venerdì 9 luglio 2010

Favole della ricostruzione

Si è parlato molto alla Zanzara di ieri dei disordini occorsi alla manifestazione dei terremotati aquilani di mercoledì, ma a mio avviso si è persa l'occasione di andare dietro la notizia in sé. Il punto d'interesse non è se avesse senso o meno che a contenere i manifestanti (non certo black bloc o hooligans ubriachi, ma pur sempre una massa di migliaia di persone molto incazzate), ci fosse la polizia in assetto antisommossa o se la marcia verso Palazzo Chigi fosse autorizzata o meno. Il dato rilevante di cui bisogna prendere atto è invece un altro: la luna di miele di Berlusconi con L'Aquila è finita.

Ed è finita perché l'atteggiamento trionfalistico (potrei indicare centinaia di link su questo, ma mi limiterò a segnalarne tre: link1, link2, link3) con cui il premier ha gestito il post-terremoto alla fine gli si è ritorto contro. Gli aquilani si sono convinti che era lecito aspettarsi di rivedere la città risorgere dalle ceneri in tempi brevi, quando invece il centro storico della città è tutt'oggi un cumulo di macerie senza alcun cantiere aperto. E si sono convinti pure del fatto che a parziale risarcimento per tanta morte e distruzione il governo avrebbe garantito loro un trattamento privilegiato sul piano fiscale e tributario e più in generale riguardo gli oneri economici verso gli enti pubblici e le banche.

Non so dire se queste aspettative siano legittime (probabilmente no) ma è palese che esse siano derivate dalle favole e dalle promesse da marinaio di un premier che con spregiudicatezza e superficialità ha illuso e di fatto ingannato la popolazione di una città e di un'area intera che, per l'uomo dei miracoli, sarebbe presto dovuta risorgere più bella di prima. I bagni di folla, caro presidente, non sono sempre gratis. Gli aquilani, ora, presentano il conto.


Fables of the


Se alla Zanzara di Giuseppe Cruciani si è mancato il vero nocciolo della questione, come spiegato sopra, così non è stato per almeno altri due brillanti editorialisti della carta stampata, Michele Brambilla e Francesco Merlo, i quali, con i loro pezzi pubblicati ieri rispettivamente sulla Stampa e su Repubblica, hanno lucidamente analizzato il background dei disordini di piazza di mercoledì scorso. In chiusura di post, val a pena citare un paio di frammenti particolarmente significativi.

Brambilla: “E' proprio contro questa politica degli spot che la gente dell'Aquila ha protestato a Roma. Gente comune, né di destra né di sinistra, la quale vorrebbe che ai problemi reali non si rispondesse con la politica degli annunci e con operazioni-lampo che giovano solo all'immagine di chi le promuove. È un desiderio, anzi un bisogno, di tutto il Paese, non solo dei terremotati.”

Merlo: “Chiuso nel suo bunker, circondato da legioni di manganellatori, Berlusconi si nega alla responsabilità di decidere cosa fare di quel centro storico. Smascherato «il miracolo della ricostruzione», ora gli italiani sanno che ci sono stati politici che hanno lucrato sul patetico e sull'estetica delle rovine.”


Reconstrucion


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"Fables Of The Reconstrucion" è il titolo del terzo album dei REM, datato 1985, dal quale vi propongo la canzone migliore, "Driver 8".




And the train conductor says
Take a break Driver 8
Driver 8 take a break
We can reach our destination
But we're still a ways away...


giovedì 8 luglio 2010

Holiday

Il giudizio negativo che, durante la Zanzara di ieri, Giuseppe Cruciani ha dato dello spot del duo Michela Brambilla / Silvio Berlusconi volto a convincere gli italiani a spendere le proprie vacanze nel Belpaese è anche il mio.

