutti i catastrofisti di questo mondo, a quelli in buona fede e a quelli in malafede, dedico una bellissima e vecchissima canzone degli U2: "Seconds", dall'album "War", del 1983.
Ci si impiega un secondo a dire addio.
It takes a second to say goodbye
Say goodbye, oh, oh, oh
Push the button and pull the plug
Say goodbye, oh, oh, oh
Fall, rise and... Fall, rise and...
And they're doing the atomic bomb
Do they know where the dance comes from
Yes they're doing the atomic bomb
They want you to sing along
Say goodbye
Say goodbye
Say goodbye
Say goodbye
mercoledì 25 febbraio 2009
Tre indizi fanno una prova
Due sono stati gli argomenti in primo piano alla Zanzara di ieri:
1) Le ronde, ovvero la più grande boutade dell'anno (vabbé, siamo solo a febbraio) su cui mi rifiuto di aggiungere una sola altra parola. Mi limito ad alzare gli occhi al cielo canticchiando i versi di una celebre canzone di Paolo Conte: "Ronda su ronda, il mare mi porterà…". (Ah, non faceva così?)
2) L'accordo Berlusconi/Sarkozy sul contributo francese, in termini di know-how, alla costruzione di quattro nuove centrali nucleari in Italia. Io sul nucleare non ho un'opinione precisa. Mi auto-definisco un "nuclearista non-convinto" e ritrovandomi, sul tema, immerso nella nebbia del dubbio più totale, evito di dissertare a sproposito. Dico solo che sarebbe lodevole se Giuseppe Cruciani, per qualche giorno, invitasse un esperto a puntata, con tesi diverse, così da presentare una varietà di opinioni autorevoli su cui ragionare.
Tolti i due argomenti più dibattuti, cosa rimane? A me hanno impressionato molto le dichiarazioni del neo "defenestrato-o-quasi" Enrico Mentana a L'Infedele, su La7 (vedi anche video su YouTube), ritrasmesse ieri da Cruciani, su come l'informazione di Mediaset abbia subito un'involuzione con l'andare del tempo, al fine di arrecare il minimo disturbo possibile alle politiche del cavaliere. Mentana, tra le altre cose, ha parlato di “indubbia fidelizzazione in Mediaset rispetto a questa fase dell'avventura politica di Berlusconi”.
L'unico commento di Cruciani è stato: “ma nel periodo 2001-2006 capitavano le stesse cose?”.
La frase è rimasta lì, appesa come un salame in cantina, e, ronda su ronda, nessuno, poi, nel prosieguo della trasmissione, ne ha più fatto cenno.
Ci penso io allora, a rispondere a Cruciani. Il processo di totale fidelizzazione dell'informazione di Mediaset nei confronti del Berlusconi politico, iniziato nel 2004 con la cacciata di Mentana dalla direzione del TG5 e con la studioapertizzazione del TG5 stesso, ha subito nell'ultimo anno una forte accelerata. Chi tale accelerata la vuol vedere la vede, chi non la vuole vedere gira la testa dall'altra parte e passa oltre. E buonanotte.
Aggiungo un altro particolare. Tra i motivi per cui le parole di Mentana mi hanno colpito c'è il fatto che casualmente, ieri, su Facebook ho trovato una nota scritta il 20 febbraio dall'ex direttore di Radio24 Giancarlo Santalmassi, un altro recente "defenestrato-o-quasi", dove in sostanza si andava a parare nella stessa direzione. Copio e incollo, as is, il testo di Santalmassi:
al gruppo di estimatori che vorrebbero tornassi a dirigere radio24........
nella primavera del 2006, alla vigilia del convegno di confindustria di vicenza l'allora presidente del consiglio disse (ag. ansa del 19 febbraio 2006 ore 00,12) 'il cavaliere ha puntato l'indice anche contro radio24, su cui ''non c'è giorno in cui non ci sia un attacco al governo nella rubrica di santalmassi'' '. prima se la prendeva con il corriere della sera, la stampa e il sole 24 ore. ma il mio nome fu l'unico pronunciato in quella sede. l'accusa non era vera: 'i furbetti del quartierino' - così s chiamava la rubrica - fu scrupolosamente bipartisan. anzi, la critica, la satira fu più numerosa al centrosinistra che al centrodestra. ma siccome lo diceva silvio berlusconi, come sempre sembrò vero. per cui io ringrazio tutti coloro che per stima vorrebbero il mio ritorno a radio24. ma è impossibile. date le attuali circostanze generali politico editoriali. e poi nella mia vita non sono mai tornato indietro nella stessa casella. grazie a tutti. ma guardaiamo avanti. gcs
Che dire… Secondo me Mentana e Santalmassi hanno molto in comune. Sono entrambi due giornalisti molto seri, con la schiena dritta, che nessuno può etichettare come faziosi o settari. Eppure ora sono fuori dal giro. Non che questo li renda dei martiri, sia chiaro. Però viene spontanea una constatazione: se tre indizi fanno una prova, siamo a quota due.
