lunedì 24 novembre 2008

Should I stay or should I go

Ancora il caso Villari al centro dell'attenzione durante la Zanzara di venerdì 21 novembre, che è stata piuttosto noiosa e con pochi spunti di interesse.

Sperando, forse, in qualche smargiassata che generasse un po' di trambusto, Giuseppe Cruciani ha pensato bene di far intervenire sul tema anche l'estremista dell'intelligenza Vittorio Sgarbi, alla sua duecentosettantanovesima apparizione alla Zanzara (ci sarà un contratto?). In realtà il critico d'arte ha mantenuto i toni bassi, sebbene si sia comunque lasciato andare ai suoi soliti sproloqui durante i quali, per la cronaca, il senatore Riccardo Villari è stato definito nientemeno che “eroe della democrazia”.

Viene da sorridere, naturalmente, e sembra che anche il destino, ad un certo punto, abbia voluto stendere un velo pietoso facendo cadere la linea. Cruciani, successivamente, cercando un modo soft per dissociarsi, ha detto che nelle parole Sgarbi “c'era molta provocazione”, ma la realtà è che quest'ultimo era invece serissimo. Amen. Vediamo però il lato positivo: almeno il neo sindaco di Salemi non ha insultato nessuno (tranne l'intelligenza di chi lo ascoltava).

C'è poco altro da raccontare sulla Zanzara di venerdì. Degno di nota è stato solo l'intervento di Irene Tinagli, la giovane esponente del PD che, in disaccordo con la politica di Veltroni, non abbastanza "riformista", e sentendosi emarginata, ha abbandonato il Coordinamento Nazionale del Partito Democratico. A questo link potete trovare l'interessante lettera che Irene ha inviato al quotidiano Il Riformista annunciando le sue dimissioni.

E' l'ennesimo brutto segnale per il povero Walter, che non riesce a tenere unito il suo partito. Andare avanti così credo non abbia senso. Urge nel PD una resa dei conti a tutti i livelli.

Un'ultima osservazione e per oggi chiudo. Io non ho visto AnnoZero del giovedì precedente, ma mi chiedo: possibile che l'unico spunto di interesse offerto dalla trasmissione di Santoro fosse il penoso litigio, buono più per Blob che per la Zanzara, tra Luca Barbareschi e Massimiliano Fuksas? Possibile?

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Piccolo consiglio musicale per Cruciani, nel caso che stasera si continui ancora a parlare del presunto "eroe della democrazia" Villari: correva l'anno 1981, e i Clash cantavano “Should I stay or should I go”.




Darling you got to let me know
Should I stay or should I go?
If you say that you are mine
I'll be here 'til the end of time
So you got to let me know
Should I stay or should I go?



venerdì 21 novembre 2008

Orgoglio e pregiudizio

Carneade, chi era costui?

Così come la politica tutta, anche la Zanzara di ieri si è spontaneamente avvitata sulla ridicola sceneggiata della commissione di vigilanza Rai, contribuendo a dare all'ormai ex esponente PD Riccardo Villari, un autentico carneade della politica che sta vivendo il suo quarto d'ora di notorietà, quell'attenzione di cui il senatore napoletano (*) sembra parecchio compiacersi.

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(*) Aperta parentesi. Giuseppe Cruciani ha letto una frase di un editoriale di Concita De Gregorio rilevando una componente “dispregiativa” nel fatto di esplicitare, da parte del direttore dell'Unità, l’origine napoletana del soggetto. Secondo me Cruciani ha preso un granchio colossale. Concita ha scritto “il senatore napoletano Villari” così come un giornalista sportivo potrebbe scrivere “l'attaccante brasiliano Kakà”. L'indicazione dell'origine geografica è solo un aggettivo di complemento, che non sottintende necessariamente un'accezione dispregiativa. Tale accezione dispresgiativa Cruciani l'ha precepita, ma è solo la sua dannata impressione. Quando non c'è evidenza, prima di insinuare la presenza di un velato antimeridionalismo bisognerebbe pensarci due volte. Chiusa parentesi.
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Guardiamoci in faccia, dritti nelle palle degli occhi. Di cosa stiamo parlando? Di chi stiamo parlando? Chi è Riccardo Villari, se non una persona con scarso senso dell'onore, con scarsissimo senso dello stato, e con altissimo senso della cadrega? Siamo seri: il suo atteggiamento è emblematico del peggio del peggio della politica italiana ("italiana" non è dispregiativo).

