lunedì 12 maggio 2008

Uscire vincitori

Credo che alla Zanzara di stasera si parlerà in prevalenza delle dichiarazioni di Marco Travaglio a Che tempo che fa (parte 1, parte 2, e soprattutto parte 3) sul neo presidente del Senato Renato Schifani, e pertanto ho pensato di offrire la mia opinione scrivendo un post preventivo sul tema.

E’ stupefacente il fatto che le polemiche si siano concentrate sull’accenno alle amicizie particolari di Schifani, quando invece sono stati molto più gravi gli insulti pronunciati da Travaglio, e cioè gli accostamenti con la "muffa" e i "lombrichi".

Gli insulti sono inaccettabili. Punto. Non ci penso neanche a minimizzare; Travaglio ha sbagliato, abbassandosi al livello di Sgarbi, e non è scusabile. Un mese di squalifica anche per Travaglio.

Però Travaglio non ha detto che Schifani è un mafioso. Ha detto che ha avuto trascorsi con persone poi condannate per mafia, e che questo è documentato. Ciò ovviamente non rende affatto anche Schifani un mafioso, ma non capisco cosa ci sia di scandaloso nel chiedere conto dei fatti a Schifani, che è la seconda carica dello stato, sulla quale non ci devono essere ombre.

Negli Stati Uniti, basta che venga fuori una scappatina sessuale per provocare dimissioni. Clinton e stato umiliato in TV per aver infilato sigari in orifizi inappropriati. Cosa succederebbe mai ad un presidente USA o a una importante carica istituzionale americana se si sapesse che ha avuto amicizie o rapporti d’affari con criminali?

Facciamo una domanda più generale: qual è, esattamente, il mestiere di un giornalista che si occupa di politica? E’ doveroso o no che un giornalista scavi nel passato di un protagonista nella vita politica alla ricerca di possibili situazioni imbarazzanti? Secondo me sono cose che dovrebbero rientrare nel normale lavoro di un giornalista che vuole fare il suo mestiere con impegno.

Poi è chiaro che diventa anche una questione di interpretazione. Ai fatti, per quanto veri, si può dare un'interpretazione esagerata, manipolatoria, con l’intento di gettare fango. Se questo è il caso di Travaglio con Schifani, allora Schifani risponda non con divagazioni fuori tema (“si vuole minare il dialogo”, ma che c’entra?), ma con adeguate spiegazioni e chiarimenti, che sono certo potranno essere prodotti senza difficoltà.

Solo così, per quel che mi riguarda, il presidente del Senato uscirà pienamente vincitore da questa vicenda.

sabato 10 maggio 2008

L’estremista dell’intelligenza

L’intervento di Vittorio Sgarbi alla Zanzara di venerdì 9 maggio decisamente non è passato inosservato. E volendo essere un pochino sarcastici, per una volta, mi stupisco del fatto che Giuseppe Cruciani si sia stupito del fatto che molti ascoltatori si siano stupiti del fatto che Sgarbi sia stato allegramente ospitato alla Zanzara.

Vediamo se riesco a spiegarmi senza fraintendimenti e senza passare per un censore illiberale, cosa che mi vanto di non essere.

In circostanze normali, non ci troverei nulla di strano sul fatto che Sgarbi sia ospite alla Zanzara. Io personamente non lo apprezzo, ma bene o male mi rendo conto che egli è un personaggio interessante, mai banale, di quelli che, radiofonicamente parlando, contribuiscono ad arricchire il programma.

Però il fatto è che non siamo in circostanze normali.

L’atteggiamento che il critico d’arte ha tenuto durante la puntata di AnnoZero della settimana scorsa, con il torpiloquio e gli insulti pesantissimi rivolti a Marco Travaglio (ma poteva essere chiunque altro, sia chiaro) è apparso ai più inaccettabile, inqualificabile, imperdonabile.

Dargli subito ulteriore ribalta mediatica, così come se nulla fosse, è stato giudicato da molti, me compreso, inopportuno.

