giovedì 9 aprile 2009

Piccola città

Proprio non si capisce perché per Giuseppe Cruciani debbano essere “assurde” le discussioni (“spero che si plachino subito”, sempre Cruciani alla Zanzara di ieri) che si sono aperte dopo che Berlusconi ha recentemente tirato nuovamente fuori dal cilindro la sua idea delle new town, cioè le città satellite che il cavaliere vorrebbe erigere nelle immediate vicinanze di ciascun capoluogo di provincia, e dopo che lo stesso Berlusconi, in riferimento alle conseguenze del devastante terremoto in Abruzzo, ha dichiarato di vedere nella costruzione ex-novo di un insediamento urbano non provvisorio la soluzione principale al problema delle migliaia di sfollati, senza per questo sottintendere una volontà di abbandonare i centri storici delle città colpite dal sisma.

Al di là della questione degli sfollati, e parlando dell'idea delle new town in generale, io non metto in dubbio che in alcuni scenari la costruzione di nuovi quartieri periferici, con scelte urbanistiche e architettoniche di qualità, possa essere un'opportunità. In alcuni territori (ad esempio a Pisa, come segnalato ieri da un ascoltatore) peraltro, ciò è già proficuamente avvenuto.

Però, estendere tout-court il concetto a tutto il territorio italiano mi sembra un azzardo. Il nostro paese è in larga parte montuoso e collinare, e la densità abitativa è già molto alta. A mio avviso, in moltissimi luoghi l'idea della città satellite è impraticabile per un mera questione di spazio non disponibile. Là dove invece lo spazio c'è, va comunque tenuto presente che sottrarre terreni all'uso agricolo potrebbe non essere una buona idea.

A questo proposito, ho trovato decisamente condivisibili le parole dell'architetto Stefano Boeri, direttore della rivista Abitare, intervenuto ieri in trasmissione, segno che Cruciani aveva comunque voglia di approfondire un po' il tema a dispetto della sua opinione tranchant pro new town:

“L'idea di costruire nuove città è abbastanza anacronistica, tenendo conto che l'Italia è il paese europeo che ha consumato più suolo agricolo senza che ci fosse una reale necessità. In Italia c'è un enorme numero di appartamenti e uffici non abitati, cioè invenduti o sfitti. Lo slancio creativo, riprendendo anche alcune idee buone incluse nel piano casa del governo, andrebbe mobilitato nella direzione di una riqualificazione in sicurezza, secondo requisiti di sostenibilità e strutturalità, di ciò che già esiste.”

Sottoscrivo in pieno. Parlando in generale e ammettendo la possibilità di eccezioni, a mio avviso, piuttosto che erigere nuove città, vanno sistemate e riqualificate quelle esistenti, anche al prezzo di radere al suolo (gradualmente, s'intende, in un percorso che ha un orizzonte temporale di molti anni) e ricostruire, salvaguardando gli stili architettonici preesistenti, quelle porzioni di agglomerati urbani che in larga parte non rispettano alcun criterio antisismico. Potrà sembrare un progetto megalomane, ma non lo sarà mai quanto quello di erigere cento nuove città, come se di città, in questa beata nazione, non ne avessimo già più che abbastanza.

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Contributo multimediale: Francesco Guccini, "Piccola città" (1972), qui presentatavi in versione live, tratta dall'album "Tra la via emilia e il west" del 1984. Per la cronaca, la piccola città di cui parla la canzone è Modena.




Piccola città io ti conosco
Nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio
Ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano
Visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano


mercoledì 8 aprile 2009

Ascoltando tra le parole

La trasmissione di ieri si è aperta con una polemica di Giuseppe Cruciani nei confronti di Marco Travaglio per ciò che quest'ultimo, con somma disapprovazione del conduttore della Zanzara, ha scritto e detto in un suo articolo sull'Unità e nel suo ultimo video "Passaparola".

