All'inizio della Zanzara di ieri, il conduttore Giuseppe Cruciani, a proposito delle manifestazioni di piazza degli studenti e dei docenti, ha fatto ascoltare, facendo trasparire forte indignazione, un audio dove si udiva un coro anti-Gelmini intonato da voci di bambini.
Cruciani, verosimilmente, si aspettava una levata di scudi da parte degli ascoltatori. Ha fatto pure risentire Cossiga, il quale durante il suo show al Senato, mercoledì scorso, aveva toccato en passant lo stesso tema, asserendo, con la sua cosiddetta “graffiante ironia” (definizione di Cruciani), che l'unico slogan appropriato per dei bambini dovrebbe essere “me-ren-di-ne, me-ren-di-ne”).
Le cose, però, sono andate diversamente. In nessuna delle telefonate degli ascoltatori si è entrati nel merito di questa questione dei bambini, e neppure l'estremista dell'intelligenza Vittorio Sgarbi, che con mio disappunto viene invitato spesso in trasmissione, nel suo intervento di ieri ha dato peso alla cosa. Anzi, a sorpresa, Sgarbi ha in parte difeso le manifestazioni di piazza di questi giorni e non ha lesinato critiche al ministro Gelmini, giudicata inadatta al ruolo che occupa.
Con ogni probabilità, la maggior parte dei radioascoltatori ha ragionato nel seguente mio stesso modo: è vero, far recitare slogan politici a dei bambini è esecrabile, perché è chiaro che dei piccoli non possono avere piena consapevolezza di ciò che viene fatto dire loro. Tuttavia, questo fenomeno dei bambini mandati in trincea a cantare slogan non sembra essere così diffuso. Si tratta di episodi sporadici, che sebbene siano da biasimare con fermezza, rimangono marginali rispetto al grosso delle manifestazioni, e che quindi non possono essere usati come grimaldello per smontare la protesta di piazza.
Morale della favola: okay, i bambini non vanno strumentalizzati. Bisognava dirlo, e lo abbiamo detto. Ora, però, torniamo a parlare di scuola e università, di riforme organiche che per ora non ci sono, di tagli orizzontali che, invece, ci sono eccome.
L'ultimo punto del post, anche oggi, riguarda Cossiga. Caro Cruciani, la battuta di Cossiga sulle “me-ren-di-ne” era pure divertente, ma estrapolare tale battuta dal quadro generale delle recenti dichiarazioni del presidende emerito è troppo comodo.
Io non ci sto: questo “signore anziano eccentrico” (definizione di Cruciani) o lo si prende sul serio su tutto o non lo si prende sul serio su nulla. Bisogna decidersi una buona volta.
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EDIT: su scuola e università segnalo due ottimi articoli presenti nella rassegna stampa di oggi. Tito Boeri su Repubblica e Andrea Ichino sul Sole 24 Ore. Anch'essi, per me, illuminanti.
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Nel salutare Luca Telese che torna in conduzione per qualche giorno al posto di Cruciani, riprendo la consuetudine della "sigla finale" e vi trascino in uno stato di trance con la melodia ipnotica e onirica di Robert Miles. Il brano, ovviamente, è Children.
venerdì 31 ottobre 2008
Children
giovedì 30 ottobre 2008
E il resto dov'è?
Stranamente, nonostante per stessa ammissione di Cruciani il tema della legge elettorale europea non sia oggettivamente in cima ai pensieri degli italiani, la Zanzara di ieri si è concentrata proprio su tale tema "minore" mentre forse, a mio avviso, in seguito all'approvazione del decreto Gelmini, sarebbe stato opportuno insistere ulteriormente sui temi di scuola e università, sperando di fare ancora più chiarezza.
