giovedì 16 dicembre 2010

Cui prodest?

Non c'è alcuna evidenza che agenti infiltrati abbiano fomentato le azioni più incivili durante i disordini di Roma del 14 dicembre. Hai voglia a passare in rassegna le foto e i video. Ognuno, specie se si parte con la predisposizione mentale di trovarci a tutti i costi degli indizi, ci vede quello che vuole, un po' come quando si guarda le forma delle nuvole in cielo.

Senza fare confusione con quelle moltitudini di studenti e lavoratori che sfilano tranquillamente nei cortei e che magari inscenano chiassose ma innocue proteste simboliche, esistono purtroppo sparuti gruppetti di giovani e giovanissimi dalle menti acerbe o obnubilate che pensano che lo sfasciare vetrine e l'incendiare automobili siano gesti portatori di un messaggio positivo, ribelle, rivoluzionario e liberatorio. Ci piacerebbe pensare che non fosse così, addossando tutta la colpa ai famigerati agenti provocatori, ma la realtà è questa. Del resto, se anche gli infiltrati ci fossero per davvero, questo non sminuirebbe comunque le colpe per le violenze perpetrate da chi prezzolato dalla polizia non è.

Il punto è un altro. Se proprio vogliamo dedicarci alla dietrologia spicciola, il dubbio da porsi, semmai, non è se ci siano o meno gli infiltrati, ma se chi aveva in carico la gestione dell'ordine pubblico abbia o no fatto tutto quanto umanamente e fisicamente possibile per prevenire le situazioni di tensione o per sedarle prima che degenerassero. Per quanto io non ami crogiolarmi nel complottismo, certi dubbi, semplicemente facendo leva sul raziocinio, sorgono spontanei.

"Cui prodest?", dicevano i latini. A chi giova? Chi trae reale vantaggio politico dai peggiori episodi di guerriglia urbana? Chi necessita di meravigliosi pretesti per screditare tutte le manifestazioni di dissenso, anche quelle pacifiche? Quando le domande sono retoriche, rispondere è pleonastico.


PS. Sempre sui disordini di Roma, splendido come sempre il Saviano di oggi su Repubblica.

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Rage Against The Machine, "Township Rebellion" (1992)




Shackle their minds when they're bent on the cross
When ignorance reigns, life is lost...

mercoledì 15 dicembre 2010

Good night, and good luck

Qui sotto un post di Authan. Oggi ce n'è pure uno di Paolo.

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Neanche se la Lazio avesse battuto la Juventus con un autogol di Krasic a 4 secondi dallo scadere dell'ultimo minuto di recupero ci saremmo ritrovati un Giuseppe Cruciani così garrulo. Anche se a parole negava con chi glielo faceva notare, l'eccitazione era tangibile. Sì, il conduttore era proprio felice, di quella felicità primordiale tipica dei bambini e dei tifosi.

Ha vinto Berlusconi, ha vinto Berlusconi. Poi si possono fare tutti i ragionamenti possibili, ma oggi ha vinto Berlusconi” è stato il mantra crucianesco della serata. Ebbene sì. Magari non la partita, ma un fondamentale set lo ha senz'altro conquistato il cavaliere contro ogni pronostico, anche se sulle modalità un po' -ehm...- "alla Moggi" dell'opera di convincimento di vari deputati un tempo a lui ostili ci sarebbe parecchio da obiettare.

Fini umiliato, centrosinistra impotente, ipotesi alternative di governo con diverso primo ministro ridotte (per me tragicamente) a meri miraggi, conservazione del ruolo istituzionale che ad oggi lo rende immune da processi. Niente male per uno che era dato per spacciato fino a pochi giorni fa. Però qui non era in gioco solo il collo di Berlusconi o la reputazione di Fini, ma la solidità sociale ed economica del Paese, che non può poggiare le basi su un governo di minoranza il cui presidente del consiglio ha come unica priorità quella di sottrarsi ai processi penali che lo vedono imputato.