-------
Seconda apparizione in TV di Cruciani, ieri (24 febbraio), sempre al TG1. Stavolta sembra uno che non mangia da quattro giorni.
-------
E per chiudere in bellezza, vi regalo anche la canzone di Paolo Conte citata a sproposito nel post, canzone che grazie al cielo non parla affatto di ronde, ma di onde. Il video è una chicca d'antan. Compare pure Lucio Dalla.
martedì 24 febbraio 2009
Dì qualcosa di sinistra!
Ci voleva Luca Telese, intervenuto alla Zanzara di ieri, per dare una spiegazione sensata del gesto di Dario Franceschini di giurare sulla Costituzione: è stata “una bella trovata mediatica” per serrare i ranghi, per riunire nuovamente le anime del PD, il partito più sfilacciato dell'universo.
“Dì qualcosa di sinistra!” urlava Nanni Moretti a Massimo D'Alema nel film "Aprile". Franceschini deve essersi immaginato destinatario di analogo incitamento, e ha pensato di dire un sacco di cose molto di sinistra. Cosa c'è di scandaloso? E soprattutto, cosa c'entrano le canzoni dei partigiani e i fucili sulle montagne evocati ieri da Cruciani?
Come diceva molto giustamente l'ultimo ascoltatore intervenuto ieri, Emiliano da Bologna (letteralmente maltrattato da Cruciani, in una delle sue peggiori performance), il problema di fondo è la fiducia. Molti italiani (per ora minoranza, in futuro vedremo) non hanno fiducia nelle intenzioni di Berlusconi, e tale sensazione non nasce dal nulla. Nasce, invece, da precise parole pronunciate dal cavaliere, parole su cui non si può semplicemente sorvolare, in quanto esse vanno oltre quella che è un'auspicabile semplificazione dell'azione legislativa.
Non è una mera questione di simpatie personali pro o contro Berlusconi. Ci sono - ripeto - delle dichiarazioni precise, tutt'altro che leggere, che sono ancora lì, a disposizione di tutti, per chi ha voglia di leggerle.
Fa presto Massimo Cacciari a dire, in un audio trasmesso ieri da Cruciani, che modifiche costituzionali sono necessarie (verissimo) e che non bisogna arroccarrsi sul concetto del "resistere resistere resistere". E' necessario prima mettere dei paletti, chiarire gli obiettivi e farli chiarire alla controparte. Poi, dopo, si tratta. Perché l'unica cosa che il derelitto PD di oggi non può proprio permettersi di fare è sbracare.
-------
Eccovi la mitica scena di Nanni Moretti citata poc'anzi.
lunedì 23 febbraio 2009
L'effetto calamita
[Il blog compie un anno! Olé!]
Durante la Zanzara di venerdì 20 febbraio si è dibattuto più che altro delle ronde, la cui è esistenza, con l'approvazione del decreto sicurezza, è ora formalmente ammessa, purché siano rispettate determinate regole: niente armi, autorizzazione del prefetto, ecc.
Cruciani le ha definite “ronde soft”, dimostrandosi piuttosto scettico. Non perché le ronde richiamino i tempi del fascismo o cose del genere, ma più banalmente perché non se ne coglie una reale efficacia, al di là di un blando effetto di deterrenza.
Sono d'accordo, e vado un po' oltre, osservando come dietro a questo decreto sicurezza, ci sia, alla fine, solo tanta propaganda, specie se si tiene conto che la motivazione principale che ne ha portato all'emanazione, per stessa ammissione di Berlusconi, è stata il clamore suscitato dai recenti casi di stupro. Sì, il clamore. Sempre per ammissione di Berlusconi, le statistiche parlano in realtà di un calo nel numero totale delle violenze sessuali.
Cruciani, con la sua manina coperta dal guanto di velluto, un sassolino nello stagno lo ha buttato, sottolineando, in apertura di trasmissione, la parola clamore. Peccato che poi nessun ascoltatore abbia dato seguito allo spunto. Nessuno, cioè, ha premuto l'acceleratore sull'evidenza che il nostro governo considera il clamore, e non i dati oggettivi, come elemento determinante per stabilire se sussistano o meno i requisiti di necessità e urgenza necessari all'emanazione di un decreto legge. Se non è populismo questo, ditemi che cosa lo è.
