mercoledì 9 giugno 2010

Ritorna a casa Speedy Gonzales

Sono in autostrada. Poco traffico. Vado ai 120 costanti col cruise control. Ad una cinquantina di metri innanzi a me un camion mi precede viaggiando ad una velocità leggermente inferiore. E' necessario il sorpasso. Guardo lo specchietto retrovisore. Nessuno. Metto la freccia. Poggio il piede sull'acceleratore. Ricontrollo lo specchietto perché non si sa mai.

E' un attimo. Da un'intercapedine dell'iperspazio un missile terra aria nero mi annuncia la sua presenza lampeggiando con gli abbaglianti, e nell'arco di un nanosecondo mi sfreccia accanto per poi sparire all'orizzonte prima che io passa esalare il respiro successivo.

“Cristo santo”, è tutto quello che riesco a balbettare.

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Caro sindaco Flavio "Speedy Gonzales" Tosi, a 200 chilometri orari la sua dannata auto, scorta o non scorta, che sia guidata da un pilota professionista o meno, è un arma letale che può uccidere innocenti. “A meno che tu non sia inseguito da Bin Laden”, per citare Giuseppe Cruciani, non c'è nessuna ragione al mondo, che sia di sicurezza o di servizio, per andare a quella velocità. Nessuna questione di sicurezza può essere così pressante da mettere a repentaglio la vita degli altri automobilisti che hanno la sventura di percorrere la sua stessa strada.

Se non riesce a capire un concetto così semplice, se davvero pensa che la multa per eccesso di velocità che la polizia stradale di Vicenza ha comminato all'Audi A6 in uso all'ufficio del sindaco di Verona sia da cancellare, allora se lo lasci dire: all'apparenza potrà anche tentare di apparire come uno dei pochi leghisti dal volto umano, ma sotto sotto lei altro non è che un piccolo arrogante presuntuoso democristiano vecchio stampo. Su da dos

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Solo una manciata di consigli per Alessandro Milan, neo conduttore pro tempore della Zanzara, dopo che Cruciani, come sempre fa in occasione di mondiali di calcio o europei, si è dato alla macchia.

- Vuole fare una trasmissione stile Zanzara 2010, caro Milan? Bene, ma in tal caso facci divertire sul serio, se ne sei capace. Sennò lascia perdere

- O invece intende fare una trasmissione stile Zanzara dei bei tempi andati, cioè un talk show sui fatti del giorno e non sulle cazzate? Allora è facile. Ha presente Bianco o Nero? Immagino di sì :-) Ebbene, facia un bel copy&paste e con i dovuti ritocchi e ci serva un pasto completo al confronto del quale la sua trasmissione mattutina sembri solo un cappuccino e brioche. Sarà un successone!

- Non è obbligatorio parlare tutti i giorni di Berlusconi, ma se lo si fa si cerchi di separare il fumo dall'arrosto. In linea generale di cose come la sensualità della voce del cavaliere non gliene frega una straminchia a nessuno.

- La questione massoneria/PD, con cui Crux si è tanto sollazzato negli ultimi giorni, può considerarasi esaurita, se Dio vuole.

Grazie. Buon lavoro ^__-

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Bruce Springsteen, "Racing In The Streets" (1978)




Tonight tonight the strip's just right
I wanna blow 'em all out of their seats
Calling out around the world
We're going racin' in the street...


martedì 8 giugno 2010

Populismo di bassa Lega

Ci sono milioni di ragioni per pensare tutto il male possibile del CIP6, il sistema di incentivi, pagati dai consumatori finali, per l'energia prodotta da fonti rinnovabili e "assimilate". Ma come tra queste si possa annoverare anche la presunta colpa di aver “drogato il mercato degli ingaggi dei calciatori”, in conseguenza del fatto che alcuni proprietari di club (Moratti in primis) godono degli incentivi, lo sanno solo Dio e Roberto Calderoli. Va a sapere perché, il ministro alla semplificazione (ma il giornalista Francesco Bonazzi sul Secolo XIX lo ha meravigliosamente rinominato "Ministro del Diversivo", e forse tale definizione spiega tutto) si è svegliato una mattina e ha deciso di prendersela con i fasti del mondo del calcio, un tema che fa sempre presa sul popolo delle chiacchiere al bar.