Non c'è nulla da difendere, e non c'è nulla di cui stupirsi riguardo le tonnellate di “non diciamolo ma avete capito” che molti quotidiani hanno riversato su Villari. Anzi, mi sembra un atteggiamento coerente. E' molto più incoerente, invece, ridicolizzare Villari con le canzonette di Battisti e poi, un minuto dopo, difenderlo come se fosse un solitario eroe buono assediato dagli eserciti malvagi.

Valeva la pena, in ultima analisi, dedicare l'intera puntata, pur con ironia, a questo trascurabile carneade? Cenere era, e cenere ritornerà. Tre minuti di cronaca, uno sberleffo, la musichetta di Battisti (“Io resto qui…”. Per la cronaca la canzone è "Anche per te", datata 1971) potevano bastare. Dopodiché si doveva passare al vero argomento del giorno, la guerra Veltroni-D'Alema che le vicende Villari e Latorre hanno reso più che mai manifesta.

Invece, su tale tema non è stata detta neanche una parola. Se penso che il fiato di Filippo Facci e di don Peppino Caldarola, intervenuti ieri, è stato sprecato a parlare di Villari non so se ridere o piangere.

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Prima di chiudere, ancora due parole su un diverso argomento: l'inchiesta di un giornalista di Retesole, un'emittente televisiva romana ("romana" non è dispregiativo) con la quale è emersa la difficoltà dei gay a trovare camere in affitto nella capitale.

Di nuovo il tenore dei commenti di Cruciani non mi è piaciuto. Pur riconoscendo l'esistenza di inaccettabili pregiudizi, il conduttore della Zanzara da un lato ha un po' sminuito il valore dell'inchiesta per i modi con cui è stata condotta, e dall'altro si è concentrato sui commenti eccessivi o assurdi che ne sono conseguiti (del tipo "c'è un razzismo dilagante fomentato dalla destra xenofoba"), quando invece il punto è un altro: una volta ammesso che il pregiudizio diffuso esiste ed è un problema, la vera domanda è: quali politiche vengono messe in atto per contrastare tale pregiudizio?

Nessuna. Nes-su-na. Con il governo Prodi almeno si parlò a lungo dei famosi PACS. Era l'inizio di un percorso che, a lunghissimo termine, poteva contribuire a sradicare il pregiudizio. Ora, invece, con la maggioranza di centrodestra, la cui sudditanza verso il Vaticano è oggettivamente marcata, c'è l'immobilismo più totale.

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Il tema dei gay e dei pregiudizi è alla base del film "Philadelphia", di Jonathan Demme, interpretato in modo straordinario da Tom Hanks. Gli ultimi fotogrammi della pellicola sono accompagnati dalla struggente canzone omonima, ad opera di Neil Young. Buon ascolto.




Someone is talking to me,
Calling my name
Tell me I'm not to blame
I won't be ashamed of love.


giovedì 20 novembre 2008

Come Rocky e Apollo

E' finita a tarallucci e vino la battaglia dialettica tra Cruciani e l'ascoltatore Giuseppe da Messina (vedi mio post precedente). I due avevano battibeccato vivacemente durante la Zanzara di martedì, ma ieri, a sorpresa, Giuseppe, che di cognome fa Ferrera e che è insegnante in una scuola superiore, è stato elevato al rango di commentatore in collegamento fisso per tutta la durata della trasmissione (stile Zapping, per chi conosce la trasmissione di Aldo Forbice).