Si parla tanto di elezioni ormai inevitabili. A parte il fatto che la lunga impasse politica data da tre/quattro mesi di truculenta campagna elettorale più uno/due mesi per formare un nuovo governo (magari con una maggioranza che conta nel Paese solo il 35 per cento del consenso totale) può fare la felicità solo di un rimbambito, secondo me le elezioni ci saranno solo se a gennaio la Corte Costituzionale, com'è probabile ma non certo al 100% che accada, dovesse abrogare la legge sul legittimo impedimento per le alte cariche. Se così non fosse, Berlusconi, che delle elezioni comunque un po' di paura ce l'ha eccome (non si sa mai...), tirerà a campare tenendo il Paese in una situazione di stallo permanente pur di mantenere la sua immunità giudiziaria, tutto a vantaggio della speculazione internazionale.

Qualcuno dirà che l'attuale situazione d'instabilità è tutta imputabile a Fini e a lui solo, perché è il presidente della Camera colui che ha rotto il fronte del centodestra. Ciò sarebbe da sottoscrivere se non fosse che questo governo era disastrosamente focalizzato sulle problematiche personali del premier anche quando disponeva di una maggioranza bulgara, e che pertanto la fallita OPA di Futuro e Libertà sul PdL ha comunque rappresentato un lodevole, per quanto vano, tentativo di dar luogo ad una svolta virtuosa.

In conclusione, Berlusconi avrà pure vinto il duello rusticano, e vai con gli alleluja, i sorrisi e le pacche sulle spalle, ma chi rischia davvero di pagare lo scotto della situazione che è venuta a crearsi è, in ultima analisi, l'intero Paese. Spero di sbagliarmi, ma il futuro prossimo non promette davvero niente di buono. Niente di niente. Buonanotte, Italia. E buona fortuna.


Goodnight and good luck


Vincitori e vinti

Oggi doppio post. Qui sotto quello di Paolo. Poi, a parte, uno di Authan.

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[Post di Paolo]

Buongiorno.

Dopo il luminoso esercizio democratico di ieri, in cui patria, paese, mutuo, pignoramenti e favori hanno avuto la meglio sugli interessi carrieristici di qualcuno, è forse il caso di tirare un attimo le somme di quali sono stati i risultati per le varie parti in causa con una analisi da bar, ma comunque in maniera un po' più matura della infantile cantilena “Ha vinto Berlusconi. Comunque ha vinto Berlusconi. Si, ma ha vinto Berlusconi” che Cruciani ha passato ieri sera in trasmissione, manco fosse un bimbo che sfotte l'amico per il risultato della partita della squadra di calcio del cuore.

Tutto ovviamente secondo il mio punto personalissimo e strabico di vista.

Per la maggioranza, nell'immediato non è cambiato nulla né per il PDL né per la Lega, c'è solo un po' più di chiarezza: i margini rimangono risicatissimi ma a FLI che nelle ultime settimane imponeva un paio di passaggi un minoranza ogni settimana si sostituiranno i nuovi acquisti da IDV, SVP e lo stesso FLI. Qualche altro parlamentare, adesso che è chiaro chi sia il vincitore, salterà sul suo carro nei prossimi giorni. Si può vivacchiare ancora per un po'.

Probabilmente nemmeno sul lungo periodo PDL e Lega subiranno scossoni. Penso che l'apertura a Casini ed all'UDC da un lato potrà portare ad una di quelle democristianissime situazioni di lucroso appoggio esterno / desistenza responsabile / astensione programmatica / ecc. ecc., dall'altro permetterà alla Lega di trovare un alibi per giustificare davanti ai propri elettori una serie di risultati attualmente non in linea con le promesse (da un federalismo sempre più messo in discussione – i costi attualmente sono stimati in una decina di miliardi di euro l'anno – all'incapacità di tutelare gli interessi delle regioni amministrate – parlando solo per il Veneto, nella pratica stanno progressivamente svanendo le compensazioni per i comuni interessati dal Passante di Mestre, quelle per il rigassificatore di Porto Viro, gli aiuti per gli alluvionati vicentini e veronesi, il finanziamento del sistema sanitario, e così via). Non vedo comunque un governo di lungo respiro su queste basi. Continuo a pensare che si voterà in tarda primavera.