Cosa ha detto in sostanza il conduttore? Primo, il presidente del consiglio non si deve occupare di queste questioni, anche perché il secondo fine dell'autocelebrazione è fin troppo evidente. Secondo, non serve essere esterofili per trovare fastidiosa questa esortazione a rimanere in Italia (vien quasi voglia di fare l'opposto per dispetto), che sottintende una sorta di colpevolizzazione per coloro che invece scelgono di recarsi all'estero. Uno potrà pur andare in ferie dove gli pare senza sentirsi in difetto, no?

Ma c'è un altro punto che secondo me non è stato colto. Promuovere il turismo in Italia non significa tanto spronare gli italiani a rimanere nei propri confini, quanto invece stimolare gli stranieri a venire da noi. Esattamente l'opposto! In questo senso, il tanto vituperato spot di Francesco Rutelli, il tragico "Plis visit itali", che era sì orribile, ridicolo, comico di una comicità involontaria, andava perlomeno nella giusta direzione. Se fosse stato prodotto in modo professionale, con delle belle immagini e una seducente musichetta di sottofondo, e con uno speaker che padroneggiasse l'inglese meglio rispetto al maccheronico Rutelli, beh, nessuno ci avrebbe trovato da ridire, o da ridere.

E a proposito di inglese maccheronico, mi permetto di chiedere: a quando una versione dello spot promosso dal ministro Brambilla sempre con la voce suadente di Berlusconi quale testimonial, ma con un testo nella lingua della perfida Albione? Che problema ci potrà mai essere a realizzarlo? Il cavaliere parla un ottimo inglese. Glielo disse una volta pure George Bush.

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Green Day, "Holiday" (2004)




I beg to dream and differ from the hollow lies
This is the dawning of the rest of our lives
On holiday...


mercoledì 7 luglio 2010

La ballata della dama bianca

Al di là delle questioni sull'eccessiva frivolezza del suo programma, a Giuseppe Cruciani vorrei far osservare un altro punto debole della Zanzara, che è questo: le innumerevoli chiamate (ripeto, innumerevoli, non occasionali) di radioascoltatori che intervengono non per dire la loro su uno dei fatti del giorno, ma per bacchettare il conduttore e il suo modo di porsi nei confronti di certe tematiche secondo me rappresentano una sconfitta per la trasmissione. Il sintomo di qualcosa che non funziona. Un programma non dovrebbe mai parlare di se stesso, autoreferenziandosi, anche se la cosa avviene non per diretta volontà del conduttore.

Un talk show (posto che la Zanzara ancora ambisca a considerarsi tale, cosa di cui non sono più certo) perde la propria ragion d'essere se si trasforma in un ring uno-contro-tutti, almeno nella mia percezione. Io non dico che le telefonate anti Cruciani vadano censurate alla radice, ci mancherebbe. Dico invece che vanno in qualche modo prevenute, facendo sì che chi ascolta la trasmissione sia maggiormente invogliato a dibattere di attualità e non a cantarne quattro al conduttore.

Mi rendo conto che è difficile, e una soluzione in tasca per "sanare" questa situazione non ce l'ho. Senza dover assolutamente rivoluzionare il proprio rapporto col microfono, si tratta forse di limare qualche atteggiamento, da parte del conduttore. Di frenare certi personalismi di troppo, di avere una maggiore comprensione per le opinioni altrui, anche le più distanti, di evitare i doppiopesismi, e di tarare bene il proprio metro di giudizio. Parole astratte, mi rendo conto, ma non so spiegarmi meglio di così. Io desidero solo un programma più interessante e stimolante, nient'altro.

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Dopo una critica su un punto debole, ecco un elogio per un punto di forza. La scelta, particolarmente frequente negli ultimi tempi, di tenere aperto un canale con un commentatore/opinionista per l'intero arco (o quasi) della trasmissione, un po' sulla falsa riga delle telecronache a due voci delle partite di calcio, con il commentatore tecnico che affianca il telecronista, è vincente. Che sia Luca Telese, o Alessandro Cecchi Paone, eccetera, o – è il caso di ieri – Angelo Perrino di AffariItaliani.it, l'interazione che si innesca con il conduttore rende più viva la trasmissione. I temi non vengono solo buttati lì, ma vengono sviscerati e le opinioni argomentate, in un meccanismo virtuoso che contagia il pubblico e alza il livello della trasmissione. Esperimento da proseguire e da rendere definitivo.