Sarebbe divertente conoscere i retroscena di questo gioco di prestigio di Cruciani, ma ovviamente non li verremo a sapere mai. A meno che il professor Ferrera non sia, incidentalmente, un lettore di questo blog :-)

A margine, faccio notare come ieri, esprimendo serenamente e pacatamente le sue opinioni, Ferrera sia stato molto più efficace rispetto al giorno precedente. Ad esempio quando ha detto che “il terreno degli insulti è quello su cui Berlusconi gioca meglio. Lui è bravo a tirare schiaffi e poi nascondere la mano, ha poco da lamentarsi se ora altri fanno lo stesso con lui”. Inattaccabile.

Per il resto, riguardo la puntata di ieri, Cruciani ha provato all'inizio a lanciare due temi abbastanza interessanti, che poi però nessun ascoltatore si è filato, e cioè:

- Il ritorno o la permanenza in auge di tanti vegliardi. Io sono tra quelli convinti che la gerontocrazia e il mancato ricambio generazionale rappresentino una dei grandi palle al piede di questo paese.

- Il rinvio a giudizio per omicido volontario (volontario, e non colposo!) dei vertici della Thyssen Krupp. Reggerà al processo o si rivelerà controproducente, regalando un facile verdetto di assoluzione? Temo di non dominare a sufficienza la giurisprudenza per dare una risposta con cognizione di causa.

Il tema che gli ascoltatori, invece, hanno preferito dibattere è stato quello del bigliettino con cui il senatore PD Nicola Latorre, durante un dibattito televisivo, ha imbeccato quello che in teoria è un avversario politico, lo spaesato deputato PDL Italo Bocchino, manco fossero due scolari delle elementari. Le immagini non lasciano dubbi, e il tentavo puerile di Bocchino di negare l'evidenza (si veda la sua intervista sul Giornale di oggi) fa sorridere a dir poco.

Cruciani non ha trovato nulla di rilevante in questo episodio, ma io non sono d'accordo. E' stata una scena penosa dietro la quale, come tutti i quotidiani odierni osservano (a titolo d'esempio si veda il titolone del Riformista di oggi), si nasconde una devastante guerra intestina all'interno del PD, tra veltroniani e dalemiani.

A questo proposito, vorrei permettermi di dare a Veltroni e D'Alema un consiglio da amico oltre che da simpatizzante: chiudetevi in una stanza, da soli. Toglietevi la giacca, slacciatevi la cravatta, tirate su le maniche della camicia e, immedesimandovi in Rocky Balboa e Apollo Creed, cominciate a menarvi come due fabbri. Chi dei due, alla fine, rimarrà in piedi sarà il nuovo capo supremo del PD. Che rimane per terra, invece, si darà all'ippica.

O se preferite, giocatevela a bracco di ferro, o a scacchi, o a birra e salsicce. O magari, se tornate a pensare come due politici seri, organizzate un bel congresso, in cui, democraticamente, si stabilisca in maniera definitiva qual è la corrente maggioritaria che prende le decisioni, a qual è quella minoritaria, che, fino al congresso successivo, se ne deve stare buona ed ubbidiente.

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Il finale di Rocky II è epico e commovente allo stesso tempo. Meraviglioso, indimenticabile.




Rocky Balboa has shocked the world!
He is the new heavyweight champion of the world!


mercoledì 19 novembre 2008

Cirano

Dal punto di vista dei temi trattati, non si sono viste grandi novità durante la Zanzara di ieri: Alitalia, la commissione di Viglilanza Rai, i toni di Di Pietro, con la sua ultima uscita (“Berlusconi è un corruttore politico”)... Insomma, le solite cose. A vivacizzare la trasmissione, però, ci hanno pensato alcune telefonate che non sono passate inosservate.

Ve ne propongo due, di queste telefonate, in audio integrale, perché le trovo rappresentative di due metodi molto diversi di argomentare e di "contrastare" le tesi di Giuseppe Cruciani.