Anche se il CIP6 sparisse domattina, caro ministro, gli esorbitanti stipendi dei calciatori (ma solo le poche centinaia che arrivano alla serie A si arricchiscono sul serio), crisi o non crisi, rimarrebbero comunque tali, così come del resto sono sempre stati. Ma lo stesso vale per cantanti, attori, piloti, perché il libero mercato, nel mondo dello spettacolo, funziona così. L'alternativa è la Corea del Nord, e non credo che nessuno voglia davvero fare il cambio. Capirei se certi concetti del genere andassero ancora spiegati a qualche esponente del partito comunista dei lavoratori, ma speravo che almeno con la Lega fossimo già un passo oltre.

Qualcuno ribatterà che in USA ci sono i salary cap. E' vero, ma il tetto ai contratti è imposto dalle leghe professionistiche (con il lodevole scopo di livellare i tornei in modo da renderli più avvincenti), e non dal governo per presunte questioni di giustizia sociale o come provvedimenti anti-crisi. C'è una bella differenza.

Pertanto quello di Calderoli, e dei suoi colleghi di partito (Speroni, sentito ieri alla Zanzara, Salvini, stamattina a Bianco o Nero, e altri), che incredibilmente gli danno ragione, è populismo di bassa Lega allo stato puro. Fosse un passante qualsiasi a sparare queste fesserie uno non ci farebbe neanche caso, ma se lo fa un ministro della Repubblica c'è da mettersi le mani nei capelli. “Siamo un paese ridicolo” ha detto Fabio Cannavaro a commento di questa vicenda. Accodandomi a Giuseppe Cruciani, devo concordare con il capitano della nazionale.

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NON HO L'ETA'

"Forza Europa" e "Finalmente una riforma (imposta da Bruxelles)" titola oggi con azzeccata ironia in prima pagina il Riformista, in riferimento alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che impone all'Italia di equiparare entro il 2012 l'età pensionabile di uomini e donne nel settore pubblico.

Perché si sia dovuti arrivare a tanto (la minaccia di sanzioni dall'Europa, dico) affinché si procedesse sul fronte pensioni io non me lo spiego. Anzi, a pensarci bene in realtà me lo spiego benissimo. Toccare le pensioni in Italia è sempre un tabù. Chi ci prova si ritrova 3 milioni di persone in piazza. Serviva un capro espiatorio, qualcuno a cui addossare la colpa di un provvedimento impopolare, e la Corte Europea si presta perfettamente a tale scopo. La faccia piatta e contrita da cane bastonato del ministro del welfare Maurizio Sacconi che spiega come con la Commissione Europea non ci sia stato margine di trattativa francamente fa sorridere. Fosse stato per le quote latte, il governo avrebbe messo Bruxelles a ferro e fuoco.

So che molte dipendenti statali (ma di sicuro l'innalzamento verrà poi esteso anche nel settore privato) che vedevano il traguardo in fondo al rettilineo saranno deluse, ma le motivazioni per considerare giusta la riforma ci sono tutte. E lascio che a spiegarle siano proprio due donne: l'economista Irene Tinagli sulla Stampa del 4 giugno, e la saggista femminista Alessandra Bocchetti sull'Unità di oggi. Non sto a trascrivere nulla. Seguite i link, se ne avete voglia, e leggetevi le loro interessanti disamine.

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New Trolls, "Faccia di cane" (1985)




In questa città che prende a calci un cane
Mentre muore di fame
In questa città che affoga senza il mare...


lunedì 7 giugno 2010

Fedeli alla linea

Della Zanzara di venerdì 4 giugno, praticamente incommentabile, mi è rimasta impressa solo la punzecchiatura, un po' scherzosa e un po' no, di Giuseppe Cruciani nei confronti di Luca Telese riguardo al fatto che quest'ultimo, nel passare dal Giornale al Fatto, avrebbe perso una buona dose di moderazione, allinendosi per toni usati ai suoi nuovi compagni di ventura su un piano cosiddetto forcaiolo. Non che Telese abbia cambiato idea su questo o quel tema, ma, semplicemente, sempre secondo Crux, quei pensieri forti che al Giornale di Belpietro il buon Luca teneva per sé al Fatto di Padellaro e Travaglio vengono lasciati uscir fuori prepotentemente e senza freni.