Riassumendo brevemente, Travaglio ha osservato che i tragici eventi in Abruzzo hanno originato automaticamente in lui delle associazioni di idee relativamente al piano casa, che a suo dire peggiorerebbe ulteriormente la stabilità degli edifici, al ritorno al nucleare, che non si sposa bene con la sismicità del territorio, e al ponte di Messina, che verrebbe costruito in uno dei luoghi storicamente più soggetti a forti scosse telluriche. Inoltre, Travaglio ha preso le difese dello studioso Giampaolo Giuliani (colui che in marzo aveva preannunciato un forte sisma in Abruzzo, senza però saper precisare luogo e giorno esatti) e al contempo ha duramente attaccato il capo della protezione civile Guido Bertolaso, il quale, giorni fa, aveva denunciato Giuliani per procurato allarme.

Insomma, Travaglio ha messo un sacco di carne al fuoco a proposito della quale io desidero condividere con voi alcuni pensieri che ieri si sono materializzati nella mia mente.

Primo pensiero. In questi giorni di lutto nazionale, io credo che ora non sia il momento per polemizzare con il governo, o con il capo della protezione civile, tenendo anche in conto che la gestione dell'emergenza, a detta di praticamente tutti gli osservatori, è stata assai efficace. Inoltre, schierarsi con Giuliani mi è sembrato un atteggiamento strumentale volto unicamente a portare un attacco contro Bertolaso. Non era davvero il caso.

Secondo pensiero. E' normale e fisiologico che un'associazione di idee tra i crolli dovuti al terremoto e il recente piano casa sia sorta spontanea in molti. A chi non è balzato in mente neppure per un istante che nel piano per l'aumento della cubatura delle abitazioni non si faceva cenno a criteri di costruzione antisismica?

Sono certo che a tutti è venuto istintivo riflettere su cosa sarebbe successo se a L'Aquila ampliamenti un po' troppo "allegri", facilitati da questa sorta di deregulation, fossero stati già una realtà. Non è stato il solo Travaglio a toccare il tema, anche se sicuramente Travaglio ci ha aggiunto una dose forse troppo pesante di cattiveria. Per citarne un altro, anche Sebastiano Barisoni alle 17:12 di ieri, durante Focus Economia, sempre su Radio 24, si è posto lo stesso identico quesito. Eccovi quaranta secondi di Barisoni in voce:



Peccato che questi dubbi sul piano casa siano stati sollevati solo dopo il terremoto, cosa che in parte indebolisce la critica.

Analogamente, ho trovato altrettanto normale e fisiologico che il terremoto in Abruzzo originasse dei sentimenti di preoccupazione relativamente alla futura costruzione di nuove centrali nucleari e del ponte di Messina. Sicuramente c'è chi, come Travaglio, ne approfitta per trovare argomenti con cui attaccare lancia in resta il governo, ma c'è anche chi, con molta più serenità, si limita a porsi dei legittimi dubbi che anziché essere sminuiti o derisi andrebbero invece affrontati e chiariti.

Ad esempio: è vero, come sostiene tra gli altri il geologo Mario Tozzi, che il ponte sullo Stretto è progettato per resistere ad un sisma di livello 7.1 della scala Richter, ovvero l'intensità del terremoto che distrusse Messina nel 1908? La questione è che sebbene 7.1 sia sì un livello alto, di terremoti di intensità superiore a 7.1 se ne sono registrati moltissimi in passato, e inoltre la frequenza di terremoti di livello Richter pari almeno a 8, nel mondo, è di uno all'anno. Siamo proprio sicuri che valga la pena fare questa scommessa con la natura? Non è una domanda retorica, quella che pongo; io vorrei semplicemente capire.