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Per chiudere, due parole sulla puntata di ieri. E' stata particolarmente emblematica l'intervista alla cosiddetta "Dama Bianca", la giovane ventottenne senza alcun particolare curriculum Federica Gagliardi che, a sorpresa, ha recentemente affiancato Silvio Berlusconi nel suo viaggio oltreoceano.

Insinuare senza prove che in questa cooptazione siano entrati in gioco elementi extra-professionali non si può, come giustamente sostenevano ieri Cruciani e Perrino, e non lo faremo neanche qui. Va detto però che, dopo aver sentito parlare la giovane, pur con tutto il rispetto che le si deve si ha avuto l'impressione di un pesce fuor d'acqua, di una persona catapultata in un contesto internazionale a cui non appartiente neanche di striscio, e non sulla base di particolari qualità professionali, ma totalmente per caso. Una vincita alla lotteria.

E non serve adombrare risvolti scabrosi per trovar motivo di alzare un sopracciglio. Si parla tanto di meritocrazia, di premiare l'eccellenza... Ma dov'è la meritocrazia nel prendere una fanciulla a caso e portarla al cospetto di Barack Obama, come fosse un gioco? E' un modo di agire sensato, da parte di un leader nazionale? Ma certo che no. E' al contrario profondamente inappropriato, inelegante e irrispettoso di chi si fa un mazzo così sui libri e nel mondo del lavoro per raggiungere i traguardi a cui aspira.

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Modena City Ramblers, "La Ballata Della Dama Bianca" (2009)




Arriva, arriva la dama bianca
Lei di ballare mai non si stanca
Arriva, ti sceglie e un bacio crudele
Ti prende la vita e agli altri lascia le pene...


martedì 6 luglio 2010

Un calcio alla TV

[Il post di oggi è di Tommaso]

Buongiorno.

La mezz'ora di Zanzara che ho ascoltato ieri mi fornisce lo spunto per non essere d'accordo una volta di più con Giuseppe Cruciani.

Il nostro ha un po' sfottuto un ascoltatore che sosteneva di essere felice che la sua televisione si fosse rotta anni prima: egli sosteneva di stare molto meglio senza, di potersi tranquillamente godere i film su un monitor collegato al PC e di avere più tempo per altre attività. Da notare che la tesi era sostenuta senza toni fanatici o filosofici come talvolta accade a chi si compiace del proprio andare controcorrente.

Cruciani ha cercato proprio di spingere l'ascoltatore verso questi eccessi per metterlo in ridicolo, ma ha sostanzialmente fallito, vedendosi costretto allo sfottimento arrogante di cui detiene il copyright: "Io invece sono drogato, non ne posso fare a meno della televisione".

Il conduttore ha dichiarato di non comprendere come si possa fare a stare senza TV, cincischiando poi su come "non sia valido" non avere il televisore, ma avere il pc su cui la si guarda, sempre convinto che l'unica categoria che rifiuta la televisione siano gli ipocriti (magari anche radical chic) che se ne privano per ideologia. Patetica in particolare è stata l'obiezione inconsistente al sacrosanto concetto per cui davanti alla televisione si è passivi, e non attivi: "Eh, ma con la televisione di adesso non è più così". I commenti sono superflui.

Personalmente ho trovato molte ragioni nell'intervento dell'ascoltatore, dal momento che anche io da quattro anni non ho una TV in casa e ho potuto fare osservazioni molto simili. Non nego che la scelta sia stata in parte frutto di ideologia. Tuttavia, i due vantaggi che a posteriori trovo fondamentali sono:

1) Si evita la tentazione di tornare a casa la sera e buttarsi sul divano a guardare qualcosa che non si è propriamente scelta. È di questo che l'ascoltatore parlava usando il termine "droga".