Mi chiederete: cosa avrebbe dovuto fare, allora, Cruciani? Trasformare l’intervista a Sgarbi in un interrogatorio? Sgridarlo come un maestro elementare farebbe con uno scolaro indisciplinato? Bacchettarlo pubblicamente in diretta? Naturalmente no, non è affatto questa la mia idea.

E neppure chiedo a Cruciani di depennare vita natural durante Sgarbi dalla lista dei potenziali ospiti. No, nessuna lista nera viene invocata.

Quello che chiedo è un mese di squalifica.

Lo so, suona ridicolo, ma pensateci: in tutti gli sport, se un giocatore si macchia di comportamento violento o se insulta un avversario o un direttore di gara, viene giustamente squalificato. Perché non applicare lo stesso principio, con le dovute proporzioni, al mondo dell’informazione?

Se un protagonista della vita pubblica trascende e si lascia andare a comportamenti censurabili, venga punito da un immaginario giudice supremo. Venga "squalificato". Gli sia negata (non per legge, ma per iniziativa autonoma dei media) la ribalta mediatica per un breve e fissato periodo di tempo.

Questo è ciò che vorrei. Vittorio Sgarbi nell’oblio per un mese. Poi che torni pure a fare l’estremista dell’intelligenza (come lo ha argutamente etichettato Gasparri) in tutte le TV e in tutte le radio, sperando che abbia realizzato come sia il caso di smettere di fare anche l’estremista della volgarità.

venerdì 9 maggio 2008

Verità assolute

Dopo la solita carrelata di notizie, la Zanzara di ieri ha avuto un’inizio complicato con un paio di ascoltatori che volevano solo fare polemica senza alcun costrutto. Vorrei dare un consiglio a chi mi legge: se non condividete opinioni/atteggiamenti del conduttore Giuseppe Cruciani (a me capita spesso), esprimete il vostro dissenso con modi civili e argomentando, senza scadere in inutili sarcasmi. E’ davvero l’unico modo per sperare di "spuntarla" in qualche circostanza.

Detto questo, vorrei fare qualche commento sparso sui tanti temi interessanti toccati ieri.

Nei primi minuti di trasmissione, Cruciani ha segnalato le parole del sindaco di una cittadina veneta che se l’è presa con lo scrittore Federico Moccia e il suo libro "Tre metri sopra il cielo" a causa della presenza di alcuni brani con descrizioni esplicite di atti violenti. Cruciani a stento tratteneva le risate. Io scuotevo la testa mormorando “ma come si fa?”.

Ma possibile che la capacità di analisi sociologica di certa gente sia ancora così limitata? Un tempo, l’origine del male erano i cartoni animati giapponesi. Poi venne la musica hard-rock, ispirata dal diavolo in persona. Adesso, incredibilmente, la radice della violenza starebbe nei libri di Moccia, che se ha una sola colpa è quella di aver riempito i ponti di ogni città con migliaia di stramaledettissimi lucchetti. Stendiamo un velo pietoso e passiamo oltre.

Il conduttore della Zanzara ci ha poi resi partecipi della polemica tra Gad Lerner e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari a proposito dell'importanza o meno delle statistiche sulla criminalità secondo le quali la situazione è migliorata rispetto agli anni scorsi e rispetto agli altri paesi.

Cacciari, con il plauso di Cruciani, delle statistiche “se ne frega”, perché quello che conta è la percezione della cittadinanza. In parte anch’io capisco la visione di Cacciari, però andava sottolineato con maggior enfasi che la percezione è anche figlia di una certa stampa che sull’accentuazione della paura ci ha un po’ marciato, più per moda che non per torbide finalità politiche.

Non fraintendete, non mi sogno lontanamente di dire che l’Italia sia un paradiso. Dico solo che la situazione criminalità, micro e macro, per me non è peggiore di quanto non sia sempre stata in precedenza. Solo che ora parlarne è di moda. Purtroppo, il fatto è che in passato il tema sicurezza non è mai stato affrontato con la dovuta fermezza. Vedremo se le ora le cose cambieranno. Io non sono ottimista, ma sarò felice di sbagliarmi, nel caso.