***
Sul tema sicurezza, consiglio un interessante articolo di Luca Ricolfi, dal titolo "Gli stranieri e la mecca del crimine", apparso su La Stampa di sabato 21 febbraio. Dopo avere elencato numerose statistiche che raccontano di come i reati commessi da stranieri siano oggettivamente in aumento (in rapporto a quelli commessi da italiani), Ricolfi ci dà la sua spiegazione: non è una questione di DNA predisposto al crimine, ma di “giustizia lentissima, con le sue leggi farraginose, con le sue carceri al collasso”. L'Italia, vista come il luogo dove facilmente la si fa franca, “attira minoranze criminali da un po' tutti i Paesi, creando l'illusione prospettica dello straniero delinquente.” Un effetto calamita che rende l'Italia una sorta di Mecca per i criminali.
La strada da percorrere, quindi, non è né quella di negare l'esistenza di un problema sicurezza, né al contrario, quella di reagire con forme di emarginazione sociale per gli immigrati. La strada è, invece, quella di (sempre Ricolfi) “rendere l'Italia un paradiso per gli stranieri di buona volontà e un inferno per i criminali, stranieri o italiani che siano”, così da cancellare l'effetto calamita. Ricordando, aggiungo io, che la responsabilità (di un reato) è da considerarsi sempre un concetto individuale, non estendibile, in nessun caso, a categorie di persone.
***
Per chi, per una volta, oltre ad ascoltare la voce di Cruciani, volesse anche vedere muovere le sue preziose labbra incastonate in un faccino da dandy inglese, pubblico un video con l'apparizione del conduttore della Zanzara al TG1 delle 13:30 di domenica 22 febbraio, per promuovere il suo libro.
venerdì 20 febbraio 2009
Tutti gli uomini del presidente
A grande richiesta – come si suol dire – la Zanzara di ieri ha trattato la sentenza Mills con qualcosa di più di un accenno en-passant.
In particolare, Giuseppe Cruciani ha intervistato sul tema il senatore dell'IdV Pancho Pardi, e mentre quest'ultimo portava avanti le sue immaginabili argomentazioni (citando anche un interessantissimo articolo di Alexander Stille su Repubblica, dal titolo "Se il caso Mills fosse scoppiato in Usa"), il conduttore della Zanzara lo ha interrotto con la seguente osservazione:
"Ribalto tutto. Secondo lei non ci saremmo trovati di fronte ad una situazione di estrema fragilità politica e di sconquasso istituzionale con un presidente del consiglio eletto a larga maggioranza e poi costretto sulla difensiva dal caso Mills, gettando l'Italia in un grave stato di incertezza, di turbolenza politica? Non la preoccupa tutto questo?"
Se la domanda fosse stata rivolta a me, avrei risposto come segue.
Controribalto tutto a mia volta, caro Cruciani, e le chiedo questo: Bob Woodward e Carl Bernstein, i due reporter del Washington Post che nel 1972 fecero esplodere lo scandalo Watergate portando il presidente Nixon alle dimissioni, avrebbero forse fatto meglio a tenere per sé le loro scoperte, pur di non originare "turbolenze politiche" che avrebbero potuto recare danno al paese? Sì o no?

[Locandina dello straordinario film, con Robert Redford e Dustin Hoffman, sul caso Watergate]
In secondo luogo, dove sta scritto che di fronte ad un'ipotetica condanna di Berlusconi la conseguenza sarebbe stata quella di un paese allo sbando, preda del caos assoluto?
Innanzi tutto, non ci sarebbe stato alcun obbligo di dimissioni da parte di Berlusconi, e quindi tutto si sarebbe ridotto ad una libera scelta del premier. A mio avviso, la maggioranza dei cittadini dell'Italia di oggi, anno del signore 2009, non avrebbe alcun problema ad accettare l'idea di avere un condannato alla guida del governo.
E ad ogni modo, anche se il cavaliere, a fronte del grave imbarazzo per una condanna penale, avesse deciso di dimettersi, di sicuro, con una crisi di governo lampo e senza chissà quali sconvolgimenti, il suo posto sarebbe stato preso in quattro e quattr'otto da uno dei suoi uomini (presumibilmente Gianni Letta o Giulio Tremonti). Pertanto, l'esito dell'elezione di aprile 2008 sarebbe stato assolutamente rispettato. Il centro-destra avrebbe regolarmente continuato a guidare il paese.