PRIMO METODO: Giuseppe da Messina (mp3)





SECONDO METODO: Roberto da Savona (mp3)




Voi quale metodo preferite? Quale trovate più efficace? Chi, tra i due, si è rivelato un buon spadaccino, novello Cyrano de Bergerac? Fatemi sapere. Io intanto vi do la mia opinione.

Giuseppe da Messina, a mio modo di vedere, è stato troppo aggressivo. Accecato dall'ira, non si è reso conto che gli esempi portati a supporto delle sue critiche a Cruciani erano clamorosamente sbagliati, e ciò ha di molto ridimensionato l'efficacia del suo intervento, che poi era un assalto frontale al conduttore. Solo quando è stato tirato in ballo Cossiga Cruciani è apparso in difficoltà, ma, di nuovo, l'eccessiva aggressività è stata, alla fine, controproducente.

La mancata presa di distanza, da parte di Cruciani, rispetto le turpi dichiarazioni di Cossiga è qualcosa che neanch'io gli perdono, ma far passare l'idea che Cruciani godrebbe nel vedere le maestre picchiate dalla polizia è semplicemente ridicolo.

Roberto da Savona, invece, con grande pacatezza, ha fatto notare come, a pescare bene nelle dichiarazioni del passato, non ci sia poi tutta questa gran differenza tra i toni di Pietro e quelli di Berlusconi. Cruciani non ha potuto che dargli ragione, facendo così emergere, pur in modo implicito, una certa incoerenza nel suo modo di porsi, talvolta, verso le diverse parti politiche: discreta indulgenza da un lato, assoluta severità dall'altro.

In definitiva, io che detesto i litigi, le urla, le voci sovrapposte, ho trovato decisamente più persuasivo ed efficace l'intervento di Roberto da Savona. A pungere in punta di fioretto, spesso, si fa più male che non menando fendenti con una scimitarra.

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Mentre scrivevo questo post, canticchiavo Cirano di Francesco Guccini. Buon ascolto :-)







Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perchè con questa spada vi uccido quando voglio.


martedì 18 novembre 2008

Il collaborazionista

Puntata leggera, "alla Telese", quella di ieri della Zanzara, durante la quale si è discusso per la maggior parte del tempo sulla teoria, espressa dal ministro Renato Brunetta, che i fannulloni siano in prevalenza orientati politicamente a sinistra.

Trovo imbarazzante anche solo l'idea di prendere in considerazione un simile tema, per quanto è demenziale. Potrei citare la risposta semi-seria di Pietro Ichino, ma credo che non ne valga neppure la pena. Lo stesso Giuseppe Cruciani non ha potuto fare a meno di definire la dichiarazione del ministro nulla più di “una sciocchezza, uno scivolone”.

Brunetta, a mio avviso, con queste sue sparate rischia di giocarsi una fetta della credibilità che aveva radunato attorno a sé, anche da parte dei cittadini che in generale non vedono di buon occhio l'attuale governo.

Personalmente, ribadisco quanto espresso nel mio post del 3 novembre: Brunetta soffre della "sindrome del giudice di De Andrè": trovandosi, per la prima volta nella sua vita, su uno degli scranni più alti, gode nel dispensare sentenze. E' però netta l'impressione che la brama di protagonismo lo stia divorando.

Ciò detto, io continuo a pensare che il lavoro di bonifica nella pubblica amministrazione sia sacrosanto, e pertanto vorrei permettermi di insistere con il consiglio che già in precedenza ho rivolto a Brunetta: mantenga un basso profilo (no pun intended) e dia un taglio netto alle apparizioni TV.

Cambiando argomento, il momento migliore della trasmissione di ieri si è registrato con l'intervento di Franco Bassanini, esponente del PD ed ex ministro della funzione pubblica nei governi Prodi e D’Alema (legislatura 1996-2001). Bassanini ha rispedito al mittente le accuse di collaborazionismo piovutegli addosso in seguito alla sua nomina alla presidenza della Cassa Depositi e Prestiti, e in seguito alla controversa intervista, da egli rilasciata ad Aldo Cazzullo, apparsa sul Corriere della Sera del 16 novembre.

