Si è parlato molto alla Zanzara di ieri dei disordini occorsi alla manifestazione dei terremotati aquilani di mercoledì, ma a mio avviso si è persa l'occasione di andare dietro la notizia in sé. Il punto d'interesse non è se avesse senso o meno che a contenere i manifestanti (non certo black bloc o hooligans ubriachi, ma pur sempre una massa di migliaia di persone molto incazzate), ci fosse la polizia in assetto antisommossa o se la marcia verso Palazzo Chigi fosse autorizzata o meno. Il dato rilevante di cui bisogna prendere atto è invece un altro: la luna di miele di Berlusconi con L'Aquila è finita.
Ed è finita perché l'atteggiamento trionfalistico (potrei indicare centinaia di link su questo, ma mi limiterò a segnalarne tre: link1, link2, link3) con cui il premier ha gestito il post-terremoto alla fine gli si è ritorto contro. Gli aquilani si sono convinti che era lecito aspettarsi di rivedere la città risorgere dalle ceneri in tempi brevi, quando invece il centro storico della città è tutt'oggi un cumulo di macerie senza alcun cantiere aperto. E si sono convinti pure del fatto che a parziale risarcimento per tanta morte e distruzione il governo avrebbe garantito loro un trattamento privilegiato sul piano fiscale e tributario e più in generale riguardo gli oneri economici verso gli enti pubblici e le banche.
Non so dire se queste aspettative siano legittime (probabilmente no) ma è palese che esse siano derivate dalle favole e dalle promesse da marinaio di un premier che con spregiudicatezza e superficialità ha illuso e di fatto ingannato la popolazione di una città e di un'area intera che, per l'uomo dei miracoli, sarebbe presto dovuta risorgere più bella di prima. I bagni di folla, caro presidente, non sono sempre gratis. Gli aquilani, ora, presentano il conto.
Se alla Zanzara di Giuseppe Cruciani si è mancato il vero nocciolo della questione, come spiegato sopra, così non è stato per almeno altri due brillanti editorialisti della carta stampata, Michele Brambilla e Francesco Merlo, i quali, con i loro pezzi pubblicati ieri rispettivamente sulla Stampa e su Repubblica, hanno lucidamente analizzato il background dei disordini di piazza di mercoledì scorso. In chiusura di post, val a pena citare un paio di frammenti particolarmente significativi.
Brambilla: “E' proprio contro questa politica degli spot che la gente dell'Aquila ha protestato a Roma. Gente comune, né di destra né di sinistra, la quale vorrebbe che ai problemi reali non si rispondesse con la politica degli annunci e con operazioni-lampo che giovano solo all'immagine di chi le promuove. È un desiderio, anzi un bisogno, di tutto il Paese, non solo dei terremotati.”
Merlo: “Chiuso nel suo bunker, circondato da legioni di manganellatori, Berlusconi si nega alla responsabilità di decidere cosa fare di quel centro storico. Smascherato «il miracolo della ricostruzione», ora gli italiani sanno che ci sono stati politici che hanno lucrato sul patetico e sull'estetica delle rovine.”
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"Fables Of The Reconstrucion" è il titolo del terzo album dei REM, datato 1985, dal quale vi propongo la canzone migliore, "Driver 8".
And the train conductor says
Take a break Driver 8
Driver 8 take a break
We can reach our destination
But we're still a ways away...