Non cambia nulla nemmeno per il PD: quella di ieri non era la sua battaglia, vi si sono aggregati senza convinzione e i vari Calearo che aveva improvvidamente imbarcato in campagna elettorale avevano già abbandonato smettendo di essere un bastone tra le ruote. Chissà se hanno capito cosa sta succedendo, tra un pisolino e l'altro… Al limite, una volta di più, i disordini di ieri gli verranno addebitati a discredito (assolutamente a sproposito, ma cosa centra: per molti in Italia a fare casino sono e saranno sempre i soliti comunisti), a conferma di una inadeguatezza a ruoli istituzionali e del clima d'odio che fomentano.

Gli sconfitti sono evidentemente finiani, dipietristi, terzopolisti, ed opposizione in generale, che, per motivi diversi escono ridimensionati nei numeri e nella credibilità del loro progetti. Per FLI e IDV si sono evidenziate in proporzioni diverse due tematiche non certo nuove: la scelta dei candidati (in particolare Di Pietro continua sistematicamente ad alimentare una molto consistente massa di transfughi verso il proprio nemico assoluto) e l'estrema eterogeneità degli indirizzi politici al proprio interno (specie per FLI). Credo che per il terzo polo questa sconfitta possa essere letale. Già ospitava un elemento di instabilità ed un freno politico come Rutelli, già era estremamente eterogeneo in termini di orientamenti politici (si consideri ad esempio la questione laica), si vede ridimensionato in una delle tre componenti e si vede sottrarre per avvicinarla all'area di governo la componente principale. Dubito che possa ripartire da qui.

Come dubito che una opposizione già estremamente frammentata in progetti politici evanescenti ma diversi, ed ulteriormente ridimensionata nei numeri, abbia qualche chance nemmeno nel medio termine di essere un'alternativa. Probabilmente potrà far cadere un Berlusconi al tramonto, ma non sostituirlo.

Il vero vincitore è l'UDC che si vede riportare al centro dei giochi, e che per un po' potrà mostrarsi come il partito della responsabilità e contemporaneamente incassare benefici per ogni favore che farà alla maggioranza. Senza contare che questa situazione permette all'UC di intavolare in una posizione di maggior forza i rapporti con la destra per le alleanze per il dopo. Tutto molto "demitiano".

Non credo serva dire che il peggior sconfitto è per me il Paese, che rimane con un governo debole e senza prospettive in mezzo ad una crisi che lo ha nel mirino. Penso che ieri si sia realizzato il “worst case scenario” per l'Italia.

Ciao

Paolo, il pessimista


Vincitori e vinti


martedì 14 dicembre 2010

M'ama non m'ama

Le chiacchiere stanno a zero. Arrivati una buona volta alla sfida finale all'O.K. Corral non c'è nulla che si possa dire che non sia ultrabanale o trito e ritrito. Le motivazioni di Fini, l'arroccamento di Berlusconi, gli onorevoli banderuola, i traditori, le quasi mamme, le profferte per gli indecisi... Basta.

Lasciamo che alla Camera parlino i proiettili e vediamo alla fine chi, tra i pistoleri duellanti, sarà quello rimasto in piedi. O, se preferite una metafora meno cruenta, lasciamo che il cavaliere sfogli la sua margherita e vediamo se l'ultimo petalo attaccato allo stelo sarà quello del m'ama e quello del non m'ama.




If the Lord is my friend
We'll meet at the end
Of the gunfight at O.K. Corral


venerdì 10 dicembre 2010

I tre marmittoni

Il vero post del giorno è quello di Paolo. Qui sotto solo un piccolo divertessement di Authan.

