domenica 24 febbraio 2008

Diritto di parola, diritto di critica

Lo scopo di questo blog è quello di controbattere discutibili considerazioni di Cruciani quando effettivamente lo merita. Non è quello di trovare a tutti i costi, ad ogni singola puntata della Zanzara, qualcosa da criticare ferocemente.

Riguardo la Zanzara di venerdì 22/02/2008, a parte l’intervista forse un po’ troppo accomodante all’ex Prima Linea D’Elia da parte di un imbarazzato Cruciani, indeciso su quale posizione prendere (sono indeciso anch’io, confesso) non ho particolari appunti da rilevare.

Pertanto, approfitto di questo post per tirare pesantemente le orecchie a Cruciani rivangando una storia di qualche tempo fa: la famigerata visita del Papa all’Università la Sapienza di Roma.

Ricapitoliamo i fatti. Nel 2007, il rettore della Sapienza invita il Papa a tenere una “lezione” o comunque un discorso nel gennaio 2008. Per mesi nessuno se ne occupa, finché a pochi giorni dall’evento, non viene portato alla ribalta un documento preparato un gruppo di professori universitari nel quale si pone una questione di opportunità e si auspica che l'incontro possa essare annullato.

Notare: i professori non discutono il diritto alla parola del Papa. Discutono l’opportunità che tale diritto sia esercitato in un luogo (laico) di scienza, anche in considerazione di certe discutibili (ma sono tentato di scrivere "aberranti") dichiarazioni di Ratzinger su Galileo. Il tutto senza minacce, senza preannunciare scioperi, barricate o altri atti estremi. Non c’è volontà di impedire fisicamente, con ogni mezzo necessario, la visità del Papa. C’è solo il legittimo esercizio del diritto di critica.

Si può essere d’accordo o meno con i professori (io lo sono), ma non si può mistificare la realtà come invece è poi nei fatti avvenuto. Il documento dei professori non è niente più che un legittimo esercizio del diritto di critica. Punto.

Ma a Radio Vaticana e a qualche giornale di area cattolica (magari dietro opportuni “suggerimenti”, ma queste sono mie speculazioni) non par vero di poter strumentalizzare con facilità il documento al fine di montare un caso nazionale: il Papa e il mondo cattolico diventano all’improvviso povere vittime dell’intolleranza.

Complice l’assenza di altre notizie di rilievo, gli altri giornali e organi d’informazione si accodano al gregge e la vicenda diventa per alcuni giorni quella maggiormente discussa, anche nella nostra amata Radio 24.

Dal laico Cruciani mi sarei atteso un po’ di equilibrio. Invece, con mio sconcerto, egli si presta a questo triste gioco, unendosi al coro dei “Povero Papa, oh, povero Papa! Professori intolleranti, che pena, che infamia, che vergogna!”.

Come sempre accade in queste situazioni (era prevedibile), le posizioni si estremizzano, e, tristemente, gruppuscoli di studenti dementi (lo riscrivo: dementi) comunicano di stare organizzando azioni di disturbo, muri sonori, chiassose contestazioni.

La storia finisce con il Papa che rinuncia alla visita, recitando la figura della vittima dell’oppressione, e il mondo cattolico trova, dal nulla più assoluto, argomenti con cui rivendicare il proprio orgoglio e rafforzare le proprie posizioni.

Io mi chiedo: ma se la vicenda del documento dei professori non fosse stata pompata e strumentalizzata, la visita di Ratzinger si sarebbe potuta svolgere senza particolari problemi, così come avvenne per Papa Wojtyla alcuni anni addietro?

Io sono convinto di sì. E sarò malizioso, forse, ma il sospetto che tutto il caso sia stato architettato e preorganizzato ad arte rimane fortissimo.

Spiace molto che tale sospetto non abbia sfiorato Cruciani, il quale, invece, come detto, si è prestato alla commedia contribuendo nel suo piccolo, con la sua trasmissione radiofonica, ad esacerbare gli animi e ad estremizzare le posizioni.

Posso facilmente prevedere una possibile replica di Cruciani a questo mio post: se non ci fosse stato il documento dei professori, non sarebbe nato alcun “caso”, architettato o meno. Sono i professori i primi responsabili, sono loro ad aver sbagliato.

No, Cruciani. NO.

E’ pacifico che il Papa (come chiunque altro) deve avere libertà di parola. Sempre, comunque e dovunque. Ma è altrettanto pacifico che anche il Papa deve sottostare al diritto di critica.

E di critiche questo Papa, a seconda di molti, me compreso, ne merita tante. Lasciamo perdere aborto e eutanasia, che riguardano la coscienza di ognuno, ma citiamo ad esempio le sue posizioni sull’omosessualità, sull’uso degli anticoncenzionali, sulla procreazione assistita, sulla ricerca medica.

Non è insensato ritenere che un luogo di scienza (com’è un’Università) non sia un luogo appropriato per questo Papa, così come un raduno hippy non lo sarebbe per un generale delle forze armate.

Esternare questo pensiero è un mio diritto, così come lo è per i famigerati professori. Non c’è nulla di eversivo, non c’è nulla di intollerante, io esercito solo un diritto di critica. Il Papa vuole andare alla Sapienza? Ci vada, santo cielo! Io dico solo che non sono d’accordo, che secondo me è inappropriato, e per quel che mi riguarda finisce lì.

Se poi il mio pensiero (o il pensiero dei professori) viene strumentalizzato, distorto, esagerato, da un lato per fomentare l’orgoglio cattolico, e dall’altro per fomentare l’orgoglio anti-cattolico, con conseguenti situazioni spiacevoli, la colpa è solo e unicamente di chi strumentalizza, di chi distorce, di chi esagera.

1 commento:

MarianoS ha detto...

Nella mia coda di questioni (socio/politiche) da approfondire, questa occupava i primi posti... ti ringrazio per la lucida analisi.

Saluti,
Mariano