Sono "perfettamente d'accordo a metà col mister", per citare un modesto calciatore di qualche anno fa. Nel senso che in realtà il dubbio che Telese stia un po' estremizzando certe posizioni, rendendole più forti del dovuto per assecondare, non so se consciamente o inconsciamente, la sua militanza nella truppa del Fatto un po' ce l'ho. E il motivo per cui ce l'ho è perché lo stesso identico concetto attraversa la mia mente anche quando penso a Cruciani e ai suoi velenosissimi articoli su Panorama, articoli che vanno molto oltre la semplice ruvidezza e perentorietà tipica del Crux conduttore radiofonico. I suoi sono pezzi non semplicemente “taglienti”, ma cattivi, feroci, beffeggianti alla massima potenza. Non ci sono angoli smussati con la lima, ma solo teste recise a colpi d'accetta, come per mano di un boia. E gli sventurati bersagli, a parte qualche occasionale foglia di fico (Gasparri, Santanché, Barbareschi), sono sempre esponenti riconducibili al fronte politico avverso a quello del cavaliere.

E pertanto, così come venerdì ci si chiedeva qual è il vero Telese, se quello tridimensionale con le sfaccettature o quello monodimensionale forcaiolo delle “manette educative”, la stessa domanda bisognerebbe porsela sul nostro conduttore preferito: qual è il vero Crux? Quello della radio, “di parte, sì, dalla mia parte”, che dice di “vivere nel dubbio” e con cui qualche volta ci si può pure ragionare, o il "berluschino di complemento", soldatino uguale a mille altri, che ogni venerdì sputa il suo veleno prezzolato come se dovesse anch'egli assecondare la sua militanza in un esercito?

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CCCP Fedeli Alla Linea, "And The Radio Plays" (1989)




Ti guardo e non ti vedo
Ti ascolto e non ti sento
Non chiedermi di crederti
Non lo farò...


venerdì 4 giugno 2010

Compagni e fratelli

L'ultimo surreale dibattito che in questi giorni anima alcuni esponenti di secondo piano del centrosinistra, consentendo loro di ritagliarsi qualche sprazzo di visibilità sulla stampa, riguarda la compatibilità o meno tra l'avere la tessera del PD, con magari pure qualche incarico dirigenziale, e l'essere iscritti ad una loggia massonica, come se tale ambiguità riguardasse i vertici del partito e non solo qualche sparuto peones locale.

Va detto che, grazie al cielo, il dibattito di cui sopra sembra per ora trovare cittadinanza solo nei bassifondi del sistema mediatico italiano, bassifondi di cui, però, dopo la svolta cabarettistica di inizio 2010, fa parte anche la Zanzara di Giuseppe Cruciani. Un tema del genere, infatti, lo si scova solo rovistando nel cassonetto dell'immondizia delle notizie; ma questa è un'attività a cui ultimamente alla Zanzara ci si diletta giorno per giorno. E dal cassonetto ieri è spuntata un'intervista di Giuseppe Fioroni (ieri poi ospite in trasmissione) al Tempo, nella quale l'ex ministro dell'istruzione caldeggia la tesi dell'incompatibilità tra PD e massoneria.

Ora, prendendo un bel respiro, perché ci va pazienza a spendere energie mentali per cose del genere (ahimè oggi non ho trovato niente di meglio su cui disquisire), cercherò di buttar giù due o tre concetti in modo semplice.

Di che tipo di massoneria stiamo parlando, così a occhio? Parliamo di infide società segrete (ma segrete sul serio, i cui membri mai ammetterebbero pubblicamente l'appartenenza) dedite alla manipolazione e al controllo occulto di alcuni aspetti del mondo politico, istituzionale e del business, o invece di club semi-carnevaleschi che più che alla P2 di Licio Gelli fanno pensare alla Loggia del Leopardo di Happy Days? Ecco, se devo scommettere i miei due euro, per me stiamo parlando di quattro mattacchioni col fez maculato in testa che trovano eccitante indossare delle bizzarre palandrane ornate da enormi croci di Malta.

Intendiamoci, il problema sollevato da Fioroni in linea di principio ha un suo perché. Ma per affrontarlo dal verso giusto andrebbero prima individuate e messe in lista nera quel genere di organizzazioni, non necessariamente di matrice massonica, tipo l'Opus Dei, che sul serio (per dirla alla Luca Telese, anche ieri a lungo collegato telefonicamente) “rispondono ad altri poteri”. Quelle sì che sono associazioni dalle quali il bravo esponente del PD deve stare alla larga.