Ultimo pensiero. Se non era ieri l'occasione per commisurarsi serenamente e direttamente con Marco Travaglio, allora quando? Perché non si è ritenuto di invitarlo in trasmissione? E' del tutto legittimo che da parte di Cruciani ci sia disapprovazione, disistima, e anche una certa ostilità, che, per quanto sforzo egli faccia per edulcorarla, è comunque distintamente percepibile leggendo tra le righe (o meglio, ascoltando tra le parole). Però, situazioni come quella di ieri, secondo me, sarebbero state perfette per mettere in pratica la sacra arte del confronto, del dibattito tête-à-tête, lasciando da parte, invece, quella dell'ovattato dileggio dell'assente (arte, quest'ultima, in cui lo stesso Travaglio eccelle, sia chiaro).

Lo dico esagerando un po' per fare impressione, ma passatemela: io non avrò pace finché non sarò partecipe di una bella e civile chiacchierata tra Marco Travaglio e Giuseppe Cruciani. Qualcosa di serio e approfondito, intendo. Qualcosa che vada ben oltre il ridicolo teatrino (si veda la pagina delle perle della Zanzara, sempre in questo blog) che ebbe luogo il 28 marzo 2008.

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Nel 1993, i Litfiba di Piero Pelù pubblicano un album dal titolo "Terremoto". Al suo interno c'è una canzone il cui testo oggi si addice perfettamente a Marco Travaglio. Il titolo del brano, "Maudit" strizza l'occhio al movimento dei "poeti maledetti" (Baudelaire, Rimbaud, etc.) in auge nel diciannovesimo secolo.




Di notte voglio entrare nei segreti tuoi
E voglio costruire una fortezza senza inganni


martedì 7 aprile 2009

Fatalista e immemore

Lo dico subito: in riferimento al sisma che ha colpito l'Abruzzo due notti fa, argomento su cui la Zanzara di ieri si è concentrata in via esclusiva, l'ultima cosa al mondo che oggi desidero fare è prendere posizione sulla querelle riguardante la prevedibilità dei terremoti scatenatasi in seguito alle dichiarazioni dello studioso Giampaolo Giuliani. Non ho nessuna competenza e mi renderei solo ridicolo nel mettermi a disquisire del gas radon quando invece fino a ieri non lo avevo mai neppure sentito nominare.

Però c'è un punto, per commentare il quale non occorre essere dei geologi esperti, su cui mi sento di dire la mia. L'Italia è un paese a fortissimo rischio sismico, come evidenzia non solo la seguente mappa dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ma la semplice memoria storica. Come diavolo è possibile che nell'anno del signore 2009 un terremoto di intensità solo medio-alta provochi una simile ecatombe?


Mappa sismica


Non voglio aprire una polemica politica, sia chiaro. Voglio solo capire, perché non riesco a darmi una spiegazione. Dando un'occhiata nelle rassegne stampa sono solo riuscito a ricavarne lo stesso ritratto di un'Italia fatalista e immemore che già si era profilato autonomamente nella mia testa.

In particolare, ho trovato decisamente indovinate le parole del geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, in un suo commento apparso sulla sulla Stampa di oggi.

“Sarà bene ricordare che non solo le città italiane sono il frutto di ricostruzioni dopo innumerevoli terremoti, ma anche il paesaggio è un paesaggio sismico, prodotto cioè da successivi eventi, come è normale in un paese geologicamente attivo, in cui si può convivere con il rischio solo usando scienza e intelligenza. Non uccide il terremoto, ma la casa mal costruita o mal posta. Sarebbe bene ricordarlo sempre. Dovremmo infine farla finita di parlare di ipotetiche catastrofi naturali, che in realtà non esistono: esiste solo la nostra incapacità, ignoranza o malafede nel rapportarci con il rischio e una delittuosa propensione a perdere la memoria degli eventi passati. Ma in Italia nessun posto è immune dal rischio e la Terra non smetterà di ricordarcelo.”