Desidero ringraziare tutti i lettori che hanno commentato, per lo più dissentendo, il mio post precedente, dove mi allineavo alle posizioni degli opinionisti (entrambi sinistroidi) Francesco Giavazzi e Luca Ricolfi. Personalmente, rimango della mia idea, e approfitto di questo post per segnalare l'articolo di Ricolfi sulla Stampa di oggi, dove il sociologo torinese dettaglia ulteriomente l'opinione che aveva già espresso a voce nell'intervista con Cruciani. Inutile dire che lo sottoscrivo e che vi invito a leggerlo.
In sostanza, io sono d'accordo sul fatto che il governo ha agito male, in modo troppo ruvido, a colpi di mannaia. Però insisto nel dire che le proteste di questi giorni non sono ben indirizzate e sono strumentalizzate.
Più che limitarsi ai tagli, gli studenti dovrebbero prendersela con la mancanza di una riforma organica di scuola e università, una riforma che vada ben oltre il maestro unico e le bazzecole sul grembiulino e il voto in condotta. Una riforma ben più radicale, che punti dritto alla qualità dell’istruzione e che privilegi in maniera assoluta il merito. Anziché invocare il ritiro del decreto Gelmini (che peraltro riguarda solo la scuola elementare), gli striscioni e gli slogan dei manifestanti dovrebbero essere del tipo: "Tutta qui la vostra riforma? Dov’è il resto?"
Perché il dubbio grosso, alla fine, è proprio questo: ci sarà mai un seguito? Oppure, al di là delle parole e delle dichiarazioni di intenti, il taglio dei fondi era, alla fine della fiera, l'unico, l'unico obiettivo?
*** (asterischi divisori stile Eugenio Scalfari, che fanno figo)
Cambiando argomento, ieri in Senato c'è stato l'ennesimo show di Cossiga del quale un divertito Cruciani ci ha offerto i frammenti più eclatanti. Nell'ascoltare tali frammenti, specie quello in cui, nella solennità dell'aula parlamentare, il presidente emerito ha ritenuto opportuno usare l’espressione “leccare il culo”, sono stato folgorato da un'idea geniale, che vorrei condividere con voi.
Vi ricordate cosa accadde il 10 febbraio 2008 nella partita di campionato Catania–Inter? I tifosi catanesi presenti allo stadio, esasperati da alcune decisioni dell’arbitro Farina, inscenarono una protesta singolare: si misero ad applaudire a scena aperta ogni singolo fischio arbitrale favorevole all'Inter.
Ecco, sarebbe esilarante se, a partire dalla prossima volta in cui Cossiga prenderà la parola in Senato, i senatori dell'opposizione si comportassero in modo analogo a quello dei tifosi del Catania, alzandosi in piedi e lasciandosi andare ad applausi scroscianti, al termine di ogni singola frase pronunciata dal presidente emerito, qualunque cosa dica.
Non pare anche a voi un'idea fantastica?
mercoledì 29 ottobre 2008
Due raggi di luce
Diciamo la verità... Sulle recenti questioni relative a scuola e università si è capito di più durante la puntata di ieri della Zanzara che non in tutte quelle precedenti messe insieme.
Non essendo, per scelta, un programma che produce approfondimento "in proprio", gli unici sistemi che il conduttore Giuseppe Cruciani e la sua piccola redazione hanno a disposizione per fare un po' di luce sui temi di attualità sono:
1) aggrapparsi come un parassita (nel senso biologico e naturalistico del termine, da non intendersi in senso dispregiativo) ai migliori articoli di giornale che vengono pubblicati la mattina;
2) invitare ospiti qualificati che in pochi minuti sappiano entrare brillantemente nel merito delle questioni.
E ieri, con mio gaudio, ha avuto luogo una felice combinazione delle due modalità, con ampio spazio dedicato a due degli opinionisti che personalmente stimo in maggior misura. Vediamo in dettaglio.