Quindi io ancora oggi mi chiedo: in nome di quale principio, in nome di quale ragion di stato, in nome di quale ipotetica catastrofe, in nome di quale immaginario psicodramma si è propugnata l'idea che Silvio Berlusconi, in quanto presidente del consiglio, debba essere protetto dall'azione giudiziaria?
Okay, è stato eletto dai cittadini, a larga maggioranza (e la cosa è tutt'altro che irrilevante), ma pure Nixon lo fu, nel 1972, in piena guerra fredda. Bisogna trarre allora la conclusione che Bob Woodward e Carl Bernstein siano stati due sciagurati?
-------------
Come fa ogni tanto Cruciani, propongo anch'io un indovinello del tipo "chi ha pronunciato, molto recentemente, la seguente frase?"
"So di far peccato, ma mi auguro che presto si trovi nelle condizioni di Eluana e che lo facciano morire di fame e di sete, naturalmente con sentenza passata in giudicato."
L'autore della frase si riferisce a Stefano Rodotà. Il primo che risponde correttamente vince... gloria e onore! :-)
(Hey! Non vale cercare con Google, eh!?)
SOLUZIONE: Francesco Cossiga (intervista pubblicata il 17 febbraio nell'inserto Tempi del Giornale)
giovedì 19 febbraio 2009
Psycho Killer
Nessun uomo è esente dall'avere delle fissazioni, e Giuseppe Cruciani non fa eccezione. Tra le sue, ce ne sono un paio particolarmente fastidiose:
1) La convinzione, assolutamente assurda, che coloro che avversano Berlusconi siano motivati non da dei principi, dei ragionamenti, delle logiche di pensiero, ma solo da un cieco odio per la persona, un mix irrazionale di livore, invidia e alterigia che viene solitamente sintetizzato col termine "antiberlusconismo".
2) La convinzione, altrettanto assurda, che a sinistra, e solo a sinistra, aleggi un senso costante di preminenza, una permanente pretesa di superiorità morale, ad un livello quasi antropologico, nei confronti dell'altra parte politica.
Di queste due fisime, alla Zanzara di ieri si è palesata la seconda. Tutto per colpa di una frase detta ieri dal povero Walter Veltroni alla conferenza stampa d'addio, nella quale il dimissionario leader del PD osservava come Berlusconi è portatore di “un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere”.
Per l'ennesima volta, Cruciani confonde un giudizio politico espresso nei confronti di un leader di partito (o di un governo) con una forma di denigrazione diretta collettivamente verso l'intero elettorato di uno dei due poli.
L'equazione "se voti per il politico Pinco Pallino significa che sei spiaccicato uguale identico a lui" è sbagliata alla radice. Non si possono prendere diciassette milioni di italiani (quelli che hanno dato la loro preferenza al cavaliere) e considerarli come tanti piccoli Berlusconi. Il povero Veltroni assolutamente non lo fa, e il mettergli in bocca questo pensiero è un'operazione illecita.
Per fare un esempio, se io osservo che Berlusconi è portatore di un disvalore quando afferma che evadere le tasse in certi casi è giustificabile, non sottintendo che tutti i suoi elettori siano degli evasori fiscali. E' ridicolo anche solo immaginarlo. Sarebbe un'indebita estrapolazione di un concetto, una decontestualizzazione inammissibile, che è esattamente ciò che Cruciani ha fatto ieri (ma non è la prima volta, vedi mio post del 28 ottobre 2008) nei confronti di Veltroni.
Aiutatemi a capire... Secondo voi sto dicendo delle sciocchezze? Lo chiedo perché a me sembra di stare ribadendo delle assolute banalità, l'abc del pensiero logico. Non comprendo come si possa ancora insistere nel ripetere senza soluzione di continuità questa insana litania della presunta superiorità morale. Se mi passate l'espressione non proprio oxfordiana, comincio ad averne un po' la palle piene.
----
“Chi è il killer di Veltroni?”, chiedeva ieri Cruciani agli ascoltatori.
Erano in tanti a tenere il coltello nascosto dietro la schiena, ma alla fine il povero Walter è stato ucciso da un colpo di bazooka sparato a distanza ravvicinata dritto in fronte da Berlusconi. Il killer numero uno non può che essere lui, il cavaliere.
E visto che Beppe Grillo lo chiama “psico-nano”, mi è sovvenuta alla mente un'altra straordinaria canzone dei Talking Heads (la seconda in tre giorni) da proporre come contributo multimediale del giorno: Psycho Killer (1977). Nel video trovate una versione live eseguita come solista dal leader della band, un allucinato David Byrne.
("Psycho Killer", David Byrne dei Talking Heads)