Incapacità, ignoranza e malafede... Quanti terremoti serviranno ancora prima di imparare la lezione una volta per tutte? E' lecito sperare che un graduale processo di risanamento in chiave antisismica di tutti gli edifici esistenti nelle zone maggiormente a rischio, partendo da quelli più sensibili (scuole, ospedali, ecc.), prenda finalmente piede senza più ulteriori proroghe?


lunedì 6 aprile 2009

Ogni creatura sulla terra quando muore è sola

Da due giorni avevo deciso che oggi avrei parlato di morte. Un brutto scherzo del destino ha fatto sì che il mio post esca in concomitanza con le sconvolgenti notizie delle decine di vite umane portate via dal terremoto in Abruzzo. Desidero esprimere la mia inutile ma sincera solidarietà a tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti in questa tragedia.

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Della Zanzara di venerdì 3 aprile mi è rimasto impresso il momento in cui Giuseppe Cruciani ha letto alcuni stralci di un articolo tratto dal Secolo XIX del giorno stesso.

Il tema dell'articolo era il suicidio assistito, che in un paese molto vicino a noi, la Svizzera, è legale da alcuni anni, pur non essendo praticato in strutture pubbliche, ma solo da organizzazioni private, tra cui la Dignitas. La differenza tra suicidio assistito e eutanasia è piuttosto sottile, e si traduce nel semplice fatto che il gesto finale che porta al trapasso (di norma l'assunzione di un barbiturico) è compiuto autonomamente dal paziente. In realtà, essendoci una collaborazione preliminare da parte dell'accompagnatore nel rendere disponibile il barbiturico, la differenza di cui sopra è più che altro solo formale.

Se l'ammissibilità giuridica del suicidio assistito potrebbe essere già di per sé argomento per un ampio dibattito, i dubbi di natura etica schizzano all'estremo quando si viene a sapere che a chiedere di morire non sono solo persone molto malate, in preda ad atroci dolori fisici, ma anche persone clinicamente sane. L'articolo del Secolo XIX citato da Cruciani introduceva proprio questo aspetto, richiamando il caso di due coniugi canadesi che vorrebbero entrambi ricorrere ai servigi della Dignitas, con la particolarità che ad essere gravamente malato è solo il marito. La moglie, invece, è sana, ma ciononostante desidera assolutamente morire insieme al marito.

C'è “un salto di qualità”, ha osservato Cruciani, tale da far dubitare che l'esistenza di organizzazioni come la Dignitas possa essere tollerata. La conclusione a cui è arrivato il conduttore della Zanzara è che ad organizzazioni come la Dignitas non dovrebbe essere concesso di operare legalmente.

Per quanto eticamente complessa sia la questione, alla fine la domanda fondamentale che sta alla base di tutto è una sola: esiste un diritto di morire? In altri termini: al di là dei malati terminali, è facoltà di una persona darsi la morte?

Non esiste una risposta oggettiva e definitiva a questa domanda. Ognuno, soggettivamente, può esprimere la propria posizione sulla base dei propri principi etici, della propria fede religiosa, e più in generare del proprio modo di percepire il concetto di esistenza. Io, senza pretesa di voler convincere alcuno, penso che disporre della propria vita voglia dire anche disporre della propria morte.

Provo a spiegarmi meglio. Quando leggo la notizia relativa ad un suicidio, la mia reazione è di solito abbastanza fredda. Provo dispiacere, naturalmente, ma non vado oltre. Non analizzo, non scavo. Non condanno il gesto, né lo esalto. Insomma, non giudico. Non giudico perché non so, e perché credo che in questi casi la forma più alta di rispetto stia nel silenzio.

Io non ho idea di come operi la Dignitas di preciso. Voglio sperare che tale organizzazione non istighi in alcun modo al suicidio, che non faccia nulla per procacciarsi i "clienti", e che prima di accettare un caso faccia partecipare l'aspirante suicida a consulti psichiatrici qualificati. Per intendersi, voglio sperare che il ragazzo triste perché è stato mollato dalla fidanzata il giorno prima non venga neanche preso in considerazione.