Veniamo al giuramento dei nuovi ministri. Come noto, ce ne sono 12 con portafoglio e 9 senza. Su questi ultimi, Cruciani ha parecchio ironizzato e io condivido in pieno tale ironia. Davvero non si capisce il senso di avere (ancora) un ministro per l’attuazione del programma, uno per le politiche giovanili, per le pari opportunità, ecc. ecc. Contavo che Berlusconi approfittasse della evidente volontà di fare un governo del presidente per mettere in piedi una squadra veramente snella senza inutili poltrone che in realtà sono bandierine dei partiti, ma l’occasione è andata persa.

Next. Durante la seconda ora è stato intervistato l’esperto di nanopatologie professor Stefano Montanari, del Grillo team, sul tema inceneritori. (Inciso: a leggere il suo blog, il Montanari non è rimasto molto soddisfatto del trattamento a cui lo ha sottoposto il “tuttologo” Cruciani). E’ stato interessante, anche se come ho detto nel post di ieri, preferirei sentire luminari non schierati. Spero comunque che l’approfondimento prosegua anche nei prossimi giorni, senza pregiudizi, per quanto l’opinione di Cruciani sia più che palese.

Infine, due parole su un commento che Cruciani ha fatto, rispondendo ad un ascoltatore, relativamente alle recenti invettive di Vittorio Sgarbi contro Marco Travaglio ad AnnoZero. Cruciani ha detto che quello di Sgarbi è “quasi l’unico modo per opporsi a quelle che Travaglio presenta come verità assolute”. No, Cruciani, NO. Mi spiace, ma questo è del tutto inaccettabile.

Se Travaglio è straordinariamente efficace nel presentare le sue opinioni (magari con feroce ironia ma senza mai trascendere andando sopra le righe), questo è un suo merito, non una colpa. Se non si condivide (legittimamente) quanto dice Travaglio, si risponda usando le sue stesse armi, cercando di essere più efficaci e convincenti di lui. Gli insulti, la volgarità, e la maleducazione sono sempre sempre sempre da condannare.

giovedì 8 maggio 2008

Luminari

Nella parte iniziale della Zanzara di ieri, in attesa che Berlusconi uscisse dal Quirinale per ufficializzare la lista dei ministri del suo nuovo esecutivo, bisognava in qualche modo far passare il tempo.

Probabilmente, per gestire evenienze come queste, il conduttore del programma, Giuseppe Cruciani, tiene "in frigo", pronti all’uso, argomenti sempre "commestibili" da mettere sul tavolo per riempire situazioni di buco. E dal frigo, ieri, è uscito il sempreverde Beppe Grillo.

Di chi fidate di più?” - ha chiesto Cruciani agli ascoltatori - “Di quest’uomo” (Beppe Grillo, che insulta Umberto Veronesi e lo accusa di essere in combutta con i costruttori di inceneritori), “o di quest’altro” (Veronesi stesso, che sostiene non ci sia evidenza di aumenti di tumori nelle popolazioni che vivono a ridosso dei termovalorizzatori).

La mia prima risposta, a pelle, non può che coincidere con quella di Cruciani: “Veronesi tutta la vita”.

Però, ho anche una seconda risposta: secondo me porre la questione in questi termini è del tutto inopportuno, e, da un punto di vista giornalistico e informativo, controproducente, in quanto l’effetto che si ottiene è quello di radicalizzare lo scontro delle due scuole di pensiero (termovalorizzatori utili o dannosi) portandolo al basso livello del tifo calcistico.

Se Cruciani vuole fare informazione sugli inceneritori (cosa che sarebbe oltremodo auspicabile), la faccia in modo giornalisticamente serio. Lasci perdere Beppe Grillo, i grillini sfegatati e gli anti-grillini sfegatati, e sul tema faccia intervenire in trasmissione luminari che siano, simultaneamente, insigni professionisti di indiscussa sapienza e persone note, apprezzate, che vantano alta credibilità presso il grande pubblico.