E' invece un errore degnare troppo di attenzione quelle innocue combriccole clownesche di "fratelli" massoni vestiti da templari che, più che paura, fanno ridere, verso cui non è proprio il caso di stare a sollevare questioni poco comprensibili per l'italiano medio e destinate ad alimentare solo una sensazione di confusione assoluta all'interno del PD.

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Parlando di "fratelli", e tenendo in conto di come (peraltro a causa mia) Telese e Cruciani negli ultimi giorni tendano a paragonarsi a Bud Spencer e Terence Hill, mi è venuta in mente una mitica scena da "Lo chiamavano Trinità". L'avrò vista un miliardo di volte, ed eppure rido ancora.




- E' il Signore che vi manda da noi
- No, passavamo di qui per caso



giovedì 3 giugno 2010

Eroi e detrattori

[Il post è di Paolo]

Le continue polemiche su Roberto Saviano (Berlusconi, Fede, Parente, Dal Lago, Borriello) di cui si è stato dato conto negli ultimi tempi alla Zanzara mi fanno tornare in mente un paio di strofe della canzone "L'Isola che non c'è" di Edoardo Bennato: "Son d'accordo con voi, non può esistere una terra dove non ci son santi né eroi, e se non ci son ladri, se non c'è mai la guerra…".

Considero Saviano un buon divulgatore, uno che ha scelto di dare una forma fruibile ed ordinata a cose che già erano sì di pubblico dominio, ma in forma frammentaria, non organica e poco leggibile. Il geologo Tozzi, gli Angela padre e figlio, V.M. Manfredi, Augias, Cecchi Paone, Philippe Daverio lo hanno fatto in altri campi, Saviano ha scelto di farlo parlando della camorra. Lo ha fatto bene e con senso civico, ne ha tratto notorietà e, mi auguro, qualche soldo.

Se era cosciente dei rischi che questo gli avrebbe tirato addosso, delle rinunce che avrebbe dovuto affrontare non lo so con certezza, ma ho motivo di credere che potesse aspettarsi più i rischi conseguenti a ciò che scriveva, che il successo del libro che ha scritto.

Non considero Saviano un letterato né un eroe, ma un cittadino dal forte senso civico e penso che ogni affermazione in tal senso sia esagerata (anche molto), se non intesa come manifestazione di stima e solidarietà. Gli tributo quindi la mia stima e, per quanto vale, la ma solidarietà.

Mi infastidisce che alla pletora di detrattori che ovviamente hanno accompagnato la notorietà del personaggio venga dato uno spazio altrettanto esagerato, con il risultato di farlo passare, oltre che per eroe (di carta, come suggeriva in trasmissione il sociologo Alessandro Dal Lago), anche per martire degli opinionisti da strapazzo (come se non bastasse la vita cui si è costretto).

"Da strapazzo" perché a nessun verrebbe in mente di mettersi a berciare sul fatto che gli Angela o Tozzi non siano degli scienziati o Augias un poeta, se qualcuno saltasse su ad affermarlo la risposta sarebbe un annoiato "Embè?" ed il tutto finirebbe forse in un trafiletto in ventisettesima pagina. Per Saviano invece basta il sospiro di chiunque (compresi personaggi che in materia hanno una credibilità ed autorevolezza enorme come il rancoroso Fede o il calciatore Borriello) per ribadire l'ovvio (è vero, non ha scritto nulla di nuovo, non è un raffinato letterato, e con ciò?) con risalto mediatico enorme.

Bene, dall'alto della mia autorevolezza affermo anche un'altra ovvietà: nessuno prima di lui era riuscito a dare un quadro altrettanto chiaro e facilmente interpretabile del fenomeno camorra agli italiani, e sono i numeri di copie vendute e l'audience dei suoi spettacoli a dirlo con tutta evidenza. Gli stessi numeri per i quali presumo Giuseppe Cruciani alla fiera del libro abbia ritenuto di intervistare lungamente Benedetta Parodi. Continuo a non capire come mai, per Saviano, quei numeri giustifichino invece altrettanto ampie interviste solo ai suoi detrattori.

Saluti

Paolo

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(Authan) Litfiba, "Eroi nel vento" (1985), qui proposta nel riuscitissimo arrangiamento datato 1992.