Ciò premesso, io penso che di fronte ad una determinazione a morire costante, durevole, risoluta ed irrevocabile, ad un certo punto bisogna prendere atto di quella che è una scelta libera e ponderata, da non contrastare ulteriormente, ma da accettare e rispettare.

In tali estreme circostanze, dove la morte viene percepita come unico possibile sviluppo di un'esistenza, non trovo che ci sia nulla di malvagio nel dare sollievo a chi soffre così tanto dal ritenere insopportabile la permanenza in vita. Quando morire è l'unica via d'uscita, che almeno non si muoia soli.

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Il titolo del post di oggi, "Ogni creatura sulla terra quando muore è sola", è una frase che viene pronunciata nel film "Donnie Darko" (2001). Qui di seguito trovare la scena finale del film, accompagnata da una canzone incantevole: “Mad World”. Si tratta di una splendida reinterpretazione (2001) in chiave acustica, ad opera di Gary Jules, di un vecchio pezzo (1983) originariamente scritto, con arrangiamenti discotecari, dai Tears For Fears.




And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I'm dying
Are the best I've ever had


venerdì 3 aprile 2009

Te la do io la Zanzara

Secondo me le notizie più interessanti della giornata di ieri erano due:

1) La decisione della Consulta, che ha dichiarato incostituzionale parte della legge 40, quella sulla fecondazione assistita, e le relative reazioni, tra le quali ha spiccato quella ben poco istituzionale del presidente della Camera Gianfranco Fini. Sul tema, io consiglio a tutti la lettura dello splendido commento del giurista Michele Ainis apparso sulla Stampa di ieri, giovedì 2 aprile.

2) La vicenda degli autobus separati per stranieri a Foggia, su cui sarebbe stato il caso di fare chiarezza visto che qualcuno ha subito parlato di apartheid e di Alabama anni '50. Magari era il caso di far intervenire il sindaco della città pugliese affinché spiegasse bene il senso dell'iniziativa, posto che esista.

E invece?

E invece, com'era tutto sommato scontato, la precedenza è stata data alle smargiassate del ministro Renato Brunetta, il quale ha bacchettato le dipendenti pubbliche donne che si assentano dal posto di lavoro per fare la spesa, e di Beppe Grillo, che su La7, durante il programma Exit condotto da Ilaria D'Amico, ha bacchettato tutto e tutti come suo solito.

Partiamo da Brunetta. Me lo immagino ieri pomeriggio Giuseppe Cruciani a struggersi nel dubbio se mandare in onda o no l'inneggiante musichetta di Goldrake Ufo Robot (alla fine non l'ha mandata).

Io mi chiedo: è proprio necessario eccitarsi come degli scolaretti ogni volta che il ministro spara una delle sue "bombe" alla Maurizio Mosca? Non lo so, il tutto sta cominciando a diventare un po' troppo ripetitivo e stucchevole. Gli obiettivi che Brunetta si è dato in termini di innovazione, come ho detto tante volte, li condivido. Il suo protagonismo, invece, comincia seriamente ad innervosirmi. Per me sarebbe ora di "punirlo", ignorandolo un po', così che si decida a far lavorare un po' più il cervello e un po' meno la lingua.

Passiamo a Grillo. Se fossi così fortunato da avere il numero di telefono di Ilaria D'Amico, la chiamerei per chiederle: Ilaria, luce dei miei occhi, ma tu Grillo lo hai scoperto per la prima volta questa settimana oppure lo conoscevi già?

Grillo è fatto così, prendere o lasciare. Linguaggio sboccato, urla, invettive, comizi senza dibattito, alcune buone intuizioni e qualche idea lodevole, ma anche tante esagerazioni e intemperanze a non finire. Grillo è così da quindici anni. Se lo si invita in televisione pur conoscendo il personaggio, con che faccia tosta ci si stupisce se Grillo dopo il suo monologo abbandona il collegamento e se ne va?