ARTICOLO
Sulla prima pagina del Corriere della Sera è stato pubblicato un articolo formidabile, intitolato "La fabbrica dei docenti" a firma dell'economista Francesco Giavazzi che è illuminante per chiarezza e efficacia. Cruciani ne ha letto ampi stralci, osservando giustamente come questo articolo “andrebbe diffuso come i volantini durante le manifestazioni degli studenti e in tutte le università”.
In sostanza, con tanto di dati e cifre, Giavazzi, più che esprimere un'opinione, espone dei dati di fatto inoppugnabili a fronte dei quali viene fuori che gli studenti avrebbero mille ragioni per scendere in piazza a protestare, ma che ora come ora lo fanno per le ragioni sbagliate, con la complicità di docenti che li strumentalizzano, e (aggiungo io) con un governo che è capace solo di tagliare a muzzo senza andare al cuore dei problemi con una riforma organica (riforma dei concorsi, introduzione di veri criteri di meritocrazia, introduzione di indicatori per la qualità dell'insegnamento).
OSPITE
Poco prima delle 19:50, Cruciani ha annunciato un'ospite, sempre per discutere sui temi della scuola: il sociologo Luca Ricolfi. L’intervento di Ricolfi è stato del tutto complementare all'articolo di Giavazzi. “Nelle manifestazioni” – dice Ricolfi (riassumo con minime modifiche per maggior leggibilità) – “si ripropongono le solite alleanze. Tra studenti e professori nelle Università e tra genitori e insegnanti nella scuole, ma nessuno si preoccupa del problema fondamentale: la qualità dell’insegnamento che è drammatricamente scaduta. E questa questione non viene affrontata neppure nei provvedimenti del governo.”
In conclusione, vi propongo l'audio integrale dell'intervento di Ricolfi. Val davvero la pena. Buon ascolto.
martedì 28 ottobre 2008
How long to sing this song
Anche ieri come tutte le sere, la Zanzara è iniziata alle 18:35 circa. Credo fosse più che lecito, in apertura, aspettarsi almeno due parole sulla manifestazione del PD di sabato scorso al Circo Massimo. Non mi riferisco al ridicolo balletto delle cifre sulla partecipazione, ma ai contenuti del discorso di Veltroni. Mi aspettavo una minima selezione di qualche frase particolarmente significativa da rimarcare o da criticare. E invece niente. Il tempo passa, e in trasmissione si parla d’altro.
Passa il GR24 delle 19, ricomincia la Zanzara e ancora si parla d'altro. Poi finalmente alle 19:41, il cono d’ombra viene spezzato. Mi immagino il dubbio interiore di Cruciani, che evidentemente non si decideva se esternare o meno una certa considerazione. Alla fine si decide: “Lo slogan della manifestazione, l’Italia è migliore della destra che la governa, seguirebbe” – sostiene Cruciani – “il principio per cui la destra è sempre sporca e cattiva e c’è in fondo nella sinistra una superiorità morale, in qualche caso addirittura antropologica”.
Ancooora? Ancora questa incredibile cazzata della presunta superiorità morale rivendicata da una parte politica sull’altra? Ma quando ci libereremo mai di questo incubo? Per quanto tempo dovremo ancora sentire questa canzone? Baaaaaaaastaaaaaaaaa!
Veltroni si riferiva al governo, non all'elettorato di destra. Se c’è qualcosa di antropologico, è il normalissimo sforzo che, da che mondo è mondo, ogni opposizione profonde per screditare il governo agli occhi del paese. Nulla più di questo.
E per chiudere il tema della manifestazione del PD, constato che se la massima critica che Cruciani è riuscito a tirare fuori dal cilindro è quella menzionata poc'anzi, vuole dire che il buon Veltroni, per una volta, ha colpito nel segno.
Argomento numero due. Il Giornale è il quotidiano di riferimento per la platea di centro-destra e spesso, pur di accondiscendere tale platea, il direttore Mario Giordano si lancia in discutibili campagne stampa che ricordano, per stile, toni e capziosità, quelle di Tuttosport in difesa di Moggi (e ho detto abbastanza).