2) Si evitano al 100% le pubblicità che costituiscono una perdita di tempo assoluta, e qui mi scuso di cadere un po' nel fanatismo: già le pubblicità radiofoniche, dagli urlatori di Expert a Erminio Balladori, sono una vessazione, ma almeno le si ascolta guidando o facendo dell'altro. Lo spot televisivo è tempo rubato alla vita delle persone.

Il vantaggio che trovo nel non avere la televisione è proprio nel guadagno di tempo, sia esso tempo per altre attività, sia esso di sonno. Il problema delle notizie è risolto tramite i giornali online e soprattutto la radio, che in trasmissioni come la Zanzara stessa condensa gran parte dell'informazione televisiva. Il problema dei film lo risolvo con un proiettore e un dvd.

L'unica cosa di cui personalmente sento la mancanza sono le dirette sportive, anche se tra pub con amici e streaming una pezza la si può mettere.

Saluti

Tommaso

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Nota di Authan. Posseggo una magnifico 32 pollici LCD Full HD. Con esso ho instaurato un rapporto di tipo master/slave nel quale fortunatamente io sono il master. Capisco che per per liberarsi dalla schiavitù televisiva, reale o potenziale, si possa vedere nel gesto di buttare (metaforicamente) la TV giù dalla finestra una "soluzione finale". E' una scelta che non va irrisa. Tuttavia, credo che sopra ogni altra considerazione ci sia l'esercizio della forza di volontà, la capacità di essere padroni della propria esistenza. Tra il non avere la TV o l'averla, ma spenta per la maggior parte del tempo, non c'è differenza. La TV può essere un alienante strumento di annichilimento mentale, se subìto, o uno straordinario strumento di arricchimento mentale, se padroneggiato. Ma quale dei due casi si applica ad ogni singola persona lo decide la singola persona, non la TV.

Su un punto, però, mi trovo in pieno accordo con Tommaso: l'avversione più profonda per la pubblicità. Voglio ora rivelare al mondo una grande verità che tutti nel proprio intimo conoscono ma che nessuno, per paura di passare per retrogradi, ha più il coraggio di pronunciare ad alta voce: la pubblicità rompe i coglioni.

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Red Hot Chili Peppers, "Throw Away Your Television" (2002)




Throw away your television
Time to make this clean decision
Master waits for its collision now...


lunedì 5 luglio 2010

Thank God it's Friday

"Thank God It's Friday", dicono gli americani per salutare l'ultimo giorno lavorativo della settimana. Peccato che una porzione di ascoltatori della Zanzara, quella in ricerca di stimoli e di ragionamenti e non solo di cazzate assortite a getto continuo, non possano pronunciare la stessa esclamazione in riferimento alla loro (ex) trasmissione preferita. Se già il programma da qualche mese è in linea generale caratterizzato da una frivolezza imbarazzante, tale aspetto trova sistematicamente il suo apice settimanale proprio il venerdì, giorno in cui dietro il microfono del conduttore regna sovrano lo scazzo più totale.

Ma solo io noto questo dettaglio? Cioè che la Zanzara del venerdi è ancor più sbracata e fatua di quelle degli altri giorni? Solo io ritengo che in particolar modo di venerdì la trasmissione sia pressoché inascoltabile?