Nota: non sto dicendo che bisogna boicottare Grillo, anzi. Dico solo che il personaggio va accettato o rigettato per quel che è, senza la pretesa di volerlo trasformare in un tranquillo opinionista da salotto televisivo.

Io ad esempio lo accetto. Primo perché, pur disapprovando nel modo più assoluto i suoi eccessi, mi diverto un sacco ad ascoltarlo. E poi perché, filtrando, seppur a fatica, le invettive, riesco ad intercettare alcuni spunti interessanti su cui riflettere. Per dirne uno, quando Grillo sostiene che il futuro non è nella mobilità sempre più rapida, ma nello stare fermi (sono le informazioni e le idee a dover viaggiare), io penso che non siamo di fronte ai vaneggiamenti di un folle. E' una teoria plausibile, stimolante, su cui come minimo val la pena meditare.

Cruciani invece rigetta Grillo in toto. Principalmente per la mancanza di disponibilità al confronto (critica più che giustificata), ma anche per il linguaggio che il comico genovese è solito usare, duramente criticato anche ieri. E se sulla prima motivazione non si può che condividere, sulla seconda avrei qualcosa da questionare, visto che il conduttore della Zanzara non si fa problemi a dare spesso e volentieri ospitalità ad un elemento come Vittorio Sgarbi che in quanto a intemerate e ad ecessi verbali non ha nulla da invidiare né a Grillo, né a chicchessia.

Ecco, se volete, possiamo metterla in questo modo: Grillo sta a me come Sgarbi sta a Cruciani. Quando un giorno chiesi a Cruciani il motivo per cui invitasse così spesso, con mio disappunto, il critico d'arte in trasmissione, egli mi rispose che Sgarbi "sa parlare, spacca". Cioè insaporisce le discussioni, mescola le carte, scompiglia i pensieri dominanti. Ebbene, Grillo con me ottiene un effetto analogo.

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Contributo musicale: citando Ufo Robot, mi è venuta voglia di riascoltare la versione lenta e sognante della sigla finale di Goldrake che il cantautore napoletano Alessio Caraturo pubblicò nel 2004. Molti fan del vecchio cartone animato giapponese ne rimasero inorriditi. A me invece la cover di Caraturo piacque moltissimo fin da subito.




Mille armi tu hai,
non arrenderti mai,
perché il bene tu sei, sei con noi


giovedì 2 aprile 2009

Sesso, bugie e videotape

E' curioso come siano diverse le sensibilità delle persone, e come ciò possa portare ad un arricchimento del dibattito. Quando ieri ho trovato i cinque minuti per pubblicare l'ottimo articolo che Paolo mi aveva gentilmente fatto pervenire, ho sorriso di fronte al fatto che esso affrontava diversi argomenti ma non quello su cui io invece avrei costruito il mio post se non fossi stato "obeso" dagli impegni.

Mi riferisco al tema dell'educazione sessuale nelle scuole. Nella Zanzara di martedì, prendendo spunto dal caso della maestra novarese che si è lasciata andare a spiegazioni troppo esplicite in una scuola elementare (sicuramente un eccesso, ma si tratta comunque di un caso isolato), Giuseppe Cruciani si è lasciato andare alla seguente considerazione: “nelle scuole non si dovrebbe insegnare educazione sessuale”. Non per bigotteria, intendeva Cruciani, ma perché le persone deputate a tale compito sono i genitori.

Sono in disaccordo. Non discuto che i genitori siano in prima battuta i soggetti che dovrebbero farsi carico di fornire quel genere di informazioni (nonché ad assicurarsi che i figli non entrino troppo precocemente in contatto con immagini e video per adulti). Ma non capisco perché, da parte della scuola, non ci debba essere un affiancamento con una o due lezioni all'anno presentate da insegnanti ben preparati che non improvvisino sul momento.