Proprio da una delle recenti campagne stampa del Giornale, Cruciani ha tratto ieri ispirazione per porre la seguente domanda agli ascoltatori: “Non ci trovate una contraddizione nel fatto che una parte consistente della classe dirigente e in particolare della sinistra italiana, pur predicando la difesa a oltranza della scuola pubblica, poi mandi i propri figli nelle scuole private? Non è una plateale incoerenza?”
Ma che razza di domanda è? Ma dove diavolo sta la logica nel porsi una questione del genere? Come da me espresso in un sms, letto poi in diretta da Cruciani, sarebbe come affermare che i politici che si battono per promuovere l’edilizia popolare non dovrebbero poter vivere in una bella villa. E' ri-di-co-lo.
Del resto, supponendo che la contraddizione ipotizzata ci sia e applicando il ragionamento all'inverso, ne conseguirebbe che, per definizione, chi manda i figli alla scuola privata sarebbe un menefreghista senza alcun titolo per battersi politicamente al fine di migliorare la scuola pubblica. E' ri-di-co-lo, lo ripeto.
Cruciani ha circostanziato la questione sostenendo che la sinistra negli ultimi 20 anni ha fatto poco per l'istruzione, anche quando ha governato, e ora grida alla distruzione della scuola pubblica. Ma questo è un altro discorso, è una valutazione politica che magari può coinvolgere i recenti presidenti del consiglio e ministri dell'istruzione dei governi di centro-sinistra. Ma cosa cavolo c'entrano, invece, i figli di Nanni Moretti o di Mario Adinolfi, tirati in ballo, tra gli altri, dal Giornale? In che modo Nanni Moretti e Mario Adinolfi sono responsabili dello stato della scuola pubblica? E' ri-di-co-lo, e siamo a tre.
A proposito di Mario Adinolfi, militante del PD, giornalista di Europa e noto blogger, egli è stato invitato da Cruciani a spiegare in diretta il suo punto di vista, che in sostanza coincide con il mio: non c’è alcuna sostanziale contraddizione. Vi propongo qui di seguito l'audio integrale dell'intervento di Adinolfi perché l’ho trovato molto efficace.
Riassumendo, per chiudere: in tutto il mondo le scuole private garantiscono maggior qualità e vengono spesso scelte (senza che sia un obbligo) da coloro che si possono permettere le rette. Sono questioni di famiglia che non dovrebbero diventare materia di discussione in nessun caso, e che comunque non impediscono ad un dirigente politico di sentirsi in diritto di battersi per il modello di scuola pubblica che ritiene più appropriato.
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Per quanto tempo dovremo ancora cantare questa canzone, mi chiedevo nel post. Questo è un verso che compare in ben due canzoni degli U2. Se fossi banale, come sigla finale vi proporrei "Sunday Bloody Sunday", ma siccome non lo sono, vi offro un video con una bella interpretazione live di "40".
How long to sing this song
How long to sing this song
How long... how long... how long...
How long... to sing this song
lunedì 27 ottobre 2008
Marchette
Puntata della Zanzara abbastanza interlocutoria, quella di venerdì 24 ottobre, dedicata in larga parte ancora alle proteste di scuola e università, ma senza grandi spunti, tranne forse l'intervista in diretta di Giuseppe Cruciani a Massimo Cacciari: il sindaco di Venezia ha detto che le contestazioni sono giustificate, anche nelle modalità in cui avvengono.
Allo sfascio della formazione – è in sostanza la tesi di Cacciari – non si può rispondere solo con tagli indiscriminati su tutto, inclusa la ricerca, con il blocco del turn-over, e con riforme di facciata che non portano reale innovazione. Servono riforme più profonde, che valorizzino la ricerca, la qualità e il merito, riforme che probabilmente provocherebbero proteste ancor maggiori, ma che solo in quel caso apparirebbero davvero corporative.