Prendiamo l'ultima puntata andata in onda, quella di venerdì 2 luglio. Se l'imprescindibile e fondamentale argomento secondario era il rapporto tra Silvio Berlusconi e la canzone napoletana (con annessa intervista a Peppino di Capri, e ho detto abbastanza), quello principale invece riguardava la presenza e la "cacciata" di Patrizia D'Addario dalla manifestazione di piazza Navona contro la cosiddetta legge Bavaglio. In realtà, a legger bene le cronache, l'episodio va ricondotto ad un mero litigio tra quest'ultima e un'altra tizia misconosciuta, tal Benedetta Buccellato. Un evento di un'insignificanza assoluta che nell'economia della manifestazione di piazza Navona non ha inciso un beneamato ca.....volo. Un episodio che andava trattato al più marginalmente, senza speciali riflettori, visto che politicamente non regala alcun tipo di considerazione utile, tranne che per la stampa militarizzata e non proprio limpida in termini di onestà intellettuale.

L'aver dedicato, ed incredibilmente alla Zanzara è successo, molto più spazio alla presenza alla manifestazione della D'Addario rispetto a quella di un Roberto Saviano qualsiasi, per citarne uno solo, è una scelta a dir poco inqualificabile, da tablod dedito al trash e al gossip, che da un punto di vista giornalistico si commenta da sola.

Ma la Zanzara ormai, per stessa ammissione del conduttore, ha poco a che fare con il giornalismo. A fine giornata - ci viene spiegato dall'entertainer Giuseppe Cruciani - la gente ha voglia di rilassarsi, di fuggire dall'attualità più che di decifrarla con analisi e approfondimenti. Analisi e approfondimenti, per carità! Tutta roba noiosa che spinge solo i radioascoltatori a sintonizzarsi su di una diversa stazione radiofonica. Certo, come no. Il venerdì, poi, con le menti rivolte al fine settimana, la voglia di svacco sarà come minimo elevata al cubo, ed è una voglia che va assolutamente assecondata con una trasmissione proponente due ore e passa di puro cazzeggio sul nulla.

E così che funziona, signori. Se piace bene, e se non vi piace fottetevi. Prendere o lasciare. O si mangia questa minestra, o si salta dalla finestra.

Non so voi, ma io intanto apro le imposte.

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The Cure, "Friday I'm In Love" (1992)




I don't care if Monday's blue
Tuesday's grey and Wednesday too
Thursday I don't care about you
It's Friday I'm in love...


venerdì 2 luglio 2010

La libertà è partecipazione

Anch'io come Cruciani non vado mai alle manifestazioni. Il fatto è che a me non piace la folla, la calca, la fiumana. Non mi ci sento a mio agio, è una questione caratteriale. Preferisco vivere le mie passioni e sfogare le mie irritazioni verso la classe politica dentro di me, o al più vergando pensieri e parole in un blog anonimo . Ciò detto, però, non mi sognerei mai di svilire il valore del diritto democratico alla manifestazione pubblica ed organizzata del dissenso, che, con un certo snobismo, è quanto fa trasparire il conduttore, spero oltre le reali intenzioni, con le sue parole denigratorie verso ogni corteo e adunanza di protesta (è successo anche alla Zanzara di ieri).

Posso ritenere anch'io che il gesto dello scendere in piazza sia un po' inflazionato. Lo è. Però esso rimane un diritto fondamentale inalienabile di cui occorre avere sempre il massimo rispetto. Sempre. Una società iper-partecipata dove si scende in piazza un giorno sì e l'altro pure, per questioni serissime o per sciocchezze sesquipedali, non sarà mai peggio di una che subisce (nei regimi autoritari) o digerisce con indifferenza o noncuranza (nelle democrazie imbrigliate) qualunque cosa.

Il post prosegue ora con un contributo di Michele, che ringrazio. Buon weekend.

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[Da qui in giù il testo è di Michele]

Giuseppe Cruciani ha affermato ieri in trasmissione di non aver mai partecipato a nessun corteo, in nome delle sue personali convinzioni che possono essere "non me ne frega niente", "non serve a niente", "tanto non cambia niente", etc. Siamo in democrazia, e quindi è libera la scelta se aderire o meno ad una manifestazione.