Ho sempre avuto una predilizione per Bassanini, lo voglio dire. Il fatto è che io detesto questo scenario da guerra fredda tra destra e sinistra (di cui Silvio Berlusconi, detto per inciso, è il principale responsabile) che si è venuto a creare negli ultimi anni, e, al contempo, amo quegli elementi che sanno fare da trait d'union tra le due anime del paese. Penso che Bassanini, persona dalle larghe vedute e dalla notevoli competenze, sia uno di questi elementi. Non un politicante attaccato alla poltrona, ma un serio professionista al servizio dello stato. Avercene, di persone così!

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Contributo multimediale: quando si accinge a parlare di Brunetta, Cruciani è solito far suonare la sigla di Goldrake ("Ufo Robot! Ufo Robot! Si trasforma in un razzo missile..."). Ebbene, con un'ironia gioviale in stile Crozza, e non con quella irrispettosa in stile D'Alema, vorrei suggerire al conduttore della Zanzara di utilizzare la sigla di un diverso cartone animato il cui protagonista, secondo me, è accostabile a Brunetta molto più di Goldrake. Parlo di Gigi la Trottola :-)




Tutta la tua classe punta su di te,
nella squadra tu sei grande re.
La tua città ti chiama già Gigi la trottola.

Gigi però, fermati un po',
alle ragazze di un po' no


lunedì 17 novembre 2008

Responsabilità oggettiva

Alla Zanzara di venerdì 14 novembre si è parlato soprattutto della vicende relative alla commissione parlamentare di vigilanza Rai e della sentenza sulle violenze perpetrate dalla polizia alla scuola Diaz durante il G8 di Genova, nel 2001.

Sul primo tema soprassiedo. Come Giuseppe Cruciani, anch'io penso che la commissione di vigilanza RAI è assolutamente inutile. Secondo me non era quello il terreno su cui l’opposizione doveva alzare il livello dello scontro.

Mi preme invece parlare della sentenza sui fatti della scuola Diaz. Su questo argomento, Cruciani ha preferito non esprimere un’opinione forte in un senso o nell’altro. In sostanza ha detto che bisogna aver fiducia sul fatto che i giudici abbiano deliberato sulla base delle prove raccolte. Una sentenza va vista come la sintesi di un profondo esame delle prove e delle testimonianze, una conclusione di cui prendere atto senza considerarla né giusta ne sbagliata.

Il concetto non fa una piega. Il rispetto delle sentenze è un principio di democrazia a cui non si dovrebbe mai rinunciare. Però, per quel che mi riguarda, confesso che stavolta mi è davvero difficile applicare tale principio per un semplice motivo: si è stabilito che gli ufficiali all’apice della catena di comando che hanno la responsabilità del corretto comportamento dei agenti non sono responsabili. E’ un controsenso, un’illogica contraddizione in termini.

Cito qui di seguito un frammento di un brillante editoriale di Concita De Gregorio, sull’Unità del 14 novembre.

"Incolpevoli i superiori gerarchici, colpevoli i sottoposti: come se avessero agito di loro iniziativa. Come se tra le forze dell'ordine esistesse la possibilità di agire per capriccio, per un impulso del momento e non perché qualcuno ha ordinato di farlo. Impensabile, giusto? La novità è che d'ora innanzi sarà lecito. Giacché si è stabilito che la colpa è solo di chi tiene il manganello, non di chi glielo ha dato, d'ora in poi la cura di chi in divisa aggredisce sarà quella di coprirsi meglio il volto e non farsi riconoscere, di muoversi veloce e venire sfocato nelle foto. Gli altri, quelli negli uffici possono stare tranquilli."

Cari amici, aiutatemi a capire: l'espressione “responsabilità oggettiva” ha ancora un senso in questo paese? L’idea per cui un dirigente risponde dell’operato dei sottoposti, se non altro per mancata vigilanza, vale ancora, ammesso che sia mai valsa?