Oltre a Veronesi stesso, penso a divulgatori scientifici (ad esempio Piero e Alberto Angela), fisici (Margherita Hack, Carlo Rubbia, ecc.), medici, chimici, scienziati in generale.

Sono queste le opinioni che avrei piacere di sentire, quelle che ritengo davvero rilevanti dal punto di vista informativo e divulgativo al fine di potermi formare compiutamente un'opinione. Su un tema scientificamente così complesso, dell’opinione di Grillo e dei suoi tifosi, pro e contro, non so proprio che farmene.

mercoledì 7 maggio 2008

Niente di cui pentirsi

Durante la carrellata iniziale di notizie, alla Zanzara di ieri, Giuseppe Cruciani ha ironizzato sul fatto che Romano Prodi, intervistato da Ballarò, ha difeso senza pentimenti l’operato del suo esecutivo. In sostanza, il conduttore della Zanzara contesta all’ex premier la totale mancanza di autocritica, riassumendo il suo commento in un ipotetico titolo “Niente di cui pentirsi”, che prontamente ho fatto mio per questo post.

Subito dopo, Cruciani ha trasmesso alcune dichiarazioni di Prodi rilasciate alcuni giorni fa in riferimento al famigerato programma di governo 2006 dell’Unione, quello di 281 pagine. Ne trascrivo alcuni frammenti, con minuscoli adattamenti per maggior leggibilità (Prodi non parla, bofonchia): “E’ stato molto deriso il fatto delle 281 pagine, ma da questo fare una campagna elettorale [2008] in cui i programmi sono stati trascurati e calpestati perché si diceva che non contano nulla, è un passaggio indietro grosso”.

In risposta, Cruciani ha sostenuto che non è vero che i programmi (peraltro simili sotto alcuni aspetti, per quanto riguarda PDL e PD) non hanno contato nulla in campagna elettorale, e che “l’esaltazione del programma di 281 pagine è curiosa”.

Questa severità di Cruciani, lapidaria e quasi irridente verso Prodi, la trovo abbastanza fuori luogo. Vista la maggioranza brancaleone che si è trovato a dover gestire, per me il professore ha fatto letteralmente dei miracoli. Con la spada di Damocle del Senato sempre in bilico, è lampante che per Prodi non è stato sempre possibile operare come avrebbe voluto, ma chiunque al suo posto avrebbe avuto gli stessi problemi e non so indovinare chi avrebbe saputo cavarsela meglio.

Insomma, Prodi secondo me non è, di fatto, compiutamente giudicabile, e pur condividendo l’idea che egli fa male a non ammettere neppure un errore, allo stesso modo non trovo corretto non riconoscergli in modo esplicito alcun merito, lasciando trasparire, volenti o nolenti, un giudizio pesantemente negativo e senza appello.

Sulla faccenda dei programmi che nella recente campagna elettorale non avrebbero contato nulla, sicuramente Prodi ha esagerato. Tuttavia, trovo comunque condivisibile il pensiero in base al quale scrivere un programma generico e vago, anziché uno molto dettagliato, sia un passo indietro. Pur concedendo che 281 pagine rappresentano un tomo improponibile per l’elettore medio, anziché limitarsi ad irridere il vecchio programma dell’Unione sarebbe stato meglio dire qualcosa di propositivo su come, esattamente, dovrebbe essere scritto un programma

Ad esempio, alle prossime elezioni (2013...) a me piacerebbe che le forze in campo presentassero due documenti. Uno sintetico, una sorta di abstract, rivolto all’elettore medio, e uno ultra-dettagliato, colmo di numeri e cifre relativi a obiettivi da raggiungere con indicazioni puntuali su come verranno finanziati gli interventi, rivolto agli "addetti ai lavori", in modo che l’operato del governo sia poi giudicabile con l’approccio "carta canta". Che ne pensate?

martedì 6 maggio 2008

Il giusto peso

Il tema dominante della Zanzara di ieri sera è stato il barbaro pestaggio di un giovane a Verona, poi morto dopo alcuni giorni di agonia in ospedale, ad opera di un branco di teppisti d’alto bordo. Personalmente, ho condiviso l’analisi di Giuseppe Cruciani, il quale ha rigettato ogni tentativo di associare quanto accaduto ad un presunto nuovo clima d’intolleranza instauratosi a seguito del recente esito elettorale.