Interessante. Credo che Cacciari abbia colto il nocciolo della questione da un punto di vista politico. Però le modalità con cui le contestazioni hanno luogo sono importanti, e un richiamo a non esagerare da un moderato come lui me lo sarei aspettato. Certe volte basta poco per passare dalla parte del torto anche quando si ha ragione.
Cambiando argomento, la puntata di stasera sarà probabilmente monopolizzata dalla manifestazione del PD di sabato scorso, al Circo Massimo, e mi sto domandando come Cruciani affronterà il tema.
Personalmente, ho seguito l'intervento integrale di Veltroni (testo, video) e l'ho trovato tutto sommato sobrio: nessuna demonizzazione dell'avversario, nessun accenno a conflitti d'interesse, televisioni, regimi, problemi con la giustizia. E' stato invece un normalissimo comizio di un leader del maggior partito d'opposizione, con critiche sulle singole azioni intraprese del governo e dalla maggioranza parlamentare, e con accuse di inadeguatezza dell'esecutivo in carica ad affrontare le sfide che si presentano. Un discorso non memorabile ma neppure piatto, con il quale Veltroni ha voluto riaccendere una fiamma di vitalità all'interno del suo movimento.
Chissà come lo commenterà Cruciani, dicevo... Spero con toni diversi da quelli di don Peppino Caldarola (una delle spalle preferite del conduttore della Zanzara), il quale, sul Giornale di oggi, in un articolo dal titolo “Seppellito il riformismo, sono tornati alla politica con la clava”, ha sostenuto che il discorso di Veltroni era intriso di superiorità morale e di radicalismo.
Ecco un passo significativo: “Forse al Circo Massimo è morto ieri il Veltroni riformista. È nato il capo di un partito radicale di massa, che resterà a lungo all’opposizione. Veltroni ha detto in buon italiano quello che Di Pietro avrebbe detto violentando sintassi e grammatica. Ha parlato il linguaggio di Furio Colombo, di Flores D’Arcais, di Travaglio e di Santoro.”
Ma dove, ma come, ma quando mai? Ma che film ha visto Caldarola? Forse si è sintonizzato sul canale sbagliato. O forse dormiva e ha sognato, chi lo sa. O magari dovrebbe passare ad un bianco più delicato, che va pure bene con l'arrosto del pranzo del sabato.
Io non so che concezione abbia Caldarola di riformismo e di radicalismo, ma di sicuro non sono le stesse che ho io. Sembra quasi che Caldarola avesse preparato il suo articolo già in via preliminare e che avrebbe pubblicato il suo pezzo qualunque cosa Veltroni avesse detto.
In effetti, a pensarci bene, quello di Caldarola potrebbe essere solo mero e nauseabondo cinismo: quando egli scrive per il Giornale, anziché per il Riformista, dà ai suoi articoli un taglio che appaghi il lettore medio del quotidiano diretto da Mario Giordano. Insomma, una marchetta.
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Vi lascio con un frammento musicale, Everybody's Talkin', tratto dal film "Midnight Cowboy", conosciuto in italiano come "Un uomo da marciapiede".
Everybody's talkin' at me.
I don't hear a word they're sayin',
Only the echoes of my mind.
People stoppin', starin'.
I can't see their faces,
Only the shadows of their eyes
venerdì 24 ottobre 2008
The Joker
Berlusconi, due giorni fa (testuale): “Convocherò oggi il Ministro dell'Interno e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine.”
Berlusconi ieri (testuale): “Non ho mai detto polizia nelle scuole, non l’ho nemmeno pensato.”
Dopo questa incredibile performance del cavaliere che ha rinnegato (e non è la prima volta che accade) le sue stesse dichiarazioni di 24 ore prima, anche Giuseppe Cruciani, che solitamente è piuttosto indulgente verso il cavaliere pur non essendone un adoratore alla Emilio Fede, non ha potuto fare a meno, ieri in trasmissione, di parlare di “retromarcia”, aggiungendo, con sarcasmo: “era tutto uno scherzo”.