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Nel mio immaginario i poliziotti sono i buoni, gli eroi, come nel film. Il pensiero che alcuni di loro possano aver perpetrato violenze inaudite su persone inermi mi fa perdere la ragione, portandomi a canticchiare una canzone brutale come "Cop Killer" di Ice-T. Inutile dire che si tratta solo di una valvola di sfogo, e niente più di questo. Lo stesso Ice-T, che ora interpreta il ruolo di un agente nel telefilm Law&Order SVU, chiarì a suo tempo che non era nelle sue intenzioni inneggiare seriamente all'assassinio di poliziotti.




venerdì 14 novembre 2008

Lo strano ircocervo

La trasmissione di ieri è stata, in sostanza, una colossale canzonatura nei confronti di Antonio Di Pietro, in conseguenza di certe parole smodate con cui il l'ex magistrato, intervenendo alla Camera, ha commentato il blitz della maggioranza in commissione vigilanza RAI: «Berlusconi è come Videla, e ricorda Charlie Chaplin, quando, interpretando Hitler nel film "Il grande dittatore", giocava con il mappamondo.»

Nulla di nuovo sotto il sole. Al contrario del sottoscritto, che continua a pensare che Di Pietro su molti temi abbia ragione da vendere, Giuseppe Cruciani, come noto, disapprova in modo totale le politiche dell'IdV e quindi c'è poco da stupirsi riguardo l'atteggiamento tenuto ieri dal conduttore della Zanzara.

Stupisce, invece, che sia servito l'intervento di un ascoltatore, Luigi da Lucca, per far emergere un aspetto di una solarità assoluta: Di Pietro esagera volutamente con le parole con il chiaro intento di conquistare una vetrina nelle prime pagine di giornali, nei titoli dei telegiornali, e – perché no – per diventare argomento del giorno nei talk show radiofonici. Sotto questo punto di vista, Di Pietro, è un po' il contraltare di Bossi: così come Bossi blatera di fucili, Di Pietro fa arditi accostamenti tra Berlusconi a Videla.

Videla, per i pochi che non lo ricordassero, è il generale che in Argentina, negli anni '70, si rese responsabile di una feroce repressione verso gli oppositori politici del regime militare, con decine di migliaia tra morti e di desaparecidos. Chiamare Berlusconi "presidente Videla" rasenta la follia. Nemmeno il no-global più convinto può sostenere seriamente una cosa del genere.

Sempre l'arguto Luigi da Lucca faceva poi presente come la moderna comunicazione politica ricalchi gli spot pubblicitari: per avere attenzione servono frasi forti, slogan ad effetto. Io aggiungo che sta ai cittadini e agli opinionisti, se ne hanno voglia, filtrare gli slogan e usare un'opportuna lente che faccia trasparire solo la sostanza del messaggio politico.

Il vero problema, però, è che la politica è intrinsicamente noiosa, e, per quanto riguarda i partiti minori, chi la pratica sembra avere due sole alternative: fare il moderato semi-invisivile alla Casini (quanto volte sentite la sua voce alla Zanzara? Molto raramente) o fare quello che le spara grosse ed è sempre al centro dell'attenzione. Di Pietro ("lo strano ircocervo" come lo ha curiosamente definito il giornalista Fulvio Abbate, ospite ieri alla Zanzara) ha scommesso sulla seconda strada e, considerando che per lui l'alternativa sarebbe l'oblio mediatico, in parte viene da capirlo.

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Il sopracitato Luigi da Lucca si merita la pubblicazione del frammento audio col suo intervento integrale. Tra l'altro, Luigi all'inizio fa anche osservazioni molto intelligenti sul caso di Eluana Englaro.




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Il contributo multimediale del giorno non poteva che essere tratto dal film "Il grande dittatore". Però, anziché la scena del mappamondo, ho preferito selezionare lo straordinario finale della pellicola, con il discorso molto poco nazista che lo pseudo-Hitler rivolge al mondo. Momenti di cinema scolpiti nella storia.