Notare che si sta parlando di lezioni spot, cioè isolate. Nessuna parla di inserire l'educazione sessuale come materia fissa da studiare giorno per giorno come l'italiano o la matematica. Dico questo in riferimento all'intervento di Paola Mastrocola (scrittrice, ma anche insegnante di liceo) la quale, chiamata in causa per un commento da Cruciani, lamentava come alla scuola di oggi venga chiesto di tutto e di più (educazione, sessuale, stradale, all'alimentazione, ecc) deviando da temi più urgenti legati all'apprendimento sempre più scarso, da parte degli studenti, di nozioni basilari quali l'ortografia, la grammatica, ecc.

Da un certo punto di vista la prof.ssa Mastrocola ha ragione, i problemi della scuola sono "ben altri", per usare un'espressione cara a Cruciani. Tuttavia io non vedo ragione di mettere in contrapposizione tali problemi con la presenza di isolate lezioni di educazione sessuale, o altro. Che l'eventuale soppressione di tali insegnamenti complementari (i quali portano via una quota del tutto marginale del tempo totale disponibile) possa portare un reale beneficio all'efficacia dell'insegnamento delle materie tradizionali è una bugia con le gambe corte.

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Venendo alla puntata di ieri, a parte il non originalissimo divertessement del sondaggio sull'auto più brutta di sempre (il mio voto va alla Citroën Axel, che stranamente ieri nessuno ha citato), il momento che ho trovato maggiormente interessante è stato l'intervento del direttore di Studio Aperto, Giorgio Mulé, scandalizzato per l'atto con cui la procura di Torino gli ha negato la possibilità di trasmettere un video facente parte dell'inchiesta relativa a Giuliano Soria.

In realtà Cruciani, applicando coerentemente lo stesso ragionamento che egli porta avanti sulle intercettazioni telefoniche, intendeva fargli presente che a suo modo di vedere quel video non andava trasmesso a prescindere, in quanto l'eventuale messa in onda risulterebbe in una gogna che andrebbe peraltro a grave danno della difesa dell'imputato nel futuro processo.

Le parole con cui Mulé ha replicato sono state particolarmente interessanti: “E' anche grave per Alberto Stasi che il padre e la madre di Chiara Poggi facciano interviste in TV. Con questo criterio è gravissimo tutto. Se il sacrosanto diritto della difesa di avere parità con l'accusa viene leso qualora una parte di questo processo vada in televisione o esponga in televisione le sue ragioni, allora tutti i processi in Italia sono falsati. Se si applica questo metro, questo lavoro [quello del giornalista] è praticamente finito.

Non provo particolare simpatia per Mulé, e se devo dirla tutta, penso che l'idea di trasmettere il filmato di Soria fosse di cattivo gusto e giornalisticamente disprezzabile. Tuttavia, se le sue parole vengono intese in un contesto generale di libertà di stampa e diritto all'informazione, per quel che mi riguarda egli ha ragione al mille per mille. A margine, faccio notare che le argomentazioni di Mulé, direttore di un TG sicuramente non nemico di Berlusconi, sono identiche a quelle di un Marco Travaglio qualsiasi. Non è curioso?

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"Sesso, bugie e videotape" è il titolo di un atipico film del 1989, opera prima del regista Steven Soderbergh. Palma d'oro al Festival di Cannes.

Sex Lies and Videotape


mercoledì 1 aprile 2009

Flanders

[ATTENZIONE: il post di oggi è a firma di Paolo]

Buongiorno,
propongo un post in sostituzione di Authan, obeso di lavoro (ma non c'era la crisi?).

[Ma non si diceva "oberato" una volta? :-)) Nota di Authan]

Anche ieri credo che la trasmissione si sia "dispersa” pur in presenza di molti spunti di cronaca politica interessanti.

E lo specchio di questa cosa è il lungo intervento sulla Guida alle Messe (anche commentato da un prete! Ma com'è che i miei SMS non riescono ad entrare in trasmissione?).