Da parte mia, ho un consiglio per il comico Maurizio Crozza, spesso citato alla Zanzara: così come per Veltroni si è inventato l'esilarante tormentone del “ma anche”, urge a questo punto un tormentone anche per Berlusconi. Propongo “mai detto”.
Chiuso il tema Berlusconi, passiamo a Cossiga, il quale, in un'intervista a QN, paventando una ripresa del terrorismo rosso, ha suggerito al governo di usare fin da subito metodi pesantemente repressivi, infiltrando agenti nelle protesta studentesca e sobillando disordini, in modo che poi gli le forze dell'ordine possano avere una buona scusa per reagire con la violenza fisica.
In seguito a tale intervista, Cruciani ha fatto intervenire il presidente emerito in diretta. Vi metto il frammento audio con l'intervista integrale, sono circa 13 minuti.
Se avete la pazienza di ascoltare tutta l'intervista, vi renderete conto che Cruciani fallisce miseramente nel tentativo di tenere Cossiga sul pezzo e di fargli svelare se la sua intervista a QN era da prendere sul serio o se invece egli si esprimeva per paradosso.
Anziché mantenere ferma la barra, Cruciani consente a Cossiga di divagare e di blaterare su Veltroni, sul PD, sul vecchio PCI, sulla nostalgia per gli slogan e dei disordini degli anni ’70, che peraltro rientravano in uno scenario politico e sociale molto diverso da quello di oggi.
Insomma, uno show surreale al termine del quale non si è capito niente. Un ironico ascoltatore ha chiesto via sms se in realtà quella andata in onda non fosse stata una geniale imitazione di Fiorello.
A questo rimane il dubbio se Cossiga quando rilascia interviste parla sul serio o prende per i fondelli. Nel primo caso, l'intervistatore dovrebbe avere il coraggio di incalzarlo un po' di più di quanto abbia fatto ieri Cruciani. Nel secondo caso, invece, si ufficializzi lo status di comico, di joker, così che tutti sappiano con chi si ha a che fare.
A dire il vero esiste una terza possibilità, forse la più probabile. Ma per rispetto all'età di Cossiga, preferisco lasciarla all'immaginazione dei miei lettori.
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Il titolo del post calza proprio a pennello su entrambi i personaggi di cui ho parlato oggi, e su YouTube ho trovato una chicca perfetto come sigla finale. "The Joker" è il titolo di una vecchia canzone della Steve Miller Band, ma è anche il soprannome del più letale nemico di Batman. Questo video mette insieme le due cose.
I'm a joker
I'm a smoker
I'm a midnight toker
I sure don't want to hurt no one
giovedì 23 ottobre 2008
Law & Order
La notizia del giorno, ieri, consisteva nella conferenza stampa di Berlusconi durante la quale il presidente del consiglio ha manifestato, senza titubanze, l'intenzione di usare il pugno di ferro pur di impedire ulteriori situazioni di occupazione di scuole e Università, in quanto esse rappresentano una forma di violenza contro gli studenti volenterosi e contro lo Stato. Questi fenomeni - ha annunciato Berlusconi - verranno repressi con l'azione delle forze dell’ordine.
(Piccola, insignificante, curiosità: il cavaliere ha chiuso il suo proclama con queste parole. “Io non retrecederò di un centimetro, chiaro?” Ha detto proprio “retrecederò”. Voce del verbo retrecedere, ovviamente. E pazienza se non esiste, è una licenza poetica.)
Per dirla in altre parole, a dispetto delle esortazioni al reciproco confronto da parte del presidente della Repubblica Napolitano, non è in vista alcuna apertura ad un dialogo con i leader dei movimenti studenteschi. La parola deve andare direttamente al manganello. Legge e ordine, legge e ordine, legge e ordine.