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Ma questi tre elementi pazzeschi, questi tre comici della politica, esponenti del neonato "Movimento di Responsabilità Nazionale", posizionati così, uno accanto all altro, come in questa foto...


Movimento Responsabilità Nazionale


...non ricordano proprio nessuno? Dai, due su tre sono spiccicati a Curley a Larry dei "Tre Marmittoni" ("The Three Stooges").


I tre marmittoni


Se solo quello a sinistra tra i tre parlamentari si mettesse un parrucchino alla Moe sarebbe un meraviglioso en-plein.


The three stooges


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Iggy Pop & The Stooges, "I Wanna Be Your Dog" (1969)




And now I wanna be your dog
Now I wanna be your dog
Now I wanna be your dog
Well c'mon...


Post ideologico

[Testo di Paolo]

Buongiorno,

le riflessioni di ieri sulla vicenda Renzi/Arcore mi offrono lo spunto per riflettere su un aspetto spesso trascurato della politica italiana di questo periodo, e cioè il peso ed il valore delle ideologie.

Matteo Renzi è spesso molto apprezzato per il fatto di essere considerato post ideologico, con questo intendendo che non si rifà esplicitamente ai grandi filoni di pensiero politico che si sono sviluppati in Italia nel tempo e che intenzionalmente si limita pragmaticamente all'amministrazione, piuttosto che al governo (da quel poco che ho sentito anche su questo avrei dei dubbi: mi pare di riconoscere in Renzi molto dell'ex sinistra DC, ma lasciamo stare, non è questo il punto).

In Italia il confronto ideologico che si è trascinato per decenni è stato pesantemente influenzato da forze conservatrici interne ed esterne molto potenti ed è risultato inutile: dal dopoguerra in poi non è esistita una reale alternativa al potere dei conservatori, che fossero espressione della DC (prima di tangentopoli) e dei suoi eredi (ed in questi includo anche Prodi che era e rimane un ex DC) o dei finti liberali che si sono coalizzati attorno a Berlusconi. L'unica breve eccezione è stato il disastroso periodo di governo di Craxi.

A questo si aggiunga il fatto che alcune aree politiche hanno sviluppato un approccio molto dogmatico alla propria ideologia di riferimento (ad esempio l'area dell'estrema sinistra), mentre altre hanno semplicemente abiurato senza un percorso di analisi e ricostruzione (l'area liberale, quella ex socialista, quella della ex sinistra DC, quella socialdemocratica, etc.).

In sintesi credo che gli italiani si siano abituati a pensare che dal confronto tra ideologie non possa venire fuori nulla di nuovo né di buono, per cui sono felici di premiare chi non vi faccia riferimento, il che nella realtà è un problema.

Questo approccio infatti può andare bene per un amministratore, un tecnico, una persona cui vengono dati indirizzi, obiettivi e risorse e debba conseguire dei risultati, ma diventa catastrofica nel momento in cui è praticata da chi ha ruoli di governo, da chi deve definire obiettivi e percorsi dello sviluppo della società (ed un sindaco come Renzi comincia a rientrare in questa categoria), perché senza una ideologia (vecchia, tradizionale o originale), tale attività finisce col limitarsi di volta in volta ad accettare le pressioni di questa o quella lobby, senza un progetto di fondo.

Ad un progetto sociale di minimo respiro è indispensabile infatti una base elettorale ed un orizzonte di riferimento per schematizzare qualcosa del tipo: pensiamo che per la società che vogliamo il bene si identifichi in una crescita economica piuttosto uniforme piuttosto che in una crescita economica estremamente variata, nella libertà di fare quello che si vuole piuttosto che nella salvezza spirituale, e così via, per cui magari decidiamo di potenziare e rendere prioritari gli investimenti in un certo settore o di lasciare alla libera iniziativa in un altro non ritenendolo di interesse nazionale, eccetera.