Al di là della vacuità del tema confesso che l'argomento mi ha stimolato un paio di associazioni di idee che hanno fatto ridere anche mia moglie (che normalmente non perde occasione per cercare di farmi spegnere la radio): nei giorni scorsi passava la pubblicità di Famiglia Cristiana: "Vota il tuo Santo Preferito!". Tra il battage pubblicitario e l'argomento forte del giorno mi è venuto spontaneo pensare al vicino di casa di Homer Simpson, Flanders, caricatura del cattolico bigotto americano. Come sempre la realtà insegue la parodia televisiva (no, non voglio tornare a parlare del potere mediatico…).

Altro argomento trattato sono stati i sequestri dei manager con particolare riferimento per il caso francese: come Cruciani li condanno. Il problema è che, a differenza di quanto facevo io, Cruciani non condannava la scelta di lasciar gestire in termini di rapporti di forza il mondo del lavoro (perché è questo che fa il liberismo in tale campo), ad esempio quando si parlava di precarietà e flessibilità: ieri la forza stava nella disponibilità di capitale, oggi nei muscoli.

Trovo francamente incredibile (se fosse vero) che la legge francese possa permettere qualcosa di simile, anche se a tempo, ed anche il silenzio di Sarkò.

Non mi pare comunque che la pratica di licenziare (= togliere il pane a) una parte dei propri dipendenti per aumentare il valore azionario delle società –ricordate i tagliatori di teste alla Jack Welch fine anni '90- sia moralmente meno riprovevole di quanto sta accadendo in Francia. Ma non mi ricordo sia mai stata condannata su Radio24. Anzi lo stesso Cruciani ha sempre rivendicato il diritto della proprietà a disporre liberamente di questo strumento.

E' stato appena accennato, invece, il (ghiotto) argomento del nuovo arresto per l'eroica vittima della cieca furia giustizialista di Tangentopoli, l’ing. Mario Chiesa, per traffico illecito di rifiuti (no, non si tratta di quelli dell'Alta Velocità del Mugello dei miracolosi dirigenti di Impregilo :-)). Un ascoltatore propone il tema, ma Cruciani si affretta subito a smorzarlo e a ricordare che non c'è ancora nulla di giudicato. Ricordo che era stato altrettanto asettico, imparziale e garantista anche sul caso Genchi. O forse no? :-)

Mi sarebbe piaciuto invece sentire qualche parola sul disastro avvenuto nel canale di Sicilia (spero che si ridimensioni…) in particolare in relazione agli andamenti dei flussi dell'immigrazione.

E' stato un argomento che ha caratterizzato fortemente la scorsa campagna elettorale: mi pare che la diversa gestione dei CPT (che hanno avuto come conseguenza prevedibile l'incendio di quello di Lampedusa), gli accordi tra il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi ed il colonnello Gheddafi (ho perso il conto su cosa abbiamo promesso di fare per rifondere la Libia: se un'autostrada, un ospedale, entrambi, un biglietto di ingresso con tenda riservata al G20, se questo ripristinerà anche i diritti di proprietà degli italiani cacciati negli anni ’70…, ogni volta che i due si incontravano c'era una novità), e i tentativi di rifilare ai libici imbarcazioni inadeguate al pattugliamento, non abbiano sortito effetti positivi nel senso del contenimento dell'immigrazione clandestina.

Anche in questo caso, forse sarebbe il caso che qualcuno cominci a presentare il conto ed i responsabili a risponderne…

Saluti

Paolo il comunardo

Contributo multimediale suggerito: La Marsigliese, magari su sfondo "Il quarto stato" di Pellizza da Volpedo

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Quarto Stato



Da Authan: ho scelto una versione della marsigliese molto particolare, da brividi, cantata dalla folla, tratta dal film "Fuga per la Vittoria". Adoro questi momenti, in cui ho buone scuse recuperare frammenti di storia cinematografica.