Visto che, interpretando freddamente i fatti, si è trattato di un efferato episodio di violenza di strada senza reali connotazioni ideologiche, male hanno fatto Veltroni e il quasi ex ministro Ferrero a darne una chiave di lettura politica, e altrettanto male ha fatto il neo presidente della camera Fini a fare insensati paragoni con le contestazioni anti-israeliane da parte di frange della sinistra radicale in occasione dell’imminente Fiera del Libro di Torino.

Detto questo, e ricordando che alcuni mesi fa, in occasione della violenza e dell’assassinio della signora Reggiani, a Roma, vi furono, a parti invertite tra destra e sinistra, strumentalizzazioni del tutto analoghe, avrei magari trovato opportuno che Cruciani cogliesse l’occasione per sottolineare un concetto più generale: l'interpretazione in chiave politica di isolati episodi di cronaca nera, per quanto efferati ed agghiaccianti, è sempre da evitare.

Così come gli immigrati non sono tutti stupratori e assassini, i simpatizzanti leghisti, o comunque di destra, non sono tutti squadristi picchiatori. Bisogna smetterla di ragionare su basi così assurdamente semplicistiche e dare il giusto peso alle cose.

Chi commette un reato va considerato per quel che è: un delinquente. Punto e basta. La nazionalità, la religione, l’appartenenza politica, ecc. ecc., sono, nella stragrande maggioranza dei casi, elementi incidentali non generalizzabili, e, in quanto tali, sostanzialmente irrilevanti.

lunedì 5 maggio 2008

Il nemico del mio nemico

Ho ascoltato dal sito di Radio 24 la registrazione della Zanzara di venerdì 2 maggio. Così come quella del 30 aprile (che ho ascoltato in diretta) e, a quanto mi risulta, quella del primo maggio (che ho perso e non ho voglia di riascoltare), si è dato molto spazio alla vicenda della pubblicazione dei redditi 2005 degli italiani.

Cruciani è stato molto critico: non capisce il senso dell'iniziativa, né i possibili benefici. Io ci ho riflettuto sopra, ma non abbastanza, a quanto pare, visto che ancora non sono riuscito a farmi un'opinione precisa. Di sicuro, la cosa è stata molto mal gestita, con effetti che si sono rivelati controproducenti verso chi ha promosso questa azione. Come minimo, la privacy andava salvaguardata consentendo preliminarmente a chi ne facesse esplicita richiesta di essere escluso dagli elenchi.

Mi hanno poi molto colpito i frammenti di AnnoZero ritrasmessi da Cruciani con protagonisti Michele Santoro, Marco Travaglio, Vittorio Sgarbi e, indirettamente, Beppe Grillo.

Posto che Grillo si mette automaticamente dalla parte del torto quando insulta ed inveisce (si pensi a Umberto Veronesi definito "Cancronesi") senza seriamente argomentare, devo registrare che anche Vittorio Sgarbi è tornato a dare il peggio di sé (specialmente verso Travaglio), come ai tempi in cui dava degli "assassini" ai giudici di mani pulite.

Evidentemente, però, Cruciani non la pensa così riguardo Sgarbi, visto che non ho sentito una sola vera, seria, parola di biasimo verso il critico d'arte. Anzi, il conduttore della Zanzara era tutto contento che finalmente la sua nemesi Marco Travaglio avesse di fronte un degno "contraddittorio". Ma quale contraddittorio! Sgarbi sembrava un invasato senza freni.

Ancora una volta, due pesi, due misure. Per Cruciani, se uno ha ragione, che urli pure, che inveisca, che strepiti. Che problema c'è? In fondo, come si suol dire, il nemico del mio nemico è mio amico.