Qui sotto il post di Authan. Non dimenticate l'altro post odierno, by Paolo.
++++++++++++++++++++++++++
Altro che camomilla. Altro che bromuro. Serviva, ieri sera, un dardo impregnato di sedativo, di quelli che si usano con le belve feroci, per ammansire un Giuseppe Cruciani mai così "indignato speciale" e mai così reazionario, che sul tema della dilagante protesta studentesca ha letteralmente dato in escandescenze, specie nella prima parte della trasmissione. Quella di ieri è stata una conduzione mortificante. Non si può, in una trasmissione radiofonica nazionale affrontare un argomento così complesso con una tale aggressività e veemenza verbale. Non è il modo. La Zanzara non sarà un pranzo di gala, ma neppure può ridursi a cagnara da saloon.
La situazione è questa: c'è una riforma sull'Università in fase di discussione pre votazione alla Camera, che è contestata da una parte degli studenti e dei ricercatori (chi vuole approfondire le ragioni di questi ultimi, consiglio la lettura della lettera inviata a Repubblica da un ricercatore dell'Università di Pisa. Sul Mattino di oggi, invece, trovate un'accurata analisi pro riforma, del docente della Luiss Giovanni Orsina. UPDATE. Una interessante analisi antiriforma è invece apparsa sul Fatto Quoridiano del 27 novembre a firma di Ugo Arrigo, docente alla Bicocca di Milano). Ci sono delle pubbliche manifestazioni di dissenso, alcune molto civili (studenti sui tetti degli atenei, striscioni ovunque), altre borderline (occupazioni di monumenti, a patto che non si impedisca l'accesso ai visitatori), altre odiose (occupazioni di binari, blocchi del traffico), altre semplicemente inqualificabili (tentativi di irruzione in sedi istituzionali).
Non è obbligatorio plaudire alle manifestazioni, ovviamente, ed è più che legittimo deplorare i politici che vanno sui tetti a cavalcare la protesta studentesca è più che legittimo. Ma l'esame di ciò che sta capitando non può ridursi ad una sequela di colpi d'accetta a suon di “cialtroni”, “nullafacenti”, “perditempo”, “vogliono solo fare casino”, e via andare, il tutto sulla base di ragionamenti risibili del tipo “quand'ero studente studiavo tutto il tempo e non avevo tempo di protestare”. Ma per favore. Neanche all'asilo si argomenta in modo così superficiale.
Magari la protesta è sbagliata (forse, o forse no, io non ne so abbastanza per prendere una posizione netta), ma come minimo essa va ascoltata, esaminata, sviscerata. Si tirano fuori i nodi chiave, e, se è il caso, si ribatte punto per punto, con cognizione di causa e non con uno sputar sentenze frutto solo di pregiudizi (vien quasi da pensare, ma lo dico sorridendo, che l'astio del Crux sia da collegare a qualche trauma del passato, ad esempio un due di picche rifilatogli da una bella fanciulla tutta kefiah e pugni chiusi). E' cosi che si affronta un tema e si alimenta un dibattito. E no, amico mio, non sarebbe noioso, né sarebbe un approccio adatto solo per i programmi di Giannino e Barisoni. Già noi, zoccolo duro della trasmissione, dobbiamo sorbirci un cabaret spesso infimo. Ci manca solo che la Zanzara si tramuti in una nullità reazionaria.
------------------------------------
Il 27 marzo 1987 gli U2 scatenarono un piccolo pandemonio esibendosi a sorpresa sul tetto del Republic Liquor Store nella East 7th Street a Los Angeles. La canzone è "Where The Streets Have No Name" (1987).
I wanna run
I want to hide
I wanna tear down the walls
That hold me inside
I wanna reach out
And touch the flame
Where the streets have no name...