Su questo tema, è stato piuttosto interessante registrare il conflitto interiore vissuto da Giuseppe Cruciani nei suoi commenti alla Zanzara di ieri: non c’è stato verso di sentirgli prendere una posizione chiara e netta, né pro né contro le parole di Berlusconi.
Inizialmente, Cruciani ha parlato di “intenti inattuabili” da parte del governo, di un “mostrare i muscoli con annunci che probabilmente aizzeranno ulteriormente la protesta”. In seguito, però, riferendosi a come far fronte alle occupazioni, ha detto che “da qualche parte bisogna pur cominciare” per poi aggiungere che “anche con la polizia si può insegnare qualcosa agli studenti”.
Secondo me, sotto sotto, segretamente, Cruciani condivide ogni virgola, ogni sillaba di quanto detto dal cavaliere. Altrimenti non ci avrebbe fatto risentire per tre volte, quasi in estasi, quel “chiaro?” finale pronunciato dal presidente del consiglio in conferenza stampa. Inoltre, Cruciani ha ricordato di quando era studente lui, nei primi anni '90, coi movimenti della Pantera che, odiosamente, gli negavano l'accesso alle lezioni.
Il problema è che per dire apertamente, in diretta radiofonica, davanti a decine di migliaia di ascoltatori, che manganelli e caschi blu sono la soluzione più rapida ed efficiente per fronteggiare gli eccessi della protesta studentesca, ci va un fegato d'acciaio che, probabilmente, Cruciani ancora non possiede.
Per caso vi interessa sapere come la penso io? Potrei sproloquiare per trenta o quaranta righe, ma lo ha fatto meglio di me don Peppino Caldarola nel suo editoriale sul Riformista di oggi (da me pienamente condiviso) nel quale il premier Berlusconi viene invitato, in sostanza, a non usare l'approccio “prima si spara, poi si fanno le domande”, ma a cercare, invece, un dialogo preliminare con i leader dei movimenti studenteschi.
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Prima di chiudere, ancora due commenti veloci su altri argomenti.
D'Alema ha definito Renato Brunetta un “energumeno tascabile”. Forse voleva fare un'innocente battuta, ma la verità è che ironizzare (non in un contesto satirico) su caratteristiche fisiche di qualcuno è sempre esecrabile. Bene ha fatto Cruciani, quindi, a stigmatizzare le irriguardose parole di D'Alema.
Però, Cruciani è andato oltre, dicendo che l'espressione di D’Alema è “razzista”, e questo è davvero sorprendente. Ma come, dopo settimane passate a ridimensionare episodi di cronaca nera ben più gravi di un insulto cretino, adesso ci mettiamo a parlare di razzismo con chi ironizza sulla statura del prossimo? Suvvia, un po' di senso della misura non guasterebbe.
Altra cosa. Nelle rassegne stampa di oggi ho trovato ben due interviste a Francesco Cossiga, che per Cruciani, qualunque cosa dica, è sempre “strepitoso” ma che per me, invece, e lo dico simpaticamente, andrebbe ricoverato al più presto.
Sul Riformista, il presidente emerito fa il piacione, sparando le sue cossigate che passerebbero inosservate se non culminassero con l'affermazione che nella maggioranza “ci sono eminenti figure della massoneria”. Nientemeno! Ma non lo dice pure Di Pietro?
Su QN, invece, Cossiga propone la sua soluzione alla protesta studentesca, che va fermata prima che sfoci in un nuovo terrorismo (addirittura!). La soluzione consiste nell'aspettare (prima di far intervenire la polizia) che avvengano un po' di disordini da parte degli studenti per poi, cito testualmente, “mandarli all'ospedale. Non arrestarli, ma picchiarli, e picchiare anche quei docenti che li fomentano”. Complimenti. "Strepitoso" anche stavolta.
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Come "sigla di chiusura" del post di oggi, vi propongo il bellissimo tema musicale del telefilm poliziesco, di produzione americana, "Law & Order".
