Non so quante volte mi sarà successo di sentirmi chiedere il supporto mio e del blog ad iniziative di mailbombing indirizzate contro questo o quell'obiettivo, primo fra tutti il conduttore della Zanzara (vuoi per invocarne la rimozione al direttore di Radio 24, vuoi per far sapere a Cruciani quant'è stronzo / maleducato / paraculo / vergognoso / infame / eccetera). Ho sempre risposto di no. Innanzi tutto perché spesso non condividevo l'oggetto o il tono della protesta. Ma in secondo luogo perché è mia ferma convinzione che l'invio organizzato di una moltitudine di bellicose e-mail, non spontanee ma indotte, sia un modo troppo aggressivo di esprimere una critica, l'equivalente elettronico di una molestia fisica.
Figuratevi quindi cosa posso pensare della scelta di Libero di pubblicare in prima pagina, lo scorso 4 dicembre, un elenco di parlamentari finiani, o comunque ex PDL, corredato da relative foto (come nei manifesti "Wanted dead or alive" del vecchio west) e indirizzi e-mail (dati pubblici, ma il punto non è la privacy), il tutto con invito ai lettori di scrivere ai “traditori” un non necessariamente garbato giudizio sul loro operato. Una tale operazione, per citare uno stupendo articolo di Francesco Merlo su Repubblica del 5 dicembre, altro non è che “un invito esplicito allo stalking”. Non era sufficiente dar luogo ad una tradizionale raccolta firme?
Poi sia chiaro, ora e per sempre viva la libertà di stampa, ivi compresa la pessima stampa. Tutto è legittimo, anche una campagna giornalistica dai toni brutali come quella di Libero, contro cui nessuno sta chiedendo ammende o chiusure. Però pretendere di far passere l'idea che questo sia un giornalismo normale, standard, avente piena dignità, e tale da non suscitare manco un'alzata di sopracciglio, che è quanto ha in pratica sostenuto ieri Cruciani, per me è inaccettabile. E' una operazione, quella di Libero, che mi disgusta esattamente come a Cruciani disgusta quel giornalismo che non si fa problemi a pubblicare intercettazioni telefoniche senza rilevanza penale o foto rubate su spiagge spagnole.
Sì, mi disgusta e lo dico alto e forte. La prima pagina di Libero del 4 dicembre è una porcheria, punto. Lo dico, per capirsi, sulla base di questioni di principio, in termini di civiltà, di eleganza, di correttezza, e non perché io pensi che qualche idiota che legge il quotidiano di Belpietro possa poi andare a menare Barbareschi o Granata.
A questo proposito, è esilarante che a far spallucce sia proprio quel Cruciani che, come Pansa, ha la fissa del clima d'odio. Non riesco neanche ad immaginare quali veleni uscirebbero dai microfoni serali di Radio 24 se un pasdaran berlusconiano qualsiasi venisse aggredito per strada pochi giorni dopo che il suo faccione fosse comparso in una lista nera su uno dei fogli dell'esercito del male. Già si sono dette cose folli (pensiamo ai recenti casi Belpietro e Capezzone) senza liste nere, figuriamoci con. Poi intendiamoci, io –ribadisco– non ritengo che nello scenario politico sussista un clima d'odio foriero di violenza fisica, né da una parte né dall'altra, e quindi non imputo a Libero il rischio di armare la mano di qualche sciagurato. Però chi ci crede dovrebbe avere la coerenza di crederci sempre e non solo quando fa comodo.
Ma quanto sopra non è l'unico aspetto d'incoerenza. C'è poi la questione del tradimento e dei traditori. L'accento forte che Libero pone su questa terminologia dovrebbe non dico far sobbalzare ma almeno scuotere un pochino il nostro Crux, se è vero che questi, come ripetutamente sostenuto negli ultimi tempi, ritiene che “le categorie del tradimento e della lealtà non dovrebbero esistere in politica”. Ed invece niente. Neanche un bah o un mah, neanche un piccolo "campagna legittima, ma francamente eccessiva". Niente.
E dire che la massima del Crux appena citata è splendida e sacrosanta. La politica si fa con le idee da perseguire e con gli obiettivi da raggiungere, non coi sentimenti e coi vincoli affettivi. Le alleanze politiche non sono matrimoni. Un sodalizio politico si basa su una concreta comunione di idee e di intendimenti, non su reciproci giuramenti di lealtà, manco si trattasse di una setta massonica. Se vengono meno le basi del patto, o se decade il rapporto di fiducia, una rottura è la naturale conseguenza.
Poi dietro una rottura può esserci di tutto, com'è evidente. Profonde motivazioni politiche, oppure mero opportunismo, o al peggio convenienze strettamente personali. Ma questo è un altro discorso. Rimane il fatto che in politica la partita delle alleanze non si gioca ad un livello romantico tra lealtà e tradimento, ma ad un livello pragmatico tra la persistenza di obiettivi condivisi ed il loro venir meno.
Domani vacanza. Si torna giovedì, salvo imprevisti.
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Bon Jovi, "Wanted Dead Or Alive" (1986)
I'm a cowboy, on a steel horse I ride
I'm wanted dead or alive...