Non sarò eroe
Non sarei stato mai
Tradire e fuggire
E' il ricordo che resterà...


martedì 1 giugno 2010

Accecato dalle stelle (di Davide)

Domani è vacanza, anche per il blog.

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[Il post di oggi è di Paolo]

Buongiorno,
oggi permettetemi un po' di sana indignazione per la prima parte della trasmissione. La notizia dell'abbordaggio all'imbarcazione della Freedom Flottilla diretta alla striscia di Gaza e della strage a bordo è una di quelle che non possono lasciare indifferenti, perché si inserisce nel contesto di un conflitto ultradecennale tra gli opposti estremismi di due culture diverse, con il corredo di schieramenti ideologici spesso pregiudiziali a favore dell'una o dell'altra parte, perché colpisce con una azione di guerra chi diceva di andare a portare soccorsi nel nome della pace.

Allo stato attuale si sa troppo poco per capire cosa sia successo: chi parla di dieci morti chi del doppio, chi parla di provocazioni nei confronti degli israeliani, chi di un'operazione al di fuori delle acque territoriali. Qualsiasi valutazione richiede una comprensione per ora impossibile.

Personalmente, nella guerra in Medio Oriente, mi sento (per cultura e per l'ammirazione per la loro determinazione e tenacia) più vicino agli Israeliani che ai Palestinesi, ben sapendo che tra razzi Qassam, colonie, terrorismo e discriminazione, in questo conflitto forse più che in altri, è impossibile individuare una separazione netta tra buoni e cattivi.

Ho trovato però disgustoso l'atteggiamento di Giuseppe Cruciani, la cui pretesa di minimizzare comunque a prescindere da qualsiasi cosa possa essere successa le responsabilità israeliane è stata esagerata e fuori luogo, e persino paradossale quando ostentava stupore per la rabbia che gli ascoltatori esprimevano per le sue sparate oppure quando sbandierava a giustificazione di qualsiasi cosa il fatto che Israele è l'unica democrazia della zona. Che è il motivo principale per il quale mi sento più vicino ad Israele che ai palestinesi, ma nella situazione che si è verificata, cosa centra, cosa giustifica? L'elezione di Obama giustifica e cancella forse Abu Grahib?

Condivido la rabbia degli ascoltatori che protestavano con Cruciani: come si fa a sostenere (e anche solo a pensare di farlo) che uccidere 19 persone (di questo numero si ragionava durante l'intervista con segretario di Rifondazione Paolo Ferrero) possa essere un semplice incidente, uno di quelli che possono capitare, al punto di ribattere che in fondo potrebbero non essere serviti nemmeno tanti colpi? Quel parte malata di cervello può pensare che il fatto che lo scontro sia avvenuto dentro o fuori dalle acque territoriali israeliane non abbia importanza, così assecondando il principio che gli Israeliani debbano avere ragione a prescindere, perché erano armati e sembra avessero intimato all'imbarcazione di allontanarsi? Chi può essere così accecato dalla propria appartenenza di parte da sostenere, come ha fatto ieri sera Oscar Giannino, ospite in trasmissione, che l'indignazione nasca dal fatto che gli Israeliani fanno quello che promettono e non dal fatto che quanto meno si è verificata una enorme sproporzione nell'uso della forza tra le due parti?

Ieri sera non si doveva minimizzare, ma attendere di averci capito qualcosa; non si doveva dire che certe cose possono succedere in quelle situazioni, ma che purtroppo malgrado tutto succedono. Era meglio rimandare i commenti e parlare di Briatore e del suo dannato yacht.

Cruciani, invece, ci ha già fatto sapere che, pur in assenza di informazioni, lui ha già deciso: gli Israeliani hanno ucciso in pieno diritto, qualsiasi cosa sia successa, perché da una parte c'è una democrazia, dall'altra no. Che hanno avvertito e gli altri invece hanno provocato. Che da una parte c'è chi difende la nostra civiltà, dall'altra gli amici dei terroristi.

Saluti

Paolo

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(Authan) A quanto ammonta, alla fine, la conta dei cadaveri?

Body Count, "Body Count's in the House" (1992)




Body Count, Body Count...
Body Count, Body Count...
Body Count, Body Count...
Body Count, Body Count...


lunedì 31 maggio 2010

Qualcuno faccia qualcosa

Nei giorni scorsi Giuseppe Cruciani ha sostenuto che sul tema delle intercettazioni il fronte su cui occorre “fare qualcosa” è limitato alla pubblicazione sui giornali delle trascrizioni di dialoghi telefonici. Nulla andrebbe fatto invece sul piano delle opzioni investigative di cui attualmente godono le autorità giudiziarie e di polizia.