Credo sarebbe ora che qualcuno cominci apertamente ad affermare che senza questi punti fermi strettamente ideologici a disegnare la società non saranno i cittadini, ma i grossi centri di potere, che normalmente hanno maggior vantaggio nell'appropriarsi delle risorse presenti in un determinato contesto, piuttosto che nel farle crescere, il che è considerato un male dalla quasi totalità dei cittadini italiani che non vedono l'ora di premiare i politici post ideologici.

Ciao

Paolo

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(Authan) Billy Bragg, "Ideology" (1986)




While we expect democracy
They're laughing in our face
And although our cries get louder
The laughter gets louder still
Above the sound of ideologies clashing...


giovedì 9 dicembre 2010

La porta proibita

Mezza Italia associa la residenza berlusconiana di Arcore ad una sorta di luogo di perdizione, un'anticamera dell'inferno. Villa San Martino è una location simbolo: la tana del lupo, il nido del serpente, il ricettacolo del male. Tutto ciò va oltre ogni concezione di senso della misura, ma è così, e bisogna farsene una ragione. Del resto, c'è un'altra mezza Italia che, con una visione manichea uguale ed opposta, pensa che Arcore sia la Mecca e che farebbe carte false pur di metterci piede, magari per prender parte a qualche allegra festicciuola.

La politica in questo Paese non è purtroppo vissuta su un piano conscio e razionale, ma su uno istintivo, emotivo, viscerale. Su un piano primitivo. E così sarà almeno fino quando Berlusconi rimarrà sulla scena politica (dopo chissà...). Il punto è se questa condizione vada, dal "bravo politico", assecondata o combattuta.

Cosa doveva fare Matteo Renzi nel momento in cui il presidente del consiglio, al quale il sindaco di Firenze aveva chiesto un appuntamento non per giocare al bunga bunga ma per chiedere conto di certe promesse elettorali, legate a talune difficoltà del capoluogo toscano, pronunciate a suo tempo dal cavaliere, gli ha comunicato di avere un momento libero per lui non nel luogo tradizionalmente deputato agli incontri istituzionali per un capo del governo, e cioè Palazzo Chigi, ma in quel di Arcore? Doveva, Renzi, compiacere la pancia del proprio elettorato, per cui ad Arcore non ci si deve neanche accostare di striscio, o invece dar retta alla propria concezione di politica, che rigetta l'ideologia, il radicalismo, la contrapposizione frontale, a favore del pragmatismo, della temperanza e del dialogo?

Beh, la scelta era tra ciò che più sarebbe piaciuto a ciò che più sarebbe stato per lui giusto. E Renzi ha scelto di rendersi impopolare, conscio delle critiche che gli sarebbero piovute addosso sia dalla base intransigente dell'elettorato che da quella nomenclatura di partito mai particolarmente amichevole nei suoi confronti, pur di fare ciò che riteneva giusto. Personalmente interpreto questo gesto come una prova di carattere, un atto di coraggio, una dimostrazione di personalità.

Come ha scritto giustamente Massimo Gramellini sulla Stampa di ieri, riferendosi a Renzi, “se il Pd intende governare davvero, deve aumentare i propri voti, non solo i propri alleati. Deve cioè convincere una parte degli elettori del Caimano a scegliere i democratici. Ora, conosco tanti berlusconiani delusi, ma neanche uno disposto a votare per Bersani, Vendola o chiunque altro sia stato iscritto al Pci. Mentre ne conosco parecchi che, nauseati da Silvio, sarebbero pronti a dirottare la loro preferenza su questo boy scout spregiudicato e post-ideologico”.

Piaccia o non piaccia, ad oggi tra le nuove leve del PD Renzi è l'unico che abbia la stoffa per far fare al partito un salto di qualità in termini di consenso. Bruciarlo solo per aver osato oltrepassare una volta la porta proibita sarebbe quanto di più stupido la sinistra possa fare.

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Enigma, "Knocking On Forbidden Doors" (1990)