Quello che però mi aspetterei, visto che si parla di un soggetto che si presume dotato di una certa cultura, è perlomeno la conoscenza della storia dell'800 e del 900, con le sue lotte di classe, o come e perché sono nati i sindacati. Conseguenza di ciò dovrebbe esserci la consapevolezza che pensioni, sanità per tutti, orario di lavoro stabilito per legge, ferie, sono conquiste che non sono piovute dal cielo, ma sono state acquisite anche grazie alle proteste, manifestazioni, cortei, scioperi degli scorsi decenni da uomini e donne assai meno faciloni e più impegnati del nostro conduttore.

Pertanto, quando Crux ieri, rispondendo all'intervento Alberto da Brescia ha definito “risibile” l'argomentazione secondo la quale i lavoratori riescono ad ottenere aumenti e miglioramenti contrattuali anche tramite scioperi, manifestazioni e cortei, e ne beneficiano anche coloro che non vi hanno partecipato, e quando sempre Crux ha sostenuto che gli interessi di tutti non sa cosa siano e che non gli piace che ci sia qualcuno a difenderli, ho avuto l'ennesima conferma che ad egli piace proprio giocare a fare il bastian-contrario e il cinico con gli ascoltatori gli si presentano innanzi con argomenti che di solito sono ad appannaggio della sinistra.

Quando l'ascoltatore Alberto sostiene che anche Giuseppe Cruciani usufruisce dei benefici acquisiti grazie ad altri ha senza dubbio ragione. Ma aspettarsi una qualche ammissione in tal senso dal conduttore è come pretendere di vedere nevicare a ferragosto.

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(Authan) Giorgio Gaber, "La libertà" (1972)




La libertà non è star sopra un albero,
Non è neanche avere un'opinione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione...

giovedì 1 luglio 2010

Dov'è il limite?

[Il post di oggi è a firma di Gabriele]

Mi chiedo quanto ci vorrà. Fin dove si potranno spingere le violazioni costituzionali e gli abusi legislativi in materia di giustizia? Quanta violenza sarà ulteriormente consentita a danno dello Stato di Diritto?

Non voglio soffermarmi sui veri e propri abusi legislativi perpetrati dal Governo e dalla succube maggioranza parlamentare. Voglio invece puntare il dito contro l'Informazione, contro la consapevole complicità delle TV, dei giornali e dei giornalisti.

Qual è, per loro, il Bene Supremo da difendere a qualsiasi costo? Non sono forse la Libertà e l'Uguaglianza tra i cittadini i princìpi irrinunciabili che sottendono alla convivenza civile? Non sono, questi princìpi, le prime vittime di uno Stato prevaricatore ed in definitiva autoritario? Ebbene, cosa fa l'Informazione per difendere Libertà ed Uguaglianza?

Se si eccettuano quegli organi di informazione che esplicitamente combattono, da fronti opposti, questa battaglia decisiva, vi è oggi un panorama informativo che in nome di un illusorio equilibrio nel fornire la notizia, si rende invece corresponsabile dello scempio, del massacro delle regole fondamentali.

Tale passiva e codarda corresponsabilità non è più tollerabile. Per quanto un organo di informazione possa rifiutare il radicalismo e far esercizio di moderazione, tanto più contribuirà in questa delicata fase storica a sopprimere la democrazia e a mortificare la propria e l'altrui Libertà.

E' arrivato il momento di dire "Basta! Si è superato il limite!". E' ora di prendere posizione, con la democrazia o contro la democrazia, esplicitamente, senza ambiguità. E' tempo di usare quello strumento noto a tutti i giornalisti come "Endorsement".

Tutti i media filo-governativi hanno da tempo fatto questa scelta. Gli italiani hanno ora il diritto di sapere se vi è un antitetico "senso comune", se vi sono un'Etica e una Morale trasversali alle parti politiche, in altre parole se esiste ancora la Democrazia in Italia.

Spetta ai Giornalisti darci quest'ultima fondamentale notizia.

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(Authan) Alvin Lee, "No Limit" (1988)