Questa mattina a Bianco o Nero (trasmissione che stoicamente Alessandro Milan continua a condurre nonostante il nuovo impegno serale, pro tempore, alla Zanzara), nell'ambito di una discussione sul DDL intercettazioni appena approvata in Senato, abbiamo assistito ad una straordinaria lezione di filosofia teoretica da parte del professor Piero Ostellino, il quale ha illustrato agli ascoltatori la dottrina "liberale" (parola feticcio per l'ex direttore del Corriere, citata quasi in ogni frase) del primato dell'individuo sulla collettività. Non esiste, secondo Ostellino, un bene superiore in nome del quale la collettività possa togliere al singolo cittadino un diritto fondamentale tra cui quello alla riservatezza.
Se mi fossi trovato nell'aula di una qualche università, mi sarei alzato ed avrei applaudito a scena aperta. Dico sul serio. Del resto, quando sento gente che bercia scemenze come "intercettatemi, siiì, godo! Intercettatemi! Anzi intercettateci tutti! Chi segue la retta via non deve temere le intercettazioni!", non posso fare a meno di pensare di trovarmi di fronte a menti bacate o inconsapevoli delle follie che partoriscono. Io non voglio essere intercettato. Ma neanche un po'. Un'intrusione nel mio privato mi darebbe immensamente fastidio.
Però - perché non può mancare il però - nel momento in cui si esce da un discorso teorico, e di principio, e si passa a discutere delle conseguenze pratiche della legge sulle intercettazioni, ho trovato le parole di Ostellino un tantino astratte e facenti a pugni con le necessità pratiche. Lo stato al servizio del cittadino e non viceversa, l'individuo che prevale sul collettività, eccetera eccetera eccetera, sono tutti concetti meravigliosi, che però poi vanno calati in un mondo reale dove bisogna far convivere esigenze in chiaro conflitto tra loro (riservatezza, privacy, sicurezza, repressione dell'illegalità), ma della medesima importanza.
Io, nel mio piccolo, a scendere a patti col mondo reale per lo meno ci provo. Ribadisco che odierei essere intercettato, ma al contempo sono consapevole che, incidentalmente, nell'ambito di chissà quale indagine, esiste una probabilità bassissima, infinitesimale, che una mia conversazione possa essere registrata, e, pur auspicando che ciò non succeda, non mi sembra che ci siano gli estremi, ma neanche alla lontana, per parlare di stato di polizia o “stato etico” (espressione usata da Ostellino). Nel mondo in cui vivo io il compromesso mi pare, tutto sommato, ampiamente nella soglia dell'accettabilità.
Nell'inferno in cui crede di vivere Ostellino, invece, i cittadini sono tutti oppressi. l'Italia, per l'editorialista del Corriere, sarebbe una paese “intimamente fascista” (testuale) non perché i cittadini siano vessati da un regime guidato da un Duce sanguinario, ma perché esiste un moloch diabolico chiamato "collettività", che Ostellino identifica senza mezze misure nella magistratura, che perseguita l'individuo. Ne scruta i gesti, ne origlia le parole, pronto a fulminarlo se dovesse, ad esempio, “andare a puttane” (ha detto proprio cosi, Ostellino, cheper quel suo riferimento al fascismo si meriterebbe un bel Radio-Londra-alla-rovescia).
Ora, io mi guardo intorno, leggo, parlo con le persone, vivo la mia vita, e in tutta sincerità, per quel che mi riguarda, così come non credo di vivere in un terribile regime dittatoriale berlusconiano, neppure mi sento oppresso dal grande fratello della congrega dei PM malvagi. Siamo seri. Non è così. Nella mia percezione la magistratura fa il mestiere per cui è preposta: in presenza di un'ipotesi di reato, indaga, e, quando ritiene, usa le intercettazioni, se esse possono contribuire all'accertamento dei fatti. E l'ipotesi della cosiddetta "pesca a strascico" non è mai stata dimostrata con prove inoppugnabili da nessuno. Non è un fatto, ma una teoria complottista degna di nerd visionari usciti da un episodio di X-Files.
Sia chiaro, io non ho un'immagine idilliaca di giudici e PM. So che si parla non di robot onniscenti ma di uomini che possono sbagliare, ma rifiuto categoricamente il concetto della magistratura moloch. E' semplicemente una follia da b-movie. Non è il mondo reale che viviamo tutti i giorni.
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Ci credete se vi dico che la filosofia di Ostellino mi ha fatto venire in mente Star Trek? Principalmente per una frase che pronuncia Spock nel secondo film ("L'ira di Khan"), e cioè: "The needs of the many outweigh the need of the few. Or the one" (Le necessità dei molti prevalgono su quelle dei pochi. O di uno).
E non basta. Nel telefilm Star Trek: The Next Generation (qui sotto il video con la sigla) compaiono i Borg, violenta razza tecno-organica (famosa per sbaragliare ogni nemico all'urlo di "ogni resistenza è inutile, sarete assimilati!") i cui individui non sono in realtà dotati di libero arbitrio in quanto collegati mentalmente ad un'unica entità collettiva. Chissà cosa ne penserebbe il professor Ostellino :-)