Molto bene, ha senso. Ma quel "fare qualcosa" non andrebbe esplicitato? Cosa significa nel concreto? Il fatto è che Cruciani contesterebbe con la sua proverbiale brutalità verbale quell'ascoltatore che nel suo intervento, qualunque sia l'argomento, si lasciasse scappare un generico "bisogna fare qualcosa". “Cooosa? Cooosa? Mi faccia un esempiooooo!” strillerebbe nel microfono il conduttore.

E quindi il cosa-cosa-mi-faccia-esempio ora lo dico io. Perché, andando nel concreto, i casi sono due: o si interviene con una legge dello stato punitiva verso i giornalisti e gli editori, nonché verso quei soggetti che all'interno delle procure fanno trapelare i brogliacci, oppure gli editori e i direttori di giornale sottoscrivono un codice di autoregolamentazione predisposto in autonomia rispetto alla politica, una specie di patto d'onore al quale i responsabili di tutte le testate si impegnano pubblicamente a tener fede. Una terza via, che non sia quella di non fare nulla rispetto allo status quo, non c'è.

Ora, io mi rendo conto che fare affidamento su di un codice di autoregolamentazione risulta difficile. Ci sono giornalisti che venderebbero la mamma al mercato pur di pubblicare uno scoop, e le eventuali sanzioni (comminate da chi, poi? Da quell'ordine dei giornalisti che non conta nulla?) per chi sgarra previste dal codice, non avendo natura giuridica, potrebbero rimanere lettera morta. Ma se si parte da tale presupposto, e io penso che Cruciani parta da tale presupposto, allora non rimane che l'emanazione di una legge. Se la mia ipotesi è giusta, Cruciani (mi corregga se sbaglio) reclama una legge dello stato.

E qui casca l'asino. Perché Cruciani è quello che in innumerevoli occasioni ha dichiarato che in Italia ci sono già fin troppe leggi, e che non ne servono di nuove. Mi viene in mente ad esempio alla proposta di legge Concia cosiddetta "anti omofobia", volta ad introdurre in modo formale un'aggravante assimilabile all'odio razziale per chi commette atti di violenza direttamente riconducibili a pregiudizio sull'orientamento sessuale. Proposta di legge che peraltro sta tornando in auge dopo l'ennesima aggressione nei confronti di un gay a Roma.

Insomma, il punto è: Cruciani è contrario alla legge sull'omofobia ma è favorevole (questa, ripeto, è una mia supposizione che però ritengo fondata; mi corregga se sbaglio) ad una legge che responsabilizzi chiunque entri in possesso delle registrazioni e delle trascrizioni di telefonate, e che definisca con precisione i contorni di cosa si può pubblicare e cosa no sulla stampa. E' una discrepanza che io trovo curiosa.

"Ma cosa c'entraaaaa! Omofobia e intercettazioni sono tematiche diverseeeeeeee! Non si possono fare paragoniiiii!", urlerà per tutta risposta il nostro eroe, posto che abbia ritrovato la voce (venerdì scorso Crux era pressoché afono). Certo, sono temi diversi, ma è interessante vedere la scala di importanza con cui tali temi vengono presi in considerazione. Per Cruciani, evidentemente, la violazione della privacy tramite pubblicazione di dialoghi telefonici privati è (mi corregga se sbaglio, e sono tre) una questione più seria di quella delle violenze contro i gay in quanto gay, tanto che nel primo caso serve una legge ad-hoc, mentre nel secondo caso no.

Tutto legittimo, ci mancherebbe, ma... Non ci trovate proprio nulla di bizzarro? Nulla di nulla? Io sì, e pure parecchio. Perche nella mia scala di priorità, invece, anche un solo gay malmenato in quanto gay è un orrore infinitamente, smisuratamente, incommensurabilmente più grave della somma di tutti gli articoli di giornale contenenti dialoghi intercettati pubblicati negli ultimi centocinquant'anni.

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Kill Hannah, "Someone Do Something" (2007)




Oh, don't take this from me
I need to believe
In something
I won't protest this leave
I'm falling to pieces
Oh no someone do something...